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La Parashah della Settimana: Vayeira “Il signore apparve”, a cura di rav Shlomo Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele, eccoci a un nuovo appuntamento con la rubrica della Parashah della Settimana Vayeira, וַיֵּרָא “Il Signore apparve” (Bereshit, Genesi 18.1-22.24) – a cura di rav Shlomo Bekhor. Vi ricordo, inoltre, che foste interessati a leggere la settimanale porzione di Torah, potrete farlo, aprendo questo link. Si ringrazia Torah.it 

20 Markheshvan 5781 – 06 Novembre 2020
Parashà di Vayerà 
Accensioni lumi per Milano: venerdì ore 16.40
Shabbat finisce a Milano: ore 17.50

לעילוי נשמת אבי מורי ורבי ועטרת ראשי
יעקב בן רחל ושלמה

In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo
Mamash Edizioni Ebraiche | Virtual Yeshiva

All’inizio, D*o ha creato i cieli e la terra”. (Genesi 1, 1) Con queste parole comincia la storia dell’umanità che non è stata, come alcuni affermano erroneamente, una sorta di “incidente cosmico”, ma piuttosto è il frutto di un piano con scopi ben precisi.

Se Adamo avesse superato la difficile prova di non mangiare dell’Albero della Conoscenza, lo scopo ultimo della Creazione sarebbe stato raggiunto fin da subito: il trionfo del Bene sul Male e lo splendore dell’era messianica non avrebbe cessato di rivelarsi. Il mondo sarebbe stato inondato dalla perfezione spirituale e avrebbe assaporato la ricompensa divina eterna e illimitata, ma questo non era il piano divino perché dopo il mondo deve arrivare alla rettificazione – tikkùn con le sue forze e non con un miracolo o un aiuto dall’Alto.

Quindi dopo il peccato di Adamo, invece, la lotta per la rettificazione dell’umanità è diventata lunga e protratta, irta di molti ostacoli e difficoltà apparentemente insormontabili.
Con le dieci generazioni che separano Adamo da Noè continua la spirale discendente dell’umanità, con eventi che precipitano inesorabilmente verso la totale degradazione spirituale fino al Diluvio, nell’anno 1656 dalla creazione. Dopo questo drammatico evento Noè e i suoi tre figli divennero i capostipiti delle 70 nazioni originarie e l’umanità continuò il suo corso.

Fino a giungere all’ascesa della Generazione della Torre di Babele, quando il re Nimrod, organizzò il popolo nella costruzione di una torre che avrebbe raggiunto i cieli. Il suo scopo era dimostrare l’auto-esaltazione e l’indipendenza dell’uomo da D*o. Poiché la società di allora continuava a spingere i suoi talenti e le sue risorse nella ricerca del male, D*o intervenne, “sabotò” il progetto suddividendo l’umanità in diversi gruppi linguistici, disperdendola.

A questo punto della storia umana, quando tutto sembrava nuovamente in discussione, nasce e inizia a operare il primo dei grandi patriarchi, Abramo. A cavallo tra il 2° e il 3° millennio dalla creazione del mondo, Abramo inizia il processo del “ritorno” dell’umanità attraverso la sua rettificazione.

Non a caso è riconosciuto da tutte le grandi religioni come un “capostipite” o un grande profeta e un giusto della storia, perché oltre a essere il primo ebreo lui ha iniziato l’opera di diffondere il monoteismo del mondo. In estrema sintesi, Abramo inizia quel processo di rettificazione indispensabile affinché il mondo fosse poi in grado, secoli dopo, nel terzo millennio, di ricevere il Dono della Torà sul monte Sinày.

(continua sotto)

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

In memoria del mio carissimo amico Rav Haim Moshe Mordechai Shaikevitz

Virtual Yeshiva: se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid! 600 Shiurim online divisi per argomenti. Non perdere l’appuntamento con la parashà mistica e psicologia nella Torà
Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

Vayeirà: la vera ospitalità!
Storia Rev Levi Yizhak di Berdiciov

Vayeirà: mai guardare indietro nella vita! 
Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:

VAYERA 5771: MAI GUARDARE INDIETRO NELLA VITA!

