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La Parashah della settimana: Khukat e Balak, a cura di rav Shlomo Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci a un nuovo appuntamento con la Parashah della Settimana, che stavolta sarà doppio. Rav Shlomo Bekhor, infatti, ci parlerà di: Khukat, חֻקַּת “Una disposizione” (Bamidbar, Numeri 19.1-22.1) e  Balak, בָּלָק Balak “distruttore” (Bamidbar, Numeri 22.2-25.9). Ricordiamo, come sempre, che grazie a Torah.it, potrete scaricare la porzione settimanale di Torah ai seguenti link: Khukat e Balak

12 Tamuz 5780 – 04 Luglio 2020
Parashah di Khukat & Balak
Accensioni lumi per Milano: venerdì ore 20
Shabbat finisce a Milano: ore 22.14

לעילוי נשמת יעקב בן שלמה ורחל
In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

Questo Shabbat 12 Tamuz 5780 4 Luglio 2020 leggeremo le Parashot di Khukat/Balak Num 19: 1 – 25:9

Il 12 di Tamuz è un giorno di salvezza per tutto Israèl quando i russi hanno dovuto fare marcia indietro e liberare il Rebbe Rayaz dalla pena di morte per aver insegnato la Torah in Russia. Pubblico dal nuovo libro della Torà le due panoramiche delle due parashòt basate sui grandi insegnamenti del mio maestro il Rebbe di Lubavitch e metto il pdf delle due parashòt intere con la sintesi e la haftarà.
Ogni lettore può avere il merito di essere socio di questa grandissima opera ed è fonte di grande benedizione.

Per scaricare tutta la Parashah di Khukat:
/www.virtualyeshiva.it/files/06_khukkat.pdf

Per scaricare tutta la Parshah di Balak:
/www.virtualyeshiva.it/files/07_Balak.pdf

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

Virtual Yeshiva
Se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid: 600 Shiurim online divisi per argomenti. Non perdere l’appuntamento con la parashà mistica e psicologia nella Torà

Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

Khukat e Balak
Lezione atomica imperdibile 
Israel e Lavan due civiltà opposte

Un Conflitto Eterno di Visioni Opposte tra Israel e il mondo

(prima puntata)

LEZIONE ATOMICA IMPERDIBILE!!!https://youtu.be/k0mB3Y8qky0ISRAEL E LAVAN DUE CIVILTÀ OPPOSTEUn Conflitto Eterno di…

Posted by Shlomo Bekhor on Friday, 3 July 2020

Balak: sentire solo ciò che si vuole sentire
Perché Ha-shem si arrabbia con Bilam se gli dice di andare?
Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:

BALAK 5770 – SENTIRE SOLO CIO CHE SI VUOLE SENTIRE!

Al seguente link potrai scaricare la lezione della Parashà di questa settimana:
http://www.virtualyeshiva.it/files/10_06_24_balak5770_perche_H_arrabbia_con_bilam.mp3
—–
Per ascoltare le altre lezioni sulla parashà:
http://www.virtualyeshiva.it/2019/07/17/balak-5772-6-lezioni/

Due Mashìakh Paralleli

Nelle “Leggi sui Re” (Melakhìm 11, 1), Ràmbam chiarisce in dettaglio come ogni strofa della metafora di Bil’àm sulla “fine dei giorni” contenga un riferimento a Re David e al Re Mashìakh (Balàk 24, 17-18). Il Ràmbam sceglie di citare parte della parabola di Bil’àm poiché, in tutti i cinque libri di Moshè, è l’unica nella quale è indicato chiaramente che la redenzione finale sarà determinata da Mashìakh, e non solo da Hashèm.

Tuttavia, ciò che non è chiaro è perché Ràmbam cita la parabola di Bil’àm in modo così dettagliato, riportando tutte e quattro le strofe che si riferiscono a Mashìakh, quando solo una di esse sembrerebbe essere sufficiente. Un’altra domanda è perché Ràmbam cita tutte le parti della parabola di Bil’àm che parlano non solo del Mashìakh ma anche del Re David. Ma questa aggiunta non sembra essere rilevante per l’argomento in questione, ossia quello di provare dalle scritture l’avverarsi della redenzione Messianica.

