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Parashah della Settimana: Emor, אֱמֹר Dì! a cura di rav Shlomo Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci a un njovo appuntamento con la Parashah della Settimana –
Emor, אֱמֹר Dì! (Vayikrà, Levitico 21.1-24.23) – a cura di rav Shlomo Bekhor. Vi ricordo come sempre che potrete scaricare qui la settimanale porzione di Tora, a cura di Torah.it che ringraziamo.

19 Iyar 5781 – 01 Maggio 2021
Parashà di Emor
Accensioni lumi entro l’ora di kabala Shabbàt della propria sinagoga, Milano circa 19.50
Shabbat finisce a Milano: 21:18

לעילוי נשמת יעקב בן שלמה ורחל
In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

la tragedia di ieri notte a Miron non si era mai vista in Israele se non in guerra.

Sappiamo che se un evento non è contemplato nel piano divino non accadrebbe. Arriverà un giorno e ci diranno il perché. Noi abbiamo una difficile prova da superare, perché oggi abbiamo il dovere di gioire il giorno più felice di Rashbì che in queste condizioni è molto difficile, bisognerà fare uno sforzo doppio di felicità.

Nell’anno 1980, quando a Hebron c’è stata una strage poco prima di Lag Baomer il Rebbe ci ha insegnato che non bisogna diminuire la gioia di questo giorno e come dice la Torà che se durante un matrimonio viene a mancare qualcuno si deve portarlo via per finire il matrimonio. Quindi una delle “risposte” a questa tragedia è quella di aumentare l’amore fraterno e la gioia che è il principale messaggio di questo giorno speciale 18 di Iyar – Lag Baomer in onore della guarigione dei malati e l’elevazione delle anime che ci hanno lasciato.

Un caro Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

In memoria del mio carissimo amico Rav Haim Moshe Mordechai ben Dovber Shaikevitz e del mio maestro Rav Ghershon Mendel ben Haim Meir Garelik

600 Shiurim online divisi per argomenti. Non perdere l’appuntamento con la parashà mistica e psicologia nella Torà
Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

Emor – morte, Handicap, problemi psichici, stress economico, insicurezza!

Come le 5 festività ci illuminano nelle 5 grandi sfide della vita!
Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:
https://virtualyeshiva.it/2009/05/07/emor-5769-morte-handicap-problemi-psichici-stress-economico-insicurezza/
Al seguente link troverai la lezione sulla nostra parashà con il link a scaricare il file audio:
http://www.virtualyeshiva.it/files/09_05_07_emor5769_5difficoltavita_5feste.mp3

Emor – 3 matrimonio: pecora, toro e gemelli
Il segreto per creare la pace tra le varie culture
Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:
https://virtualyeshiva.it/2011/05/03/emor-5771-3-matrimoni-pecora-toro-e-gemelli/
Al seguente link troverai la lezione sulla nostra parashà con il link a scaricare il file audio:
http://www.virtualyeshiva.it/files/10_04_22_akhare5770_kippur_sanguesopra_sotto.mp3
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Per ascoltare le altre lezioni sulla parashà:
https://virtualyeshiva.it/2021/04/30/emor-5772-6-lezioni/

Amore intelligente

Oggi vi presentiamo due estratti del nuovo libro Edito da Mamash, “Saggezza Quotidiana”, di prossima pubblicazione. Di quest’opera, un’antologia degli insegnamenti del Rebbe sulla Torà, piena di spunti illuminanti, abbiamo scelto due brani della porzione di questa settimana, Emòr (32° parashà nel Libro di Vayikrà/Levitico). In questa parashà si parla principalmente delle leggi riservate ai sacerdoti e delle festività.

Il primo brano che analizzeremo, tratta di un argomento che all’apparenza può sembrare “macabro”, ma che in realtà cela un profondo insegnamento sull’amore. Il sommo sacerdote, l’uomo che doveva vivere in uno stato di santità e purezza quasi assoluti, a cui erano affidati i compiti più sacri, delicati e importanti di tutti i rituali (sia nel Tabernacolo, sia nel Tempio di Gerusalemme) aveva l’obbligo di seppellire, contaminandosi, il corpo di una persona sconosciuta, quando non vi era nessun altro che potesse svolgere questo compito, anche nel giorno più santo, Yom Kippùr.

In altre parole aveva il dovere di compiere un atto privo di qualsiasi possibile ricompensa e di qualsiasi riconoscimento terreno, per il solo fatto di aiutare l’anima di una persona sconosciuta, seppellendo un cadavere abbandonato. La figura religiosa più importante e, in alcuni casi, anche la persona più politicamente influente del popolo ebraico era richiesto quest’atto di amore gratuito.

