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Parashah della Settimana: Behar e Bekhukotay, a cura di rav Shlomo Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci a un nuovo appuntamento con la Parashah della Settimana – Behar, בְּהַר, Nel monte (Vayikra, Levitico 25.1-26.2) e Bekhukotay, בְּחֻקֹּתַי, I miei statuti (Vayikra, Levitico 26.3-27.34) – a cura di rav Shlomo Bekhor. Vi ricordo che potrete scaricare di seguito la porzione settimanale di Torah, a cura di Torah.it: Behar e Bekhukotay.

26 Iyar 5781 – 08 Maggio 2021
Shabbat Mevarkhim – Shabbat Khazzàk
Parashòt di Behar e Bekhukotay
Accensioni lumi entro l’ora di kabala Shabbàt della propria sinagoga. A Milano: ore 19.50 circa
Shabbat finisce a Milano: 21:18

לעילוי נשמת יעקב בן שלמה ורחל
In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

Come di consueto, in occasione della news settimanale sulla Torà, abbiamo estratto due brani del prossimo libro, edito da Mamash, “Saggezza Quotidiana” inerenti alla porzione di questa settimana, Behàr/Bekhukotày (Vayikrà, Levitico).

Questi due brani hanno una forte “valenza Messianica”. Come sappiamo oramai siamo alle soglie della redenzione, quindi è bene che noi tutti acquisiamo consapevolezza di questo in modo da riuscire a dare il massimo durante lo “sprint finale”.

Il primo brano ci ricorda quanto lavoro abbiamo fatto, tanto, dai tempi di Adamo ed Eva e dalla creazione dell’uomo, e quanto lavoro dobbiamo ancora fare. In particolare, equipara il sesto anno del riposo della terra al sesto millennio (il nostro per intenderci: secondo il calendario ebraico siamo nell’anno 5781 dalla creazione, ovvero alla fine del sesto millennio). Nell’anno Sabbatico (un ciclo di sette anni) i campi venivano lasciati incolti per un anno intero, dopo averli lavorati per sei anni.

Per consentire di fare questo, Hashèm dice che “benedirà” i prodotti del sesto anno, rendendo la terra abbastanza produttiva per il sesto e il settimo anno. Questo per insegnarci che nel sesto anno/millennio Hashèm ci benedirà oltre i nostri meriti per poter giungere al settimo anno/millennio, quello messianico del “riposo” dal lavoro.

Il secondo brano ci insegna un aspetto fondamentale dell’era messianica: la pace e la convivenza pacifica tra gli opposti. Quando ‘il lupo giacerà con l’agnello” in pace. Tuttavia questa pace arriverà non perché non vi saranno più lupi, ma perché non saranno più predatori, ossia il male sarà trasformato in bene, rivelando la sua vera essenza.

Che aggiungere ancora? Mashìakh Now!! Diamoci da fare, ad ognuno il suo… e buona lettura ovviamente…

Un caro Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

In memoria del mio carissimo amico Rav Haim Moshe Mordechai ben Dovber Shaikevitz e del mio maestro Rav Ghershon Mendel ben Haim Meir Garelik

Virtual Yeshiva, se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid! 600 Shiurim online divisi per argomenti.
Non perdere l’appuntamento con la parashà mistica e psicologia nella Torà. Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

Behar e Bekhukotay
Nuova lezione mistica e spaziale: parashà 32 e 33. Perché questo mondo è paragonato a un mercato di conceria? Da un racconto dello Zòhar impariamo il significato atomico della nostra esistenza!

Lezione di questa settimana attuale al nostro periodo.
Behar Bekhukotay 32° 33°: Anno Sabbatico e Lag Baomer

 

bekhukotay – Mangiare durante il lavoro
Il dovere della ricompensa allo schiavo, lavoratore e socio in questo mondo e non solo nel mondo futuro.
Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:

BEKHUKOTAY 5779 – MANGIARE DURANTE IL LAVORO!

Al seguente link potrai scaricare la lezione della Parashà di questa settimana:
http://www.virtualyeshiva.it/files/11_05_18_bekhukotay5771_ricompensa_servo_lavoratore_socio.mp3
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Come può una singola lettera della Torah narrare 5.000 anni di storia? Basandoci su una lettera nella parashà di Behar scopriremo una chiava di lettura che risponderà a tante domande storiche!
Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:

BEHAR 5770 – COME PUO’ UNA SINGOLA LETTERA DELLA TORA NARRARE 5000 ANNI DI STORIA?

