Home La Parashà della settimana Parashah della Settimana: Vayechi, “E visse”/ a cura di rav Shlomo Bekhor

Parashah della Settimana: Vayechi, “E visse”/ a cura di rav Shlomo Bekhor

181
0

Parashah della Settimana

Shabbat Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci a una nuova edizione della Parashah della Settimana – Vayechi, וַיְחִי “E visse” (Bereshit, Genesi 47.28-50.26) – a cura di rav Shlomo Bekhor. Vi ricordo che, come ogni settimana, potrete scaricare a questo link la porzione settimanale di Torah, grazie a Torah.it. 

18 Tevet 5781 – 02 Gennaio 2021
Parashà di Vayekhi – Shabbat Khazak
Accensioni lumi per Milano: venerdì 16.20 pm
Shabbat finisce a Milano: ore 17.15

לעילוי נשמת אבי מורי ורבי ועטרת ראשי
יעקב בן רחל ושלמה

In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

Un ottimista è seduto con un pessimista, mentre aspettano l’autobus. Il pessimista sospirando afferma: “Purtroppo le cose non potrebbero andare peggio”… “Non perdere la speranza! Sicuramente andranno molto peggio!”, gli risponde l’ottimista. Fra le righe della porzione di questa settimana della Torà, la parashà di Vayekhì, possiamo trarre uno strepitoso insegnamento di vita nella insolita benedizione che il patriarca Ya’akòv dà a suo figlio Dan: “Nella tua salvezza io pongo la mia speranza, o D*o” (Genesi 49, 18). 

Ci si potrebbe chiedere come mai proprio Dan riceve la benedizione di sperare solo nella salvezza divina? Tra l’altro, più che una benedizione questa frase sembra essere una preghiera! Ya’akòv non avrebbe potuto benedire Dan dicendogli, ad esempio: “Tu avrai successo e prospererai, oppure sconfiggerai tutti i tuoi nemici”… o frasi simili. Perché, invece, il grande patriarca sembra quasi che cerchi di impartire una lezione di vita o una lezione di fede in D*o, a uno dei suoi figli?

Come ogni insegnamento della Torà, anche questa benedizione ha un’applicazione pratica nella nostra vita quotidiana. Tuttavia, un “piccolo mistero rimane”, poiché, anche se tutti possono capire l’importanza concreta di una frase simile, qui la Torà ci sta dicendo qualcosa di più, del semplice significato! Quindi la scelta di Ya’akov, oltre a non essere casuale, ha un significato celato molto importante. Per capire meglio occorre fare un breve excursus sul contesto di come nascono le benedizione di Ya’akov ai suoi figli.

(continua sotto)

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Un caro Shabbàt Shalom
Rav Shlomo Bekhor

In memoria del mio carissimo amico Rav Haim Moshe Mordechai ben Dovber Shaikevitz

Virtual Yeshiva: se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid! 600 Shiurim online divisi per argomenti. Non perdere l’appuntamento con la parashà mistica e psicologia nella Torà
Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

Vayekhi
Nuova lezione bomba di oggi: lo scopo della nostra esistenza
Ripassare lo studio 100 volte non è ancora un vero servitore! Perché?

https://www.facebook.com/shlomo.bekhor/posts/10158894475430540

Basandoci sul Tanya cap 15 riguardo al significato della nostra esistenza e al parallelismo con il mercato degli asinai possiamo comprendere il significato dello studio fatto 101 volte e come esso sia collegato con Vayekhi e la benedizione data a Yissakhàr.


Vayekhi, parasha 12°: insegnamenti atomici sul valore della parola 

https://www.facebook.com/shlomo.bekhor/posts/10158893609995540


Vayehi – Ebraismo e femminismo sono incompatibili? Nella benedizione di Yaakòv ai figli è celato un grande insegnamento per saper vivere l’esilio. Menashè ed Efràyim: due modi per affrontare il nuovo mondo, con la nostalgia del passato o con la trasformazione del negativo in positivo. Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:

VAYEKHI 5771 – EBRAISMO E FEMMINISMO SONO INCOMPATIBILI?

Al seguente link potrai scaricare la lezione della parashà di questa settimana:
http://www.virtualyeshiva.it/files/10_12_08_vayigash5771_psicologia_felicita_vinovecchio_fave_lamenteleyakov.mp3

per il video:


La chiave per l’eternità

(continua da sopra)

Dopo essere sceso in Egitto, assieme a tutta la sua famiglia, il grande patriarca Ya’akov sente che la sua vita sta volgendo al termine e prima di lasciare i suoi figli vuole dare loro un grande messaggio, una grande rivelazione! Quindi li chiama e gli dice: “Radunatevi e vi dirò quel che vi accadrà alla fine dei giorni” (Genesi 49, 1).

Ya’akov desiderava rivelare il “segreto dei segreti”, ossia il momento in cui avverrà la Redenzione Finale, ma D*o gli impedisce di fare una simile rivelazione, quindi “blocca” lo spirito profetico di Ya’akov, momentaneamente e solo in relazione alla redenzione finale. Tuttavia, in una sorta di “risarcimento” a questo episodio, D*o permette a Ya’akov di benedire i suoi figli dando loro una forza che li accompagnerà in tutte le generazioni seguenti. Addirittura, il Talmùd arriva ad affermare: “Anche se è stato impedito a Ya’akov di rivelare il segreto della fine dell’esilio, le benedizioni che ha dato in cambio racchiudono tanti segreti e la storia del popolo di Israèl”. Come spiega Rashì i segreti celati da queste benedizioni dovrebbero essere studiati attentamente.

