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Parashah della Settimana: Korakh “Calvo”, a cura di rav Shlomo Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci al consueto appuntamento con la Parshah della Settimana – Korach, קֹרַח “Calvo” (Bereshit, Numeri 16.1-18.32) – a cura di rav Shlomo Bekhor. Vi ricordo che è possibile scaricare qui la porzione settimanale di Torah.

02 Tamuz 5781 – 12 Giugno 2021
Parasha Korakh
Accensioni lumi entro l’ora di kabalat Shabbàt della propria sinagoga. A Milano verso le 19.50.
Shabbat finisce a Milano alle ore 22:09

לעילוי נשמת יעקב בן שלמה ורחל
In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

Siamo arrivati alla trentottesima sezione della Torà, la quinta del libro dei Numeri (il libro dei conteggi). Questa volta il popolo ebraico non si ribella contro D*o, come nel caso del Vitello d’Oro, quando il popolo ha cercato un sostituto a Moshè che tardava a scendere dalla montagna. Episodio che causò il grave peccato dell’idolatria.

Più di recente, la scorsa settimana, abbiamo studiato come gli esploratori hanno mancato di fede di fronte alla promessa divina della terra promessa, portando tutto il popolo a ribellarsi e a peccare contro Hashèm. Questa settimana, invece, siamo alle prese con una “disputa famigliare”, le cui conseguenze non sono meno gravi dei precedenti episodi. Kòrakh, il cugino di Moshè, non vuole accettare la sua autorità e lo accusa di aver preso troppo potere per sé stesso e per la sua famiglia, visto che Aharòn il fratello di Moshè è diventato Sommo Sacerdote.

Apparentemente, sembra una classica discussione famigliare e non un insegnamento universale, così rilevante, da meritare addirittura un’intera sezione della Torà, quella di Kòrakh! Sicuramente dietro le quinte si nascondono diversi insegnamenti di vita, visto che ogni parola della Torà ci trasmette dei valori trascendentali e unici.

(continua)

per scaricare il pdf della panoramica
https://virtualyeshiva.it/wp-content/uploads/2021/06/05_korakh_panoramica.pdf

per scaricare il pdf di tutta la parashah di Kòrakh
https://virtualyeshiva.it/wp-content/uploads/2021/06/05_korakh_panoramica.pdf

Un caro Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

In memoria del mio carissimo amico Rav Haim Moshe Mordechai ben Dovber Shaikevitz e del mio maestro Rav Ghershon Mendel ben Haim Meir Garelik

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Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

Korakh
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Korakh: le cause per rovinarsi la vita

TRE FILOSOFIE DI VITA ERRATE!
L’ultrarealista, l’ultraidealista e l’ambiguo e superficiale a confronto!
Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:

KORAKH 5770 – TRE FILOSOFIE DI VITA ERRATE!

Al seguente link potrai scaricare la lezione della Parashà di questa settimana:
http://www.virtualyeshiva.it/files/10_05_29_korakh5770_divisione_3tipi_caos.mp3

Per ascoltare le altre lezioni sulla parashà:
https://virtualyeshiva.it/2021/06/10/korakh-5772-6-lezioni/

Non Disperare Mai di Nessuno
וַיָּקָם מֹשֶׁה וַיֵּלֶךְ אֶל דָּתָן וַאֲבִירָם וגו’: (במדבר טז, כה)
Moshè si levò e si recò da Datàn e Aviràm. (16, 25)

(continua da sopra)
In primis, la Torà ci sta dicendo che andare contro Moshè vuole dire andare contro D*o. Moshè parla davanti a tutto il popolo con D*o, perciò è chiaro alla luce del sole che non fa e non dice niente senza l’ordine superiore di Hashèm. Non solo questo! Moshè ha portato la Torà dal cielo in terra, rimanendo per tre volte, ben 40 giorni sul monte Sinày, senza mangiare e bere. Tempo trascorso a parlare “faccia a faccia” con Hashèm. Pertanto, da ciò possiamo capire come, oltre a non decidere niente da solo, la stessa autorità e leadership di Moshè è indissolubilmente legata alla volontà di Hashèm, tanto da poter essere considerata una sola cosa con Lui.

