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Parashah della Settimana: edizione dedicata a Sukkot, a cura di rav Shlomo Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat shalom e chag sameakh. Inizia questa sera, infatti, in contemporanea con lo Shabbat, la settimana di sukkot una delle tre feste del pellegrinaggio. La rubrica si questa settimana, dunque, come sempre curata da rav Shlomo Bekhor, sarà incentrata su questa festività. 

15 Tishrè 5780 – 03 Ottobre 2020
Sukkot 
Accensioni lumi per Milano: venerdì ore 19 
Shabbat finisce a Milano: ore 20.03

לעילוי נשמת אבי מורי ורבי ועטרת ראשי
יעקב בן רחל ושלמה

In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

a partire da venerdì sera 2 ottobre iniziano i sette giorni più allegri dell’anno…

Il matrimonio più gioioso dell’anno
Sukkòt, la Festa delle Capanne

La Ricette per Essere Felici? Non Arrabbiarsi! Il grande maestro Chafetz Chaim, una delle colonne portanti dell’ebraismo della prima metà del secolo scorso, mentre il Sukkòt si avvicinava, costruì la sukkà nel posto dove veniva allestita regolarmente ogni anno. Tuttavia sua moglie, a lavoro terminato…, gli disse: “penso che sarebbe stato meglio mettere la sukkà dall’altra parte del cortile”.

Quando il grande tzaddìk sentì queste parole, non disse una nulla, nonostante tutto il tempo impiegato, la grande fatica e l’abitudine di costruire la sukkà per decenni in quel posto. Pertanto, prontamente, smontò la sukkà e la ricostruì nel luogo indicato dalla moglie. Dopo che la sukkà era nel nuovo posto, sua moglie uscì di nuovo, guardò attentamente, poi si rivolse a suo marito e disse: “In effetti ho sbagliato, il primo posto dove hai sempre messo la sukkà era decisamente migliore”. E ancora il Chafetz Chaim la smantellò e la mise in piedi nel primo luogo con tantissima “Santa pazienza”. Da questo aneddoto impariamo quanto è importante la “pace della casa”.

È meglio costruire e distruggere la sukkà più volte che arrabbiarsi, anche una sola volta! Il successo nella vita passa solo tramite la moglie che è la sukkà quotidiana che ci accompagna sempre e tramite l’unione della coppia!
(continua sotto)

Shabbat Shalom e Khag Sameakh
Rav Shlomo Bekhor

Virtual Yeshiva

se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid: 600 Shiurim online divisi per argomenti. Non perdere l’appuntamento con la parashà mistica e psicologia nella Torà. Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

Sukkot: il calore di un abbraccio 
Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:

SUKKOT 5771 – IL VALORE DI UN ABBRACCIO


Al seguente link potrai scaricare la lezione della parashà di questa settimana:

http://www.virtualyeshiva.it/files/10_09_26_sukka_abbraccio_2tipiamore_maritomoglie.mp3


Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:

http://www.virtualyeshiva.it/2011/10/12/sukkot-5772-quando-le-nazioni-unite-uniscono-una-nazione/

Al seguente link potrai scaricare la lezione della parashà di questa settimana:

http://www.virtualyeshiva.it/files/11_10_11_sukkot5772_sukkot_jobs_quattropiante_scuotere.mp3

Al seguente link il video:


Il matrimonio più gioioso dell’anno 
Sukkòt, la Festa delle Capanne

(continua da sopra)

Matrimonio e Felicità

La Torà ci comanda durante questo periodo: “Per sette giorni dimorerete nelle capanne”. Nello spiegare questa mitzvà, i nostri Saggi spiegano che, per la tutta la durata della festa di Sukkòt, queste piccole capanne con tetti di rami e frasche vanno considerate come se fossero le nostre case.

Tutto ciò che è utile per la quotidianità dovrebbe essere portato fuori dalla casa e introdotto all’interno di esse, poiché è detto: “Una persona dovrebbe mangiare, bere, rilassarsi… e studiare nella sukkà”.  È scritto nel libro dei Proverbi: “Conoscerlo in tutte le nostre vie”, ovvero che la presenza di Hashèm risiede non solo al tempio o presso un luogo di studio, ma in ogni dimensione e angolo delle nostre vite.

