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La Parashah della Settimana: Korach, קֹרַח, a cura di rav Shlomo Bekhor

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La Parashah della Settimana

5 Tamuz 5780 – 27 Giugno 2020
Parashà di Korakh
Accensioni lumi per Milano venerdì 20:00 pm
Shabbat finisce a Milano: 22.14

לעילוי נשמת יעקב בן שלמה ורחל
In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

Shabbat shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele, eccoci al consueto appuntamento con la Parashah della settimana – Korach, קֹרַח “calvo” (Bamidbar, Numeri 16.1-18.32) – a cura di rav Shlomo Bekhor. Vi ricordo come sempre che potrete scaricare qui la porzione settimanale di Torah

Kòrakh: una mondanità trascendente

Kòrakh, il nome di questa parashà deriva dal suo personaggio principale, cugino di primo grado di Moshè. Successivamente agli eventi narrati nella precedente parashà, ovvero l’episodio degli esploratori e le sue conseguenze, Kòrakh capeggia una rivolta contro la leadership di Moshè.

Questa parashà è interamente dedicata alla narrazione di questa ribellione e alla reazione di Hashèm a essa. Un aspetto curioso di questa rivolta è il tempo nella quale avviene. Dopo tutto, Moshè ha condotto il popolo fuori dall’Egitto più di un anno prima. Certamente, se Kòrakh e gli altri istigatori di questa insurrezione avessero avuto delle rimostranze contro Moshè, avrebbero dovuto farle presenti molto prima di questa data, senza aspettare un anno dopo la redenzione dalla schiavitù egizia.

Inoltre, Hashèm ha appena approvato in maniera inequivocabile il comando di Moshè spalleggiandolo contro le polemiche causate dall’episodio degli esploratori e rifiutando ogni tentativo di conquistare la terra senza il suo coinvolgimento. Il tentativo di fomentare una ribellione contro Moshè ora, sembrerebbe il momento meno opportuno, rispetto a tutte le occasioni avute in precedenza.

In realtà, Kòrakh decide di ribellarsi non solo malgrado gli eventi della parashà precedente, ma proprio a causa di essi.
Detto in breve, Kòrakh non è d’accordo con la definizione che Moshè e Aharòn danno della relazione tra i laici e i sacerdoti, tra gli aspetti mondani e sacri della creazione. Secondo Kòrakh, l’uomo della strada che trascorre la maggior parte della giornata in attività mondane e materiali è santo tanto quanto il sacerdote, la cui intera giornata si svolge nel Santuario.

Kòrakh nota certamente la reazione di Hashèm al desiderio degli esploratori di rimanere nel deserto, nel luogo in cui si può vivere in una dimensione puramente spirituale, protetti dalle nuvole di gloria e nutriti dalla manna e dal pozzo che viaggia costantemente con il popolo ebraico. Gli esploratori non desiderano entrare in “una terra che divora (consuma) i suoi abitanti” (13, 32) con le sue distrazioni terrene.

Moshè chiarisce, invece

che è proprio questa la precisa volontà di Hashèm, ossia che il popolo entri nella Terra Promessa e la renda santa. Hashèm desidera, infatti, che Israèl entri negli aspetti mondani dell’esistenza naturale dell’uomo, anche se ciò significa un degrado spirituale, rispetto al livello goduto nel deserto. Innalzare la mondanità è il vero scopo di tutta la creazione.

Se questo è vero, argomenta Kòrakh – ed è qui che sbaglia – perché il laico dovrebbe guardare il sacerdote dal basso verso l’alto? Perché dovrebbe ritenere la porzione del suo prodotto che egli mette da parte per il sacerdote come l’apice, la parte migliore del suo lavoro? Perché dovrebbe considerare le poche ore al giorno che spende in attività simili a quelle del sacerdote – ovvero lo studio e la preghiera – come il culmine della sua giornata? Non si dovrebbero considerare attività di pari importanza, senza che una sia migliore o più santa dell’altra?

Se non altro, il semplice ebreo e la sua consacrata vita mondana sono più santi del sacerdote e della vita che egli conduce, poiché è lui che adempie al vero scopo che Hashèm ha stabilito per l’uomo nella creazione. I differenti ruoli del sacerdote e del laico, insiste Kòrakh, sono separati ma di pari importanza, poiché Hashèm li desidera entrambi. Chi può dire che il ruolo del sacerdote è in qualche modo più sacro di quello del laico, e che la persona laica ha bisogno di nutrimento spirituale da parte del sacerdote?

Quindi Kòrakh, che critica “l’innalzarsi” di Aharòn al di sopra della congregazione, desidererebbe diventare egli stesso sommo sacerdote per sistemare le cose e rivedere gli equilibri. Egli vorrebbe cambiare lo status del sommo sacerdote quale persona solo differente dal resto del popolo, ma non migliore. «Giacché l’intera congregazione – tutti loro – sono santi e Hashèm è fra di essi! Perché, quindi, vi erigete al di sopra della comunità di Hashèm?». Ma ancora di più: «perché la congregazione dovrebbe “elevarsi”, desiderando di essere come voi, quando è coinvolta nelle sue attività mondane?».

A tutto ciò Moshè rispose: al mattino, Hashèm renderà noto… Un laico che obbedisce ai comandamenti di Hashèm, mentre si occupa degli aspetti più materiali della vita, realizza il vero desiderio che Dio ha per la Sua creazione. Invece, le attività spirituali di un sacerdote non possono realizzare da sole il progetto di Hashèm per la creazione.