Al seguente link potrai scaricare la lezione della parashà di questa settimana:
http://www.virtualyeshiva.it/files/10_10_19_vayera5771_angoscia_dubbio_shalshelet_sadomalot.mp3

Per le altre lezioni:
https://virtualyeshiva.it/2020/10/31/vayera-5773-6-lezioni-precedenti/

Nuova lezione super atomica dal nuovo volume della Torah

Tutto inizio con la lettera Hey

(continua da sopra)

Senza l’opera di Abramo la “Luce Infinita” di Hashèm non avrebbe potuto manifestarsi, poiché non avrebbe trovato un “recipiente”, il mondo, in grado di sopportare una tale rivelazione. Nella parashà di questa settimana noi leggiamo di come Abramo è più volte messo alla prova, ma riesce comunque a eseguire la volontà di D*o. Tuttavia, nel presente e soprattutto nel futuro l’opera da lui iniziata e lo scopo stesso della creazione, troverà grandi ostacoli di tutti i tipi.

Adesso, qui, con questo scritto, vogliamo mostrare quello che è il più grande ostacolo alla completa rettificazione dell’umanità al giungere dell’era messianica: in ogni generazione, il pericolo maggiore è quello della disputa e della conseguente discordia. Inoltre, vogliamo approfondire perché questo concetto è simboleggiato dal nome Kòrakh, che legame c’è con il dono della Torà e perché è così fondamentale il fatto che “la creazione è basata sulla lettera hey – ה, perciò – prima di addentrarci dettagliatamente nella spiegazione delle tre filosofie errate di Kòrakh – occorre approfondire il fondamentale significato della lettera hey – ה.

La Lettera Hey ה Significati e Caratteristiche

La hey è la lettera originaria della creazione del mondo e in essa è racchiuso il segreto di come trovare l’equilibrio in questa esistenza, come è scritto all’inizio della Genesi (2, 4): Questo è ciò che derivò dal cielo e dalla terra quando furono creati… La parola בהבראם – behibareàm “furono creati”, si può anche leggere behèy baràm – בראם בה’, ovvero Il cielo e la terra sono stati creati con la lettera hey (Talmùd Menakhòt 29b). Quindi, se il progetto originale della creazione e dell’esistenza del mondo è fondato sulla hey, significa che nella struttura di questa lettera troviamo il percorso per giungere al nostro equilibrio interiore attraverso cui è possibile cogliere il vero scopo, l’essenza, della nostra esistenza.

La forma della hey è composta da tre linee: una orizzontale superiore che funge da “tetto” e due verticali come due “gambe”: una a destra, attaccata al “tetto” e la seconda, a sinistra, staccata con un breve spazio. Rabbi Shneur Zalman spiega, nel Torà Or, che queste tre linee rappresentano rispettivamente le tre dimensioni della natura umana: il pensiero, la parola e l’azione e il rapporto che deve intercorre tra esse e la parte “astratta” e spirituale con la parte materiale della creazione.
Il “tetto” di questa lettera rappresenta il pensiero. Esso si esprime liberamente e non dovendo affrontare ostacoli terreni può spaziare senza limiti.

Nel “tetto” della hey troviamo le idee, i sogni e le visioni e immaginazioni del mondo, ossia come crediamo che esso dovrebbe essere. La parola, la “gamba destra” della hey, è attaccata al “tetto” in quanto essa è espressione diretta del pensiero. La parola non trova normalmente ostacoli di natura materiale nella sua articolazione. Con essa portiamo naturalmente il pensiero in una “fase ulteriore” trasmettendolo, comunicandolo nel mondo, all’esterno di noi stessi.

