Home La Parashà della settimana La Parashah della Settimana: edizione dedicata a Pesach e alla conta dell’Omer

La Parashah della Settimana: edizione dedicata a Pesach e alla conta dell’Omer

190
0

Shabbat Shalom, carissimi amici e lettori di Vivi Israele.  Eccoci a un nuovo appuntamento con la rubrica della Parashah della Settimana, che sarà dedicata a Pesach, a cura di rav Shlomo Bekhor.

לעילוי נשמת יעקב בן שלמה ורחל
In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

Settimo giorno di Pesach, spaccatura del mare 

Domani leggiamo il brano dell’Esodo (cap. 15) sulla spaccatura del mare, poiché in questo giorno è avvenuto questo miracoloso evento esattamente 3333 anni fa (non un numero qualsiasi). Gli Ebrei erano con le spalle al muro: dietro, l’esercito egiziano che stava per raggiungerli, di fronte, le acque tumultuose del Mar Rosso. Le opzioni erano due: disperare o avere fede. La logica e la ragione imponevano di arrendersi al Faraone, ma la fede li esortava a proseguire verso la Terra Promessa, nonostante il mare. E proseguirono.

Fu in quel momento, quando la disperazione fu sconfitta dalla fede, che accadde l’impossibile: il mare si aprì e la terra divenne asciutta. L’ostacolo più formidabile si era dissolto nel nulla, senza una battaglia, solo con la fede. Israèl divenne potente nel momento in cui riconobbe Hashèm come l’unica Potenza. Sottomettendosi alla Sua forza superiore scoprirono la forza dentro di sé, e divisero il loro mare. Per renderli partecipi in questo miracolo Hashèm chiese loro di entrare nel mare, anche se si correva il rischio di annegare subito per quanto era burrascoso.

Fin dalla nascita, la nostra nazione ha dovuto imparare a far fronte alle sfide. Davanti al Mar Rosso Hashèm disse a ogni ebreo, per l’eternità: “Gli ostacoli non sono interruzioni nel cammino, sono il cammino stesso. Continuate a procedere verso la Terra Promessa. Ogni sfida che incontrerete vi darà più chiarezza e più energia. Soltanto abbiate fede. Con la fede e la determinazione, dividerete qualsiasi mare basta che fate una piccola azione entrando nel mare”.

Shabbat, è Shevii shel Pèssakh, il 7° giorno di Pèssakh; ricorda il passaggio del Mar Rosso. Bisogna aspettare che finisca Shabbat per accendere i lumi (prendendo il fuoco da una fiamma che arde fin da venerdì) per accogliere l’ultimo giorno della festa. Domenica pomeriggio si fa il Pasto di Mashìakh, per affrettare la fine della diaspora e accogliere la Redenzione 👑.. Arrivederci a Yerushalayim nel Terzo Bet Hamikdàsh (Santuario)!

In memoria di rav Ghershon Mendel ben Chaim Meir Garelik, il quale con la sua incrollabile fede in Hashèm ha aperto ogni mare.

Un caro Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

In memoria del mio carissimo amico Rav Haim Moshe Mordechai ben Dovber Shaikevitz e del mio maestro Rav Ghershon Mendel ben Haim Meir Garelik

Virtual Yeshiva: se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid! 600 Shiurim online divisi per argomenti. Non perdere l’appuntamento con la parashà mistica e psicologia nella Torà
Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

Shvii di Pesach 
Per ascoltare le altre lezioni sulla spaccatura del mare:
https://virtualyeshiva.it/category/parashot/shemot/beshalakh/

Per ascoltare le altre 17 lezioni su Pesakh:
http://www.virtualyeshiva.it/2019/04/17/pessakh-5773-17-lezioni/

Giorno sesto dell’Òmer

Yessòd in Khèssed: unione nella bontà 
21 di Nissàn- venerdì sera 2 Aprile

Sefira giorni 6°-7°-8°

6° giorno: stasera abbiamo la capacità di illuminare Yessòd in Khèssed – Unione nella Bontà.

Khèssed è l’attributo dell’Amore – Bontà – che nasce dal sentimento di sentirsi bene aiutando il prossimo, sempre e comunque.

Yessòd è l’attributo dell’Unione che spinge a cercare e creare dei legami profondi con gli altri.