Questo concetto diviene molto chiaro mentre dimoriamo in una sukkà. In tal modo comprendiamo che ogni nostra azione può servire come mezzo per entrare in contatto con nostro padre in cielo e collegarsi alla Sua essenza. Nessuna altra mitzvà ci avvolge come la sukkà.

Cerchiamo di approfittare e dedicare quanto più tempo in sukkà che è fonte di benedizione e protezione e grande successo per tutto l’anno. Tuttavia la caratteristica principale di Sukkòt è la gioia, ma non una semplice e generica gioia, come molte altre feste. Infatti, questo periodo è considerato quello più gioioso dell’anno: zman simkhatenu, in ebraico “periodo gioioso”. Perché, tra tutte le tre feste di pellegrinaggio – Shalosh Regalìm – Sukkòt è la più allegra? Pèssakh no, Shavuòt no e questa si? Inoltre cosa centra questa festività con il successo matrimoniale?

Un matrimonio durato 123 giorni

Per capire questo dobbiamo andare indietro al periodo in cui Hashèm ha fatto uscire il Suo popolo dall’Egitto, per sposarsi con lui attraverso il patto della Torà. L’ordine delle tre feste di pellegrinaggio (Shalosh Regalìm) partono da Pèssakh che simboleggia la nascita e da Shavuòt che rappresenta il matrimonio, poiché prima c’è la nascita e poi ci si sposa. Come in ogni unione ci sono delle regole, anche in questo “matrimonio” ce ne sono: D*o si impegna a non abbandonare il suo popolo e proteggerlo, mentre Israèl si impegna a rispettare i Suoi comandamenti, le Sue leggi e divulgare così, al mondo intero, che c’è un solo D*o nel mondo e nei cieli.

Come è scritto nel Cantico dei Cantici (3, 11): “nel giorno del suo matrimonio”. Il Talmud Taanìt spiega che questa frase si riferisce al Dono della Torà sul monte Sinày. Proprio nel Nome Israèl troviamo questo concetto: le prime due lettere IS יש formano la parole YESH – C’È; mentre le ultime due formano la parola El אל D*o. Ovvero dal combinato di queste frasi si forma la parola: “Cìè un solo D*o!”. Questa frase sintetizza la missione di Israèl nel mondo e il significato profondo della sua esistenza è celato nel suo nome Israel.

Pertanto le tre feste, che iniziano con Pèssakh, sono consequenziali, una sorta di salita e una progressione spirituale. Tuttavia rimane da spiegare che significato ha Sukkòt, l’ultima delle tre? Per capire dobbiamo analizzare meglio il concetto del “matrimonio, patto d’unione” con Hashèm: Il 6 di Sivàn D*o si rivela sul Monte Sinày e proclama i 10 comandamenti, annuncia le Sue condizione al popolo di Israèl.

L’indomani, il 7 di Sivàn, Moshè sale sulla montagna per prendere tutta la Torà scritta e orale; l’intero patto, la Ketubà – il contratto matrimoniale e rimane lì 40 giorni, fino al 16 di Tamùz. Nel frattempo la “sposa” Israèl rimane sotto il baldacchino nuziale in attesa di completare il matrimonio.

Alla fine di questi giorni, la sposa tradisce lo “sposo” con il peccato del vitello d’oro, prima ancora di celebrare il matrimonio. Quando Moshè ritorna, rompe le prime tavole e non consegna la Torà al popolo, poiché è meglio che il matrimonio non venga completato, se la “sposa” ha commesso adulterio.

Cosi per difendere Israèl, Moshè impedisce la “firma del contratto matrimoniale”. Tuttavia, successivamente, avviene il chiarimento! Si comprende che non è stata la sposa a tradire, bensì il miscuglio di popoli l’erev rav che ha causato il peccato del vitello. Allora viene ordinato di continuare a celebrare il matrimonio. Per riconciliare i due sposi e convincere il “marito” a concludere il matrimonio (visto che la sposa non l’ha tradito, ma i suoi amici si) Moshè risale l’indomani per portare il nuovo contratto (Shemòt 32, 30): “E fu all’indomani… adesso salirò di nuovo per espiare…“. Questo giorno era il 18 di Tamùz. Dopo un secondo ciclo di 40 giorni Mosè ridiscende (il 28 di Tamùz), senza buone notizie, ma almeno riesce a bloccare l’ira divina, infatti dice al popolo che il “Marito, Hashèm” non si è ancora calmato e persuaso che la sposa è innocente.