L’azione, la “gamba sinistra” della hey, è quella staccata e isolata dal resto: mentre è facile pensare e parlare di molti progetti, poiché ci si trova nel mondo dell’astratto, realizzare in concreto i propositi e le idee pensate o espresse è tutta un’altra cosa e assai più difficile. Pertanto, come la “gamba sinistra”, anche l’azione è disgiunta dalle altre facoltà umane, poiché nel rapporto con la materia intercorre sempre un intervallo tra i primi due elementi astratti e l’azione che li concretizza. Possiamo pensare ed esprimere le idee come le vediamo senza apparentemente notare eventuali problemi. Mentre se vogliamo tradurre i nostri pensieri in azioni vi è un’interruzione, un “gap”, che non permette di realizzare le nostre intenzioni in maniera automatica.

Ad esempio quando si vuole creare una nuova opera, prima si pensa, si parla, si elabora e si sviluppa. E nella fase dell’elaborazione astratta tutto può sembrare già pronto, chiaro e definito. Invece, quando dobbiamo agire nel mondo materiale spesso iniziano i problemi: richiesta di permessi, mancanza di denaro, trovare la squadra competente per realizzare l’opera, errori di esecuzioni, contrattempi ecc. Il mondo materiale crea barriere, crea difficoltà.

Tuttavia, le difficoltà e i problemi non sono visti dalla Torà come un “male”. Gli ostacoli devono esserci, altrimenti questo mondo sarebbe troppo semplice e realizzare delle imprese sarebbe una banalità, ma in realtà non solo non è così, ma NON DEVE essere così, perché Hashèm ha voluto che ci sia un valore per chi trasforma questo mondo concretamente. In altre parole, se l’azione non fosse staccata dalla componente astratta, in questo mondo, il “sognatore” e il “realizzatore/l’esecutore” sarebbero allo stesso livello, perché nessuno dovrebbe superare delle difficoltà e faticare per realizzare idee e progetti.

In questa prospettiva lavorare per fare di questo mondo una dimora per Hashèm non avrebbe senso. Tuttavia, siccome la verità che governa la nostra realtà è antitetica a questa filosofia, illudersi che l’azione non richieda un “salto” nel mondo materiale può essere solo il frutto di una percezione falsa di questo mondo ed equivarrebbe ad una forma di “autolesionismo”.

Il messaggio della Torà è che la pianta della creazione che D*o ha voluto è la “hey” e così è strutturata in questo modo, con i suoi tre livelli interconnessi (pensiero, parola e azione), per rendere la nostra fatica importante, donandoci la gioia e la felicità nel successo che non deve essere scontato. Questo dona armonia o per meglio dire questa è la fonte dell’armonia.

Kòrakh: tre filosofie di vita sbagliate

Questa riflessione spiega un importante significato mistico nascosto dietro la figura di Kòrakh e della sfida da lui lanciata alle due guide del popolo ebraico: Moshè e Aharòn. Sfida che è diventata un archetipo del concetto stesso di conflitto e di discordia in eterno. Il fulcro di questo insegnamento è celato nel nome di Kòrakh e per meglio dire nelle lettere ebraiche che compongono il suo nome. Dall’analisi comparata di queste lettere possiamo trarre lezioni di vita fondamentali valide fino ad oggi.
L’argomento è ben introdotto dal Talmud: chiunque si impegna nella divisione trasgredisce un divieto della Torà, come è scritto (Numeri 17, 5): “E non divenga come Kòrakh e la sua congregazione”.

La Torà stessa desidera mettere in guardia contro l’idea della disputa e della conseguente discordia. Ciò significa che nella vicenda di Kòrakh troviamo la fonte di tutte le divisioni e anche le risposte per non cadere in esse. Per capire la centralità di questo evento dobbiamo addentrarci nella profonda ideologia di Kòrakh che in realtà è formata da tre convinzioni.

