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La Parashah della Settimana Lekh lekha “Vai, per te”, a cura di rav Shlomo Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci a un nuovo appuntamento con la Parashah della Settimana – Lekh lekha, לֶךְ-לְךָ “Vai, per te” (Bereshit, Genesi 12.1-17.27) – a cura di rav Shlomo Bekhor. Ricordiamo che chiunque volesse scaricare la porzione settimanale di Torah può farlo al seguente link, grazie a Torah.it

23 Markheshvan 5781 – 31 Ottobre 2020
Parashà di Lekh Lekha
Accensioni lumi per Milano: venerdì ore 16.50
Shabbat finisce a Milano: ore 17.59

לעילוי נשמת אבי מורי ורבי ועטרת ראשי
יעקב בן רחל ושלמה

In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo
Mamash Edizioni Ebraiche | Virtual Yeshiva

i maestri del Talmud affermano (Yomà 28, 2) che i patriarchi del popolo ebraico, Abramo, Isacco e Giacobbe, erano così “in sintonia” con Hashèm che osservavano volontariamente tutte le mitzvòt (comandamenti) della Torà, anche prima che fossero state rivelate e date sul Monte Sinày. Tuttavia, nella porzione della Torà di questa settimana, Lekh Lekhà, D*o ordina ad Abramo di circoncidere sé stesso e “…Ogni maschio della sua famiglia” (Bereshìt/Genesi 17, 10).

A questo proposito, può sorgere una domanda: se Abramo ha effettivamente osservato l’intera Torà, perché non si era già circonciso? Perché ha aspettato un “invito speciale”, per così dire, da parte di Hashèm?

Un versetto verso la fine della Torà recita (Devarìm/Deuteronomio 30,12): “La Legge (Torà) non è nei cieli, tanto che si potrebbe dire: ‘Chi può salire per noi nei cieli e prendercela…?’”. Apparentemente questo versetto non centra nulla con l’argomento che stiamo trattando, invece proprio da qui possiamo trovare le risposte che cerchiamo. Ma prima bisogna prima capire bene i significati nascosti dietro al precetto della circoncisione.

(continua sotto)

Virtual Yeshiva: se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid! 600 Shiurim online divisi per argomenti. Non perdere l’appuntamento con la parashà mistica e psicologia nella Torà

Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

Lekh Lekha
Nuova lezione atomica
3° Lekh Lekhà: Io sono io, perché sono io 

https://www.facebook.com/shlomo.bekhor/posts/10158727535145540

 

Come mai il primo comandamento monoteistico al mondo che Hashèm da ad Avrahàm è Lekh Lekhà? Come mai è così importante questo comandamento al punto di essere l’inizio di tutte le religioni monoteistiche?

Avraham: come cambiare le nostre abitudini
Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:

LEKH LEKHA 5767 AVRAHAM-COME CAMBIARE LE NOSTRE ABITUDINI

Al seguente link potrai scaricare la lezione della parashà di questa settimana:
http://www.virtualyeshiva.it/files/06_11_02_lekhlekha5767_cambiareabitudini_avramcombatte4re_liberarelot_letterenomeenergiavitale.mp3

Per le altre lezioni:
https://virtualyeshiva.it/2020/10/26/lekh-lekha-5773-6-lezioni-precedenti/

Per saperne di più si può scrivermi una mail o collegarsi al seguente link:

La mistica della circoncisione

Alcune Lettere per Due Circoncisioni. Dalle lettere iniziali di ogni parola ebraica della Torà è possibile risalire al significato “nascosto” e mistico che si cela dietro a quello semplice. Qui ci serviremo della tecnica esegetica cabalistica chiamata “notarica o notaricon” la quale consiste nell’ottenere nuove parole – e quindi nuovi significati – dalle prime o dalle ultime lettere di una frase (ovviamente dall’originale ebraico).
Pertanto è possibile comprendere meglio i significati celati dietro una parte della frase nel versetto sopra citato: “Chi può salire per noi nei cieli…” :  מי יעלה לנו השמימה

Le prime lettere delle parole di questa frase formano la parola “circoncisione”, in ebraico “milà”: ה- ל- י- מ
Mentre le ultime lettere di ogni parola formano l’ineffabile Nome di quattro lettere di Hashèm, il Tetragramma: ה- ו- ה- י.
Queste due diverse combinazioni di lettere sono correlate a due versetti della Torà che parlano della circoncisione:
1) “E circonciderete il prepuzio del vostro cuore” (Deuteronomio 10, 16) = “milà”;
2) “E il Signore, il tuo D*o, circonciderà il tuo cuore” (Deuteronomio 30, 6) = Hashèm.

