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Parashah della settimana: Shofetim, שֹׁפְטִים, Giudici/ a cura di rav Shlomo Bekhor

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Parashah della settimana

Shabbat shalom carissimi amici e lettori di vivi Israele. Eccoci a un nuovo appuntamento con la Parashah della settimana – Shofetim, “שֹׁפְטִים” Giudici (Devarim, Deuteronomio 16.18-21.9) – a cura di rav Shlomo Bekhor. Vi ricordo che potrete scaricare qui la porzione settimanale di Torah.

2 Elul 5780 – 22 Agosto 2020
Parashà di Shofetim 
Accensioni lumi per Milano: venerdì ore 19.45
Shabbat finisce a Milano: alle ore 21.21

לעילוי נשמת אבי מורי ורבי ועטרת ראשי
יעקב בן רחל ושלמה
In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

Perché la vita è come il caffellatte al mattino? Come imparare a non arrabbiarsi!

La prima è quella di capire che la vita è come prendere il caffè al mattino! Ogni persona quando si alza la mattina, di solito si prepara un caffè per iniziare la giornata. Prima mette del caffè amaro, poi ci aggiunge dello zucchero per dolcificarlo. Poi versa acqua bollente e poi un po’ di latte freddo.

Ma prima di bere si fa la benedizione sui liquidi di Shehakol: ovvero tutto accade secondo la tua volontà! La giornata inizia piena di contrasti: amaro dolce, caldo freddo. Prima di bere si fa la benedizione sul liquido e si dice: Ribono shel Olam – D*o Padrone del Mondo, non so come sarà il mio giorno se amaro o dolce, se caldo o freddo ma di una cosa sola sono certo, che sarà Shehakol nihya bidvaro “Tutto sarà (solo) come tu vorrai”.

Questo è il modo che ognuno dovrebbe iniziare la propria giornata. Sapendo che tra tutti i contrasti, Hashèm sceglierà solo ciò che è giusto e il meglio per ogni singolo, poiché tutto succede solo grazie alla Sua parola – Shekol nihya bidvaro.

La vita non è sempre dolce e anche l’amaro fa parte del processo di dolcezza, poiché se fosse tutto dolce non si saprebbe valorizzarlo, perché sarebbe già scontato e automatico. Ciò che conta è sapere che l’apparente amaro non è causato dagli uomini, ma è dal piano superiore.

Gli uomini sono solo dei “cattivi messaggeri” che vengono scelti per compiere delle missioni. Come dice il Talmud: “gli uomini malvagi ricevono degli incarichi negativi, e quelli buoni positive mansioni”. Quando notiamo di essere scampati indenni da un male o da una persona maligna, senza faticare, questo vuole dire che quel male non era contemplato nel “programma divino”.

Questo significa che se un evento non ci deve succedere questo non accadrà e così viceversa. Partendo da questo presupposto non ha senso prendersela per un problema perché vorrebbe dire che non siamo veramente credenti. Come dice il Talmud nel trattato di Shabbat: chi si adira è come se facesse idolatria.

Adirarsi vuole dire credere che esiste un’altra forza che governa l’universo e conseguentemente credere che non è solo D*o che controlla ogni evento. Questa è una falsa illusione che ci causa tanti rammarichi. Sempre nel Talmud si dice, nel trattato di Berakhòt: così come bisogna benedire e ringraziare per gli eventi positivi, così anche bisogna ringraziare per gli eventi “apparentemente” negativi. L’importante è seguire l’esempio di Yossef dopo i dieci anni di prigionia molto dura e dire sempre per ogni evento: barukh Hashem – Benedetto grazie a D*o.

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

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Shofetim: orgoglio e pregiudizio? Come la discordia distrugge famiglie, comunità e nazioni. Il nostro ego lasciato libero crea gravi divisioni; ma anche il pregiudizio, come quello di Kàmtza, rischia di creare danni gravissimi!

Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:

SHOFETIM 5771 – ORGOGLIO E PREGIUDIZIO?

Al seguente link potrai scaricare la lezione della parashà di questa settimana:
http://www.virtualyeshiva.it/files/11_09_01_shofetim5771_unita_ego_arizal.mp3

Video della lezione:

 

Per le altre lezioni:
http://www.virtualyeshiva.it/2020/08/18/shofetim-5772-4-lezioni/

Prepararsi nel mese di Elùl

Oggi venerdì siamo il secondo giorno di Rosh Chodesh capomese che è una mezza festa “La Nuova Luna”. Quindi inizia ufficialmente l’importante mese di elùl, il mese della misericordia Divina. Con questo mese, infatti inizia il nostro viaggio nella teshuvà, in preparazione a Rosh Hashanà. Anche se la maggior parte di noi si trova in vacanza, non lasciamoci sfuggire questa preziosa occasione, abbiamo ancora alcune settimane per influire sul “verdetto” finale e modificarlo a nostro favore.

Ogni momento è propizio per pregare Hashèm poiché, come ricordato la settimana scorsa, questi sono giorni particolarmente favorevoli: Hashèm scende dal Suo trono ed esce dal Suo palazzo per incontrarci. Pertanto in questo periodo tutto è più facile, poiché possiamo rivolgerci direttamente a Lui. Cerchiamo di approfittarne per migliorare, molti iniziano a recitare selikhòt da questa domenica, facciamoci carico di una piccola, ulteriore mitzvà, facciamo un po’ di Tzedakà in più e tutto ciò cerchiamo di adempierlo con costanza e con gioia.

Impulso distruttivo

Nella parashà di questa settimana Shofetìm: “Non ti erigerai una [di quelle] stele (matzevà in ebraico) che Hashèm, tuo Signore, detesta” (Deut. 16, 22).

