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La Parashah della Settimana: Behar, בְּהַר, Nel monte. A cura di rav Shlomo Bekhor

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Foto tratta da: https://www.tvcresources.net/resource-library/articles/re-storied-at-mount-sinai

Parashah della Settimana

Shabbat Shalom, carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci all’ormai consueto appuntamento con la Parashah della Settimana – Behar, בְּהַר, Nel monte – a cura di rav Shlomo Bekhor. Come consuetudine, a questo LINK potrete scaricare la porzione settimanale di Torah. Buona lettura.

Parasha di: Behar
Sefirat HaOmer stasera 35° giorno
Accensioni lumi per Milano: venerdì ore 20
Shabbat finisce alle 21.52 di sabato Mamash Edizioni Ebraiche  |  Virtual Yeshiva

La nostra parashà ci parla della Shemittà: “Per sei anni pianterai i tuoi campi, poterai i tuoi vigneti e mieterai il raccolto, ma il settimo anno è uno Shabbàt… per la terra”. Perchè Hashem ci comanda di fare uno sforzo extra in modo che la terra si possa riposare per un anno? Un giorno di riposo alla settimana, lo Shabbàt, non è sufficiente? Lo Shabbàt e la Shemittà sembrano simili. Entrambi hanno in comune il “fermarsi” e il “riposarsi”.

Durante la Shemittà e lo Shabbàt fermiamo il nostro piano ordinario di lavoro. Quando un ebreo ferma il suo lavoro di Shabbàt, passa il suo tempo a pregare, studiare, cantare, mangiare e pensare al perché Hashem ha mandato la sua anima in basso in questo mondo. Poiché in settimana siamo molto occupati con il lavoro, lo Shabbàt ci dà tempo extra per riflettere su cose diverse: Think Different.

Ma quando Shabbàt finisce, siamo di nuovo occupati con le nostre attività quotidiane. Perciò Hashem ci dà un anno intero nel quale non lavoriamo, spendiamo più tempo per la nostra famiglia, per la nostra anima e per lo studio della Torà, e per pensare alla missione che dobbiamo compiere in questo mondo.

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana. Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor 

Sefirat HaOmer: Giorno 35°

5 settimane
Malkhut in Hod – Regalità nell’Umiltà
20 di Iyar – venerdì sera 24 Maggio 

35° giorno: questa sera abbiamo la forza divina per rettificare l’ultima sfaccettatura di Malkhùt: la Regalità nell’Umiltà. Hod è l’attributo che ci permette di limitare la nostra personalità per il bene di una volontà superiore alla nostra. Questo attributo dona la capacità di essere grati verso chi ci ha fatto del bene. Malkhùt è l’attributo della comunicazione, comando e organizzazione. La Regalità tende a coltivare la propria dignità, autostima e comprendere e rispettare quella degli altri. 

L’umiltà

potrebbe essere la conseguenza di un carattere insicuro, una scarsa fiducia in noi stessi e non il frutto di un’emanazione dell’Hod presente nella nostra anima. Intercludere Malkhùt in Hod significa avere un’umiltà dignitosa e nobile. Per raggiungere questo tipo di umiltà bisogna coniugare la consapevolezza del proprio valore, con quella di riconoscere che tutto ci viene da D*o. Questo è il concetto a cui si riferiscono i nostri Saggi quando dicono: “Il servo di un re è come il re stesso”.

Un servo non è considerato come un’entità separata dal suo padrone, ma piuttosto come una sua estensione. La sicurezza e il potere manifestati dal servo non sono proprie, ma derivano dal suo padrone. Analogamente una persona, completamente dedita al Padre Eterno, scopre risorse interiori molto più potenti di quelle che egli possiede di suo. In questo modo si può ottenere un’umiltà attiva capace di agire nel mondo con autorevolezza.

Una storia Talmudica

può aiutarci a comprendere meglio. C’era una volta una regina, ricca e potente che possedeva gioielli di grande bellezza e valore. Un giorno la regina perse i suoi gioielli. Disperata, dopo aver cercato dappertutto, decise di mandare i suoi banditori a informare la popolazione che, chi trovava i suoi gioielli, riportandoli entro trenta giorni, avrebbe ricevuto una lauta ricompensa. Però chi, una volta trovati, li tratteneva oltre i trenta giorni, sarebbe stato ucciso.

Rabbi Shmuel trovò subito i gioielli, ma attese il passare di tutti i trenta giorni e solo allora si recò al palazzo reale e annunciò: “Più di trenta giorni fa ho trovato i gioielli della regina e adesso vorrei consegnargli”. La regina, gli chiese: “Siete arrivato in città solo oggi?” Rispose Rabbi Shmuel “no mi trovo qui già da trenta giorni”. La regina si meravigliò! “Trenta giorni?! Ma non avete sentito il bando? Sì, ho sentito chi riportava i gioielli entro trenta giorni sarebbe stato premiato, mentre a chi li tratteneva, sarebbe stato condannato a morte”.