La prima cosa che si può notare è che mentre il primo versetto si riferisce alla circoncisione, milà, del nostro cuore, ossia quella eseguita da noi; il secondo, si riferisce alla circoncisione del cuore eseguita da Hashèm. Quindi, questi due versetti ci insegnano che in realtà esistono due diversi tipi di circoncisione.

1) Circoncidere il Cuore

Il primo versetto, “E circonciderete… cuore”, si riferisce a un certo tipo di legame con D*o, quello che scorre dal basso verso al “cielo”. Esso è il risultato del nostro sforzo di elevarci, di essere “più vicini” ad Hashèm, mettendo da parte tutte le preoccupazioni mondane, “estranee”. Preoccupazioni che sono viste come una sorta di “guscio” o “copertura”, – (simboleggiato dal prepuzio tolto nella circoncisione) che impedisce al nostro vero amore per Lui di penetrare dentro al nostro cuore.

Questo è il principio fondamentale del pentimento che letteralmente in ebraico significa “ritorno”, come è scritto nel versetto (Deuteronomio 30, 2): “E tu ritornerai ad Hashèm, il tuo D*o”, ovvero di sforzarci di mettere da parte ogni preoccupazione superficiale per le questioni mondane – che possono distogliere la nostra attenzione dal vero scopo di amare e servire D*o – al fine di rivelare la Sua presenza dentro e fuori di noi.

Solo attraverso l’amore per D*o possiamo trovare la forza per ritornare a Lui. A volte, in alcuni frangenti della vita, rischiamo di attaccarci eccessivamente alla parte materiale dell’esistenza, alla mondanità, e una volta che ci accordiamo di esserci, con un tale comportamento, allontanati da D*o, ossia al nostro scopo nella vita, occorre sforzarsi di “tornare” a Lui.

L’unico modo per farlo è quello di “rompere e gettare”, ossia “circoncidere” una parte di noi: le cattive abitudini e inclinazioni (la dura scorza che ricopre il nostro cuore), rivelando in questo modo la nostra vera natura quella spirituale della nostra anima.
Non a caso nel Talmud (Sanhedrìn 97b) è scritto che “quando si realizza la teshuvà (pentimento-ritorno), vi sarà la redenzione dall’esilio”.

Il Talmud si riferisce al riscatto dall’esilio personale della nostra anima che è nascosta, “esiliata”, dalle preoccupazioni materiali e tentazioni della vita. Solo quando cerchiamo sinceramente di liberarci da queste preoccupazioni materiali “estranee”, nel tentativo di avvicinarci a Dio, solo allora saremo pronti per essere riscattati totalmente dall’esilio a livello universale.

In sintesi, questo primo tipo di “circoncisione” rappresenta i nostri sforzi sinceri per avvicinarci a Dio, come comandato dalla Torà, al fine di uscire dal proprio esilio.

2) La Circoncisione di D*o

Il secondo tipo di circoncisione è legato al versetto, sopra citato: “E il Signore, il tuo D*o, circonciderà il tuo cuore”. Qui la Torà si riferisce alla rivelazione Divina che scorre dall’alto verso il basso che “circoncide” l’essere umano come premio per i suoi sforzi di raggiungere D*o, attraverso il percorso spirituale nel primo “tipo” di circoncisione.

Rivelazione che porterà alla redenzione e alla fine dell’esilio come è scritto nella Torà (Deuteronomio 30, 5): “E il Signore il tuo D*o ti porterà nella terra di Israèl e Egli ti farà del bene”. Questo versetto è un’allusione a questo secondo tipo di circoncisione: prima della redenzione grazie al nostro “ritorno”, pentimento, dovevamo cercare di rimuovere il “prepuzio” che nasconde D*o dalla nostra percezione; dopo la redenzione Hashèm stesso si rivelerà a noi “E il Signore… circonciderà…”.

E non solo! Il versetto, infatti, prosegue affermando che “Egli ti farà del bene”: qui si allude a un livello particolarmente sublime di Rivelazione divina che, secondo la tradizione, fu nascosta da D*o all’inizio dei tempi per il godimento dei giusti nel futuro messianico a venire.