Ma prima di “avventurarci” nella conoscenza di noi stessi dovremmo imparare a saper riconoscere quali sono queste “cattive abitudini”. In questo ci soccorre, grazie a Dio, l’infinita sapienza della Torà.

Rabbi Tzvi Elimelekh Shapiro di Dinov, commenta questo versetto affermando: “Ci sono persone rigide e intransigenti che hanno usanze e consuetudini alle quali non sono disposte a rinunciare. Come ogni giorno è diverso dagli altri, nessuna situazione è del tutto identica a un’altra. In ciascun frangente il comportamento giusto dipende dalle circostanze particolari del singolo caso e da quelle soltanto!”.

Questo concetto è chiarito dall’esame del versetto citato sopra: non dobbiamo “erigere” un atteggiamento troppo rigido o caparbiamente inflessibile, senza curarci della situazione (matzevà significa stele, ma anche situazione).
Al contrario, dovremmo sempre considerare le esigenze del momento. Ciò che in una data situazione è comportamento lecito, può in un’altra occasione, trasformarsi in una mancanza.

Colui che agisce impulsivamente commette molti errori

Solamente chi tiene conto dell’intera visione dei principi della Torà, dispone della saggezza necessaria per agire correttamente in ogni situazione. Quanto più studiamo la Torà, tanto più grande sarà la nostra capacita di giudizio.

Rabbi Yechezkail Abramsky, nel suo elogio su Rabbi Yitzchak Zev Soloveitchik di Brisk, facendo riferimento al padre di questi, disse: “Chi si trovava in presenza di Rav Chayim Brisker non era in grado di individuare la sua personalità”. Spesso classifichiamo una persona misericordiosa o crudele, tirchia o generosa, e così via, in base al suo comportamento. Rav Chayim, invece, si comportava come la Torà comanda, in base ad ogni singola circostanza.

Il Rebbe prestava molta attenzione nel dare consigli alle persone. Molto spesso diceva a quanti andavano a consultarsi con lui: “Questa è una questione che solo qualcuno che ti conosce a fondo può risolvere. Oppure chiedi a un medico esperto in questo campo!”. La benedizione del Zaddìk passa tramite l’esperto in materia!

Solo riuscendo a sforzarci di fare tutte queste cose potremmo la nostra anima può trarre un beneficio così grande da renderci gioiosi e pieni di buone azioni in modo tale che il nostro verdetto di Rosh Hashanà possa essere sicuramente migliore.

Ma non dimentichiamoci della parashà di Shofetìm, la quale contiene preziosi insegnamenti sempre attuali che ci possono aiutare nella vita di tutti i giorni.

Il Fuoco Brucia Tutto Tranne la Torà!

Nella porzione settimanale della Torà troviamo un versetto di fondamentale importanza: “E non vi sarà in te una persona che passa suo figlio o sua figlia attraverso il fuoco” (Deuteronomio 18, 10).

Secondo il significato semplice di questo versetto, questo è un avvertimento contro un’orribile forma di culto degli idoli in cui i bambini erano fatti passare attraverso il fuoco. Secondo alcuni commentatori si trattava di un rito di purificazione mediante il quale i bambini, non venivano uccisi, ma dedicati all’idolo; secondo altri si tratterebbe di un sacrificio vero e proprio.

Ad ogni modo, in una prospettiva più ampia, questa proibizione ci insegna quanto sia importante l’obbligo di educare i nostri figli sul sentiero della Torà e i suoi valori e delle mitzvòt e di non “bruciarli” con altre credenze. Nella nostra generazione, i genitori devono essere messi in guardia nel concedere ai loro figli troppa libertà.

Spesso si sente di genitori che dicono: in un mondo libero e democratico perché non dovremmo permettere ai nostri figli di provare ogni sorta di esperienze? Perché non dovremmo lasciarli andare dove vogliono e vedere tutto ciò che gli piace? Lasciamo che provino tutto così che possano decidere da soli. Pericolo!

Stiamo giocando con il fuoco e il bambino può essere bruciato: non si gioca col fuoco, specialmente non sui propri figli. Proteggiamoli dal “fuoco estraneo”. Per esempio dare uno smartphone o ipad collegato a internet a un minorenne, senza alcun filtro è come mettergli in mano della droga che lo renderà dipendente fin da piccolo. È come metterlo vicino a un fuoco!
Perché ancora non ha gli strumenti, gli “anticorpi” per far fronte alla massiccia e indiscriminata mole di informazioni e stimoli di ogni tipo che la rete può dare. Proteggiamo i nostri figli evitiamo che si facciano male con il fuoco!

Non che gli adulti siano in una condizione migliore: più andiamo avanti e più il mondo diventa dipendente degli smartphone. Probabilmente la maggior parte degli incidenti stradali oggigiorno sono causati dai cellulari…

Adesso possiamo capire più profondamente il versetto della parashà Shofetìm: chiunque venga trascinato dalle proprie emozioni (rappresentate dal figlio) o interessi materiali (rappresentati dalla figlia) verso la ricerca di scorciatoie per comprendere cosa avverrà in futuro, senza affidarsi completamente ad Hashèm, viene scacciato dalla “sacra terra interiore”, lo spazio sacro che ogni uomo dovrebbe costruire dentro di sé attraverso la preghiera e la fiducia incondizionata nel progetto divino.

Non sacrifichiamo i nostri “figli” (stato emotivo e azione fisica) al fuoco del giudizio severo di Dio. Viviamo giorno per giorno rispettando la legge di Hashèm e, in questo modo, l’acqua della misericordia divina tempererà la nostra coscienza.

Un augurio di benedizione infinita e tanto successo.

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