Intercludere Yessòd in Khèssed permette di rettificare l’essenza dell’Amore, la quale, consiste in un sentimento che può facilmente prescindere dall’altro, poiché il piacere di dare, paradossalmente, può contribuire a creare uno stato di autocompiacimento che non permette il maturare di una solida Unione.

Ad esempio, quando si cerca di aiutare un amico in difficoltà il nostro desiderio di dare potrebbe ostacolare la realizzazione di un solido legame con lui. Si potrebbe generare in noi un sentimento di importanza e un conseguente senso di supremazia che può causare un distacco verso il nostro amico. Tuttavia, gli attributi di Yessòd e Khèssed traggono forza da aspetti dell’anima molto simili: Yessòd è mosso dal desiderio di unirsi, per il piacere del nostro Io di essere associato e apprezzato dall’altro; Khèssed, similmente, il “nostro amore”, rappresenta un desiderio dell’Io di realizzarsi e valorizzarsi nel dare.

Pertanto, nel 6° giorno dell’Òmer, Yessòd è un aspetto essenziale di Khèssed. Affinché l’Amore possa essere espresso in maniera ottimale deve essere accompagnato da uno scambio reciproco di interessi e condivisioni. Essere buoni in maniera asociale rende il nostro operato di bontà poco efficace, invece quando la Bontà nasce da un legame, essa si indirizza verso puri ideali di unione, diversi dal mero desiderio scaturito dal nostro Io.

Un brano tratto da HaYòm Yom (30 Adàr 1) del Rebbe può aiutarci a capire meglio:

Mio padre disse: “Un chassìd crea un ambiente. Se non lo fa, è meglio che controlli attentamente il proprio bagaglio, per vedere se presso di lui, tutto è a posto. Il fatto stesso di non riuscire a creare un ambiente, dovrebbe farlo riflettere sul fatto che manca qualcosa. Egli dovrebbe chiedere a se stesso: ‘Cosa sono qui a fare, in questo mondo se non creo un ambiente?’”.

È noto come i chassidìm siano spinti nel loro agire da un grande amore per Hashèm, la Torà le mitzvòt e per il prossimo. Nonostante questo, il Rebbe ci ricorda come “la cartina di tornasole”, per verificare l’efficacia e la genuinità di questo operato, sta nel riuscire a costruire un “ambiente” (yessòd legame solido) che accompagni il nostro agire amorevole (khèssed).

Altrimenti, forse, c’è qualcosa che non va in noi stessi: forse troppo attenti a dare, solo per nutrire un proprio desiderio; forse non siamo interessati veramente a concretizzare l’amore in uno sforzo comune per uno scambio reciproco di interessi e condivisioni. Solo così il sentimento di dare si può indirizzare verso puri ideali, diversi dal mero desiderio scaturito dal nostro IO (yessòd in khèssed).

Un amore senza un vero legame è come un bel fiore che non profuma

Riflessione: quando trasmettiamo amore a qualcuno diamo per scontato che debba essere d’accordo con noi su ogni nostra scelta, oppure i nostri atti di bontà ci portano a socializzare con gli altri? I nostri progetti altruistici verso coloro che amiamo li realizziamo in “perfetta” solitudine?

Esercizio: nonostante le continue amorevoli attenzioni che rivolgiamo al nostro coniuge, con il tempo, ci accorgiamo che lui o lei reagisce con indifferenza. Allora proviamo a trasmettere bontà condividendo le decisioni importanti: acquistare qualcosa o decidere dove andare in vacanza: assieme. Basiamo il nostro desiderio di dare non solo per il nostro partner, ma soprattutto con il nostro partner, così da costruire un rapporto più sano ed equilibrato, grazie a Yessòd in Khèssed.

Giorno settimo dell’Òmer

Malkhut in Khèssed: regalità nella bontà 
22 di Nissàn- sabato sera 3 aprile

7° giorno: stasera abbiamo la forza di illuminare Malkhùt in Khèssed – Regalità nella Bontà, l’ultima faccia di Khèssed.

Khèssed è vitalità ed entusiasmo, l’attributo dell’Amore – Bontà – che nasce da un sentimento di sentirsi bene aiutando il prossimo con passione.