Al seguente link potrai scaricare la lezione della Parashà di questa settimana:
http://www.virtualyeshiva.it/files/10_05_06_behar_giubileo5770_recessione_cittamurate_venditaeterna.mp3
***
Per ascoltare le altre lezioni sulla parashà:
http://www.virtualyeshiva.it/2020/05/10/behar-bekhukotay-5773-7-lezioni/

La forza per giungere alla pace

Come accennato in precedenza, Hashèm promette di benedire i prodotti del sesto anno, rendendo la terra abbastanza produttiva sia per quell’anno, sia per il seguente anno sabbatico.

La Forza del Debole
[Hashèm istruì a Moshè di dire a Israèl] «Darò la mia benedizione per voi nel sesto anno». (25, 21)

Ci viene insegnato che quando Hashèm nascose la Sua presenza, dopo che Adàm e Khavà mangiarono il frutto dell’Albero della Conoscenza, Egli limitò la durata di questo nascondiglio a seimila anni. Sebbene possiamo anticipare il suo avvento, l’era messianica inizierà non più tardi dell’inizio del settimo millennio.
I sei anni, durante i quali è consentito il lavoro agricolo, corrispondono ai sei millenni dello stato attuale di esistenza del mondo. L’anno sabbatico corrisponde al settimo millennio, quando il mondo “riposerà” dal suo stato attuale.

Siamo ora nell’ultima parte del sesto millennio, cioè, verso la fine del sesto “anno”. In questo contesto, sappiamo che la nostra consapevolezza divina e la forza spirituale di questa generazione non possono essere paragonate a quelle delle precedenti. Stando così le cose, potremmo chiederci come può essere che il sesto “anno” – il più debole – sarà quello che genererà il settimo? Come può, la nostra spiritualità relativamente debole inaugurare la redenzione, quando la spiritualità superiore dei nostri (santi) antenati non è stata sufficiente?

Hashèm, per così dire, “replica” che solo grazie ai meriti della nostra semplice fede – espressa nella dedizione alla nostra missione divina, nonostante tutti gli ostacoli e oltre i limiti della logica – aumenterà il “rendimento del sesto anno” e ci porterà la redenzione.

Vayikrà 26, 6 – 9

Come parte della ricompensa, per l’osservanza delle Sue regole, Hashèm istruisce Moshè di dire a Israèl che lo proteggerà dalle bestie feroci, rimuovendo questi tipi di animali dalla terra di Israele.

Domare il Selvaggio
[Hashèm istruì a Moshè di dire a Israèl] «Toglierò [le dannose] bestie selvagge dalla terra». (26, 6)

Questa benedizione giungerà alla sua piena realizzazione nell’era messianica, quando “il lupo giacerà con l’agnello”, in pace. In quell’era ci saranno ancora lupi, ma non saranno dei predatori.
Sia per prepararci al futuro messianico, sia per accelerare il suo arrivo, dovremmo cercare di vivere la redenzione da subito come se fossimo nella dimensione della “vita messianica”, nel miglior modo possibile. Pertanto, invece di distruggere gli elementi selvaggi e indomiti di noi stessi e del nostro mondo, dovremmo trasformarli e usarli per il bene.

tratto dal nuovo libro in uscita Saggezza Quotidiana

Quarantun Giorni dell’Òmer
5 settimane e 6 giorni

Yessòd in Yessòd – Unione nell’Unione

26 di Iyàr – Venerdì Sera 7 Maggio
41° giorno: stasera abbiamo l’opportunità di illuminare l’Unione nell’Unione.

Ogni Sefirà settimanale include sei attributi, sei sfaccettature, mentre la settima faccia è l’attributo stesso nella sua essenza. Così l’Òmer di oggi, Yessòd in Yessòd, non è una faccia aggiuntiva della Sefirà, ma è l’attributo stesso senza aggiunte, la sua essenza. Stasera ci troviamo “nell’anima stessa” dell’Unione.

Yessòd ci permette di raggiungere quel sentimento dell’anima che dà la forza di unirci profondamente a una relazione famigliare, un progetto di lavoro o studio. Yessòd permette di percepire ogni situazione della vita come parte di noi. Se cambiamo facilmente le relazioni, le passioni della vita, il lavoro… significa che il sentimento di Yessòd non è sviluppato e bisogna coltivarlo.

