Home La Parashà della settimana La Parashah della Settimana , a cura di rav Shlomo Bekhor

La Parashah della Settimana , a cura di rav Shlomo Bekhor

49
0

Parashah della Settimana

Shabbat Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci a un nuovo appuntamento con  la rubrica della Parashah della Settimana – Mishpatim, מִּשְׁפָּטִים “Leggi” (Shemot, Esodo 21.1-24.18) – a cura di rav Shlomo Bekhor. Vi ricordo, come sempre, che potrete scaricare qui la porzione settimanale di Tora.

1 Adar 5781 – 13 Febbraio 2021
parashà di Mishpatim, Shabbat rosh Khodesh, Shababt Shekalim Questa settimana leggiamo tre rotoli della Torah, come a Simkhat Torah

Accensioni lumi per Milano: venerdì ore 17.27
Shabbat finisce a Milano: alle 18.30

לעילוי נשמת יעקב בן שלמה ורחל
In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

Dopo che sua moglie morì, un vecchio ebreo ricevette un pappagallo dai suoi figli per tenergli compagnia. Dopo un po’, scoprì che il pappagallo l’aveva sentito pregare così spesso da imparare a dire le preghiere. Il vecchio uomo fu così elettrizzato che decise di portare il pappagallo nella sinagoga durante Rosh Hashanà.

Il rabbino protestò quando entrò con l’uccello, ma quando il vecchio gli disse che il pappagallo sapeva pregare, il rabbino, sebbene fosse ancora scettico, mostrò un vivo interesse. La gente iniziò a scommettere se il pappagallo avrebbe pregato. Il vecchio prese felicemente scommesse per un ammontare di 5.000 euro. Le preghiere iniziarono, ma l’uccello tacque. Mentre le preghiere continuavano, non c’era ancora una parola dal pappagallo. Quando le preghiere finirono, il vecchio non fu solo mortificato, ma totalizzò 5.000 euro di debiti.

Mentre tornava a casa, rimproverò il pappagallo: “Perché mi hai fatto questo? So che puoi pregare. Perché hai tenuto il becco chiuso? Sai quanti soldi devo alla gente ora?” Il pappagallo gli rispose: “Usa un po’ di fantasia negli affari amico mio, ti aiuterà. Guarda avanti: immagina quanti soldi ci scommetteranno contro a Yom Kippur?”.

Doppia Compensazione

La parashà di questa settimana, Mishpatìm, si occupa principalmente di leggi civili: dei danni derivanti da fatti illeciti, della disciplina dei rapporti patrimoniali e delle norme sulla custodia. In questa porzione della Torà è disciplinata la seguente fattispecie (Shemòt 22, 6): “Se un uomo affiderà a un altro in custodia, denaro o utensili che verranno rubati dalla casa di quest’ultimo, se si troverà il ladro (questi) pagherà il doppio”.

In parole semplici, qui la Torà afferma che un ladro non deve solo risarcire la vittima per la perdita, ma deve anche subire una sanzione che lo obbliga a pagare il doppio della somma o del valore del bene sottratto. Messa così la questione sembra semplice.

(continua sotto)

Un caro Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

In memoria del mio carissimo amico Rav Haim Moshe Mordechai ben Dovber Shaikevitz

Virtual Yeshiva, se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid. 600 Shiurim online divisi per argomenti. Non perdere l’appuntamento con la parashà mistica e psicologia nella Torà
Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

Mishpatim 
Grande lezione di vita
18° Mishpatìm: manipolazione di sé stessi 
Subconscio Nella Torà: Non Prendere Corruzione

 

Dalle stelle alle stalle
Come Si Può Passare Da Matan Torà a Mishpatìm?

 

Mishpatim – I quattro custodi e le conseguenze psicologiche 
Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:
https://virtualyeshiva.it/2010/02/11/mishpatim-5770-i-quattro-custodi-e-le-conseguenze-psicologiche/

Al seguente link potrai scaricare la lezione della parashà di questa settimana:
http://www.virtualyeshiva.it/files/10_02_12_mishpatim5770_4custodi_4matrimoni_4modiservireDio.mp3

Per ascoltare le altre lezioni sulla parashà:
https://virtualyeshiva.it/2021/02/06/mishpatim-5773-5-lezioni/

 


(continua da sopra)

Tuttavia, un ben noto principio del pensiero ebraico è che ogni singolo passaggio della Torà contiene, oltre al suo significato letterale, anche interpretazioni psicologiche e spirituali nascoste.
La dimensione pratica di una mitzvà potrebbe non rilevare il suo messaggio mistico, ma l’aspetto metafisico permane comunque nei nostri cuori e nella nostra psiche. Detto questo, rimane da scoprire quale sarebbe il profondo significato psicologico della suddetta legge.

Custode umano

“Se un uomo affiderà a un altro in custodia, denaro o utensili”: questa frase può essere intesa come una metafora di come il Creatore del mondo affida all’uomo “denaro e beni” da salvaguardare.

D*o concede a ciascuno di noi un corpo, una mente, un’anima, una famiglia e una piccola parte delle risorse del Suo mondo. Ci chiede di allevarli e proteggerli da una miriade di forze interne ed esterne che li minacciano. Eppure, ognuno di noi possiede anche un “ladro interiore” che si propone di rubare questi doni e usarli secondo la propria volontà. Questo “ladro” rappresenta la “inclinazione al male” o yètzer harà, come è chiamato nel gergo talmudico.

Questa sorta di “istinto animalesco” esiste all’interno della psiche umana e cerca costantemente di controllare i nostri corpi, anime e vite abusando della loro identità, violando la loro integrità e derubandoli dalla loro appropriata linea di condotta. Ad esempio, quando una forte brama istintiva ci costringe a bere o consumare qualcosa di dannoso, per il nostro corpo o spirito, significa che il “ladro” interiore o “inclinazione distruttiva” ha appena “rapito” e danneggiato parte delle nostre esistenze.