Malkhùt è l’attributo della Regalità che rappresenta la capacità di comandare, organizzare e dirigere. Tutte qualità che implicano una forte autostima e consapevolezza della propria dignità e delle proprie qualità, come un Re verso i suoi sudditi. In questo attributo troviamo la forza di comunicare e la capacità di imporre la propria personalità e idee agli altri.

Intercludere Malkhùt in Khèssed permette alla nostra bontà di essere più organizzata, carismatica ed efficace. L’essenza di Khèssed, infatti, è un sentimento di soddisfazione di sé che nasce dal dare ad altri. Tuttavia quando i nostri tentativi di dare amore sono respinti o poco apprezzati, può manifestarsi un senso di frustrazione che spegne questo entusiasmo. Invece, quando uniamo questo forte sentimento con l’attributo della Regalità e Dignità, l’agire amorevole verso il prossimo ci renderà fieri di noi stessi, sempre.

Il carisma, che Malkhùt può donare a Khèssed, rende il nostro Amore più consapevole del contributo che può dare in questo mondo. Una bella storia ebraica può aiutarci a capire meglio:
Rabbi Glukowski viveva a Toronto. Un giorno, ricevette una telefonata da uno sconosciuto. Si trattava di un Ebreo il cui figlio, che chiameremo Sheldon, era entrato a far parte di una setta chiamata Hari Krishna e da quel momento nessuno aveva più avuto notizia del ragazzo. Il padre disse che suo figlio stava a Toronto, non lontano dal luogo di lavoro del rabbino. Rabbi Glukowski sentì di dover accettare la sfida.

Trovato il luogo, dopo una lunga attesa, Rabbi Glukowski riesce a parlare con il ragazzo. “Ciao Sheldon! Tuo padre mi ha chiamato, poiché è molto preoccupato”.
E allora, cosa vuole che faccia?
Il Rav gli rispose: “Vieni a casa mia questo Shabbàt e poi io potrò dire a tuo padre che ti ho visto per un giorno intero e che non si deve preoccupare. Che ne dici?”.

La porta si aprì e uscì fuori un giovane esile e con i capelli rasati, Indossava una tunica arancione, dei sandali. “Sono pronto”, disse.
Durante il pasto dello Shabbàt, Rabbi Glukowski si accorse presto che tutte le parole di Torà, che era solito dire a tavola, non riuscivano a toccare Sheldon.

Allora provò a raccontare una storia, ma nessuna reazione, niente da fare. E alla fine tutti andarono a dormire. Durante la notte Rabbi Glukowski fu svegliato da un rumore e si alzò per dare un’occhiata. E con suo grande stupore vide Sheldon che faceva degli inchini verso una statuina, che evidentemente aveva portato con sé, cantando un mantra monotono. Per il rabbino questo era troppo da sopportare! Lui non aveva mai visto un Ebreo adorare un idolo e certamente non voleva vederlo proprio qui, in casa sua! Lasciare che continuasse era fuori questione.

Così, Rabbi Glukowski si sedette tutta la notte a parlare con lui. L’indomani, il rabbino era uno straccio e dopo lo Shabbàt Sheldon andò via. Parecchi anni più tardi, Rabbi Glukowski morì e centinaia di persone vennero a confortare la famiglia e a lodare il defunto. Tra loro c’era anche un uomo esile, di mezza età, che nessuno sembrava conoscere. Si sedette di fronte ai famigliari in lutto e disse: “Quando ho sentito che vostro padre era morto, ho dovuto venire. Non mi riconoscete? Sono stato a casa vostra circa quindici anni fa, per uno Shabbàt…”.

Raccontò loro come in quello Shabbàt avesse avuto modo di cominciare a pensare, per la prima volta nella sua vita, seriamente alla sua anima ebraica. In seguito decise di approfondire la cosa, andando a studiare in una yeshivà.
“Sai cosa è stato?” concluse il suo racconto, “Sai cosa mi ha davvero colpito di vostro padre? Fu il suo amore. Non avevo mai visto un amore così incondizionato in tutta la mia vita. Questo fu ciò che mi fece cambiare idea”.