Il secondo brano tratta di un argomento intimamente legato al periodo che stiamo vivendo, quello del Conteggio dell’Òmer. Come è noto questo periodo serve a rettificare le emozioni umane, identificate con quelle “animalesche”, poiché come queste ultime, a volte, le emozioni possono arrivare a dominare l’essere umano. Questo secondo scritto tratto dalla “Saggezza Quotidiana” parla proprio di uno dei significati delle leggi dei sacrifici che si svolgevano nel Tabernacolo e nei Templi di Gerusalemme. E, soprattutto, dell’importanza di impiegare l’intelligenza, o se vogliamo, la parte più elevata dell’essere umano, per perfezionare gli istinti in maniera tale che siano “sacrifici accettati da Hashèm”.

Un caro Shabbàt Shalom e buona lettura a tutti voi

Vayikrà 21, 11

Hashèm istruisce Moshè sul divieto per un sacerdote di rendersi ritualmente impuro toccando un cadavere umano. Tranne che con i parenti stretti: i suoi genitori, fratelli, figli e moglie; oppure con un cadavere che nessun altro è disposto a seppellire.

Non Sottrarsi alle Responsabilità
וְעַל כָּל נַפְשֹׁת מֵת לֹא יָבֹא וגו׳: (ויקרא כא, יא)

[Hashèm disse a Moshè che un sommo sacerdote] “Non può rendere se stesso impuro toccando un cadavere [a meno che non vi sia nessun altro per seppellirlo]”. (21, 11)

L’obbligo del sommo sacerdote di contaminarsi ritualmente, per seppellire un cadavere incustodito, si applica anche nell’improbabile caso che tale situazione si presenti mentre sta compiendo i riti sacrificali di Yom Kippùr nel Santo dei Santi, “Sancta Sanctorum”. Se non c’è nessun altro che possa seppellire questo cadavere, il sommo sacerdote deve lasciare la parte più sacra del Tabernacolo, nel giorno più santo dell’anno, per seppellirlo.

Questo ci insegna, in primo luogo, che prendersi cura dei bisogni cruciali dei nostri compagni ebrei ha la precedenza sull’adempimento dei nostri stessi compiti spirituali.

In secondo luogo, a volte incontriamo persone che possono essere considerate, in senso figurato, “corpi incustoditi, senza vita”: persone che non prestano attenzione al lato spirituale della vita e che non hanno nessun altro che li guidi a questo riguardo. In tali casi, dobbiamo cogliere l’opportunità di assisterli, ricordando a noi stessi che anche il sommo sacerdote deve ignorare le sue responsabilità più elevate, addirittura nel giorno sacro dello Yom Kippùr, per seppellire un cadavere incustodito. Noi abbiamo sia l’obbligo, sia il privilegio di non limitarci a frequentare una persona “senza vita”, ma di “rianimarla”, aiutandola!

Vayikrà 22, 27

Gli animali sono interdetti dall’essere offerti come sacrifici: se sono macchiati e sono accettati se non hanno almeno una settimana di vita.

Educare le Emozioni Fino alla Maturità
שׁוֹר אוֹ כֶשֶׂב אוֹ עֵז כִּי יִוָּלֵד וְהָיָה שִׁבְעַת יָמִים תַּחַת אִמּוֹ וּמִיּוֹם הַשְּׁמִינִי וָהָלְאָה יֵרָצֶה לְקָרְבַּן וגו׳: (ויקרא כב, כז)

[Hashèm disse a Moshè] «Quando [un animale] nasce, rimarrà con la madre per sette giorni; sarà accettato come sacrificio… dall’ottavo giorno [della sua vita] in poi». (22, 27)

Il significato mistico di questa legge è il seguente. La “Madre” simboleggia l’intelletto, poiché è da esso che “nascono” le emozioni. Quando l’intelletto riconosce la virtù di qualcosa o in qualcuno “dà alla luce” l’emozione dell’amore per essa o esso; quando riconosce l’indesiderabilità o la nocività di qualcosa o di qualcuno, “dà alla luce” l’emozione dell’odio o della paura per essa o esso; e così via.

L’”animale” simboleggia le emozioni, poiché gli animali sono guidati dalle loro emozioni istintive, piuttosto che dall’intelletto.
Tuttavia, prima che un’emozione “nasca”, deve essere maturata dall’intelletto. Questo processo ha luogo nel corso di sette “giorni”, un processo ripetuto sette volte per ognuna delle sette emozioni di base. Solo dopo che le emozioni sono maturate diventano idonee per essere “un’offerta per Hashèm”, vale a dire, degne di diventare parte della psiche di un essere umano dedicato al servizio divino.

