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La Parashah della Settimana: Tazria e Metzora (e Conta dell’Omer), a cura di rav Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci a un nuovo appuntamento (doppio per questa edizione) con la rubrica della Parashah della Settimana – Tazrià תַזְרִיעַ “Prolificherà” (Vayikra, Levitico 12.1-13.59) e Metzorà מְּצֹרָע “Il lebbroso” (Vayikra, Levitico 14.1-15.33″ – a cura di rav Shlomo Bekhor. Ricordo a tutti voi, che chiunque fosse interessato a scaricare la porzione settimanale di Torah, può farlo ai seguenti indirizzi: Tazria e Metzora.

05 Iyar 5781 – 17 Aprile 2021
Parashà di Tazrià e Metzorà
Accensioni lumi per Milano: venerdì ore 19.50
Shabbat finisce a Milano: alle 20.58

לעילוי נשמת יעקב בן שלמה ורחל
In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

Nella lingua ebraica vi sono tante parole che possono assumere molti significati, ma ve ne è una in particolare che, come poche altre, dovremmo sempre tenere a mente: Sèfer. Questo termine significa “libro”, ma non solo! Da esso originano moltissime parole dense di significato, ma adesso basterebbe citarne solo una Safìr che significa “zaffiro”, sinonimo di oggetto prezioso e luminoso. Appunto come un libro il cui “prezioso” contenuto può illuminare dentro e fuori di noi.

Pertanto, in un periodo non facile, come questo che stiamo vivendo, fatto di tanti piccoli e grandi problemi d’affrontare quotidianamente, Mamash Edizioni ha il piacere di annunciare la imminente uscita di nuovo libro intitolato, Saggezza Quotidiana che è la traduzione di un best seller americano “Daily Wisdom”.
Come è facilmente intuibile dal suo nome, questo nuovo testo si propone di diventare un piccola, ma importante “guida” durante il nostro cammino della vita. Esso è un concentrato di insegnamenti chassidici del Rebbe, pieni di riflessioni, illuminazioni e soluzioni su tanti aspetti della vita.

Attraverso una “rilettura” della Torà, di tutti i suoi cinque Libri, quest’opera, ne sono sicuro, riuscirà a raggiungere il suo scopo: dare un senso alla nostra vita, un perché alla nostra esistenza e farci riflettere al fine di migliorare sempre più in ogni nostro aspetto. Di seguito alleghiamo un estratto del nuovo libro sulla porzione di questa settimana della Torà, Tazri’a. In particolare, il brano affronta, con il solito acume chassidico, la “strana malattia” di cui parla ed è intitolata la porzione settimanale la tzarà’at.
Buona lettura…

(continua sotto)

Un caro Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

In memoria del mio carissimo amico Rav Haim Moshe Mordechai ben Dovber Shaikevitz e del mio maestro Rav Ghershon Mendel ben Haim Meir Garelik

Se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid! 600 Shiurim online divisi per argomenti. Non perdere l’appuntamento con la parashà mistica e psicologia nella Torà. Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

Tazria-Metzora
Nuova lezione
Non esiste il male (anche durante la quarantena)
Lettera al Padre Eterno

Sefirat Omer: che valore Aggiunto da?

Valore e difetto dell’ambizione

Qual è il giusto equilibrio di questa caratteristica umana che talvolta provoca gravi danni?

Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:
http://www.virtualyeshiva.it/2011/03/29/tazria-5771-valore-e-difetto-dellambizione/

Al seguente link troverai la lezione sulla nostra parashà con il link a scaricare il file audio:

http://www.virtualyeshiva.it/files/11_03_29_tazria5771low_pellebianca_peli_razo_shuv.mp3

Per il video:

Per ascoltare le altre lezioni sulla parashà:
http://www.virtualyeshiva.it/2020/04/19/tazriametzora-5772-7-lezioni/

Una luce per le nazioni

וְהִנֵּה כִסְּתָה הַצָּרַעַת אֶת כָּל בְּשָׂרוֹ וְטִהַר וגו׳: (ויקרא יג,יג)
Se la tzarà’at ha coperto tutta la sua carne, egli non è impuro”. (13, 13)

(continua da sopra)

Paradossalmente, la tzarà’at sulla pelle di una persona la rende ritualmente impura solo se copre una parte del suo corpo. Se invece si diffonde su tutto il corpo non è considerata ritualmente impura.