Un ulteriore problema è il motivo per cui il Ràmbam si riferisce a Re David come “il primo Mashìakh”. Da dove viene la certezza che David, e solo David, è il precursore della rivelazione di Mashìakh? Sebbene fosse stato chiaramente un grande leader di Israèl, Re David non liberò di fatto il popolo ebraico da un esilio visto che Israèl già abitava nella Terra Promessa. Pertanto, perché Moshè non può essere considerato il primo Mashìakh, dal momento che ha redento con successo il popolo ebraico dall’Egitto? Inoltre, se Mashìakh si riferisce semplicemente a un Re unto, perché Shaùl non può essere il primo Mashìakh, dato che è stato unto come Re di Israèl prima di David?

Ritorno al Passato

Mentre le fonti classiche associano l’arrivo di Mashìakh a una serie di eventi sorprendenti, il Ràmbam nelle sue “Leggi dei Re” spiega questo evento da un punto di vista strettamente halakhico (legale). Pertanto, Ràmbam descrive la figura di Mashìakh con un unico fondamentale assioma: “Ai suoi tempi, l’osservanza delle leggi della Torà sarà ristabilita come in passato”, ossia l’era messianica sarà caratterizzata da un completo ritorno all’osservanza di tutta la Torà.

Quindi, secondo Ràmbam, la redenzione messianica non sarà un nuovo fenomeno, o un’era che stravolgerà la natura, poiché “il mondo continuerà con il suo ciclo naturale” (ibid 3). Quando ci sarà la redenzione si ritornerà a quel tempo nella storia in cui la Torà era osservata pienamente. Di conseguenza, Ràmbam descrive Mashìakh come colui che “rinnoverà la dinastia Davidica, riportandola alla sua sovranità iniziale”, poiché Mashìakh dovrà ripristinare il lavoro di re David, che fu il primo re a portare Israèl a un periodo di totale osservanza della Torà.

Perciò, in questa ottica si può affermare che il re David è stato in effetti il “primo Mashìakh”, in un periodo in cui tutti osservavano ogni precetto e si trovavano al massimo dello splendore spirituale, pertanto il “Mashìakh finale” dovrà semplicemente ristabilire le precedenti condizioni del regno di David.

Fasi dell’Avvento di Mashìakh

Portare Israèl a uno stato di completa osservanza potrebbe richiedere due fasi:

a) incoraggiare gli ebrei a osservare le mitzvòt che oggi sono in grado di osservare ma che, per qualsiasi motivo, scelgono di non adempiere;

b) rendere possibile l’osservanza di quei comandamenti che sono attualmente impossibili da osservare sia attraverso la costruzione del Santuario (con il ripristino della funzione dei sacrifici), sia per il ritorno nella terra di Israèl con l’osservanza di tutte le leggi agricole.

Un’analisi più approfondita del Ràmbam (ibid) rivela quattro aspetti distinti dell’avvento di Mashìakh:

1. Lo sviluppo della propria personalità e capacità di leadership: “Quando sorgerà un Re della casa di David, dedito allo studio della Torà e all’osservanza delle mitzvòt come suo padre David, secondo tutta la legge scritta e orale”.

2. La sua influenza sul popolo ebraico: “Costringerà tutti gli ebrei a camminare secondo la Torà e a rinforzare i suoi “confini spirituali”… ricostruirà il Santuario di Yerushalàyim e radunerà i dispersi di Israèl”.

3. Eliminare il potere di quelle nazioni che interferiscono con l’osservanza della Torà: “Combatterà le guerre di Hashèm … e trionferà su tutte le nazioni che lo circondano”.

4. Guidare le nazioni del mondo a servire Hashèm: “Allora perfezionerà il mondo intero, per servire Hashèm all’unisono, come è scritto: renderò le persone pure di parola in modo che invochino tutti il nome di D*o e lo servano con un unico scopo”

(Tzefanyà 3, 9)

Per dimostrare che queste quattro qualità sono:

1) parte del ruolo di Mashìakh, e

2) precedute dalla guida del re David, Ràmbam cita quattro strofe complete della parabola di Bil’àm che si riferiscono alle quattro aree sopra menzionate. E, in ogni caso, la parabola di Bil’àm mette in luce la superiorità del Mashìakh su David.

1. “Lo vedo, ma non ora” – si riferisce a David; “lo scorgo, ma non è prossimo” (v. 17) – si riferisce al Re Mashìakh, cioè ogni parte del verso parla di un individuo (“lui”), vale a dire, le personalità di David e Mashìakh. Tuttavia, Mashìakh è chiaramente il maggiore dei due, poiché la sua venuta richiederà più tempo (non è “prossimo”) e dunque sarà il prodotto di un maggiore impegno da parte dell’umanità.