Tratto dal nuovo libro in uscita “Saggezza quotidiana”

Trentaquattro Giorni dell’Òmer
4 settimane 6 giorni

Yessòd in Hod – Unione nell’Umiltà
19 di Iyàr – Venerdì Sera 30 Aprile

34° giorno: stasera abbiamo la carica di fare brillare la sesta ramificazione del 5° attributo: l’Unione nell’Umiltà.

Hod è l’attributo che da’ la forza di annullare il nostro IO e ci permette di realizzare un progetto in maniera oggettiva. L’ego, “occupa spazio”, quindi, a volte ostacola una corretta prospettiva verso tutta la “squadra” e ciò ci impedisce di avere un approccio imparziale.

Yessòd è l’attributo che consente di creare legami profondi fuori dalla propria sfera di interessi, ossia fuori dal proprio consueto habitat.

Stasera abbiamo la forza aggiuntiva di raffinare la nostra Umiltà, illuminando l’interclusione di Yessòd presente in Hod. Il Legame aiuta a rivelare una solida Umiltà, poiché solo quando ci uniamo completamente in un progetto (ad esempio un percorso di studio, lavoro o famiglia), possiamo annullarci di fronte a esso mettendo da parte il nostro ego.

Inoltre, l’umiltà è un sentimento che può facilmente “degenerare” in un senso d’inferiorità che spinge a isolarci. Perciò se Hod – Umiltà causa una tendenza all’isolamento, anche lieve, non è il vero Hod.

Tramite il sentimento di Yessòd possiamo evitare tale rischio. La vera Umiltà, si manifesta creando legami tra le persone che tolgono le barriere prodotte dall’ego. Una falsa umiltà, invece origina da un sentimento di debolezza che ci spinge a separarci dalla società.

Nel 36° giorno dell’Òmer possiamo trasformare un passivo Hod in attivo con Yessòd, illuminandolo grazie alla tendenza a socializzare.

Un episodio della Torà può aiutarci a capire meglio:
Moshè supplica Dio di risparmiare il popolo Ebraico, dopo il peccato del Vitello d’Oro, e gli “intima”: “Se non perdoni il popolo, cancellami dal Tuo Libro che hai scritto”. Moshè chiede di essere eliminato dalla Torà che è la sua essenza (non a caso viene chiamata Torà di Moshè). Lui è pronto a cancellare tutta la sua essenza – Torà, SOLO per salvare Israèl. Le cui azioni (la costruzione del Vitello d’Oro) costituivano il massimo rinnegamento della Torà, poiché in essa è scritto: “Non avrai altre divinità”.

Moshè nella sua umiltà, era pronto a rinunciare alla Torà per salvaguardare la sua unità con Israèl (yessòd).

L’unione tra Moshè e il suo popolo era così intensa che la caduta spirituale di Israèl, dopo il peccato del Vitello d’Oro, causò anche la discesa di Moshè. Nonostante Moshè non fosse stato in alcun modo coinvolto in quel peccato, quando il vitello fu costruito, Hashèm gli disse “scendi giù”. Moshè non poteva rimanere sul monte con la Torà, mentre Israèl aveva peccato. Neppure la Torah poteva separare Moshè da Israèl. Moshè grazie all’importante elemento di Yessòd (unità con il popolo), ha rivelato la sua vera essenza di Hod (umiltà) al massimo livello possibile.

Il 34° attributo, che abbiamo nel cuore, ha permesso all’Umiltà di Moshè di diventare costruttiva, grazie al legame che aveva con il popolo ebraico. Lui si è sacrificato per la loro salvezza, nonostante il peccato del Vitello d’Oro (yessòd in hod).

Riflessione
La mia umiltà mi separa dagli altri o ci avvicina? La mia umiltà produce risultati anche a lungo termine?

Esercizio
Usiamo la nostra umiltà per costruire qualcosa di duraturo.
In una coppia può accadere che entrambi i coniugi hanno poca autostima di sé, quindi il loro legame ne risente indebolendosi. Tuttavia la vera sfida è quella di ottenere che l’umiltà (hod) incrementi la pace famigliare, Shalom Bait (yessòd), attraverso un confronto continuo. Tramite il confronto e l’unità (yessòd) l’umiltà dei coniugi (hod) diventa costruttiva.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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