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La Parashah della Settimana ovvero se Rosh HaShana cade di Shabbat

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Parashah della Settimana

29 Elul 5780 – 19 Settembre 2020
Rosh HaShana due giorni: Shabbat e Domenica
Domenica sentire lo shofàr
accensioni lumi per Milano venerdì ore 19.15
Shabbat finisce a Milano: alle ore 20.17

לעילוי נשמת אבי מורי ורבי ועטרת ראשי
יעקב בן רחל ושלמה

In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

Il Baal Shem Tov (fondatore del chassidismo) racconta una storia sul suono dello Shofàr, nel giorno di Rosh Hashanà:
Un re, molto potente, aveva un solo figlio a cui il re voleva un gran bene e per questo lo mandò a studiare in paesi lontani, dandogli tutto il denaro e le conoscenze necessarie.  Tuttavia, il figlio sperperò tutto quello che il padre gli aveva dato, rincorrendo piaceri vani, finché, costretto a vendere tutto e restò senza niente.

Oltre a ciò, non diventò neppure più sapiente e dimenticò persino ciò che aveva appreso in casa di suo padre. Decise allora di tornare a vivere di nuovo in casa del re. Appena arrivato al palazzo, nessuno lo riconobbe e per giunta aveva dimenticato anche la lingua del suo paese. I guardiani all’ingresso non capivano il suo gesticolare, per cui cercarono in tutti i modi di scacciarlo. Il figlio cominciò allora a gridare, e a gridare, con tutte le sue forze e dal più profondo del suo cuore, per farsi sentire dal re, suo padre che alla fine riconobbe la sua voce.

Il re, infatti, gli corse incontro, lo abbracciò, lo invitò a entrare e gli perdonò tutti i suoi errori. Il figlio del re simboleggia l’anima che è scesa nel mondo, in un corpo fisico, per fare mitzvòt e buone azioni. Davanti alle molte tentazioni, però, l’anima si dimentica lo scopo del suo viaggio, e anche di suo padre, il Re-Hashèm e della sua lingua, la preghiera.

L’anima vuole tornare ad Hashèm

e riconoscerlo di nuovo come suo Re, perciò comincia a gridare, un grido che comprende il rimorso per il passato e un nuovo impegno per il futuro. Questo grido interiore è il suono dello Shofàr, un suono profondo dall’essenza dell’anima che non ha parole, perché è al di sopra dei limiti delle parole. Questo richiamo è capace di risvegliare il legame nascosto con il Re-Hashèm che non può essere cancellato anche se in apparenza il figlio si è degradato e non c’entra più col palazzo del re. Ma col suono dello Shofàr si risveglia l’essenza dell’anima, e allora il Re pieno di amore per suo figlio, è pronto a perdonarlo di tutti i suoi errori.

Ognuno dei 613 precetti nell’ebraismo

ha un solo fondamentale scopo: quello di rivelare qui “in basso” un superiore livello spirituale. Nell’avvicinarsi della festività di Rosh Hashanà, il capodanno ebraico la mitzvà più importante è quella di ascoltare e suonare il corno di ariete, il mitico e mistico shofàr.

(continua sotto)

Shabbat Shalom e Shanà Tovà
Rav Shlomo Bekhor

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Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

Rosh HaShana

Lezione video atomica su Rosh HaShana: significato profondo dell’udito grazie a Rosh HaShana: 5 Vitamine, 5 Feste, 5 Sensi. Come il corpo ha bisogno di essere curato , anche l’anima ha bisogna di una ricarica spirituale per illuminare il mondo e compiere la sua missione.