Come è scritto nel Talmud, il grande saggio Rabbi Mèir avrebbe dedotto la natura di ogni persona dal suo nome. Questo concetto è spiegato in profondità dalla mistica ebraica, Cabalà, secondo cui dalle lettere ebraiche di ogni cosa può essere ricavata non solo la natura o essenza di ogni creatura, ma anche di ogni oggetto e fenomeno.

Nella Torà l’alef-bet (l’alfabeto ebraico) rappresentano gli elementi costitutivi della creazione, il che significa che le lettere che compongono il nome ebraico biblico di ogni cosa o persona ne definiscono la sua “essenza”, ovvero il carattere della sua anima, la sua forza vitale divina che le garantisce esistenza e vitalità. Le lettere del nome “Kòrakh”: kuf – ק, resh – ר, khet – ח, delineano i contorni di un conflitto interiore, i vari modi in cui l’armonia della creazione di Dio potrebbe essere distorta e corrotta.

Significati lettere nome Kòrakh

Invece le tre lettere di Kòrakh, che pur assomigliando alla hey, esprimono delle differenze con essa, delle “deviazioni ideologie” con le quali Kòrakh sfida suo cugino Moshè e in qualche modo anche la creazione, il piano del Creatore e la novità stessa del Dono della Torà. Tali differenze allontanano l’uomo sia da un comportamento equilibrato tra pensiero, parola e azione, sia dal suo vero scopo della vita e in definitiva alterano e confondono il corretto rapporto tra lo “spirito” e la “materia”, così come è voluto da D*o.

Queste deviazioni rappresentano anche tre diversi tipi di profili psicologici: il sovra-razionalista, il sovra-idealista e il livellatore, le cui caratteristiche sono raffigurate nella differenza di forma che ognuna delle tre lettere del nome Kòrakh ha rispetto alla lettera “matrice della creazione” la hey: la kuf – ק è un hey – ה la cui gamba sinistra non è allineata alla gamba destra e si estende sotto di essa; la resh – ר è una hey – ה a cui manca del tutto la gamba sinistra; e la khet – ח è una hey – ה dove anche la gamba sinistra è unita al suo tetto.

1) Kuf – ק: l’uomo ultra realista

La “gamba sinistra” della Kuf, “azione”, si estende molto più in basso di quella della hey – ה. Questa caratteristica denota una filosofia di vita che vede come una fatalità la dicotomia tra l’astrazione (pensiero e parola) e l’azione. In questa fase si riconoscono che i valori espressi dalla mente e dalla parola sono buoni. Tuttavia si crede che dal momento che l’azione è staccata dallo spirito, poiché scende nel mondo nettamente più in basso delle altre facoltà, per quale ragione l’azione deve essere regolata dallo spirito?

Inoltre per quale ragione bisogna avere delle regole nel comportamento materiale? Visto che la materia è una sfera distinta, pensa il realista, tanto vale che cammini per conto suo, senza le regole dello spirito.

In questo modo si arriva a negare l’importanza di infondere lo spirito nella materia per elevarla: dato che la materia è opposta allo spirito, non esiste un collegamento tra questi due elementi. Da simili considerazioni erronee nascono filosofie di vita, purtroppo molto diffuse, che arrivano ad affermare che essendo la vita una sola occorre “godersela finché si può”. Questo è diametralmente opposto allo scopo della creazione del mondo, che è stato creato con la dimensione materiale più “bassa” e staccata al fine di elevare la materia e di portare la santità in essa proprio perché sembra separata dal resto.

2) Resh – ר: l’uomo ultra idealista

Nella lettera resh la “gamba sinistra”, l’azione, manca del tutto. In questo stato psicologico l’uomo tende ad agire e relazionarsi nel mondo cercando di ignorare la materia e valorizzare solo le manifestazioni astratte dell’essere, come pensiero e parola.