Come è lo scritto nel versetto dei Salmi (31, 20): “Quanto è grande la tua BontàO che hai nascosto per coloro che ti temono”. La rivelazione di questa “bontà” nel futuro messianico sarà ancora più grande delle rivelazioni sperimentate dai patriarchi. Questa grande rivelazione è simbolizzata dalla circoncisione che D*o stesso farà nei nostri cuori. Tale tipo di circoncisione è “personificata” nella figura di Moshè, il quale già dalla nascita possedeva questo livello, poiché nacque già circonciso, come è scritto (Esodo 2, 2): “E lei [la madre di Moshè] vide che era bene”; ossia come nel versetto e nei Salmi, la parola “bene, bontà” si riferisce alla “circoncisione” di D*o.
Da questo si deduce come tra i due distinti livelli spirituali, ciascuno indicato come circoncisione, il primo, quello iniziato da noi con la nostra fatica, è considerato un prerequisito dell’altro.
Questo concetto è alluso dal primo verso che abbiamo analizzato: “La Legge (Torà) non è nei cieli… ‘chi può salire per noi nei cieli e prendercela?’”. Come a dire che non è possibile “portare a terra” fino a noi la Torà, perché è “nei cieli”.

Invece, D*o ci ha dato la Torà in modo che potessimo vivere secondo essa e relazionarci con Lui – dal “basso” verso “l’alto”.
Come detto sopra le prime lettere della frase “Chi può salire per noi nei cieli…” forma la parola “circoncisione/milà”. Ossia quando noi ci eleviamo, trasformando noi stessi attenendosi dal perseguire i nostri desideri materiali raggiungiamo la prima circoncisione.

Come “regalo” Hashèm ci permette di giungere alla seconda fase dell’elevazione spirituale che l’uomo da solo non potrebbe raggiungere: l’assenza da ogni desiderio materiale, come i tzaddikìm, giusti. Questo versetto ci spiega come possiamo meritare questo secondo livello: attraverso la prima circoncisione del “cuore”, D*o ci dona la circoncisione fisica, che corrisponde a quella spirituale. Quindi la circoncisione fisica ci rende in grado di ricevere la seconda millà. Attraverso la legge della Torà, Hashèm, ci mette in grado di ricevere e rendere fattibile questo completo stato di elevazione.

Perciò D*o ci ha dato norme e precetti che possiamo capire e osservare, qui in questo mondo. Pertanto il senso dell’inizio del versetto: “La Legge (Torà) non è nei cieli…”, infatti, poiché è alla nostra portata, qui la Torà è già in questo mondo al fine di elevarci verso Hashèm!

Una Meravigliosa Discesa

Ora, a prima vista, il concetto appena esposto può sembrare sconcertante. La Torà rappresenta e contiene la saggezza della volontà di D*o? Come può la saggezza di D*o essere alla nostra portata? La risposta è che D*o, l’Onnipotente, ha permesso e voluto che la Sua saggezza e volontà possano essere “afferrate” e addirittura eseguite fisicamente con le mitzvòt.

Questa meravigliosa “discesa” della Torà, dal cielo fino alla terra, è simboleggiata dalle quattro lettere del Nome di Hashèm, il Tetragramma: la prima, YUD י sembra un piccolo punto, come a rappresentare la “condensazione” della sapienza divina in una forma comprensibile per noi; la seconda, HEY, ה assomiglia a un quadrato, la cui larghezza e lunghezza simboleggia l’espansione di quel punto, yud, in queste due dimensioni; la terza lettera, VAV, ו è una linea verticale diritta che rappresenta la discesa della Torà dal cielo fino alla nostra terra; l’ultima lettera, un’altra HEY, ה rappresenta l’espansione della sapienza della Torà dalla verticalità della vav nelle dimensioni della larghezza e lunghezza come simboleggiate da questa lettera.

Pertanto dato che il Tetragramma, il Nome Hashèm, rappresenta e permette la discesa della Torà al nostro livello, essa è chiamata “La Torà di Hashèm” (il nome composto dalla quattro lettere). Adesso possiamo comprendere perché sono le ultime lettere delle parole nel versetto, “Chi può salire per noi nei cieli…”, מי יעלה לנו השמימה (e non le prime) che compongono il nome Hashèm : ה- ו- ה- י : il secondo livello rappresentato da queste lettere è quello sublime e “paradisiaco” di “E D*o ci circonciderà”.

Il secondo motivo è che essendo quest’ultimo un livello molto elevato è “nascosto” dietro alle prime lettere quelle del livello per così dire più alla portata dell’essere umano. Livello che può essere raggiunto solo dopo che si è ottenuta la redenzione legata alla frase e “Circoncidere il cuore” che è rappresentato dalle prime lettere del versetto che formano la parola milà, “circoncisione” ה- ל- י- מ.