LEZIONE VIDEO ATOMICA SU ROSH HASHANAhttps://youtu.be/ijcPRB8fNTESIGNIFICATO PROFONDO DELL'UDITO GRAZIE A ROSH…

Geplaatst door Shlomo Bekhor op Vrijdag 18 september 2020

 


https://virtualyeshiva.it/2009/09/18/rosh-hashana-5770-quando-rosh-hashana-cade-di-shabbat-perche-non-si-suona-lo-shofar/

Al seguente link potrai scaricare la lezione della parashà di questa settimana: http://www.virtualyeshiva.it/files/09_09_17_roshhashana_cadeshabbat_3aspetti.mp3
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Rosh HaShana: due facce della stessa medaglia.

https://virtualyeshiva.it/2011/09/28/rosh-hashana-5772-due-facce-della-stessa-medaglia/

http://www.virtualyeshiva.it/files/11_09_27_rosh_hashana5772_annullare_richieste_materiali.mp3

Per le altre lezioni:
https://virtualyeshiva.it/category/festivita/rosh-hashana/

Quando Rosh HaShana cade di Shabbat: “Allietare” Hashem 
(continua da sopra)

Quando uno dei due giorni della festa di Rosh Hashanà cade durante lo Shabbàt (come quest’anno 5781), non si suona lo shofàr il corno di ariete di Shabbàt, bensì solo di domenica.

Buone vibrazioni divine

Per apprezzare appieno questa festività proponiamo la seguente analogia. La natura umana è tale che quando un individuo fa un favore a un altro, il destinatario si sente automaticamente più vicino, più caloroso, nei confronti del “donatore”.

Non solo, ma la grandezza delle “buone vibrazioni” che il ricevente prova nei confronti del donante sono quasi sempre commisurate all’entità del benefico: prestare una matita è ben diverso che prestare del denaro, ad esempio. Una persona che presta denaro a un amico nel momento del bisogno provocherà nel beneficiato dei sentimenti di gratitudine nei suoi confronti, molto radicati e interiorizzati.

È inutile dire che la buona volontà

appena evocata sarebbe relativamente superficiale rispetto alla travolgente sensazione di vicinanza che risulterebbe se una persona salvasse la vita di un altro. Il nostro rapporto con D*o è simile, in quanto ogni volta che una persona esegue una mitzvà, “si avvicina, si connette” maggiormente con Hashèm.

Infatti, la stessa parola mitzvà è etimologicamente correlata alla parola tzav – “connessione”. Quindi eseguire le mitzvòt ha un effetto analogo nel rapporto tra uomo e D*o e uomo e uomo. Ma non solo questo! L’esecuzione di una mitzvà evoca una risposta positiva da Hashèm, ma la “profondità e l’intensità” – allegoricamente parlando – dei “buoni sentimenti” di D*o per noi, dipende dal tipo e dal modo in cui adempiamo alla mitzvà: lasciare cadere un euro in una cassetta di beneficenza è ben diverso (in termini di risposta benevolente di Hashèm) rispetto ad aiutare un povero, ad esempio, procurandogli del cibo, vestiti e un lavoro e via dicendo. La “risposta” di D*o nei nostri confronti sarà proporzionata e molto “più profonda e calorosa”.

Un Giudizio Regale

Ora una delle mitzvòt chiave associata a Rosh Hashanà, il tema principale di questa festa, è di proclamare Hashèm Re sull’universo e accettare il suo regno su di noi. Non a caso la ragione per cui preghiamo per il perdono, nel mese di elùl e i primi dieci giorni di Tishrè, è che una delle funzioni di un re è proprio quella di giudicare i suoi sudditi e soddisfare le loro richieste.

Pertanto chiediamo a D*o di trascurare le nostre imperfezioni e degnarsi di essere il nostro Re nonostante tutto e di concederci un anno buono e dolce. In effetti, questo libero arbitrio e la possibilità di sbagliare e le conseguenti richieste di perdono che noi chiediamo sono lo scopo stesso della creazione, che ci spiegano come mai D*o “aveva bisogno” di creare il mondo, e perché non l’ha creato in modo tale che esso fosse completamente dipendente da Lui.

Invece, all’opposto, Hashèm ha creato il mondo con l’apparenza di separazione e indipendenza da Lui, tanto che una persona potrebbe anche non rendersi conto che D*o esiste. Quindi lo scopo stesso della creazione è, al fine, che noi volontariamente accettiamo il governo di D*o su di noi. Quando lo facciamo, dimostrando che la sovranità di Hashèm si estende ovunque, provochiamo in Cielo un vero piacere, per così dire.