La sorpresa della regina crebbe. “Ma allora, perché li avete tenuti?”. Rispose Rabbi Shmuel: “Non volevo che si pensasse che restituissi i gioielli per paura o per ottenere un premio. Volevo che fosse chiaro che li riportavo, perché così comanda la nostra santa Torà e quindi per adempiere a un precetto”. Alle parole del saggio Talmudista, la regina si riempì di rispetto e disse: “Sia benedetto il D*o degli Ebrei”. Rabbi Shmuel si comportò, di fronte a una donna ricca e potente, umilmente secondo i precetti della Torà (hod), ma mantenendo i propri valori e la fede nella volontà di Hashèm (malkhùt). Così diede una lezione di umiltà dignitosa alla regina (malkhùt in hod).  

Riflessione: quando arriva una grande onda, troppo alta da saltare, che ci costringe ad abbassarci, per vincere la prova, riusciamo a mantenere la stima in noi stessi, oppure ci sentiamo dei perdenti? 

Esercizio: se nel rapporto familiare ci sentiamo umiliati, quando si cede di fronte alla moglie, significa che l’umiltà manca di dignità. Cerchiamo di rinforzare la stima (malkhùt) nell’umiltà, così quando dovremmo abbassare la testa (hod) non ci sentiremo dei frustrati. Grazie alla regalità al servizio di Hod, diventiamo “autorevolmente umili” (malkhùt in hod).  

Behar: Al seguente link troverai la lezione sulla nostra parashà in formato mp3: http://www.virtualyeshiva.it/2010/05/06/behar-5770-come-puo-una-singola-lettera-della-tora-narrare-5000-anni-di-storia/

dal seguente link si può scaricare il file audio immediatamente, senza aprire la pagina web:http://www.virtualyeshiva.it/files/10_05_06_behar_giubileo5770_recessione_cittamurate_venditaeterna.mp3

Come può una singola lettera della Torah, narrare 5.000 anni di storia?

La lezione approfondisce questi punti, attingendo da fonti midrashiche, testi di mistica ebraica e khassidici, in una cornice unica, chiara e comprensibile per tutti, alla luce degli insegnamenti dei grandi Maestri dell’ebraismo.

Per ascoltare le altre lezioni sulla nostra parashà cliccare al seguente link: 
http://www.virtualyeshiva.it/2019/05/19/behar-5771-supernaturale-nel-naturale/

Shalom nella Terra

Nella seconda porzione settimanale di Torà, D-o dice: “Porterò pace in terra”. Si racconta di due uomini che percorrevano la solita strada verso il tempio per pregare. Appena arrivarono al piccolo edificio, con sgomento, trovarono che il sentiero che conduceva alla porta era infangato e fradicio.Il primo uomo, il cui nome era Shalòm, pensò: “Non ha senso se ci sporchiamo entrambi, uno di noi due dovrebbe salire sulle spalle dell’altro, in modo che uno possa rimanere pulito”.

L’amico, Israèl, accettò subito la splendida idea. Rimase un solo problema da risolvere: chi sarebbe stato il fortunato a salire sull’altro? Insieme decisero che chi avrebbe portato una prova migliore, tratta da un verso biblico, si sarebbe seduto sulle spalle dell’altro.Shalom disse: «È semplice. La Torà cita la frase Shalòm al Israèl, che letteralmente significa “Pace su Israele”, ma qui può significare “Shalòm sopra Israèl”, quindi salirò io sulle tue spalle».

Israèl si lamentò, riluttante, e Shalom salì sulle sue spalle.Dopo alcuni passi, Israèl improvvisamente gettò Shalòm a terra, nel fango. «Dovrei salire io su di te: è scritto nella Torà ‘Venatatì shalòm bàaretz’ che letteralmente significa “porterò pace in terra”, ma qui può significare “metterò Shalòm a terra” quindi salirò io sulle tue spalle”.

Così entrambi arrivarono al tempio, sudici, senza aver risolto la loro lite. Uno costruisce, l’altro distrugge. Alla fine nessuno vince e ciascuno s’insozza nel tragitto. Spesso ci troviamo nella stessa situazione: due parti in questione, ognuna delle quali cerca di imporsi sull’altra, spesso usando la Torà per rafforzare la propria posizione.

“Te l’avevo detto di tenere la mano del bimbo e tu l’hai lasciato, per questo è caduto e si è fatto male” urla il marito alla moglie. Questo comportamento serve solo a discolparsi e pulirsi la coscienza ma non è costruttivo. Quando un individuo è immerso nel suo io, non analizza le situazioni in maniera obiettiva e costruttiva, bensì cerca il modo di discolparsi, di sentirsi a posto, ecc. E così si cerca sempre di incolpare il prossimo per qualcosa che forse nemmeno noi siamo stati in grado di fare, dedicandoci a noi stessi anziché al problema.

Questa è soprattutto la lezione che impariamo dal periodo dell’Omer, in cui sono morti i 24.000 discepoli di Rabbì Akivà. Il Talmùd afferma che la causa della loro morte è stata quella di non rispettarsi a vicenda: nonostante il loro alto livello nello studio della Torà, i talmidìm erano così convinti ognuno della propria opinione che misero solo se stessi al centro di tutto.

La foto di copertina è tratta da QUI

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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