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La Parashah della Settimana: Ki Tetze, כִּי-תֵצֵא “Quando sarai uscito”. A cura di rav Shlomo Bekhor

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La Parashah della Settimana

Shabbat shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci al consueto appuntamento con la rubrica della Parashah della Settimana – Ki Tetze (כִּי-תֵצֵא) “Quando sarai uscito” (Devarim, Deuteronomio 21.10-25.19) – a cura di rav Shlomo Bekhor. Vi ricordo che potrete qui scaricare la settimanale porzione di Torah, grazie al portale Torah.it

Elul 5780 – 28 Agosto 2020
Parashà di Ki Tetze 
Accensioni lumi per Milano: venerdì, ore 19.45 
Shabbat finisce a Milano: ore 20.47

לעילוי נשמת אבי מורי ורבי ועטרת ראשי
יעקב בן רחל ושלמה

In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

Dietro ogni precetto è celato un messaggio di vita. Scaviamo all’interno del precetto di Ben Sorèr Umore e scopriremo uno dei concetti basilari dell’educazione dei figli. Si tratta di una storia coraggiosa e la sua origine è nel testo fondamentale della Cabalà: lo Zohar.

Essa racconta di un momento in cui Moshè discuteva con D*o su una particolare legge della Torà molto strana. Come è noto, i cinque libri del Pentateuco furono dettati da D*o a Mosè, che li ha trascritti. Ciò spiega gli infiniti livelli di significato contenuti in ogni parola, legge ed episodio della Bibbia, poiché riflettono l’infinita mente del loro “autore”.

Eppure, dice lo Zohar (testo alla base di tutta la mistica ebraica), a un certo punto, D*o dettò una legge a Moshè, ma lui si rifiutò di trascriverla nella Torà. La legge, in apparenza dolorosa, è riportata nella porzione di Torà di questa settimana di Ki Tetzè (Deuteronomio 21, 18-21).

«Se un uomo ha un figlio ribelle che non obbedisce alla voce del padre e alla voce di sua madre, e non li ascolta quando lo disciplinano; allora suo padre e la madre lo prenderanno e lo portano ai Saggi e al cancello della sua città e gli diranno: ‘Questo nostro figlio è ribelle. Non obbedisce alla nostra voce. È un profligato e un ubriaco’. Allora tutti gli uomini della sua città lo lapideranno a morte. Devi eliminare il male da te. Tutto Israele sentirà e temerà».

Lo Zohar ci racconta un importante retroscena. Dice D*o a Moshè: “Scrivi!” E Mosè risponde: “Maestro dell’universo possiamo togliere questo precetto: ci sarà mai un padre che ucciderà suo figlio?!”.

D*o gli risponde: “Capisco la tua opinione, ma devi scrivere e sarai ricompensato. Sai molto, ma so [molto] di più”. Moshè non riesce ancora a muoversi, non accetta questa legge apparentemente insensata e orribile. Solo dopo che D*o mostra a Moshè la più profonda interpretazione mistica di questa legge, in quanto descrive la drammatica storia del popolo ebraico, Moshè accetta.

Egli trascrive la legge nel testo biblico solo dopo aver appreso che questa trasmette verità mistiche, piuttosto che letterali. Solo allora Moshè trova il conforto per procedere.

(continua sotto)

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

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Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

Ki Tetze, nuova lezione
La Torah: il primo libro che rispetta gli animali. Non trebbiare quando il toro ha una museruola (Deut. 25, 4)

NUOVA LEZIONE ATOMICALA TORA: IL PRIMO LIBRO CHE RISPETTA GLI ANIMALINon trebbiare quando il toro ha una museruola (Deut. 25, 4)Siamo più vicini alla materia o allo spirito?La Torà ci illumina sulla nostra vera essenza!

Posted by Shlomo Bekhor on Friday, August 28, 2020

 

 

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KI TETZE:
LA VERSIONE TALMUDICA DEL ROMANTICISMO
3 opinioni Talmudiche riguardo a quando è lecito divorziare, in realtà esistono 3 tipi di matrimonio.
Qual è il matrimonio ideale?

Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:

KI TETZE 5771 – LA VERSIONE TALMUDICA DEL ROMANTICISMO

Al seguente link potrai scaricare la lezione della parashà di questa settimana:
http://www.virtualyeshiva.it/files/11_09_06_kitetze5771_divorzio_3opinioni_matrimonio.mp3

Video della lezione:

Per le altre lezioni:

http://www.virtualyeshiva.it/2020/08/27/ki-tetze-5772-3-lezioni/

Come educare i figli con successo

(continua da sopra)

È interessante notare che questi sentimenti di Moshè sono echeggiati secoli dopo dai saggi talmudici del secondo secolo dell’era volgare.

La complicatezza e durezza del precetto Ben Sorer Umore ha portato i saggi a concludere che: “Non c’era mai né mai ci sarà un figlio ribelle”. Ci sono così tante condizioni per rientrare nella categoria di un “figlio ribelle” che la sua applicazione pratica diventa impossibile. Cioè questa legge della Torà era una questione di teoria piuttosto che di pratica.

Per citare solo alcuni esempi:

• Entrambi i genitori devono dichiarare che il loro figlio come “BEN SORER UMORE “ e ricevere la pena di morte.

• L’età del ragazzo deve essere all’interno dei tre mesi dal suo Bar Mitzvà (13 anni) per ricevere questa sanzione, non un giorno più giovane o più vecchio (più giovane sarebbe un minore, più vecchio, non sarebbe più un bambino).

• Deve aver rubato i soldi dai suoi genitori, averli usati per comprare una quantità enorme di carne e vino italiano, notoriamente di eccelsa qualità (e non francese), mangiare e bere tutto in una sola volta e in un posto diverso dalla casa dei suoi genitori…

E tutto ciò non è ancora abbastanza! Per applicare questa legge, afferma il Talmud, nella Torà orale (sempre citando i versi biblici come prova), occorre che entrambi i genitori debbano avere voci identiche, un aspetto simile e avere la stessa altezza.
Dal momento che è praticamente impossibile avere tutte queste condizioni (a meno che il padre e la madre fossero due fratelli gemelli, cosa che vieterebbe loro di sposarsi in ogni caso), di fatto questa particolare legge non potrà mai essere applicata nel mondo reale.

Perché allora ci è stata data? I Saggi rispondono: “Per esporre la legge e ricevere ricompensa”. Quello che sembra suggerire il Talmud è che spiegare in profondità questa legge sarà gratificante per i genitori e arricchirà le abilità genitoriali e didattiche.
Infatti, quando ci concentriamo su questi versetti, possiamo dedurre un’ampia guida psicologica, emotiva e pratica sugli obiettivi e sui metodi di un’educazione sana. Concentriamoci solo su uno di questi aspetti.

Quante voci in casa tua?

Come di consueto nello studio biblico, una discrepanza nel testo mina i significati più profondi. Anche questo testo contiene una tale discrepanza. “Se un uomo ha un figlio ribelle che non obbedisce alla voce di suo padre e alla voce di sua madre”, è come il caso è introdotto nella Bibbia.

I suoi genitori sono descritti come aventi due voci distinte: “la voce di suo padre e la voce di sua madre”. Ma più tardi, quando i genitori portano il loro figlio in tribunale per accusare il figlio, incontriamo una leggera, ma significativa, varianza: “Diranno agli anziani: questo nostro figlio è ribelle. Non obbedisce alla nostra voce”.
Non più “la voce di suo padre e la voce di sua madre”. Ora è diventato “la nostra voce”. Le loro voci distinte si sono unite in una. Qual è il significato di questo sottile cambiamento testuale? Ogni lettera nella Torà è una miniera di insegnamenti.

Il messaggio è fondamentale per l’istruzione dicono i commentatori

La frase “Se un uomo ha un figlio ribelle che non obbedisce alla voce del padre e alla voce di sua madre”, suggerisce una possibile ragione per cui questo figlio diventa ostinato e ribelle. Nella sua casa non c’era una voce, ma due voci distinte. La voce del padre non era la voce della madre. Ognuno di loro camminava in modo proprio. I genitori non sono mai riusciti a fondere le proprie “voci” per creare una visione unificata e integrata per se stessi e in particolare per i loro figli. Ognuno dei genitori stava “tirando la casa” in una direzione diversa, e i poveri bambini erano rimasti bloccati nel mezzo, lacerati dalla discordia di persone che amano profondamente.