La sesta emozione di Yessòd è l’ultima delle vere emozioni perché Malkhùt (comunicazione verbale) è già un ponte verso l’esterno. Yessòd è il sentimento conclusivo che ci permette di interiorizzare profondamente tutti i precedenti: passione, disciplina, compassione, determinazione e umiltà. Dopo avere coltivato i sentimenti basilari bisogna salire di livello per poterli attuare nella vita. Per cui nel 41° giorno, l’essenza dell’Unità, maturiamo dei legami tra le persone, poiché l’uomo ha bisogno di unirsi per poter migliorare e progredire. Il sentirsi “autosufficiente” non è una condizione sana.

La frase del Talmud “gli occhi (del prossimo) sono lo specchio dell’anima” ci insegna il valore di socializzare! In una delle possibili interpretazioni di questo brano, impariamo come l’anima di ognuno di noi si “specchia”, cioè si vede, tramite gli occhi dell’altro. In questo modo possiamo riconoscere i nostri difetti e migliorarci.

I fattori che possono isolarci e bloccarci, oppure che ci fanno rompere un legame esistente, possono essere molteplici e di varia natura: vedere sempre i difetti delle persone, problemi di autostima; o all’opposto di eccessiva sicurezza in se stessi, tanto da sfociare in arroganza; oppure traumi passati, come un divorzio o una brutta esperienza con gli amici. Gli esempi potrebbero essere infiniti.

Nel 41° giorno dell’Òmer, possiamo riuscire a superare gli ostacoli che si sovrappongono tra noi e il prossimo. Soprattutto, possiamo imparare che la facoltà di socializzare di Yessòd è un attributo dell’anima che tutti noi abbiamo fin dalla nascita.

In particolare Yessòd rappresenta l’unione tra marito e moglie.
Questa esigenza imprescindibile ha origine fin dall’inizio (Bereshìt) dei tempi. Quando Dio completò l’altra metà di Adàm gli disse che avrebbe fatto “un aiuto contro di lui”: solo quando esiste un’opinione contraria, alla nostra, allora si può cercare la verità e crescere.

Una storia a riguardo del Rebbe può aiutarci a capire

Un ragazzo di nome Ariel, oramai da troppo tempo, era alla ricerca della sua anima gemella. Numerose esperienze e tentativi, tutti andati a vuoto, e il trascorrere degli anni, lo avevano portato in uno stato di depressione. Un giorno Ariel sentì parlare dell’Igròt Kòdesh (una raccolta delle lettere del Rebbe di Lubàvitch), e dei molti miracoli collegati a esso, finché un giorno si convinse di scrivere al Rebbe.

Mise la lettera in un volume e lesse la risposta: “l’offerta di sacrifici tre volte al giorno se farà così, certamente avrà da annunciare buone notizie”. Ariel domandò a un suo amico rabbino che cosa c’entrassero i sacrifici con il suo problema. Il Rav gli rispose con una domanda: “Fai sempre attenzione a recitare tutte le tue preghiere, tre volte al giorno? Poiché le preghiere sono state fissate al posto dei sacrifici”.

La sua domanda imbarazzò Ariel che disperato spiegò al Rav come da tempo era così depresso che non pregava più e non metteva nemmeno i Tefillìn. Comunque il ragazzo decise di seguire le parole del Rebbe e tornò ad adempiere tutte le mitzvòt. Dopo pochi giorni ricevette, da parte di un suo caro amico, la proposta di conoscere una ragazza. Il primo incontro avvenne pochi giorni dopo. La ragazza si chiamava Hadassa. Passati alcuni mesi i due si sposarono.

Il consiglio del Rebbe permise ad Ariel di trovare nuovamente un legame con D*o (yessòd). Questo gli diede la gioia necessaria per trovare, attraverso un suo amico (yessòd), la sua anima gemella (yessòd in yessòd). La benedizione del Rebbe gli fece riscoprire la gioia di unirsi a Dio e agli altri esseri umani.

Riflessione

Quando una relazione affettiva va male, tendo a deprimermi e isolarmi? Ho difficoltà ad avvicinare altre persone, poiché mi trovo bene solo con me stesso?

Esercizio

Abbiamo difficoltà a creare nuove relazioni e trovare l’anima gemella. Ci consoliamo dicendoci che sono gli altri che non vanno bene: troppo diversi, poco cortesi o antipatici ecc. Tuttavia, la soluzione possiamo trovarla solo se cerchiamo di conoscere meglio noi stessi, sé impariamo ad avere buoni rapporti con il nostro vero IO. In questo modo possiamo apprezzare di più il prossimo in modo da creare le condizioni adatte per formare dei solidi legami sociali (yessòd in yessòd).