Uno dei segni dati dai saggi circa l’arrivo imminente del Messia è che “il governo è diventato eretico”, questa nozione è menzionata nella legge della tzarà’at: quando essa copre l’intero corpo, la persona non è impura. Ci sono due modi in cui i governi del mondo possono essere considerati “eretici”. Il modo negativo è che l’eresia domina effettivamente su tutti i governi del mondo.

Il modo positivo è che quando la verità della Torà sarà evidente a tutti, sarà universalmente riconosciuto come “eretico” qualsiasi governo che non si sottomette alle regole della Torà stessa. La nostra speranza e preghiera è che la redenzione avvenga nel secondo modo.

È quindi imperativo che Israèl incoraggi le nazioni del mondo ad adempiere ai comandamenti che la Torà obbliga loro di osservare. Riconoscendo la Torà – come unica base possibile per un vero comportamento etico e moralmente giusto – il mondo non ebraico giungerà a riconoscere e ad apprezzare Israèl come all’avanguardia della giustizia universale, della moralità e della pace; questo aprirà la strada alla definitiva Redenzione Messianica.

Grazie alla Tzarà’at una riflessione di vita: noachismo, ebraismo o altro?

Ognuno ha una propria missione nella vita, un suo compito, una direzione particolare da intraprendere. Tuttavia, a volte succede che non la si accetti o non la si vuole seguire. Perché?

Come accennato sopra, la tzarà’at non è una malattia, ma è un “difetto” spirituale che si manifesta nel corpo di una persona. In estrema sintesi, essa origina da una mancanza di “bitùl-annullamento” delle emozioni umane (concetto legato proprio alla Saggezza di D*o, alla Torà), ossia esse non diventano un veicolo per adempiere alla volontà di D*o, annullandosi, ma acquisiscono una sorta di “vita propria e autonoma”.

Uno dei motivi principali è proprio quanto detto sopra: a volte le nostre emozioni, il nostro Io, Ego ci domina e ci porta in strade solo apparentemente utili e soprattutto, apparentemente in linea con la nostra individuale “missione divina” in questo mondo.

Quando si è presi dal proprio Io, l’amore per D*o e il desiderio di elevazione spirituale, sono indirizzati o possono esserlo, ad alimentare un insieme di certezze e desideri e aspirazioni “personali” che in realtà alimentano solo il proprio ego.

Per essere più concreti: D*o, attraverso la Saggezza della Torà, ha “progettato” che nel mondo vi siano ebrei e non ebrei. Ognuno con determinati, obblighi, doveri, oneri e onori. Niente di sbagliato in questo, anzi! Proprio grazie a questa “divisione del lavoro” D*o ci sprona a migliorare questo mondo al fine di renderlo una dimora per Lui e in definitiva a rivelare e realizzare la Redenzione Messianica.

La Torà ha stabilito che per gli ebrei vi sono 613 mitzvòt e per il resto del mondo i precetti noachidi (7 più derivati). Tuttavia, vi sono singoli individui e/o gruppi che si illudono, illudendo anche le persone con cui vengono a contatto, che per redimere e migliorare questo mondo vi sia una “terza via”: quella del mix ebraico o cristiano o buddista o noachide o tutte le cose assieme.

Invece, le cose non stanno proprio così! E il motivo principale è che si rischia, nel modo sopra descritto, di perdere la propria strada, o perlomeno renderla più difficile, disperdendo inutilmente le energie per fare ciò che D*o non ha chiesto di fare e di tralasciare ciò che invece D*o ci ha chiesto di fare.

Pertanto, per tutti coloro che cercano, sinceramente e umilmente (bitùl), il proprio servizio Divino la prima cosa è quella di cercare il “proprio Aharòn, un Sacerdote”, ossia colui che possa guidarci seriamente verso il percorso spirituale per redimere finalmente questo mondo. Uno dei requisiti dei sacerdoti erano due: conoscenza della Torà e soprattutto la applicazione concreta in tutti gli aspetti della vita delle sue norme e leggi. Riguardo alla osservanza dei precetti Nohachidi ho diverso materiale se qualcuno fosse interessato vi invito a scrivermi in privato.

