Home I simboli dell'ebraismo I simboli dell’ebraismo: שמונה עשרה (shemonè esrè) il numero diciotto

I simboli dell’ebraismo: שמונה עשרה (shemonè esrè) il numero diciotto

2886
0

Carissimi amici e lettori di Vivi Israele, per la rubrica “I simboli dell’ebraismo” oggi parliamo di un numero: il diciotto שמונה עשרה (shemonè esrè) che dev’essere tuttavia collegato alla ghematria (LEGGI QUI) il sistema rabbinico di interpretazione di frasi o parole, a seconda del loro valore numerico, partendo dal fatto che ogni lettera dell’alfabeto ebraico ha un valore ben preciso. Una serie di equivalenze e analogie, che vengono percepite non solo come una pura coincidenza, ma anche come una determinata congiunzione tra i mondi superiori e quelli inferiori.

In questo caso, il numero diciotto è legato alla parola יח (chai), composto dalle lettere ח (chet) che in ghematria vale 8 e י (yod) che vale 10. Il termine, tradotto in italiano, significa “vivente” ed ha un valore propiziatorio, tanto che questo numero è diventato un porta fortuna nella tradizione ebraica. Molti ebrei, non a caso, indossano un pendente a forma di “chai” e, nell’augurare lunga vita e prosperità, solitamente un dono o un’opera di carità si usa farla con un numero multiplo di diciotto.

Ad esempio, una donazione di 180 euro. Il diciotto, dunque, è un numero importante per l’ebraismo. A partire dalle diciotto benedizioni dell’Amidah ovvero le “Shemonè Esrè”, la preghiera centrale del servizio religioso, che si rifà alle diciotto menzioni del nome di D*o nello “Shema” e nel Salmo 29, così come al numero di vertebre, diciotto, della nostra colonna spinale. D*o viene menzionato diciotto anche nel poema del Canto del Mare (Shirat HaYam) contenuto nel libro di Shemòt.

La matzah, ad esempio, deve essere cotta al forno per non più di diciotto minuti, un numero che potrebbe essere stato scelto per il suo legame con i concetti di santità e fortuna. In ultimo, un’antica tradizione ritiene che vi siano trentasei tzadikkim nistarim (nascosti) in ogni generazione (LEGGI QUI), chiamati anche “lamed vavniks” (anche in questo caso entra in gioco la ghematria, con la lettera lamed che equivale a 30 e la vav a 6).

Foto tratta da FineArtAmerica

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here