Dal momento che questo livello sublime della circoncisione è davvero paradisiaco esso è rappresentato dalle prime lettere della frase, mentre le seconde lettere, nel versetto, “Chi può salire per noi nei cieli…”, rappresentano il Tetragramma del nome di Hashèm. Ma perché la discesa della Torà o almeno la nostra capacità di comprendere la Saggezza Divina è messa al secondo posto, rispetto alla nostra circoncisione, al nostro pentimento e “ritorno a D*o”?

Torà vs Teshuvà: i tredici attributi

Il fatto che il livello più alto di circoncisione, il primo, quello che noi da soli possiamo raggiungere (attraverso il pentimento e quindi il perdono dei peccati) è considerato più sublime della Torà (quella che noi possiamo comprendere in questo mondo) ci è offerta un brano del Talmud (Nedarìm 31b): “Grande è la circoncisione, poiché riguardo ad essa furono stabiliti tredici patti”.

Un patto rappresenta qualcosa che trascende la comprensione intellettuale: due amici potrebbero stabilire un patto tra loro, per esempio, di non mettere mai in discussione la loro amicizia qualsiasi cosa possa succedere. Quindi, anche se uno dei due fa un torto così grande all’altro che secondo logica dovrebbe mettere fine alla loro amicizia, il ricordo del patto, il vincolo che nasce da esso, può superare ogni difficoltà e mantenere salda l’amicizia, anche conto ogni logica umana e convenienza.

La frase talmudica “Grande è la circoncisione” allude al livello di “D*o circonciderà i nostri cuori”, che, come discusso sopra, trascende la stessa Torà, intellettualmente comprensibile. Associando questo livello con quello del “patto” il Talmud vuole insegnarci un concetto molto importante: “Tredici patti” corrispondono ai “Tredici attributi della misericordia” divina, che sono considerati a un livello spirituale più alto della Torà.

Il motivo di questi è perché i tredici attributi sono essenziali per espiare le trasgressioni della Torà e quindi permetterci di completare la teshuvà. Tuttavia, Affinché questo sublime livello di “Grande circoncisione” possa avvantaggiare noi creature di questo mondo, questi tredici “patti” sovra-razionali sono necessari, perché devono realizzare qualcosa che è impossibile realizzare in una prospettiva strettamente razionale. Proprio come rappacificare due amici che litigano, ossia noi con Hashèm.

Raggiungere il Grande Bene

Ora possiamo capire perché Abramo ha adempiuto tutta la Torà ma non ha eseguito la mitzvà della circoncisione, finché non gli è stato ordinato da Hashèm. Il grande patriarca, volendo avvicinarsi il più possibile a Hashèm, osservò per primo tutte le mitzvòt della Torà nel tentativo di meritare la rivelazione del livello di “Grande circoncisione” discusso sopra: la completa teshuvà, legata al versetto di “E circonciderai il… cuore”, il primo livello che permette all’uomo di “Salire in cielo” partendo dal basso e di ricevere in regalo la “Circoncisione da D*o” ricevendo il “Grande Bene”, come quello ottenuto da Moshè fin dalla nascita.

Il fatto che Abramo riuscì nel suo intento è meravigliosamente accennato nel versetto della Genesi (17, 26), “In mezzo a questo giorno, Abramo si fece circoncidere…”. Nel versetto non è scritto “Si circoncise”, con la forma verbale attiva, bensì è scritto “Si fece circoncidere” con la forma passiva. La forma attiva avrebbe implicato il raggiungimento del “primo livello” di circoncisione associato al verso: “e tu circonciderai il… cuore”, ma Abramo avendo già raggiunto quel livello, ora era degno di “e Dio… ti circonciderà” da cui la parola, “Abramo fu circonciso”, ossia fu circonciso da Hashèm.

Questo è anche il motivo per cui nel versetto della Genesi è scritto “in mezzo”: parola che in ebraico significa anche “essenza”, ossia l’essenza di questo giorno. La frase “Questo giorno” implica un giorno particolare; il riferimento è al periodo di tempo successivo al “premio”, la benedizione infinita di Hashèm che viene chiamata “Un giorno completamente buono”, una allusione al periodo messianico. L’essenza e la caratteristica principale di questo giorno messianico è la rivelazione di quel grande bene discusso sopra, e quando questo livello fu rivelato ad Abramo e allora, solo allora meritò la circoncisione da parte di Hashèm.

Possa Mashìakh rivelarsi nei nostri giorni e completare la seconda circoncisione, Amen.

Scritto tratto dall’opera chassidica Torà Or (Rabbi Shneur Zalman di Ladi) relativo alla parashà Lekh Lekha di questa settimana

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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