Venti Giorni dell’Òmer

2 settimane e 6 giorni
Yessod in Tiferet – Unione nella compassione 
5 di Iyàr – venerdì sera 16 aprile

20° giorno: questa sera abbiamo la facoltà di illuminare l’Unione nella Compassione.

La parola Sefirà in ebraico significa contare, ma anche illuminare (safìr – zaffiro). Il nostro cuore è come un pianoforte con 49 tasti e 49 corde e ogni emozione della vita è collegata a una di queste corde. Pertanto, ogni giorno dell’Òmer abbiamo la possibilità e l’ordine divino di far splendere una nuova “corda” (un nuovo attributo) del nostro cuore.

Quando riusciamo a far questo possiamo interagire al meglio con il prossimo e di conseguenza con Hashèm e avere una vita piena di significato e successo. In realtà c’è molto di più! In ogni giorno dell’Òmer la Sefirà che corrisponde a quell’attributo si illumina per ventiquattro ore in tutto il mondo. Quindi, attingendo da questa rivelazione ognuno di noi ha una spinta dall’alto per migliorare l’aspetto di quel giorno.

Solo quando abbiamo illuminato tutti i nostri attributi, saremo maturi per fronteggiare ogni situazione e pronti per ricevere al cinquantesimo giorno la Torà e rinnovare il patto preso sulla montagna del Sinai nell’anno 2448 dalla creazione del mondo (3.333 anni fa); evento che ogni anno viene celebrato nella festa di Shavuòt.

Tifèret è la qualità della compassione che vede e percepisce i bisogni del prossimo.

Yessòd è la qualità che consente di socializzare e creare un legame profondo con gli altri.

Nel ventesimo giorno, illuminando l’interclusione di Yessòd presente in Tifèret, permettiamo alla clemenza di avere un profondo legame con il ricevente. Anche se una persona (donatore) riesce a creare una relazione orizzontale (una qualità di hod, come spiegato nel 19° conteggio di ieri), senza l’aggiunta di Yessòd non riuscirà a essere veramente cosciente della sofferenza del ricevente e dargli un completo supporto. Affinché la compassione sia efficacie, il donatore deve entrare nei panni di chi gli è davanti, nelle profondità dei problemi altrui, fino a sentirli come i propri.

Una storia chassidica può esserci di aiuto

il Rebbe Maharàsh (nato il 2 Iyar, Tifèret in Tifèret, due giorni fa) teneva delle udienze private con le persone che chiedevano la sua benedizione. Chiese al suo inserviente di portargli un abito pulito ogni tre, quattro, persone. L’inserviente non capiva il perché di tutti questi cambi d’abito, quindi chiese al Rebbe di spiegargli il motivo. Il Rebbe gli disse: “Per poter dar loro un giusto consiglio e sostegno, devo immedesimarmi nei panni delle persone per sentire vivamente i loro problemi. Questo richiede tanta energia e sudore. Solo così sono in grado di offrire un vero aiuto”. Questo, richiedeva un tale impegno emotivo che il Rebbe, dopo aver incontrato qualche persona, doveva già cambiare gli abiti dal sudore…

Una Compassione (tifèret) senza una profonda Unione (yessòd) è statica, come una macchina potente ma senza le ruote!

Riflessione:

la nostra compassione, crea un’unione tale che il prossimo percepisce che stiamo soffrendo insieme a lui? I problemi dell’altro, diventano i nostri problemi, oppure diamo la sensazione di essere distaccati?

Esercizio:

quando la moglie (o figlio, amico…) ha bisogno di aiuto e comprensione, prima di rispondere, immedesimiamoci in loro, sentiamo i loro problemi come se fossero i nostri con profonda empatia. Non rispondiamo alle loro difficoltà come uno psicologo, in maniera fredda e senza sentimento. Quando si aiuta un bisognoso non bisogna dargli dei soldi solo perché lui chiede, ma perché soffriamo per la sua condizione e quindi non riusciamo a non aiutarlo (yessòd in tifèret).

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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