E se questo fosse veramente il caso, questo bambino non è affatto ribelle e testardo. È una vittima del rifiuto ostinato dei suoi genitori di lavorare sulle loro emozioni e trovare la pace nella loro casa frammentata, di fondere le loro visioni in una nuova unica percezione. Il bambino non ha bisogno di subire le conseguenze per il disagio dei suoi genitori che non riescono a superare il proprio ego e costruire un ambiente di rispetto e di armonia reciproca, pur sapendo delle gravi conseguenze che si riflettono sulla casa che stanno costruendo insieme.

Potrebbero forse avere delle buone ragioni per le loro lotte, ma il bambino non può essere accusato delle conseguenze delle loro guerre che l’hanno portato ad avere testardaggine e ribellione. Che altro ci si aspetta da lui? Naturalmente, anche se non si cresce in una casa armoniosa, si è responsabili delle proprie azioni. Un essere umano può superare il suo passato. Tuttavia non si può chiamare questo bambino “testardo e ribelle”.

È risaputo che nell’educazione

l’opinione di ogni coniuge deve essere un valore assoluto davanti ai figli e non deve mai essere messo in dubbio neanche dell’1% dall’altro coniuge: perché, un simile comportamento, andrebbe a lacerare le fondamenta sulla quale è cresciuto il bimbo. Se non si è d’accordo su una decisione presa dall’altro coniuge si discute in privato, davanti ai figli deve essere una decisione incondizionata.

Se dobbiamo punire questo figlio, dobbiamo essere sicuri che la sua predisposizione sia in realtà corrotta dall’interno. Così, nel descrivere la natura corrotta la Torà afferma: “Diranno agli anziani: questo nostro figlio è ribelle. Non obbedisce alla nostra voce”. Per determinare se questo figlio ha intrapreso un percorso disastroso, dobbiamo assicurarci che i genitori parlavano con una sola voce, che la casa era piena di serenità e dignità umana. Se due voci governavano, allora la casa era piena di divisione e di risentimento, la colpa doveva essere posta sui genitori, non sul bambino.

Poiché la sua distorsione è dovuta alla discordia del genitore, in questo caso il ragazzo può trovare un percorso di guarigione ed è esente di essere punito.

Rispetto Reciproco

Questo può essere il significato più profondo dietro la dichiarazione del Talmud che, per applicare questa legge, i genitori devono avere voci identiche, un’altezza simile e una somiglianza tra loro: solo se le voci della vita di questo figlio sono state integrate dai genitori che hanno condiviso un sistema di valori identici nella vita; solo quando questo bambino osservava un padre e una madre le cui altezze spirituali erano simili.
Solo un bambino che vedeva entrambi i genitori proiettati in una visione simile, SOLO in questo caso possiamo forse concludere che questo figlio, che ha dimostrato inclinazioni terribili e distruttive, si sta trasformando in un mostro. E solo allora il suo futuro può essere spacciato da meritare un verdetto così grave.

Poiché queste condizioni sono praticamente impossibili, visto che nessun genitore può essere perfetto, il Talmud sta suggerendo che non abbiamo mai il diritto di proclamare alcun bambino come “ostinato e ribelle”, anche se osserviamo in lui modelli distruttivi. Il bambino può rispondere, consapevolmente o inconsciamente, allo stress e alle turbolenze delle vite dei genitori.
I genitori non sono, né devono essere, perfetti. Tuttavia, finché si impegneranno a trasformare le voci distinte in una sola voce, rispettando veramente con altruismo la dolce metà per creare insieme un ambiente amoroso nelle proprie case, solo così riusciranno a crescere dei bambini che abbracceranno amorevolmente la morale ed i valori della vita e di pace che vivono in famiglia.

Il frutto non cade lontano dall’albero!

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