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La Parashà della settimana: Emor (אמר), più il 35° e 36″ giorno dell’Omer

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Shabbat Shalom, carissimi lettori di Vivi Israele. Siamo al tradizionale appuntamento con la Parashah della Settimana (אמר), unitamente al 35° e 36° giorno dell’Omer, a cura di rav Shlomo Bekhor, che ringraziamo. 

Il periodo dell’Omer rappresenta l’impazienza di ricevere la Torà, come un prigioniero che aspetta con desiderio di conoscere la sua sposa per 49 giorni.

Perciò durante questi 49 giorni ognuno di noi ha il potere e la forza di lavorare su se stesso, elevando la sua anima per mezzo dei 49 attributi che sono innati in noi ed essere pronto così a ricevere la sua sposa il giorno di Shavuot.

Domani leggiamo nella Torà proprio la mitzvà dell’offerta del’Omer e l’ordine di contare i giorni tra Pessakh e Shavuot.
Contare in ebraico vuole dire anche illuminare i giorni ovvero illuminare i nostri 49 attributi.

SEFIRAT HAOMER: 35° giorno
Trentacinquesimo giorno dell’Omer
5 settimane
MALKHÙT in HOD – REGALITÀ nell’UMILTÀ
20 di Iyar – venerdì sera 4 Maggio
 
35° giorno: questa sera abbiamo la forza divina per rettificare l’ultima sfaccettatura di Malkhùt In Hod – Regalità Nell’umiltà.
 
Hod è l’attributo che ci permette di limitare la nostra personalità per il bene di una volontà superiore alla nostra. Questo attributo dona la capacità di essere grati verso chi ci ha fatto del bene.
 
Malkhùt è l’attributo della comunicazione, comando e organizzazione. La Regalità tende a coltivare la propria dignità, autostima e comprendere e rispettare quella degli altri.
 
L’umiltà potrebbe essere la conseguenza di un carattere insicuro e non un’emanazione dal Hod dell’anima, perciò il quinto attributo rischia di farci mancare la fiducia in noi stessi.
 
Intercludere Malkhùt in Hod significa avere un’umiltà dignitosa e nobile.
Per raggiungere questo tipo di umiltà bisogna coniugare la consapevolezza del proprio valore con quella di riconoscere che tutto ci viene da D*o.
 
Questo è il concetto a cui si riferiscono i nostri Saggi quando dicono: “Il servo di un re è come il re stesso”. Un servo non è considerato come un’entità separata dal suo padrone, ma piuttosto come una sua estensione. La sicurezza e il potere manifestati dal servo non sono proprie, ma derivano dal suo padrone.
 
Analogamente una persona, completamente dedita al Padre Eterno, scopre risorse interiori molto più potenti di quelle che egli possiede di suo. In questo modo si può ottenere un’umiltà attiva capace di agire nel mondo con autorevolezza.
 
Una storia Talmudica può aiutarci a comprendere meglio:
C’era una volta una regina, ricca e potente che possedeva gioielli di grande bellezza e valore. Un giorno la regina perse i suoi gioielli. Disperata, dopo aver cercato dappertutto decise di mandare i suoi banditori a informare la popolazione che, chi avesse trovato i suoi gioielli e li avesse riportati entro trenta giorni, avrebbe ricevuto una lauta ricompensa. Però chi avesse trattenuto presso di sé i gioielli, una volta trascorsi i trenta giorni, sarebbe stato ucciso.
Rabbi Shmuel trovò i gioielli ma attese il passare di tutti i trenta giorni e solo allora si recò al palazzo reale e annunciò: “Ho trovato i gioielli della regina e vorrei consegnarglieli”.
Rabbi Shmuel si presentò davanti alla regina, la quale gli chiese: “Siete arrivato in città solo oggi?” Rispose Rabbi Shmuel “no mi trovo qui già da trenta giorni”. La regina si meravigliò! “Trenta giorni?! Ma non avete sentito il bando? Sì, ho sentito che chi avesse riportato i gioielli entro trenta giorni sarà premiato, mentre a chi li avesse trattenuti, condannato a morte”.
La sorpresa della regina crebbe. “Ma allora, perché li avete trattenuti?” Rispose Rabbi Shmuel “non volevo che pensaste che restituissi i gioielli per paura o per ottenere un premio. Volevo che fosse chiaro che li riportavo perché così comanda la nostra santa Torà e quindi per adempiere a un precetto”. Alle parole del saggio Talmudista, la regina si riempì di rispetto e disse: “Sia benedetto il D*o degli Ebrei”.
 
Rabbi Shmuel si comportò, di fronte a una donna ricca e potente, umilmente secondo i precetti della Torà (hod), ma mantenendo i propri valori e la fede nella volontà di Hashem (malkhùt). Così diede una lezione di umiltà dignitosa alla regina (malkhùt in hod).
 
Riflessione:
quando arriva una grande onda, troppo alta da saltare, che ci costringe ad abbassarci, per vincere la prova, riusciamo a mantenere la stima per noi stessi, oppure ci sentiamo dei perdenti?
 
Esercizio:
se nel rapporto familiare ci sentiamo umiliati, quando si cede di fronte alla moglie, significa che l’umiltà manca di dignità. Cerchiamo di rinforzare la stima (malkhùt) nell’umiltà, così quando si dovrà abbassare la testa (hod) non ci sentirà frustrati.
Grazie alla regalità al servizio di Hod, si diventa autorevolmente umili (malkhùt in hod).

SEFIRAT HAOMER: 36° giorno

Trentaseiesimo giorno dell’Omer
5 settimane e 1 giorno
KHÈSSED in YESSÒD – BENEVOLENZA nell’UNIONE
21 di Iyar – Sabato sera 5 Maggio
 
 
36° giorno: stasera abbiamo la carica di rettificare Khèssed in Yessòd – Benevolenza nell’Unione.
 