Rabbi Glukowski ben consapevole del suo ruolo del mondo non si perse d’animo di fronte a una situazione straordinaria e difficile. Il Rabbi riuscì ad aggiungere così tanta regalità (malkhùt) al suo amore (khèssed ) da salvare un’anima ebraica che si era persa. Grazie a Malkhùt in Khèssed.

Riflessione: non riusciamo ad aiutare gli altri perché la nostra timidezza ci blocca? Se qualcuno ha bisogno di noi non interveniamo per paura di sbagliare?

Esercizio: nel lavoro tendiamo ad essere molto premurosi verso i colleghi. Spesso ci sobbarchiamo di mansioni che non ci competono e ci sentiamo abbattuti e frustrati. Cerchiamo di trovare un aspetto del nostro agire generoso che ci renda più soddisfatti e dignitosi di noi stessi.

Giorno ottavo dell’Òmer

Khèssed in Chevurà: bontà nella disciplina 
23 di Nissàn – domenica sera 4 aprile

8° giorno: stasera iniziamo la seconda settimana di questo percorso di sette settimane dell’Òmer, in cui saliamo di un piano per dedicarci a rettificare il nostro rigore e disciplina, iniziando con Khèssed in Ghevurà – Bontà nella Disciplina.

Ghevurà – Disciplina – è l’attributo che permette di dirigere la forza/potenza dell’anima in due direzioni: verso l’interno per vincere gli istinti e capire i limiti umani; verso l’esterno consente di giudicare e relazionarsi con gli altri sulla base dei loro presunti meriti e qualità.

Khèssed – Bontà – è l’attributo della passione, vitalità e amore che consente di dare al prossimo e fare del bene.

Intercludere Khèssed in Ghevurà comporta che il giudizio, con cui si valuta se il ricevente è meritevole o meno, è mitigato dall’amore di Khèssed che spinge sempre a donare al prossimo. Verso sé stessi la benevolenza rende meno severi, perché la severità eccessiva può creare danni.
In generale, Khèssed rende l’esercizio del rigore uno strumento finalizzato a migliorare sé stessi e il prossimo evitando che il rigore diventi una punizione fine a se stessa.

Una disciplina senza il calore di khèssed rischia di essere un ordine superficiale che non viene dal cuore. Come dice il Talmud: “Solo le parole che provengono dal cuore, entrano nel cuore” .

L’episodio del diluvio, come commentato dall’Alter Rebbe, nel Torà Or e dal Rebbe (nel Maimonide I del “Re Messia”) può aiutarci a comprendere: se Hashèm avesse voluto semplicemente punire il genere umano con il diluvio, per il profondo stato di degrado in cui era precipitato, avrebbe potuto scegliere infinite modalità. La scelta del diluvio ha una valenza simbolica tale che ci porta a pensare che il fine di Hashèm non fosse quello di castigare gli uomini dell’epoca.

I quaranta giorni del diluvio corrispondono ai quaranta seìm (unità di misura dei liquidi) che contiene un mikvé, il quale ha lo scopo di ripulire l’uomo dalle sue componenti negative attraverso l’immersione completa in esso. Così Hashèm ha fatto un atto di rigore mandando il diluvio (ghevurà), mitigato dalla bontà (khèssed) al fine di purificare il mondo.
Come quando un padre punisce il figlio non per impulso, ma per educarlo, solo allora è un rigore di amore (khèssed in ghevurà).

Riflessione: se vediamo qualcuno in difficoltà ci limitiamo a giudicarlo o cerchiamo di fare qualcosa per lui? La nostra severità prevale sempre, oppure riusciamo a essere affettuosi con i nostri cari in particolare anche se delle volte non lo meritano?

Esercizio: con nostro figlio abbiamo spesso un atteggiamento distaccato e severo. Giustifichiamo il nostro comportamento dicendoci che lo facciamo per il suo bene. Riflettiamo e cerchiamo di risvegliare l’amore innato di ogni padre per suo figlio, anche quando dovremmo essere solo rigorosi con lui. Un amore disciplinato ci renderà padri migliori (Khèssed in ghevurà).

Previous articleParashah della Settima: edizione dedicata a Pesach, a cura di rav Shlomo Bekhor
Next articleLa Parashah della Settimana: Shemini, a cura di rav Shlomo Bekhor
Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here