Tuttavia, anche se al profano viene comandato di entrare nella terra e di lavorarla, allo stesso tempo gli viene ordinato di tenere gli occhi rivolti al sacerdote, ovvero alla trascendenza, in modo di elevare tutti quei momenti della giornata che possono essere trasformati in santità. Facendo questo la sua vita può riempirsi di luce come al “mattino”, cosicché eseguendo ciò che Hashèm gli comanda, egli può accrescere la consapevolezza di Dio nel suo cuore e nella sua mente.

Così, dall’episodio degli esploratori

nella parashà precedente, impariamo che il fine di Hashèm nella creazione può venir realizzato allorché entriamo nella terra, nel mondo materiale, ovvero quando l’ebraismo è più di un impegno intellettuale o emotivo, poiché trova la sua piena espressione nell’azione. Invece, da Kòrakh, impariamo che l’enfasi posta sull’azione pratica, non deve scivolare in un ebraismo arido e meccanico. L’esecuzione dei comandamenti a livello fisico, ci infonde l’energia che deriva dalla consapevolezza e dall’amore per Hashèm, fa risplendere il nostro operato della luce del mattino, quella luce che illumina il buio della notte. Questo è il profondo senso del termine ‘mattino’ usato da Moshè come risposta a Kòrakh.

Sedata la ribellione (nelle prime quattro chiamate), Hashèm conferma nuovamente con la fioritura del bastone di Aharòn la distinzione della tribù di Levi e della casta sacerdotale (quinta chiamata). Riepilogando le responsabilità dei sacerdoti e dei Leviti verso i laici e gli obblighi di questi ultimi verso i primi (ultime due chiamate).

Sebbene la connessione tematica tra questa ratifica e la ribellione di Kòrakh sia chiara, sembra strano che essa sia posta in una parashà che prende il nome dalla persona che mise in dubbio la correttezza di questa distinzione nel modo più eclatante, lamentandosene apertamente.

Alla luce di ciò che abbiamo detto, tuttavia, l’inclusione di questi segni distintivi sotto il titolo ‘Kòrakh’ risulta, in effetti, appropriata. Alla fine dei conti l’idea iniziale di Kòrakh non era malvagia, egli desidera diventare il sommo sacerdote, per sperimentare la trascendenza e la vicinanza a Hashèm. In questo aspetto, dobbiamo certamente emulare Kòrakh.
Infatti, questo è il messaggio centrale della parashà: desiderare ardentemente la trascendenza, anche mentre ci troviamo immersi nella vita mondana. Il nome della parashà esprime proprio questo concetto.

da Likuté Sikhòt vol 4, pagg. 1048 e seg.; vol 8 pagg. 114 e seg.
dedicato all’anima di mio padre in occasione della fine del 11° mese

per il pdf della sintesi e panoramica della Parashah cliccare qui:
https://drive.google.com/file/d/1E4Gomn1udRF2ZVMgj8Vm8IwywMRbW-DV/view?usp=sharing

https://drive.google.com/file/d/13BeqUK2ZGhNTICiGlq_3nfxQSru8SfUj/view?usp=sharing

Kòrakh si ribella a Moshè

Kòrakh insieme a Datàn, Aviràm e ad altri duecentocinquanta uomini in vista, si ribellano a Moshè e ad Aharòn. Essi affermano che tutto il popolo è santo ed è quindi ingiusto che solo Moshè e suo fratello abbiano tutti gli onori e comandino sugli altri figli di Israèl.

Moshè tenta di placarli. Moshè li supplica di cambiare idea ricordando che essendo Kòrakh della tribù di Levì ha già il grande onore di prestare servizio al Tabernacolo, ma i ribelli non vogliono sentire ragioni. Allora, li invita a portare degli incensieri davanti al Santuario per verificare il gradimento di Hashèm alla loro offerta.
La punizione.

Kòrakh con la sua congrega insieme a Datàn e Aviràm, che non vogliono aderire alla chiamata di Moshè, vengono inghiottiti da una voragine della terra con le loro famiglie. Un fuoco, inviato da Hashèm, divora i duecentocinquanta uomini che hanno osato portare dell’incenso non richiesto. Successivamente scoppia una rivolta: quelli che hanno seguito Kòrakh davanti al Tabernacolo protestano per la morte dei ribelli. Periscono anch’essi, colpiti da un flagello divino.

Il bastone di Aharòn. Hashèm ordina a Moshè di far portare un bastone a ciascun capo tribù, per dimostrare che Aharòn è veramente il prescelto a essere Cohèn Gadòl. Il giorno seguente, dei dodici bastoni portati, solo quello di Aharòn fiorisce in una sola notte per dimostrare chi è l’unico vero cohèn. Inoltre il bastone secco senza alcun segno di vita, inizia a dare delle mandorle. Successivamente il mandorlo di Aharòn viene portato nel Tabernacolo.

Allontanamento degli estranei dal Tabernacolo. Hashèm affida ad Aharòn, ai suoi figli e ai discendenti della tribù di Levì la cura e la custodia del Santuario. Dà l’ordine di non far avvicinare nessun estraneo al Santuario in modo da non profanare la santità del luogo.

Regali e offerte ai sacerdoti. Hashèm ordina che ai cohanim venga data la Terumà da ogni coltura di grano, vino e olio, nonché tutti i primogeniti del bestiame e gli altri doni.

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In occasione dell’inaugurazion del Ponte Morandi, lezione su questa Parashah di Korakh
38° Korakh: Monarchia & Ponte Morandi

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Posted by Shlomo Bekhor on Thursday, 25 June 2020

VALORE DELLA MONARCHIA e il ponte MORANDI!
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La Torà è un vero manuale di vita. La storia di Korakh ne è un grande esempio.

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Shabbat Shalom

Rav Shlomo Bekhor

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