Home La Parashà della settimana La Parashah della Settimana: Shelakh, שְׁלַח-לְךָ, Manda. A cura di rav Bekhor

La Parashah della Settimana: Shelakh, שְׁלַח-לְךָ, Manda. A cura di rav Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat Shalom, carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci a un nuovo appuntamento con la rubrica della Parashah della Settimana – Shelakh, שְׁלַח-לְךָ “Manda” (Bamidbar, Numeri 13.1-15.41) – a cura di rav Shlomo Bekhor. Ricordo che chiunque fosse interessato a scaricare la settimanale porzione di Torah, può farlo qui. A tutti voi l’augurio di un sereno Shabbat

25 Sivàn 5781 – 05 Giugno 2021
parasha Shelakh- Shabbat Mevarchim
Accensioni lumi entro l’ora di kabalat Shabbàt della propria sinagoga: Milano alle ore 19.50 circa
Shabbat finisce a Milano: ore 22:04

לעילוי נשמת יעקב בן שלמה ורחל
In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

Anche oggi, nel nostro oramai consueto “appuntamento settimanale”, pubblichiamo un estratto del nuovo libro di Mamash, “Saggezza Quotidiana”, basato sugli insegnamenti del Rebbe (alla fine di questo scritto). Oggi presentiamo un estratto della parashà settimanale del Libro dei Numeri (Bemidbàr), Shelàkh, sul celebre episodio degli “esploratori”. Prima, però una breve introduzione e una successiva riflessione sul ruolo della donna nell’ebraismo, basato su un commento della parashà settimanale.

Moshè chiede ad Hashèm il permesso di mandare delle “spie” a esplorare la terra d’Israele che il popolo ebraico si appresta a conquistare. L’intenzione di Moshè è semplice e chiara: lui vorrebbe mandare delle persone solo per capire meglio come conquistare la terra. Per fare questo, Moshè sceglie degli uomini.

E che uomini! I migliori! Erano, infatti tutti principi, tzaddìk e grandi studiosi della Torà e leader indiscussi del popolo ebraico. Tuttavia, la risposta di Hashèm, a questa apparentemente semplice e logica richiesta di Moshè, è ambigua quanto strana: “Manda per te degli uomini..”. Come a dire “vedi te, Io non sono d’accordo, ma se proprio insisti..”.

Purtroppo, tale risposta anticipa il disastro della missione degli esploratori. Essi non solo interpretano a proprio piacimento la loro missione, trovando ogni possibile motivo per non entrare nella terra d’Israele, ma al loro ritorno fanno un rapporto così negativo e polemico che avviliscono e portano alla ribellione quasi tutti gli israeliti. La conclusione è nota, tutti gli esploratori, tranne Yehoshù’a e Calèv, moriranno e quasi l’intera generazione, di quelli che sono stati censiti, morirà nel corso dei successivi quarant’anni nel deserto.

Sono molteplici le spiegazioni sul perché o sul percome gli esploratori hanno fatto un simile errore. Oggi ne vogliamo proporre una originale, quanto interessante, spiegazione.
(continua)

Per il pdf di tutta la Parashà tradotta e commentata e illustrata cliccare qui:
https://virtualyeshiva.it/wp-content/uploads/2021/06/04_Shelakh.pdf

Un caro Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

In memoria del mio carissimo amico Rav Haim Moshe Mordechai ben Dovber Shaikevitz e del mio maestro Rav Ghershon Mendel ben Haim Meir Garelik

Virtual Yeshiva, se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid! 600 Shiurim online divisi per argomenti. Non perdere l’appuntamento con la parashà mistica e psicologia nella Torà
Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

Lezione video corta di psicologia di vita
Essere psicologi di sé stessi

Lezione video atomica
Vero significato dell’idolatria

Il peccato della comparazione degli alberi. Esplorazione del mondo nascosto dell’enigmatico “raccoglitore di legna”. Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:

SHELAKH 5769 – IL PECCATO DELLA COMPARAZIONE DEGLI ALBERI!

Al seguente link potrai scaricare la lezione della Parashà di questa settimana:
http://www.virtualyeshiva.it/files/09_06_18_shelakh5769_mekoshesh_shabbat_basevita.mp3

Per ascoltare le altre lezioni sulla parashà:
https://virtualyeshiva.it/2020/06/17/shelakh-5772-6-lezioni/

La verità è donna
Esploratori maschi o femmine?

(continua da sopra)

Secondo il Keli Yakar (importante rabbino e commentatore della Torà) quando Hashèm risponde a Moshè, sulla opportunità o meno di mandare gli esploratori, in realtà vuole dirgli “se manderai delle donne sono d’accordo, altrimenti… manda per conto tuo”. In definitiva, Hashèm vuole insegnare come per svolgere un simile compito, in cui serve una fede ferma e integerrima, le donne sono le migliori. Secondo Hashèm, loro possono riuscire in un simile contesto. Perché questo?