L’agire nel mondo è visto come una pericolosa forma di potenziale corruzione in quanto se la materia è staccata dallo spirito allora confrontarsi con essa può causare un degrado spirituale, perciò meglio ignorarla. Allora, pensa l’idealista, tanto vale allontanarsi dal mondo, come un eremita, per non rischiare questa decadenza. Pertanto, in questa fase, la persona tende a distaccarsi da esso e isolarsi nelle proprie teorie e idee astratte.

Questa filosofia considera la componente spirituale della creazione troppo superiore, negando, di conseguenza, la possibilità di elevare la materia, poiché è considerata troppo lontana e bassa. In definitiva mancando la “gamba sinistra”, l’azione è vista inevitabilmente come una pericolosa deviazione in quanto fonte di corruzione dei propri ideali e del proprio percorso spirituale.

3) Khet -ח : il livellatore

Differentemente dalla hey, questa lettera possiede due gambe identiche che partono dal tetto, ovvero dal pensiero: la sinistra, azione; e la destra, pensiero e parola senza nessuno stacco. La khet simboleggia una forma di squilibrio psichico più raffinato e meno distorto di quello rappresento dalla lettera resh. In questa prospettiva, anziché rinnegare la gamba sinistra (l’azione), si rifiuta a priori il principio della contrapposizione tra la parte astratta, pensiero e parola e l’azione, considerandoli parimenti uguali e importanti fino ad annullare le differenze tra essi. Questo perché lo scopo di tutto il creato è raffinare la materia, perciò non può essere più bassa se è lo scopo di tutto.

Conseguentemente si rifiuta anche la separazione tra i vari regni, spirito e materia, che Dio ha creato e ha tenuto comunque separati. Questo perché la componente spirituale della creazione ha comunque una posizione di preminenza rispetto alla materia. Rifiutando questo rapporto gerarchico si considera la materialità non meno sacra della spiritualità, i fatti non meno puri delle parole o del pensiero, proprio come e le due gambe attaccate della khet.

Questa prospettiva ha due principali rischi: il primo quello di considerare l’agire nella materia come scontato e facile, poiché il solo pensare e parlare equivarrebbe all’agire, quindi non si dà importanza all’agire nella materia e si considera la raffinazione di essa come una cosa scontata e facile. Questo fa mancare gli stimoli a faticare e realizzare qualcosa che in realtà è molto difficile ed è lo scopo di tutto la creazione.

Questo aspetto può essere paragonato a una forma di “autolesionismo”, poiché annulla il valore della grande fatica per raffinare la materia. Il secondo è quello di non dare valore alla elevazione della materia perché anche essa è santa come nella khet la gamba sinistra è attaccata al tetto, allo spirito. In questa prospettiva si rischia di sottovalutare la caduta nella materia, poiché se ci si abbassa senza le dovute cautele si rischia di sprofondare nei piaceri materiali. Entrambe queste prospettive determinano uno stato apatico, che negano lo scopo della creazione per cui lo spirito, comunque superiore, deve santificare la materialità elevandola attraverso l’azione.

Le Due Grandi Negazioni Di Kòrakh: Matàn Torà e la Hey
Le deviazioni, rappresentate dalle tre lettere, analizzate sopra, fondano la loro stessa ragione d’essere in due grandi errori di Kòrakh. Errori che riguardano l’ordine stabilito da Dio con la creazione del mondo fatta attraverso la lettera hey e il messaggio rivoluzionario che Dio ha dato a tutta l’umanità con il Dono della Torà. Questa distorta visione del mondo e della creazione lo portò a ribellarsi contro Moshè con tre lamentele che sono in relazione con le tre lettere del nome Kòrakh.

A) Resh, Kuf e il Dono della Torà

In origine il mondo è stato creato sulla struttura della hey – ה: con la materia staccata dallo spirito; una netta divisione che non rendeva possibile un collegamento tra di loro. Ma dopo la promulgazione della Torà, nell’anno 2448 dalla creazione, Dio ha tolto questa totale divisione tra spirito e materia rendendo possibile allo spirito di penetrare la materia per elevarla.

