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La Parashah della settimana: Nasso, נָשֹׂא “Enumera!”, a cura di rav Bekhor

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Parashah della settimana

Shabbat shalom, carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci a un nuovo appuntamento con la rubrica della Parashah della Settimana – Nasso, נָשֹׂא “Enumera!” (Bamidbar, Numeri 4.21-7.89) – a cura di rav Shlomo Bekhor. Vi ricordo che, come sempre, potrete scaricare la settimanale porzione di Torah a questo indirizzo, grazie a Torah.it 

14 sivan 5780 – 6 giugno 2020
Parashà di Nasso
Accensioni lumi per Milano: venerdì, ore 20
Shabbat finisce a Milano: alle ore 22.06

לעילוי נשמת יעקב בן שלמה ורחל
In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

in anteprima dal nuovo libro della Torà.

Panoramica Nasso

La parashà Nassò inizia continuando la narrazione cominciata in Bemidbàr, la precedente parashà. Quest’ultima si concludeva con l’arruolamento del clan di Kehàt, della tribù dei leviti, al servizio del Tabernacolo, mentre la parashà Nassò inizia con la coscrizione degli altri due clan dei leviti, ovvero Ghereshòn e Merarì. Già questo appare strano: come mai abbiamo un’interruzione nel bel mezzo del racconto della coscrizione dei leviti, con una parte in una parashà e una parte nell’altra?

Ma questa è solo la prima di una serie di stranezze. Ghereshòn è il maggiore dei figli di Levi, seguito da Kehàt e Merarì. Come mai il clan di Kehàt (il secondo genito) è stato tolto dalla sua logica collocazione, ovvero dopo Ghereshòn, e posto prima del suo fratello maggiore e fuori contesto in un’altra parashà alla fine di Bemidbàr dove non si parla del conteggio dei leviti?

Inoltre, se guardiamo lo schema della parashà Nassò, essa appare come una successione di argomenti senza nulla in comune: la coscrizione dei clan dei leviti di Ghereshòn e Merarì al servizio del Tabernacolo; l’esclusione delle persone impure dal campo; i dettagli riguardanti la legge relativa al furto; il procedimento per provare un sospetto adulterio (sotà); le leggi del nazireato; le benedizioni dei sacerdoti; le offerte per l’insediamento dei capi delle tribù; il modo in cui Hashèm parla con Moshè nel Tabernacolo.

Se diamo uno sguardo all’ordine cronologico di questi punti (a-h), il quadro diventa ancora più confuso:

Punto a: continua la narrazione sul censimento dalla precedente parashà, relativa al primo giorno del mese di Iyàr 2449;
Punto b: si ritorna alla narrazione degli eventi di un mese prima, il primo di Nissàn 2449;

Punti c, d, e: trattano questioni legali che non sono attinenti ai conteggi (e che sono state date ancora prima degli eventi precedenti, ovvero tra Sivàn 2448 e Iyàr 2449);

Punti f, g, h: ritornano alla narrazione degli eventi del primo di Nissàn 2449 (come nel punto b). Come mai la parashà introduce una storia e poi a un certo punto della narrazione (la vigilia della partenza alla volta del deserto) torna indietro agli eventi del mese precedente, interrompendosi allo stesso modo verso la metà di questo secondo racconto con delle questioni legali?

Il nostro primo indizio è il fatto che il clan di Kehàt, come abbiamo detto, è arruolato per primo. Il Midràsh ne spiega la ragione: la Torà descrive per primo il clan di Kehàt perché trasportando esso l’Arca dell’Alleanza, che ospita le Tavole, porta la Torà stessa, che è il mezzo attraverso il quale il popolo ebraico si lega ad Hashèm e la rivelazione dall’Alto scendeva al mondo tramite l’Arca Santa.
(continua sotto)

Tratto dal nuovo libro Bemidbar pagine 32-33.

per il pdf di questa panoramica cliccare qui:
www.virtualyeshiva.it/files/panoramica_nasso.pdf

per il pdf della sintesi cliccare qui:
www.virtualyeshiva.it/files/sintesinasso.pdf

per il pdf della haftara cliccare qui:
www.virtualyeshiva.it/files/haftara_nasso.pdf

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

Se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid: 600 Shiurim online divisi per argomenti. Non perdere l’appuntamento con la parashà mistica e psicologia nella Torà

Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

Parashah di Nasso

Nuova lezione corta di psicologia di vita
Nassò 35°: una visione stravolgente esoterica 

 

https://www.facebook.com/shlomo.bekhor/posts/10158299377485540

Armonia, espulsione, frustrazione
Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:

NASSO 5769 – ARMONIA, ESPULSIONE, FRUSTRAZIONE!

Al seguente link potrai scaricare la lezione della Parashà di questa settimana:
http://www.virtualyeshiva.it/files/09_06_04_nasso5769_kehat_ghershon_merari_piubasso_mapiualto.mp3
—–
Per ascoltare le altre lezioni sulla parashà:

http://www.virtualyeshiva.it/2019/06/13/nasso-5772-3-lezioni/

Ghereshòn: La Superiorità dell’ Azione

(continua da sopra)

Ora capiamo meglio come mai la locuzione usata in entrambe le parashòt per descrivere l’azione di “fare un censimento” è “sollevare il capo”. Come abbiamo spiegato, contare le persone equivale a raccogliere e mettere in risalto le loro capacità (altrimenti latenti), necessarie per la coscrizione nei ranghi dell’esercito di Hashèm alla vigilia del viaggio nel deserto.

Sono queste le parole di “elevazione” che aprono la parashà Nassò e che le conferiscono il nome: infatti Nassò significa “sollevare”. Quindi, non a caso, questo è il nome dell’intera parashà che descrive l’innalzamento che precede il viaggio attraverso le terre selvagge del deserto.