Kòrakh, mettendo in dubbio l’autorità di Moshè è come se mettesse in dubbio il Padre Eterno, poiché è Lui che ha deciso che Moshè diventasse la guida di Israèl. Perciò la punizione nei confronti di Kòrakh e di tutti coloro che lo hanno seguito è severissima. Pensare che Moshè abbia scritto o detto una sola cosa di sua volontà, farebbe addirittura perdere il valore a tutta la Torà, in quanto sarebbe come affermare che forse non tutta la Torà è stata data da D*o. Invece, dall’episodio di Kòrakh impariamo che non solamente tutta la Torà è espressione della volontà divina, ma che ogni lettera della Torà viene da Hashèm.

Il Maimonide elenca i 13 concetti fondamentali di fede da tenere sempre in mente. L’ottavo principio è che la Torà è tutta opera di Hashèm, poiché ogni parola viene da Lui. Per cui non cambia niente se il verso in questione è uno dei dieci comandamenti, “Io sono Hashèm il tuo D*o”, oppure un altro versetto della Torà, come ad esempio il conteggio o l’elenco dei capi tribù. Ogni verso e ogni lettera della Torà hanno la stessa importanza e rilevanza in quanto sono parola di D*o, espressione della sua Volontà.

Perciò, la gravità dell’errore di Kòrakh è tale che si ripercuote fino ai nostri giorni. Quando si arriva a mettere in discussione la santità assoluta della Torà, si potrebbe arrivare a pensare di modificare alcuni precetti, o “semplificare o alleggerire” la Torà per renderla più accessibile a un grande pubblico (come i movimenti religiosi riformati). La parashà di Kòrakh ci ricorda la gravità e il pericolo insito nel sottovalutare la santità della Torà, ora come allora.

Mai dire mai

Nel racconto troviamo altri messaggi di vita. Ci sono duecentocinquanta persone che si uniscono nella lite contro Moshè e offrono l’incenso. Oltre a questi, c’è una grande folla di persone che Kòrakh ha portato dalla sua parte con l’aiuto di due membri della tribù di Reuvèn, i fratelli Datàn e Aviràm. Moshè cerca di convincere questi altri ribelli ad abbandonare l’ammutinamento di Kòrakh.

I due fratelli hanno apertamente dimostrato la loro ostilità nei confronti di Moshè, accusandolo di essere un despota e un impostore. Inoltre, Hashèm stesso ha già sigillato la loro punizione, istruendo Moshè a salvare solo gli altri ribelli dal destino imminente di Datàn e Aviràm. Tuttavia, Moshè non rinuncia alla speranza che i suoi “nemici” si pentano, facendo tutto ciò che è in suo potere per influenzarli a riconsiderare la situazione.

Moshè va in persona da loro a dissuaderli dal loro intento e li supplica di fare marcia indietro, ma loro rifiutano sdegnosamente. Il Re in persona va a supplicare dei ribelli a tornare indietro… Quando mai nella storia del mondo abbiamo mai visto una cosa del genere che il Re si degrada per salvare la vita ai dissenti.
Impariamo da Moshè a fare sempre tutto il possibile per riportare i nostri fratelli ad Hashèm e alla sua Torà, anche quando sembra che ogni speranza sia perduta.

Questo è vero, anche quando ignorano la loro fede intenzionalmente, anzi proprio per questo motivo, occorre aiutarli con maggiore impegno: come Datàn e Aviràm che hanno visto D*o rivelarsi sul monte Sinày e, nonostante questo, Moshè non desiste dal cercare di salvarli. A maggiore ragione, oggi, nella generazione dove nessuno ha mai visto D*o, come Datàn e Aviràm, chi agisce ignorando la presenza di Hashèm nella sua vita e nel mondo, agisce solo per ignoranza e non per una precisa volontà di andare contro D*o.

Speriamo che presto arriveremo all’era in cui tutti vedremo la verità. L’era in cui tutti vedremo D*o coi nostri occhi, come è scritto nel profezia di Isaia “Ogni carne vedrà Hashèm insieme, poiché sarà rivelato a tutti in maniera esplicita”. Allora non ci saranno più guerre, non ci sarà invidia. Tuttavia, quando giungerà il tempo della redenzione le nostre azioni non potranno più fare la differenza, perché i giochi saranno finiti.

Pertanto, cerchiamo di approfittare degli ultimi attimi dell’esilio per realizzare “il tocco finale” ed essere partecipi nel processo di rettificazione del mondo, e di essere parte attiva della redenzione imminente che arriverà presto nei nostri giorni, Amèn.

(tratto dal nuovo libro Saggezza Quotidiana in uscita)

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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