La risposta la troviamo nella missione di conquistare la terra d’Israele, che il popolo ebraico si appresta a intraprendere. Terra che è popolata da terribili e forti giganti, da popolazioni numerosissime e avanzate militarmente che vivono in città fortezze apparentemente inespugnabili. “Mission Impossible”, verrebbe da esclamare, tutt’altro che semplice o logica. Per non rimanere “scioccati” e spaventati da un tale scenario non si può fare affidamento sulla logica e sulla razionalità, tipicamente maschile.

Bisogna, invece, avere una fede totale e fiducia nel fatto che Hashèm ha promesso la terra al popolo d’Israele. Fiducia sul fatto che sarà così e non importa chi o cosa bisogna sconfiggere o quali ostacoli superare per ottenerla. Per questo, Hashèm non è d’accordo a mandare degli uomini per quanto intelligenti e autorevoli.

L’uomo, infatti è dotato di una fede più leggera, rispetto alla donna. Per questo la Torà impone all’uomo molti più precetti che alla donna: tefillìn, studio costante della Torà, zizit, coprirsi il capo in segno di umiltà (la donna non ha questo obbligo, tra gli altri) e tanti altri ancora. L’ebraismo è consapevole che l’uomo è più “fragile”.

Tuttavia non è solo l’unico motivo. L’ebraismo è l’unica religione monoteista che valorizza la donna dandogli ruoli specifici sulla base delle sue intrinseche potenzialità. Uomo e donna sono diversi, quindi in alcuni casi la donna è superiore del livello spirituale all’uomo. A lei l’ebraismo affida un ruolo centrale nella educazione dei figli, nella gestione assoluta della casa e una autorevolezza e dignità senza parti. Nelle altre religioni monoteistiche, spesso, la donna è esclusa in quanto tale. Invece, l’ebraismo e la Torà è verità, quindi chi merita viene premiato e riconosciuto.

Nell’augurarvi una buona lettura, cerchiamo noi tutti di far tesoro degli insegnamenti della Torà e in questo caso particolare, al fine di riuscire a essere donne e uomini migliori. Grazie all’impegno che metteremo nel migliorarci possiamo accelerare la rivelazione messianica, presto ai nostri giorni, Amen.

Nel 29 di Sivàn, 2449, gli israeliti raggiungono il confine della terra di Israele. Alcune persone chiedono a Moshè di inviare spie nel paese, per esplorarlo prima dell’ingresso del popolo. Moshè quindi si consulta con Hashèm, che acconsente a questo piano. Moshè sceglie per questa missione dodici uomini, uno per ogni tribù. Questi uomini erano tra i capi più illustri di Israèl. Tutti tranne due di loro – Calèv e il discepolo principale di Moshè, Yehoshù’a – commettono l’errore di oltrepassare i limiti della loro missione.

I Limiti della Ragione

שְׁלַח לְךָ אֲנָשִׁים וְיָתֻרוּ אֶת אֶרֶץ כְּנַעַן וגו’: (במדבר יג, ב)
[Hashèm disse a Moshè] «Manda per te degli uomini che esploreranno la terra di Canaàn». (13, 2)

Hashèm vuole che comprendiamo il più chiaramente possibile sia gli obiettivi della nostra missione divina, sia i metodi che Lui vuole che impieghiamo per propagandarla nel mondo. Questa comprensione ci aiuta a realizzare la nostra missione con più entusiasmo e coinvolgimento. Pertanto, Moshè pensa che sia opportuno mandare degli esploratori a riferire sulla qualità della terra e a scoprire il modo migliore per conquistarla. In questo modo, il popolo sarebbe stato più entusiasta di entrare a occupare la terra.

L’errore delle spie è quello di andare oltre la portata della loro missione e di trarre conclusioni. Moshè, infatti, ha solo chiesto loro di vedere come la terra doveva essere conquistata, non se potesse esserlo.

La lezione dall’errore delle spie è che quando impieghiamo la nostra comprensione per adempiere alla nostra missione divina, dobbiamo tenere sempre a mente che la stiamo attuando, perché Hashèm vuole che siamo consapevoli di adempierla a Suo nome. In questo modo, possiamo essere sicuri che stiamo usando il nostro intelletto solo per arrivare alla verità oggettiva, piuttosto che fornire a noi stessi delle prove che rafforzino un nostro ordine personale e soggettivo, conscio o inconscio che sia.

(tratto dal nuovo libro Saggezza Quotidiana in uscita)

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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