Allo stesso modo, quando mentiamo, per convenienza il “ladro” interiore, ancora una volta, è entrato e ha rubato le nostre “labbra” e “parole”, impiegandole per una funzione immorale, degradando così le nostre coscienze e anime. Ognuno di noi, in questo momento, potrebbe aggiungere decine di altri esempi.

Apatia e Colpa

In questo mondo potrebbero esserci quei pochi santi che non mancano mai di salvaguardare il loro spazio sacro, poiché non cedono mai all’istinto. Però la maggioranza della società è composta da persone che ricevono frequenti visite di questo “piccolo ladro” che, a poco a poco, conquista pezzi delle loro vite. Di fronte a questo vero e proprio assalto, come ci comportiamo?
Alcune persone sentono che le loro battaglie contro il loro ladro interiore sono destinate al fallimento.

Abbandonano la lotta e, poco a poco, permettono al ladro di prendere ciò che vuole, quando vuole. Di conseguenza sviluppano una vita frivola e cinica, piuttosto che un’esistenza profonda e dignitosa. Altri, all’estremo opposto, diventano profondamente scoraggiati e tristi. I loro continui fallimenti gli instillano sentimenti di auto-disprezzo, mentre si crogiolano nella colpa e nella disperazione. L’ebraismo respinge entrambe queste nozioni, poiché conducono l’essere umano all’abisso: il primo porta la persona all’incuria di sé e il secondo alla depressione (Vedi Tanya parte I inizio del cap 1 e la fine del cap 36).

Maestà Del Ritorno

Quando l’uomo sa di avere dalla nascita dei caratteri negativi non ha ragione di cadere nella depressione se non riesce a vincere il vizio dell’alcol, per esempio. Perché ognuno nasce con tendenze che lo possono portare a delle dipendenze, per cui non dobbiamo sorprenderci di queste soggezioni, perché sono lo scopo della nostra esistenza.

Questo è ciò che la Torà ci consiglia di fare nella perenne lotta con il cattivo istinto: “Se un uomo affiderà a un altro in custodia, denaro o utensili che verranno rubati dalla casa di quest’ultimo, se si troverà il ladro (questi) pagherà il doppio”. Esci, suggerisce la Torà e trova il ladro! Quindi riceverai il doppio di ciò che possedevi in origine!

Qui veniamo introdotti, in modo sottile, nella squisita dinamica conosciuta nell’ebraismo come teshuvà o guarnigione psicologica e morale: invece di crogiolarci nelle nostre colpe e di rimanere nella disperazione; invece di arrenderci all’apatia e al cinismo; dobbiamo identificare e affrontare il nostro “ladro”.

In altre parole, dobbiamo scovare quelle forze, dentro le nostre vite, che continuano a derubarci. Dobbiamo reclamare la sovranità sui nostri comportamenti e modelli di vita. Solo così il ladro ci restituirà il doppio dell’importo che ci ha preso.
Dal punto di vista psicologico questo significa che l’esperienza di cadere e rialzarsi ci permetterà di approfondire la nostra spiritualità e dignità in maniera doppia rispetto a quello che avrebbe potuto essere senza il furto. Nel Talmud (Yomà 86b) è scritto: “Grande è il pentimento, perché, come risultato di ciò, i peccati colontari si trasformano in virtù”.

Anche se falliamo e permettiamo alla nostra vita di andare in rovina, possiamo sempre riuscire ad affrontare il ladro e riprenderci il controllo della “macchina sbandata” e riportarla in carreggiata. La lotta e la vittoria contro il nostro “istinto al male” ci permette di acquisire una nuova visione di noi, una nuova consapevolezza delle nostre potenzialità più profonde e una determinazione che altrimenti non avremmo mai potuto riscoprire. Solo Impegnandoci nello straordinario sforzo della teshuvà – ritorno, il peccato stesso viene ridefinito come mitzvà. Come può essere questo paradosso?

Perché proprio il fallimento e la conseguente frustrazione generano una profonda e autentica passione e apprezzamento per il bene e per la santità interiore che ogni uomo nasconde (Tanya capitolo 7). In altre parole è proprio la lontananza che stimola il desiderio di tornare alla propria “vera casa”.

Questo distacco ci fa apprezzare la nostra anima, che è una parte di D*o, ed è il più grande regalo che abbiamo, ma che dobbiamo saper rispettare. Questo avviene solo a causa della lontananza che risveglia un’appassionata nostalgia. Perciò è proprio “l’istinto animalesco” che ci dà l’impulso per il ritorno e, proprio come ogni animale, questo istinto è molto più vigoroso di quanto ogni anima potrebbe essere.

Dopo il “furto”, infatti, abbiamo l’opportunità di portare a casa il “doppio”, grazie al fatto di aver guadagnato la potenza dell’anima animale che è dentro ognuno di noi. Questa è la dinamica, spiegata nella porzione della Torà di questa settimana, che permette di trasformare il negativo in positivo.

La prossima volta che il ladro interiore dirotta la nostra vita morale, prendiamo la palla al balzo e capovolgiamo la caduta in un’opportunità, per riappropriarsi di noi stessi con una doppia dose di luce e purezza. In questo modo possiamo provocare un vero e proprio “sconvolgimento cosmico” dentro e fuori di noi: rivelando la Luce Infinita in questo mondo e accelerare la venuta di Mashìakh, adesso ai nostri giorni. Amen.

Albert Einstein dice: “Chi non ha sbagliato, non ha mai provato qualcosa di nuovo”.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here