Uno shofàr di gioia

Ora, dire che accettare la regalità di D*o su di noi fa emergere la vera gioia di Dio, è in realtà la stessa cosa di cui abbiamo discusso sopra: eseguendo le mitzvòt, portiamo Hashèm più vicino a noi – in modi diversi a seconda della particolare mitzvà. Ovviamente Dio non ha realmente emozioni umane, però Lui ha comunque voluto rapportarsi a noi attraverso la logica umana, come scritto nella Torà.

Ciò che la chassidùt (mistica ebraica) intende in questo contesto, è che rivelare apertamente il regno di Hashèm, dove non era stato precedentemente rivelato, è considerato così di vitale importanza, così prezioso per D*o, da evocare una reazione divina al livello più profondo (simile alle “buone vibrazioni” nel nostro esempio precedente).

In termini mistici, diciamo che D*o si “delizia nella Sua regalità”: accettando la Sua sovranità su di noi rendiamo manifesta, riveliamo, proprio il livello di taanùg-gioia di Hashèm. E proprio questa gioia fa sì che D*o voglia regnare come nostro re, ed è quindi disposto a trascurare le nostre mancanze ed essere comunque il nostro sovrano.

In altre parole, abbiamo la capacità di risvegliare e rafforzare l’attributo di regalità di Dio evocando il sublime livello spirituale misticamente noto come “taanùg-piacere”. Ed è proprio questo il nostro compito a Rosh Hashanà e anche il nostro servizio si basa sull’accettazione del giogo divino e del fatto che solo Lui è il Re del mondo. Infatti solo nel giorno di Rosh Hashanà leggiamo i salmi senza interruzione per 48 ore, più di qualsiasi altra festività, perché dobbiamo risvegliare il nostro annullamento al Creatore, leggendo i salmi con bitùl e sottomissione, pur non campendo il significato.

In particolare, questo livello profondamente radicato di Divinità – il livello spirituale indicato metaforicamente come “piacere” – viene portato fuori solo attraverso la mitzvà del suonare lo shofàr. Questo perché lo shofàr raffigura la nostra sottomissione a Dio come suoi sudditi.

Uno shofàr è fatto del corno di un animale

docile, che simboleggia la volontà di accordare la volontà di D*o con la nostra. Inoltre, il suo suono è un grido penetrante che raggiunge le profondità del cuore e dell’anima di una persona. Questo rappresenta, e di fatto aiuta a stimolare, il nostro sincero legame essenziale radicato nelle profondità dell’anima.

Solo questo profondo livello di impegno verso Hashèm, rappresentato nella mitzvà di shofàr, è in grado di evocare una risposta corrispondentemente profonda da D*o, una risposta al livello sopra indicato come “piacere”.

Con questo, possiamo finalmente capire perché la mitzvà dello shofàr non è eseguita quando Rosh Hashanà cade durante lo Shabbàt. Come accennato in precedenza, tutte le mitzvòt ci collegano con D*o in un modo o nell’altro, e, come spiegato altrove, anche la mitzvà dello Shabbàt ci porta e rivela il livello noto come taanùg-gioia.

In altre parole, il giorno dello Shabbàt stesso riesce a ottenere lo stesso beneficio spirituale che ottiene il suono dello shofàr, quindi non è necessario suonare lo shofàr quando capodanno cade durante lo Shabbàt. In altre parole quando di Rosh Hashanà non suoniamo lo shofàr, non perdiamo la rivelazione che realizza questo precetto, perché questa luce del taanùg-gioia viene comunque rivelata tramite lo Shabbàt che rivela anche lui il taanùg: il piacere che Hashèm ha nella creazione del mondo.

Tocca a noi emettere un suono, grido di pentimento, accettazione e gioia, verso Hashèm, al fine di rivelare apertamente in questo mondo i livelli più interiori e celati di Dio. Grazie a questo, in questa festività, riusciremo a meritare l’arrivo di Mashiàkh, amen.

Tratto da uno scritto di Rabbi Shneur Zalman di Liadi Admur Hazaken – Likute Torà

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