Quarantadue giorni dell’Òmer

6 settimane
Malkhùt in Yessòd – Regalità nell’Unione
27 di Iyàr – Sabato Sera 8 Maggio

42° giorno: stasera, concludendo la sesta settimana, abbiamo l’opportunità di terminare la “costruzione” del sesto piano del nostro “palazzo” dei sentimenti: la Regalità nell’Unione.

Yessòd – Unità permette di creare legami forti con altre persone e ci “costringe” a confrontarci con altri punti di vista differenti.

Malkhùt – Regalità dona la capacità di comunicare, organizzare, comandare e avere autostima. Tutte qualità che, necessariamente, si devono coniugare alla fiducia e dignità verso noi stessi e verso gli altri.

In questo 42° giorno abbiamo la forza di rettificare la nostra Unione illuminando l’interclusione di Malkhùt presente in Yessòd. Stasera possiamo creare un’unione profonda che nasce da un sentimento di completezza e nobiltà. Un vero legame non può essere costruito solo con spirito di sacrificio, come se fosse un “dovere”.

Non occorre che i partner arrivino al punto di annullare le loro caratteristiche personali. Occorre, invece creare un’unione di due metà (complementare) e non la sottomissione di una sull’altra. Un rapporto, per essere regale, deve fondarsi sulla stima reciproca per es. che ogni coniuge è la seconda metà dell’altro (come è scritto nello Zòhar).

A priori, inoltre, è necessario avere una propria identità e stima di se stessi per poter trovare e costruire un legame.
Un altro aspetto del 42° giorno è la comunicazione nell’unione. Una delle maggiori difficoltà nei rapporti personali è la mancanza di dialogo. Specificatamente il matrimonio (yessòd), che è l’unione dove è più necessario colloquiare (malkhùt).

Una bellissima storia del Rebbe può aiutarci a capire:
una ragazza americana, con problemi di autostima, non riusciva a trovare la sua anima gemella e ogni tentativo svaniva subito. Nonostante si fosse consultata con diversi psicologi il problema non si era risolto. In seguito andò dal Rebbe in udienza privata. Il Rebbe spiegò alla ragazza come in realtà lei non aveva problemi psicologici profondi e che le varie tesi dei psicologi non si addicevano al suo caso.

Poi il Rebbe le diede dei “semplici” consigli: “ritrova fiducia in te stessa e porta da mangiare alle tue compagne di studio, durante i pasti; comportati a livello di azione in maniera socievole, anche se la tua natura è assai introversa”. Nonostante la ragazza fosse dubbiosa dell’utilità di questi consigli, li mise in atto e presto si rese conto che sentimenti più socievoli, iniziavano a crescere dentro di lei. Questo, le diede molta sicurezza e dopo pochi mesi la ragazza trovò la sua dolce metà…

Negli anni sessanta la psicologia sviluppa un nuovo studio che si fonda sul fatto che l’azione influisce sui sentimenti. Gli psicologi, credevano che la ragazza avesse dei blocchi psichici legati a traumi passati, ma in realtà lei era solo chiusa in se stessa e aveva bisogno di avere più autostima e comunicare con le persone che aveva attorno (malkhùt). Di solito il desiderio di socializzare parte dall’alto al basso, ovvero dal cervello, poi ai sentimenti e infine all’azione, ma in alcuni casi può funzionare al contrario. Proprio questo il Rebbe vide che era per lei più facile sviluppare il suo yessòd-socializzare con gli altri tramite l’azione.

Quando viene inserito l’ingrediente della regalità e un atteggiamento nobile (malkhùt) in un rapporto coniugale (yessòd), allora è più facile trovare e costruire delle relazioni solide e dignitose (malkhùt in yessòd).

Riflessione

I rapporti con il prossimo, sono influenzati da un mio senso di inferiorità?

Esercizio

Quando torniamo a casa la sera, anche se siamo stanchi, e abbiamo qualcosa che ci preoccupa parliamone con nostra moglie. Sicuramente lei saprà darci un consiglio disinteressato e giusto. Tramite il dialogo (malkhùt) e la stima che dimostriamo a nostra moglie, rafforzeremo l’unità coniugale (yessòd) che è la base di tutte le benedizioni divine.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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