Infatti, non era possibile perseguire lo scopo della creazione del mondo (elevare la materia) nei primi due millenni, perché questo mondo non era raffinabile. Non a caso è riportato dalla Torà Orale, il Talmùd, che i primi due millenni sono “tòhu” caos più totale, perché il mondo non poteva avere ancora il suo tikkùn, rettificazione.

Solo dopo il dono della Torà l’uomo può agire direttamente nella materia infondendola dei suoi pensieri e parole per creare un mondo di tikkùn-rettificato/aggiustato. Questo concetto è strettamente legato al significato delle mitzvòt cosiddette “pratiche”. Ad esempio, dopo il Dono della Torà, benedire il cibo (parola) o mettere i tefillìn e costruire una sukkà con intenzione (pensiero), significa trasformare la materia santificandola e elevandola tramite la parola o il pensiero che portano la santità nell’azione.

Prima di Matàn Torà, invece, esisteva una separazione netta tra il mondo spirituale e quello materiale, ossia tra pensiero, parola e azione. Tanto che era possibile servire Dio e rettificare il mondo solo con la preghiera, lo studio e la meditazione, ma non con atti materiali.

Kòrakh nega o comunque non comprende questo rivoluzionario e straordinario cambiamento nel rapporto tra lo spirito e la materia. Queste deviazioni rispetto al piano divino sono rappresentate dalle lettere resh e kuf e dalle rispettive lamentele che Kòrakh rivolge a Moshè.

B) Resh e la Lamentela sulle Mezuzòt

Ognuno dei tre ideali errati di Kòrakh sono espressi con un racconto. Come esempio citiamo quello legato alla resh. Questa lettera rappresenta la filosofia secondo cui il nostro rapporto con Hashèm deve essere solo spirituale, senza le interferenze e i pericoli dell’agire materiale. Concetto rappresentano dalla mancanza della gamba sinistra che rappresenta l’azione.

Da questa filosofia trae spunto la lamentela di Kòrakh sul precetto della mezuzà: il rotolo dove sono scritti alcuni brani della Torà che si appende, come protezione, agli stipiti delle porte. Kòrakh afferma che se in un luogo ci sono tanti rotoli della Torà quel posto non ha bisogno di nessuna protezione aggiuntiva sulla porta, o per meglio dire non ha bisogno di una ulteriore azione che incide nella materia, come la mezuzà.

Lo spirito di quella casa non solo prevale sull’azione, ma rischia di venire corrotto e distratto dal rapporto con la materia. Quindi, se lo spirito prevale comunque sulla materia esso non si deve abbassare e corrompere con l’azione. Anche questa filosofia nega l’insegnamento di Matàn Torà e rifiuta totalmente l’idea che la spiritualità possa infondersi con l’azione nella materia.

C) Kuf e la seconda negazione

Poi nella kuf troviamo la negazione del secondo concetto che la promulgazione della Torà ha portato nel mondo. Quando la materia viene elevata dallo spirito solo allora si trasforma, si raffina e non è più la stessa di prima. Questo viene a togliere l’errore della kuf, per cui la materia, non essendo collegata allo spirito, può cadere in basso e quindi siamo legittimati a godere dei meri piaceri materiali di questo mondo.

Come detto sopra, l’ideologia errata, rappresentata da questa lettera, considera l’azione e la materia come bassi e troppo lontani. Concetto rappresentato dalla “gamba sinistra” della kuf che sprofonda in basso, perché la materia è troppo lontana e impura per arrivare a cambiare.

Questo punto di vista nega il Dono della Torà che, al contrario, impone e prevede che l’unico modo per realizzare lo scopo della creazione sia quello di infondere e santificare la materia agendo attraverso la spiritualità, per cui è sbagliato essere così realisti da pensare che la materia può e deve essere goduta per via del fatto che non è elevabile in santità.

