Home La Parashà della settimana Parashah della Settimana: Re’eh, רְאֵה “Vedete!”, a cura di rav Shlomo Bekhor

Parashah della Settimana: Re’eh, רְאֵה “Vedete!”, a cura di rav Shlomo Bekhor

231
0

Parashah della Settimana

Shabbat Shalom, carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci al consueto appuntamento con la rubrica della Parasha della settimana – Re’eh, רְאֵה “Vedete!” (Devarim, Deuteronomio 11:26-16:17 – a cura di rav Shlomo Bekhor. ricordo a tutti voi, che potrete scaricare qui la porzione settimanale di Torah. Un buon Shabbat come sempre, e che sia occasione per meditare e riflettere, prendendosi una pausa dalla frenesia della vita quotidiana.

25 Menachem Av 5780 – 15 Agosto 2020
Parashah di Ree – Shabbat Mevarchim
Accensioni lumi per Milano, venerdì ore 20
Shabbat finisce a Milano: ore 21.21

לעילוי נשמת אבי מורי ורבי ועטרת ראשי
יעקב בן רחל ושלמה
In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

Un istituto di beneficenza ebraico non aveva mai ricevuto una donazione dall’uomo più ricco della comunità, così il rabbino David, il direttore esecutivo dello tzedakà (beneficenza) telefona al ricco signore: “Dai nostri documenti risulta che lei è un uomo molto ricco, ma non hai mai dato neanche un centesimo in beneficenza”, inizia il rabbino, “Non vorreste aiutare la comunità?”.

L’uomo risponde: “Nei suoi documenti è anche scritto che mia madre è gravemente malata e delle costosissime cure mediche a cui deve sottoporsi?”.
“Ehm, no,” mormorò il rabbino.
O che mio fratello è cieco e disoccupato? O che il marito di mia sorella è morto lasciandola al verde con quattro figli?”.
Io … io … non ne avevo idea”, risponde il sempre più imbarazzato rabbino.
Allora” disse l’uomo “se non do i soldi neanche a loro, perché dovrei darli a te?”.

Nella porzione della Torà che leggiamo questo Shabbat troviamo tre precetti simili, ma allo stesso tempo diversi. Anche l’ordine con cui sono stati scritti ha un significato importante: rappresentano un processo di evoluzione crescente. Il primo precetto riguarda il raccolto di una nuova pianta: il divieto di cibarsi del frutto di ogni albero nuovo per i primi 3 anni. E di portare il raccolto dei frutti del quarto anno a Gerusalemme e mangiarlo nella città santa. Ovviamente ciò che non si riesce a finire si lascia ai poveri della città.

(continua sotto)

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

Virtual Yeshiva, se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid: 600 Shiurim online divisi per argomenti. Non perdere l’appuntamento con la parashà mistica e psicologia nella Torà

Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

Re’eh: perché l’ebraismo non crede nel cristianesimo? Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:

http://www.virtualyeshiva.it/category/parashot/devarim/ree/

Al seguente link potrai scaricare la lezione della Parashà di questa settimana:
http://www.virtualyeshiva.it/files/10_08_05_ree_profezia_cristianesimo_fedevisiva.mp3

Come seminare felicità

(continua da sopra)
Il secondo precetto riguarda l’obbligo di donare la decima del raccolto ai poveri (che comprende l’obbligo della decima di ogni tipo di beni utili).

L’ultimo precetto è quello che ci ordina di non richiedere indietro un prestito se è passato il settimo anno, l’anno sabbatico, poiché dopo questo periodo tutti i crediti vengono annullati (se non si fa pruzbul: un meccanismo mediante il quale i debiti vengono trasferiti a un bet din-tribunale religioso, rendendo pubblici i debiti privati e quindi esigibili).

Ma dice la Torà di fare attenzione nel sesto anno di evitare di prestare ai bisognosi per via della paura che, arrivato l’anno sabbatico, i crediti saranno annullati.