2. “Una stella scaturirà da Ya’akòv” – si riferisce a David; “e un bastone (cioè un sovrano) sorgerà da Israèl” – si riferisce al Re Mashìakh. Qui la Torà si riferisce al ruolo di Mashìakh come leader del popolo ebraico (“Israèl”). La sua leadership diretta e potente è rappresentata da “un bastone”, in contrasto con David, che è rappresentato da una “stella” un po’ distaccata, che simboleggia una forma più debole di influenza.

3. Riguardo all’eliminazione delle nazioni nemiche (aspetto “3” sopra), la Torà afferma che David “schiaccerà” semplicemente i prìncipi di Moàb, mentre Mashìakh “devasterà tutti i discendenti di Shet”, ossia il mondo intero.

4. E la quarta qualità, quella di influenzare positivamente le nazioni, è descritta nella quarta strofa di Bil’àm (v. 18): “Edòm verrà ereditata” – si riferisce a David, come afferma il verso, “Edòm divenne il servo di David…” (Shemuèl II 8, 6; ibid 14); ‘‘[Se’ìr] sarà conquistata”- si riferisce a Mashìakh, come è scritto: “I salvatori saliranno sul monte Zion [per giudicare il monte Essàv]” (Ovadyà 1, 21).

Ancora una volta qui vediamo la superiorità di Mashìakh su David, poiché David ha semplicemente sottomesso le nazioni come suoi “servi”, mentre Mashìakh le ispirerà al servizio di Dio, “i salvatori saliranno sul monte Zion per giudicare il monte Essàv, e il regno sarà di Hashèm…” (ibid)

Con l’augurio di vedere presto l’avverarsi delle profezie di Bil’àm, e così come si è realizzata la prima parte relativa a David, così vedremo anche la seconda parte, presto nei nostri giorni, amen.

Likuté Sikhòt vol VIII p. 150

in anteprima dal nuovo libro della Torà.
Panoramica Khukat

Incisione come una sola essenza

Khukkàt è il nome del brano di apertura della parashà, che descrive il rito della purificazione dalla contaminazione di un morto, usando le ceneri di una vacca rossa. Questa regola è annoverata come una khukkà – dogma divino senza alcuna spiegazione razionale.

Dopo aver descritto il rito di purificazione, la parashà inizia la narrazione storica delle vicende che riguardano il popolo di Israèl durante gli ultimi anni nel deserto, cominciando dalla morte di Miryàm e la mancanza di acqua, come conseguenza della sua scomparsa, proseguendo con la vicenda della roccia percossa, che causa il decreto della morte di Moshè e Aharòn nel deserto.

Dopo questo fatto si hanno una serie di eventi che accompagnano il popolo ai margini della Terra Promessa: il confronto con Edòm, la morte di Aharòn, un secondo scontro con Amalèk, l’incidente che origina i serpenti, i miracoli sul fiume Zèred e le conquiste dei territori di Sikhòn, Ya’zèr e Og.

Nella precedente parashà

la Torà conclude la sua narrazione dei primi anni nel deserto, con il decreto di Hashèm secondo cui la generazione dell’Esodo si sarebbe estinta nell’arida landa. Dal momento che non c’è nulla di rilevante da dire sugli anni intermedi, è logico che la narrazione continui ora con gli eventi degli ultimi anni nel deserto. Ma perché le leggi del rito di purificazione della vacca rossa sono incastrate nel mezzo?

Queste leggi, come la maggior parte delle leggi della Torà, furono date durante i primi quaranta giorni di Moshè sul Monte Sinày, molto prima che il popolo iniziasse il suo viaggio nel deserto. Sarebbe logico che il posto corretto per queste leggi fosse nel libro del Levitico, insieme alle altre norme sulla contaminazione e purificazione. Tuttavia se volessimo proprio porle nel libro dei Numeri, dovrebbero essere inserite nella narrazione dell’inaugurazione del Tabernacolo il primo di Nissàn anno 2449 – da qualche parte nella seconda metà di Nassò o nella prima metà di Beha’alotekhà, quando questo rito è stato eseguito per la prima volta il giorno successivo all’inaugurazione del Tabernacolo, il due di Nissàn.