Il segreto della speranza

Qui cercheremo di focalizzaci su una di esse, quella che Ya’akov dà a suo figlio Dan: “Lishuatekha kiviti HaShèm” ovvero “Nella Tua salvezza io pongo la mia speranza, o D*o”. Questa dichiarazione è così importante, al punto che riflette uno dei fondamenti dell’ebraismo. Essa viene ripetuta più volte al giorno nell’ordine della preghiera: prima di coricarsi, si usa dire questo verso per tre volte e molti la pronunciano prima di partire per un viaggio come protezione.

Come mai è così fondamentale questa frase?

Dice il midràsh a tal proposito: “Tutto dipende dalla speranza! Il successo tramite la speranza, il perdono tramite la speranza, poiché tutto arriva grazie alla speranza”. Un grande maestro Chassidico, il Rebbe di Slonim spiega nel suo libro, ‘Netivot Shalom’, come il midràsh ci vuole insegnare che i passe-partout, le chiavwi, per aprire tutte le porte sono la fede e la speranza. Ovvero quando una persona soffre amaramente con tanti problemi materiali e non vede davanti a sé una via d’uscita; oppure quando cerca di raggiungere un’elevazione spirituale ed essere più vicino a D*o, cercando di staccarsi dalla materialità; in entrambi i casi occorre possedere tanta fede e fiducia in D*o: “la chiave che apre tutte le porte”.

Nel Midràsh (Yalkut Shimoni, Salmi 40), si dipana meglio questo tema: “E se obiettassimo che c’è un limite alla speranza e alla fede?” Domanda il midràsh… che poi risponde: “È scritto, spera Israèl in Hashèm da ora fino all’eternità” (Salmo 131). Non vi è dubbio che la fiducia e la speranza sono “gli ingredienti base” per nutrire l’anima umana, per renderla splendente, così da riportarla alla sua vera natura. Tuttavia, non facciamo l’errore di pensare che la fiducia è una medicina per la psiche umana per sentirsi meglio e per avere più cose… Non è così! A volte infatti la “speranza” in D*o può essere trasformata dalla mente e dalla psiche umana, nella “fiducia” in sé stessi, nei propri beni materiali, nelle proprie qualità o presunte tali.

In questo modo non facciamo altro che alimentare il nostro ego e quando questo accade spesso rimaniamo delusi. Invece, possedere “fede e fiducia” in D*o, significa indirizzare questo sentimento in modo che diventi come una fiamma che accende la nostra anima, che alle volte è spenta proprio dal dominio del corpo e dall’eccesso di materia che ci circonda.

Una speranza prolifica

Ma perché Ya’akov decide di dare questa “medicina” proprio a Dan? In altre parole, cosa aveva di speciale Dan, per ricevere proprio lui la benedizione di non perdere la speranza? Il libro di Be’er Moshe, dà la risposta: perché la tribù di Dan è la più povera tra tutte! Questa frase perentoria può essere spiegata anche dal ruolo che la tribù di Dan svolge durante gli spostamenti del santuario del deserto: nell’ordine di marcia, Dan, è l’ultima tribù, il “fanalino di coda” delle altre.

I suoi appartenenti svolgono l’essenziale, ma umilissimo compito di recuperare gli oggetti smarriti dalle altre tribù. Ma quale è il significato di questo? Quando tutte le tribù entrano al cospetto del loro saggio padre, per ricevere la loro benedizione, ognuna di esse entra con i propri figli e nipoti, ovviamente perché tutti fossero benedetti. Binyamìn, l’ultimo in ordine di nascita, ha ben dieci figli maschi e tanti altri nipoti ed è molto onorato di avere una gran bella famiglia.

E così, chi più chi meno, tutte le tribù hanno famiglie numerose, sane e forti. Poi, arriva Dan che invece ha solo un figlio e per di più questo figlio è sordo (Talmud Sotà 13). Perciò quando Dan entra per ottenere la sua benedizione, Ya’akov vedendo la sua tristezza lo consola dicendo: “Dan! Non disperare! Sperando nel meglio vincerai sempre! Abbi fiducia che le strade dell’Onnipotente sono infinite”.

Sicuramente il figlio ha obbedito e applicato il grande  insegnamento del padre. E le conseguenze del suo successo saranno evidenti, qualche secolo dopo, sotto gli occhi di tutti: quando i figli di Israèl, dopo l’uscita dall’Egitto, sono contati nel deserto, della tribù di Binyamìn – che aveva dieci figli ai tempi di Ya’akov – ora arriva al numero di trentacinquemila persone; mentre quella di Dan, che aveva un solo figlio, si contano sessantaduemila persone, quasi il doppio di Binyamìn.
Questo è ciò che la benedizione di Dan ci insegna: “Nella Tua salvezza io pongo la mia speranza, o D*o

Proprio come dice il midràsh: tutto dipende dalla speranza. Oppure come recita un famoso detto italiano: la speranza è l’ultima a morire.

Previous articleLa Parashah della Settimana: Vayigash, “Appressatosi a lui”, a cura di rav Shlomo Bekhor
Next articleLa Parashah della Settimana: Shemot, “Nomi”, a cura di rav Shlomo Bekhor
Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here