Yessòd, sesto attributo, permette di consolidare le nostre relazioni interpersonali, creare legami sociali profondi, fino a farci diventare un tutt’uno con il prossimo.
Nelle cinque settimane precedenti, abbiamo sviluppato molti sentimenti: amore, disciplina, compassione, determinazione e umiltà; che hanno la caratteristica comune di lasciare il donatore e il ricevente come due entità separate. Questi attributi non possono creare una vera unione con un alunno, ad esempio. Perciò abbiamo bisogno di Yessòd – Unione, tra chi da e chi riceve, per permettere a questi cinque sentimenti di avere un effetto.
Questo presuppone il saper riconoscere il valore e l’esistenza di altre persone e creare una fusione con loro.
Se qualcuno si sentisse poco socievole, questa è la settimana ideale per aggiustare questo difetto.
 
Khèssed è l’attributo che ci fa amare con passione. Questa sefirà illumina il nostro IO rendendolo caloroso, vivace ed entusiasta.
 
L’interclusione di Khèssed in Yessòd permette di creare LEGAMI PASSIONALI con l’esterno.
L’amore è l’ingrediente fondamentale per avere vitalità: se non si adora intensamente il titolo di studio, che si vuole raggiungere, non si potrà avere un buon risultato. Come dice il Talmud Massime dei Padri: BISOGNA STUDIARE SOPRATTUTTO CIÒ CHE SI AMA!
Lo sviluppo del sesto attributo è la base di tutte le relazioni e in particolare per un’armonia coniugale.
 
 
Una storia sul Rebbe può aiutarci a capire.
 
Daniel era un giovane Ebreo di trent’anni. All’età di cinque anni, egli era rimasto orfano. Sua madre era stata colpita da una malattia che l’aveva portata alla morte, mentre la fine che fece suo padre, non è nota. In qualche modo, egli era arrabbiato con sua madre per averlo abbandonato. Gli anni passarono e Daniel si allontanò sempre di più dall’Ebraismo. Dato che sua madre era stata religiosa quello, per lui, era come un modo per “vendicarsi”. Nonostante ciò aveva un’idea in testa che non gli dava pace: andare dal Rebbe di Lubavitch. Una notte, quindi Daniel si diresse a Crown Heights, dove sorge ‘770’, il “quartier generale” del Rebbe.
 
Una volta entrato Daniel si sedette sulla sedia, di fronte alla scrivania del Rebbe, e non disse niente. Si limitò a guardarlo in silenzio. Il Rebbe lo guardò per alcuni secondi e poi gli disse: “Io ti conosco”. Daniel scuotendo la testa, disse: “Me? No, non me!” Il Rebbe continuò: “Ho ricevuto una lettera alcuni anni fa a proposito di te”. “A proposito di me?” E chi avrebbe scritto una lettera su di me?” disse Daniel incredulo.
 
Il Rebbe si alzò, tirò fuori una lettera da un armadietto, e tornò a sedersi (da notare che il Rebbe riceve ogni giorno centinaia di lettere). “Questa è da parte di tua madre”. Daniel era scioccato, poteva essere veramente di sua madre?
 
“Mi scrisse venticinque anni fa, dicendo che stava morendo, e mi chiedeva di pregare per te. È qui, puoi leggerla” dice il Rebbe.
Si sentì qualcosa rivoltare dentro, mentre la testa gli girava vorticosamente. Tutti quegli anni… si era sbagliato! Sua madre aveva veramente cercato di fare tutto il possibile per lui! Le lacrime riempirono i suoi occhi.
 
“Rebbe!” egli pregò. “Posso avere questa lettera? La prego, è di mia madre!” Il Rebbe però prese la lettera e disse: “Posso dartene una copia, ma questa lettera è stata scritta a me e resta con me”. “Ma è di mia madre!” disse Daniel con una stretta al cuore, incapace di capire perché il Rebbe non gliela desse! Il Rebbe rispose: “Ogni anno, subito prima di Yom Kippur, raduno tutti gli studenti nella mia yeshivà, alcune centinaia di giovani, e li benedico come se fossero miei figli!”. “E allora?” lo interruppe Daniel. Il Rebbe continuò: “Prima di benedirli… leggo loro questa lettera talmente è profonda”.
 
Tra le tante cose il Rebbe è conosciuto per la sua capacità di avere un legame straordinario con tutti gli ebrei, in qualsiasi parte del mondo sono (yessòd). Inoltre è noto il suo amore per ogni singolo ebreo, ovunque e in qualsiasi condizione si trovi (khèssed).
 
La sua grandezza è quella di coniugare le due cose: avvicinarsi (yessòd) con calore (khèssed) e così riportare all’ebraismo tante anime sperdute; grazie all’incredibile amore che il Rebbe emana quando si relaziona agli altri (khèssed in yessòd).
 
Riflessione:
abbiamo la tendenza a essere misantropi? Quando coltiviamo il rapporto con la nostra anima gemella siamo appassionati e calorosi? Amiamo quello che studiamo?
 
Esercizio:
il Rebbe insegna che bisogna portare i fiori alla moglie ogni venerdì in onore dello Shabbat, perché un vero legame va accompagnato con gesti d’amore. Siamo attenti a manifestare atti concreti di amore verso le persone con cui vogliamo creare un legame?
Cerchiamo di compiere azioni di benevolenza per sviluppare delle profonde unioni con il prossimo.
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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

2 COMMENTS

  1. Ciao. Nell’articolo leggo solo i commenti al 35° e 36° Omer, ma non il commento solito alla parashà. Avete sbagliato a pubblicare l’articolo o avete tralasciato la parashà di Emor di proposito? Grazie

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