Khet Negare la Hey, la prima lamentela: tutti uguali

La principale accusa mossa da Kòrakh a Moshè si fonda sulla filosofia simboleggiata dalla lettera khet le cui “gambe” – collegate allo stesso modo al “tetto” – rappresentato la parificazione del pensiero, parola e azione nell’agire umano. Nel rapporto spirito materia questo approccio non percepisce differenze, né un rapporto gerarchico tra esse.

Questa recriminazione trae la sua ragione d’essere dal precedente episodio degli esploratori (parashà di Shelàkh), quando essi scoraggiano il popolo ebraico dall’entrare nella terra di Israèl. Luogo descritto come un posto pericoloso e non adatto per vivere. Questa visione negativa è in realtà motivata dalla stessa filosofia rappresentata della lettera resh.

Gli esploratori – è bene ricordare essere tutti prìncipi capi tribù e grandi studiosi della Torà – vedono nella materialità, rappresentata dalla terra di Israèl, solo un ostacolo, una possibile contaminazione al loro progresso spirituale, lo studio della Torà. Pertanto preferivamo continuare a vivere nel deserto dove potevano ricevere tutto il necessario senza bisogno di lavorare e agire nella materia, percepita come un pericolo e una deviazione alla elevazione spirituale (vd panoramica Shelàkh).

Visto il tragico epilogo della vicenda – che causò direttamente e indirettamente molte morti nel popolo ebraico e ben quaranta anni di peregrinazioni nel deserto – Kòrakh, forte di questo esempio negativo, trae la forza per attaccare le due guide del popolo: la tragica sequenza degli eventi si basa su una eccessiva predominanza dello spirito a scapito della materia, pertanto con il rifiuto di abitare la terra di Israèl, gli esploratori causano la collera divina.

Secondo Kòrakh questo è un chiaro messaggio di come Hashèm tiene in grande considerazione la materia e alla sua santità. Quindi, sarebbe sbagliato pensare che vi sia una gerarchia, una superiorità tra il “mondo spirituale e quello materiale”. Pertanto, se essi hanno lo stesso valore, Moshè e suo fratello Aharòn, le due guide spirituali del popolo ebraico, non hanno nessun diritto di assumere una tale posizione, poiché la loro superiorità è solo nello spirito.

Tuttavia, se lo scopo di tutta la creazione è l’elevazione della materia, quindi nell’azione materiale, non vi può essere differenza tra le guide e il popolo, perché tutti eseguono nella stessa maniera l’azione delle mitzvòt pratiche. Tutti i componenti del popolo ebraico sono uguali, se la materia è santa come lo spirito, allora tutti i membri del popolo, anche i meno evoluti spiritualmente, agendo nella materia, sono già a contatto con le vette spirituali più elevate. Pertanto nessuno ha bisogno di leaders spirituali che lo guidino, in quanto se lo scopo di tutto è l’azione che eleva la materia, un ambito dove tutti i componenti del popolo sono uguali: sia Moshè, sia una persona semplice, ad esempio, mettono i tefillìn nella stessa maniera, senza differenza.

Anche se questa “deviazione ideologica” di Kòrakh si scontra su quanto appreso dai “piani di Dio” con il dono della Torà, il contrasto vero e più pertinente lo troviamo con la “lettera della creazione” (vedi sopra), ossia la hey. Con Matàn Torà apprendiamo che lo spirito deve infondere la materia per elevarla, quindi da ciò si deduce che non è possibile affermare che materia e spirito sono sullo stesso piano. Tuttavia, rimane il fatto che dopo Matàn Torà l’importanza dell’agire nel modo della materia non solo è positivamente sottolineato, ma rappresenta lo scopo stesso della creazione. Quindi la posizione di Kòrakh difficilmente poteva essere rigettata in toto ricorrendo solo a questo episodio, se pur fondamentale per la storia umana.