Quindi dice alla “sposa” che deve supplicare il perdono, anche se non era veramente colpevole, poiché è rimasta inerme di fronte all’umiliazione dello sposo (tranne i leviti, nessuna delle tribù si è opposta al peccato del vitello d’oro). Dopo la richiesta di perdono Moshè, assieme alle preghiere del popolo, risale per un terzo ciclo di 40 giorni, il 29 di Av.

Questa volta, anche grazie alle richieste di perdono del popolo, alla fine di questi 40 giorni, il 9 di Tishrè, arrivano le Seconde Tavole. Il giorno dopo, il 10 di Tishrè, arriva il perdono per il peccato più grave commesso da Israèl in tutta la sua storia.
Dopo il terzo ciclo di 40 giorni D*o dice a Moshè che avendo lui strappato il contratto originale (con la rottura delle prime tavole) di sua iniziativa, ora il nuovo contratto lo deve preparare lui scolpire i blocchi di zaffiro.

Quindi Moshè prepara le seconde tavole che vengono consegnate il giorno di Kippùr, dando così il perdono al popolo. Per questo Hashèm stabilisce che Kippur è il grande Giorno del perdono, poiché come Hashèm ha perdonato la prima volta, anche in futuro, Dio perdonerà il suo popolo.

La Festa delle Nozze

Finalmente dopo 123 giorni si completa la cerimonia nuziale e adesso si può finalmente festeggiare queste nozze quasi “infinite” e dato che lo sposo è “gentilmen” e sa che la sposa ha bisogno di tempo per preparativi, gli concede 4 giorni per organizzarsi (da Kippùr a Sukkòt).

Secondo l’Arizal ognuno di questi giorni rappresenta e illumina una lettera del NOME del tetragramma י-ה-ו-ה),) per cui questi 4 giorni hanno una grandissima luce spirituale. Così arrivano i festeggiamenti proprio sotto la capanna che è “l’ombra di D*o” (Zohàr – libro dello splendore) dove si trova lo sposo.

Quando ci troviamo sotto un tetto di cemento rischiamo di illuderci che la protezione arriva dalla materia e non dal Padre Eterno. Perciò la Sukkà deve avere un tetto bucato, per far entrare l’acqua, in caso di pioggia, per ricordarci che la nostra esistenza e protezione è solo da Hashèm, poiché appunto siamo sotto ‘l’ombra di Hashèm’.

Per questo andiamo all’esterno in una umile dimora e  viviamo lì per 7 giorni, poiché la festa di Sukkòt è la festa che ci insegna a trascurare la materia: senza tappeti, senza lussuosi lampadari, ma molto più vicini a Dio. Più siamo immersi nella materia e più ci stacchiamo dallo spirito!

Quando arriva Sukkòt ci troviamo nei 7 giorni di festeggiamenti Sheva Brakhot, del matrimonio che è iniziato a Shavuòt, ma non si è concluso fino a Kippùr, per questo è il periodo più allegro dell’anno, perché si conclude il processo iniziato a Pèssakh che termina a Sukkòt, con i festeggiamenti del patto con D*o che vengono celebrati sotto la Sua ombra e protezione.

Non a caso Sukkòt è una festa internazionale e preghiamo per tutte le nazioni esistenti al mondo nel loro credo e costumi. Questo perché la felicità rompe tutte la barriere e ci da la forza di portare benedizione a tutto l’universo. Con l’augurio di caricarci con tantissima gioia di vita per un anno intero e che la gioia che noi tutti avremmo in questo periodo possa avvicinare ancora di più la venuta di Mashìakh, presto ai nostri giorni Amen
Rav Shlomo Bekhor

Ps. Se ci capiterà un matrimonio con tanto di ritardi e disagi, non prendiamocela con gli sposi! Poiché il nostro primo matrimonio è durato ben 123 giorni…

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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