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La Parashah della Settimana: Chayei Sarah “Vite di Sara”, a cura di rav Shlomo Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat Shalom, carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci al consueto appuntamento con la Parashah della Settimana – Chayei Sarah, “חַיֵּי שָׂרָה” Vite di Sara (Bereshit, Genesi 23.1-25.18) – a cura di rav Shlomo Bekhor. Come ogni settimana potrete scaricare anche la porzione settimanale di Torah al seguente link, a cura di Torah.it, che ringraziamo.

27 Markheshvan 5781 – 14 Novembre 2020
Parashà di Khayei Sara 
Accensioni lumi per Milano: venerdì ore 16.30 
Shabbat finisce a Milano: ore 17.40

לעילוי נשמת אבי מורי ורבי ועטרת ראשי
יעקב בן רחל ושלמה

In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo
Mamash Edizioni Ebraiche | Virtual Yeshiva

Non sarebbe una cattiva idea per i discendenti contemporanei di Yishmaèl (Ismaele) e per tutti noi riflettere sui singoli nomi dei suoi 12 figli che divennero tutti prìncipi e padri delle nazioni ismaelite. Come è scritto nella Torà, nella porzione di questa settimana, Khayè Sarà – La Vita di Sarà, (Genesi 25, 13 – 18): Questi sono i nomi dei figli di Yishmaèl secondo i loro nomi in ordine di nascita. Poi la Torà continua elencando nomi dei figli dividendoli in tre gruppi, in tre versetti separati. Ogni divisione nella Torà non è casuale.

Primo gruppo di 4 figli: Il primogenito di Ismaele era Nevayòt (che poi ebbe) Kedàr, Adbeèl, Mivsàm”. Secondo gruppo di 3 figli: Mishmà, Dumà e Massà. Infine, la Torà elenca i 5 figli dell’ultimo gruppo: Khadàd, Temà, Yetùr, Nafish e Kèdma. La Torà prosegue con il raccontare in che zona del Medio Oriente si insediano e conclude, nell’ultimo versetto della parashà, con una frase dal significato stranamente ambiguo: “Sono caduti in presenza di tutti i loro fratelli”. Così il grande commentatore della Torà Abrahàm ibn ‛Ezra traduce la parola ebraica “nafàl” letteralmente, che vuole dire “caduta”.

La Torà non è un libro di storie, bensì un manuale di vita, perciò cosa dovrebbe insegnarci questo episodio? È un semplice dettaglio incidentale? Sicuramente no, poiché, la Torà non include dettagli incidentali, neanche di una genealogia. Anche se la Torà registra molti fatti genealogici e storici, non è fondamentalmente un libro di storia o genealogia, ma come indica il suo stesso nome, Torà-horaà, è un libro di istruzioni-horaà, leggi al fine di progettare e indirizzare la vita degli uomini.

La registrazione dei familiari di Ismaele, quindi, non è solo una registrazione di meri fatti genealogici. Piuttosto, come ogni frase e parola presente nella Torà, anche l’elenco dei figli di Ismaele fa parte di una sorta di tabella di marcia per il nostro viaggio in questo mondo chiamato vita. Pertanto possiamo chiederci, ma qual è la rilevanza dei 12 nomi dei figli di Ismaele? Perché lui ha dato ai suoi figli questi nomi particolari? E infine, perché nella Torà i 12 nomi sono suddivisi in tre distinti gruppi numericamente diversi: un gruppo da quattro, uno da tre e l’ultimo da cinque?

(continua sotto)

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor
In memoria del mio carissimo amico Rav Haim Moshe Mordechai Shaikevitz

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Virtual Yeshiva: se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid! 600 Shiurim online divisi per argomenti. Non perdere l’appuntamento con la parashà mistica e psicologia nella Torà
Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

5° Khayè Sarà: come vince Eliezer il suo conflitto interiore?
Conoscere ed Esternare i Problemi per Risolverli

Khayei Sara – Come trovare l’anima gemella? 
Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:

KHAYE SARA 5769 – COME TROVARE L’ANIMA GEMELLA?

Al seguente link potrai scaricare la lezione della parashà di questa settimana:
http://www.virtualyeshiva.it/files/08_11_20_khayesara5769_matrimonio_quale_moglie_giusta.mp3

Per le altre lezioni:
https://virtualyeshiva.it/category/parashot/bereshit/khaie-sara/

(continua da sopra)

La risposta la troviamo utilizzando i quattro livelli o metodologie ermeneutiche di esegesi della Torà nell’ebraismo: con Peshàt s’intende il significato semplice o contestuale del testo; Rèmez è il significato allegorico; Deràsh include il significato metaforico e Sod rappresenta il significato nascosto.