Invece, dalla lettera hey, dalla sua stessa struttura, il “progetto della creazione”, si evince chiaramente la gerarchia, il distacco tra lo spirito e la materia, tra il pensiero e l’azione. Inoltre, le guide del popolo ebraico di ogni generazione, compreso ovviamente Moshè, sono paragonate alla “testa”, rosh in ebraico, non certo casualmente.

La “testa” il pensiero, lo spirito, sono a un livello più alto del corpo, la “materia”, poiché gli permettono di collegarsi con il divino. Allo stesso modo il ruolo di Moshè era fondamentale per la sopravvivenza e il compimento della missione del popolo ebraico. Sovvertendo questo ordine Kòrakh avrebbe rischiato di distruggere lo stesso progetto della creazione, assieme al popolo ebraico che, senza guide spirituali ben definite, sarebbe caduto nell’anarchia non potendo più adempiere allo scopo della creazione come voluto da D*o.

In ultimo rimane da rispondere a una domanda che potrebbe sorgere. Quale coerenza è possibile individuare nei diversi approcci che Kòrakh usa per cercare di assumere il controllo del popolo ebraico? Pur essendo tutte delle deviazioni che portano a uno squilibrio e alla discordia, esse si fondano su filosofie diverse che si possono concretizzare in comportamenti differenti.

La risposta è che Kòrakh è talmente preso dall’invidia che usa ogni strumento possibile mettere in dubbio la leadership di Moshè, al fine di prendere il suo posto. Pertanto prima Kòrakh cerca di delegittimare in toto il ruolo stesso di Moshè, Khet, poi cerca di mettere in dubbio l’efficacia dei precetti da lui trasmessi e la lezione appresa dopo il Dono della Torà, Kuf e Resh.

kuf – ק, resh – ר , khèt – ח
L’archetipo di ogni divisione

Giunti a questo punto è possibile approfondire perché nel Talmud e nella Torà è scritto: e non divenga come Kòrakh e la sua congregazione. Una sorta di “anatema” che mette in guardia ogni persona, in ogni generazione, dalla disputa e della conseguente discordia simboleggiata da Kòrakh (vedi inizio testo).
Le tre lettere che rappresentano le tre deviazioni ideologiche e le tre lamentele, sono l’archetipo, il prototipo, di ogni tipo possibile di divisione: nei confronti di Dio e tra e dentro l’uomo.

1) La kuf divide la parte materiale da Dio e dalle altre facoltà umane, isolando e mortificando le qualità intellettive presenti in ogni essere umano e da chi non è in grado trasformare la materia.

2) La resh divide la parte spirituale dal resto della creazione, non riconoscendo l’importanza della materia nei progetti divini, perché isola l’essere umano dal resto del mondo e dagli altri uomini che non sono all’altezza delle alte vette spirituali.

3) La khet, negando ogni differenza e livellando materia e spirito allo stesso piano, divide gli uomini nel modo peggiore inducendoli verso un caos anarchico, senza gerarchie e senza riconoscere i meriti individuali. Non apprezzando le diverse qualità e livelli raggiunti sia nel campo materiale, sia in quello spirituale ogni sforzo o successo diventa privo di importanza reale. Inoltre, negare l’ordine della creazione rende difficile, se non impossibile, collegarsi alla volontà divina per realizzare lo scopo di santificare e elevare la materia.

Quindi la divisione espressa da Kòrakh è molto di più di quello che sembra. È la divisione tra spirito e materia, tra lo scopo dell’uomo di cambiare questo mondo e la volontà di Hashèm che ci ha chiesto di cambiarlo. Queste sono le fonti di tutte le divisioni e ideologie che separano dal Creatore, il mondo e lo scopo della sua esistenza.

Da un approfondimento del Rebbe di Lubàvitch Likuté Sikhòt vol VIII

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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