Questi tre precetti hanno in comune un punto: l’uomo non deve mai dimenticare chi è il vero padrone del suo guadagno. La natura umana è quella di darsi tanti meriti quando si ha successo e dimenticarsi la vera fonte di tutte le benedizioni: il creatore.

Purtroppo la nostra indole è quella di ragionare con due pesi e due misure: il successo è merito nostro e il dolore è “colpa di D*o”! Quando le cose vanno male è sempre colpa di D*o e ce la “prendiamo con Lui perché ci fa andare le cose storte”. Quando si ha successo l’ego umano riesce sempre a sostituirsi alla vera fonte delle benedizioni.

Questo spiega lo stato di depressione o tristezza causato dalle perdite economiche: poiché non riusciamo a vedere e capire che tutto è programmato dall’alto e che noi dobbiamo solo fare il massimo sforzo per cogliere la benedizione divina. Ovvero non è colpa nostra e non è merito nostro se “non scende la pioggia per irrigare i campi seminati”, quindi è inutile e dannoso cadere nelle tristezza o depressione per i nostri mancati guadagni.

La logica dei tre precetti

A questo punto capiamo la logica della sequenza dei tre precetti nella porzione di Re’eh di questa settimana:

1. Portare il raccolto del quarto anno a Gerusalemme significa che non siamo noi i veri padroni del raccolto. Dopo 3 anni che non abbiamo potuto godere della fatica del nostro seminato, Hashèm ci chiede di andare alla città santa per mangiare il raccolto del quarto anno. Come a dire di non illudersi di poter fare quello che vogliamo con i nostri beni e che il guadagno è merito nostro.

2. Dopo la prima lezione arriva la seconda che ci insegna a dare la decima ai poveri. Ma se noi abbiamo faticato perché dobbiamo dare il 10% agli altri? Qui la lezione è più forte del precedente precetto dove noi godiamo del guadagno, anche se dobbiamo farlo nella città santa. In questo caso dobbiamo dare ad altri quello che abbiamo faticato noi con il nostro sudore. Questo per insegnarci che anche il nostro guadagno in realtà è la benedizione dall’Alto. Hashèm che è socio di maggioranza del nostro utile si accontenta del 10%.

3. Infine col terzo precetto impariamo che non solo bisogna dare ai bisognosi, ma bisogna anche imprestare a un amico che non è povero pur sapendo che si rischia di non poter riscuotere il credito.

Quando applichiamo le regole divine impariamo dei messaggi celati che sono la medicina migliore per avere una vita sana, felice e armoniosa.

Quando siamo consapevoli che noi siamo solo delle marionette e che il successo non è merito nostro ma di D*o, allora avremo una benedizione infinita poiché non saremo più limitati al successo umano che è limitato. Come si dice in italiano: siamo nelle mani di D*o. La lettura si conclude: chi è largo con il prossimo e capisce chi è il vero padrone, è degno di una benedizione infinita e grande soddisfazione dei suoi beni.

Seminare la Tzedakà

Come scrive il Tanya: “Chi semina tzedakà (opere benevoli) ha una ‘ricompensa’ di verità” (Proverbi 11). La parola “semina”, relativo alla carità, si riferisce al fatto che essa fa “germogliare” la Verità Superna, la verità di Hashèm, proprio come una pianta che germoglia rivela ciò che è stato seminato in precedenza. Questo si ottiene attraverso atti di bontà e di vera gentilezza.

La Torà è il nostro manuale di vita. Come ogni oggetto va usato secondo il suo compendio, così anche la nostra vita, psiche e anima funzionano come “D*o comanda” e quando si seguono le norme di come sono stati creati, funzionano in maniera ottimale.
Quando seguiamo gli insegnamenti saremo sempre felici, perché stiamo seguendo il manuale per come siamo stati creati.

Un augurio di benedizione infinita e tanto successo.

Previous articleLa Parashah della Settimana: Ekev, עֵקֶב, a cura di rav Shlomo Bekhor
Next articleParashah della settimana: Shofetim, שֹׁפְטִים, Giudici/ a cura di rav Shlomo Bekhor
Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here