Quindi partendo dalla spiegazione Rèmez, ovvero allegorica con l’indispensabile ausilio dei significati nascosti, riportiamo gli insegnamenti di grandi maestri per spiegare come questi nomi rappresentano il programma verso una vita sana e ben bilanciata in 12 tappe. La guida di Ismaele al buon vivere copre le tre componenti principali della vita: la salute, le relazioni e il lavoro.

Prima categoria

A) SALUTE. Il primo gruppo dei figli di Ismaele, composto da quattro nomi, rappresenta la parte dedicata ai quattro passaggi verso una buona salute:

1) Nevayòt: questo nome in ebraico significa vuoto (cf Esodo 27, 8). Ciò indica la necessità di mantenere il corpo (visto come una sorta di vaso) pulito dal cibo spazzatura e dalle sostanze dannose per l’organismo umano. Il corpo non è un bidone della spazzatura. Il corpo deve rimanere pulito, libero e leggero, limpido e pieno di vivacità ed energia.

2) Kedàr: il significato della parola ebraica Kedàr è calore. Questo rappresenta la necessità di fare regolarmente degli esercizi fisici per mantenere una temperatura corporea adeguatamente calda per avere una buona circolazione sanguigna.
3) Adbeèl: il significato di questo nome è non abbuffarsi. Anche se si mangiano alimenti nutrienti e sani si dovrebbe consumare solo la quantità necessaria per la nostra salute, senza esagerare.
4) Mivsàm: la traduzione ebraica di questo nome è spezie. Oltre alle buone abitudini alimentari e all’esercizio fisico regolare, si dovrebbero aggiungere un po’ di spezie e di condimento alla nostra vita fisica, arricchendola e dandole brio e gioia. Questo si ottiene godendoci a volte la vita, senza esagerare (vedi sopra) e sapendoci concedere dei momenti dove possiamo mangiare cibi di qualità, bere bevande pregiate, frequentare splendidi luoghi all’aria fresca della natura e godere dei suoi profumi, ecc.

Seconda categoria

B) RELAZIONI. Il secondo gruppo dei tre figli di Ismaele rappresenta la guida in tre passaggi verso relazioni efficaci, sia in casa, sia nel lavoro.

1) Mishmà: nome che significa ascoltare, prestare attenzione, ossia coltivare l’abilità di ascoltare veramente un altro essere umano, questo è il fondamento di ogni relazione.
2) Dumà: nome che significa silenzio. Il secondo passo verso la creazione di un buon rapporto consiste nella capacità di rimanere in silenzio. Non sempre è necessario rispondere alle critiche del nostro coniuge; o non sempre occorre dare una risposta a una domanda che ci rivolgono. A volte è bene rimanere in silenzio. Non bisogna sentirsi morire se non spariamo la prima risposta che ci viene in mente. Il nostro silenzio, a volte, può anche concederci un’intuizione inaspettata. Le persone di successo, infatti, ascoltano più di quanto parlino.
3) Massà: nome che letteralmente significa fardello. Esso simboleggia il terzo passo essenziale nello sviluppo di relazioni equilibrate che resistono al trascorrere del tempo, vale a dire la pazienza e la tolleranza. La capacità di tollerare e contenere i fardelli, i pesi di un altro essere umano, per quanto possono essere imperfetti e viziati.

Terza categoria

C) LAVORO E PRODUTTIVITÀ. Una volta che la salute del nostro corpo e le nostre relazioni sono in ordine, possiamo affrontare il terzo livello rappresentato dal gruppo finale dei cinque figli di Ismaele. Quest’ultima è la parte del programma in dodici tappe che affronta in cinque fasi/nomi le problematiche del lavoro e della produttività. Diversamente dalle precedenti due aree tematiche, i cinque nomi devono essere letti e compresi in un’unica sequenza: Khadàd in aramaico significa novità; Temà indica meraviglia; Yetùr è una linea retta; Nafish significa serenità; infine, Kèdma significa prima e davanti (Questo è il motivo per cui est è chiamato Kedem in lingua ebraica, dal momento che il sole prima sorge lì). Questo è il programma in cinque passaggi di Ismaele verso il lavoro e il successo:

1) Khadàd, NOVITÀ: In primo luogo, occorre essere molto motivati per intraprendere un percorso nuovo e originale, la proverbiale strada poco battuta. In quanto bisogna superare la paura del fallimento ed essere pronti a correre rischi per aprire nuovi orizzonti. Superare anche la paura di non essere originali e creativi.
Temà, MERAVIGLIA: eppure ogni pioniere e imprenditore incontrerà delle resistenze. Le persone intorno a noi inevitabilmente alzeranno le spalle con stupore e meraviglia (Tema), criticandoci per le nostre fantasie irrealistiche, per l’arroganza giovanile o per la nostra stupidità e immaturità. Molti prevedranno e auspicheranno il nostro fallimento. E noi cosa facciamo, come ci comportiamo?
Yetùr, LA LINEA RETTA: a questo punto, come la geometrica semplicità e perfezione di una linea retta occorre assicurarsi di avere un piano ben organizzato e strutturato e perfetto, come una linea retta, per bilanciare la creatività affinché essa non ci porti fuori strada.
Nafish, SERENITÀ: è inoltre necessario fare un passo indietro, rilassarsi e ripensare i nostri piani e i nostri obiettivi in uno stato d’animo più sereno e tranquillo possibile. Non dobbiamo permettere che il nostro umore, le nostre emozioni altalenanti, circoscrivano i nostri importanti obiettivi della vita; occorre assicurarsi di aver serenamente interiorizzato la nostra determinazione a perseguire i nostri progetti.
Kèdma, PRIMA: ma quando si arriva alla conclusione che questa è la strada giusta, è necessario buttarsi a capofitto (senza serenità) nel progetto e non consentire che i molti ostacoli lungo la strada sabotino l’esecuzione dei nostri sogni. Occorre convincersi e sussurrarsi: Vai avanti! Sii il primo e anticipa il gioco. Se si rimanda e si procrastina, qualcun altro ci batterà.

Così abbiamo il programma in 12 passi di Ismaele verso una buona vita: 1) corpo pulito, esercizio fisico, nutrizione adeguata e piccole gioie; 2) ascolto, silenzio e tolleranza; 3) pensare fuori dagli schemi, essere fiduciosi, organizzarsi, riflettere sulla strategia e non voltarsi indietro.

Evitare La Caduta

Quando riflettiamo su queste 12 tappe, notiamo che un elemento cruciale forse l’elemento più importante manca dall’impressionante lista derivata dai nomi dei figli di Ismaele: il significato, lo scopo della nostra esistenza. La vita umana ha bisogno di uno scopo. Quando siamo privi di uno scopo interiore, è estremamente difficile mantenere anche solo una di queste 12 tappe le quali richiedono molta disciplina e concentrazione. A un certo punto è inevitabile fermarsi e chiedersi: Qual è lo scopo di tutto questo?”

A questa domanda non si può rispondere con le lezioni di un personal trainer, la conoscenza di come relazionarsi con gli altri o la capacità di essere concentrati, determinati e lavorare fino a tardi. Per questo basilare motivo la Torà conclude il racconto di questi 12 figli affermando: Sono caduti in presenza dei loro fratelli. Anche la vita più equilibrata nella salute, relazioni sociali e nel lavoro, se è priva di significato interiore, di uno scopo essenziale potrebbe portare la persona a sbagliare e a fallire.

Se manca l’ossigeno se manca la capacità di scendere nelle profondità dell’essenza della vita, che mantiene la persona ispirata e motivata a vivere bene, è difficile garantire che il proprio percorso in questo modo si incanali per i giusti scopi e non per obiettivi inutili o dannosi. I dodici passi di Ismaele catturano uno strato importante, ma superficiale dell’esistenza. Ci dice come vivere all’interno dei ritmi della natura e della biologia.

Qui la Torà non ci sta insegnando come trascendere la natura. Per questo avremo in seguito i nomi delle dodici tribù, i dodici figli di Giacobbe, i cui nomi rappresentano il vero progetto per vivere e non solo per una vita fine ed equilibrata, ma anche per vivere con il Divino, con la misteriosa essenza che è nascosta nella realtà.
Questo è il vero scopo della creazione del mondo che è la missione di Giacobbe e suoi dodici figli!

Tratto da uno scritto di Y.Y. Jacobson basato sul commento di Mei Hasheluakh
(Rav Mordechai Yosef Leiner di Ishbitz)

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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