Perché queste leggi sono collocate qui e come si collegano, con il nome Khukkàt che le descrive, agli eventi storici che costituiscono la maggior parte di questa parashà e che non c’entrano con i dogmi?

La risposta a questo enigma si trova esaminando il significato del termine khukkà e il tema di fondo degli eventi nell’ultima parte della parashà. Come abbiamo visto in precedenza, khukkà è un dogma, una regola per la quale non viene fornita alcuna motivazione logica. A differenza degli altri due tipi di leggi nella Torà che hanno un senso logico, mishpatìm – ordinanze ed eduyòt – testimonianze, nel caso dei khukkìm, Hashèm non fa per niente appello alla nostra ragione nel chiederci di osservare queste regole. Anzi per osservarle, dobbiamo invocare la nostra connessione sovrarazionale con Dio e il nostro impegno a seguire totalmente le Sue istruzioni, sia che parlino alla nostra logica umana o meno.

Questa idea è associata

al significato fondamentale della parola khukkà, “cesellatura” o “incisione”. Una lettera cesellata in un blocco di pietra è parte integrante di quella pietra, non una seconda entità impressa su di essa, come è il caso di una lettera scritta a inchiostro su pergamena o carta. La lettera incisa non può essere cancellata dalla pietra (almeno non senza consumare la pietra stessa), la connessione tra la lettera e la pietra è permanente, immutabile. Pertanto, l’incisione è la metafora perfetta per il livello del nostro rapporto con Hashèm: solo quando osserviamo le sue regole “irrazionali” di khukkà – incisione esprimiamo la nostra connessione irrevocabile con Lui, che trascende e annulla qualsiasi considerazione logica, come nell’unione dell’incisione.

Gli eventi descritti alla fine della parashà

esprimono questo stesso livello di relazione. Abbiamo visto in precedenza che Dio in origine ha promesso ad Avrahàm i territori di dieci nazioni: sette nazioni cananee che risiedono tra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano, e altre tre che risiedono dall’altra parte del Giordano. Gli Israeliti dovrebbero conquistare prima la terra delle sette nazioni, quando vi entreranno, e lasciare la conquista della terra delle altre tre nazioni per l’era messianica.

Ma poiché Edòm e Moàb rifiutano il loro passaggio, il popolo deve entrare nella terra proprio attraverso i territori che Hashèm ha promesso che Israèl avrebbe ricevuto solo in futuro. Le circostanze hanno quindi permesso loro di conquistare vaste parti di queste terre ancor prima di entrare nelle terre delle sette nazioni cananee per occuparne i territori. L’ordine originariamente previsto è stato invertito, hanno cominciato a completare il futuro ancor prima di realizzare il presente. E una volta conquistate queste terre, alcune persone hanno persino iniziato a stabilirvisi, aspirando a portare la promessa di Hashèm nella realtà immediata, nel suo senso più completo.

Vediamo, quindi, che la nuova generazione, essendo cresciuta immersa nella Sua presenza e negli insegnamenti di Dio durante la formazione che hanno ricevuto nel deserto, è completamente imbevuta dell’idealismo della missione di Hashèm, con i suoi occhi permanentemente puntati sul fine ultimo del suo destino Divino. Questa nuova generazione impara dagli errori dei suoi predecessori, delle spie e dei ribelli, senza subordinare il suo rapporto con Hashèm all’approvazione dell’intelletto umano. La sua relazione con Dio è pura come quella dei suoi genitori quando per la prima volta la Torà era stata donata, il Tabernacolo era stato eretto, e la missione di Hashèm e la Sua promessa – nel suo significato più completo – era parte del loro essere come una lettera cesellata fa parte della pietra in cui è incisa.

Quindi la lezione della parashà di Khukkàt nel suo insieme, ci dà la forza di elevarci a compiere la nostra missione divina incondizionatamente, visto che Hashèm fa parte della nostra essenza come rappresentato nel nome della parashà di Khukkàt: una profonda unione irrazionale come quella di una incisione.
Cercando di raggiungere il nostro obiettivo finale che è il livello di Khukkàt, Hashèm ci concederà l’opportunità di realizzare il nostro sogno e di portarci sulla soglia della Terra Promessa (come nella parashà), pronti per la redenzione finale, quando l’impurità della morte, eliminata dalla vacca rossa, sarà solo un ricordo e la promessa di Hashèm ad Avrahàm sarà soddisfatta nella sua interezza.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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