Ma la parashà comincia così

“Censisci i figli di Ghereshòn, anch’essi”. Il fatto che il conteggio del clan di Ghereshòn sia presentato come secondario rispetto a quello del clan di Kehàt, quasi come un ripensamento, indica che la vera conta, il vero innalzamento, è quello avvenuto per il clan di Kehàt. Questo poiché, come detto sopra, il clan di Kehàt porta l’Arca dell’Alleanza, che custodisce al suo interno la Torà. Questa è il mezzo concreto attraverso il quale “alziamo la testa”, ovvero, ascendiamo a un livello superiore di coscienza del divino. È proprio per questa ragione che il clan di Kehàt viene contato per primo.

Quando la mente è elevata, la vita nella sua interezza viene innalzata insieme a essa; così, una volta che il clan di Kehàt è “innalzato”, possiamo innalzare anche il clan di Ghereshòn. Infatti, il potere della Torà di elevarci al di sopra del mondo materiale si manifesta completamente non tanto quando eleva il nostro intelletto e le nostre emozioni, ma in particolare quando innalza anche la nostra quotidiana vita mondana.

Questo spiega come mai le parashòt di Bemidbàr e di Nassò sono divise tra i censimenti dei clan di Kehàt e Ghereshòn: in questo modo, la parashà Nassò, esordendo con il censimento del clan di Ghereshòn, ci insegna che conquistiamo un reale “innalzamento della testa” solo quando questo influenza la nostra vita di tutti i giorni. Mentre il conteggio di Kehàt non rientra nella parashà di Nassò in quanto non è considerato un vero innalzamento, perché non tocca i livelli inferiori dell’essere umano.

Inoltre, posizionare il censimento del clan di Ghereshòn all’inizio di questa porzione significa sottolineare il vantaggio dell’azione sullo studio. Come abbiamo visto in precedenza, lo studio della Torà e l’esecuzione concreta dei comandamenti di Hashèm sono ognuno superiore all’altro in diversi aspetti: lo studio della Torà ci unisce ad Hashèm in maniera conscia, ma questo legame influenza solo il nostro intelletto.

All’opposto l’esecuzione pratica dei comandamenti ci unisce ad Hashèm solo a un livello inconscio e di azione fisica (solo il primo livello dell’anima di nèfesh), tuttavia tale unione pervade il corpo. Riportare per primo il censimento del clan di Kehàt enfatizza come prima cosa la superiorità dello studio della Torà e l’unione profonda con Hashèm. Sistemare le parashòt in modo tale che la conta del clan di Ghereshòn introduca la parashà Nassò sottolinea la superiorità dell’esecuzione dei comandamenti.

Il viaggio attraverso il deserto

in realtà ebbe inizio il 20 di Iyàr del 2449, ed è riportato solo verso la metà della parashà successiva, Beha’alotekhà. In questo modo, tutta Bemidbàr, tutta Nassò e metà di Beha’alotekhà si occupano dei preparativi per il viaggio: tutto ciò che vi è descritto rappresenta un prerequisito che dobbiamo portare a compimento prima di avventurarci nel deserto spirituale, in modo da sottometterlo alla santità. Inoltre, poiché il tema sottostante di Nassò è il modo in cui lo studio della Torà ci eleva (in particolare quando ciò viene compiuto in vista dell’esecuzione dei comandamenti divini), ne consegue che tutto ciò che è riportato in questa parashà illustra stadi via via successivi in questo processo di elevazione.

Una volta arruolati nell’esercito di Hashèm, la fase successiva di preparazione è la purificazione di sé stessi. Per emergere vittoriosi dalla battaglia contro il male dobbiamo per prima cosa liberarci, il più possibile, da ogni traccia di male dentro di noi, per elevarci al di sopra delle cose banali e mondane. In quest’ottica, le leggi che bandiscono dall’accampamento del popolo la corruzione, il furto, il sospetto adulterio e quelle che istituiscono il nazireato, tutte servono a farci desiderare di assurgere ai più alti livelli di purezza e santità.

Nascondiamo delle motivazioni impure nei nostri cuori? Abbiamo fatto cattivo uso dei mezzi di cui intendevamo servirci in battaglia? Siamo davvero leali verso il nostro Divino Sposo? Abbiamo abbandonato le false credenze, che ci intossicano con finte illusioni circa la realtà che ci accingiamo a combattere? In particolare, l’introduzione del nazireato (ovvero di colui che faceva severi voti religiosi) ci insegna che possiamo innalzarci così tanto in santità che il nostro corpo diventa esso stesso un oggetto sacro.

La corona del successo dei nostri sforzi verso la piena purificazione è la benedizione sacerdotale. Andando al di là di noi stessi, “innalzando il capo” al di sopra della vita normale, guadagniamo l’abbondante gratitudine di Hashèm: “Possa Hashèm alzare il Suo sguardo su di te”, favorendoci al di là di quello che ci meritiamo.

La sezione successiva della parashà

è il resoconto delle offerte di insediamento appena inaugurato il Tabernacolo, nel quale la Torà ci riporta nel dettaglio come ciascun nassì-principe [di ogni tribù] porta la stessa identica offerta. Come vedremo, la ripetizione del contenuto di queste offerte è fatta per informarci che, sebbene ogni principe porti lo stesso sacrificio, le intenzioni e i sentimenti di ciascuno sono uniche.

Nel contesto generale della parashà, questo indica che sebbene noi tutti siamo obbligati a studiare la Torà – la stessa Torà – ognuno di noi ha un contributo unico da dare a questo studio, che nessun altro può offrire al nostro posto, e che ogni singolo modo di servire Hashèm è fondamentale per portare la Shekhinà in basso.

Tuttavia, la Torà successivamente riassume il conteggio complessivo di tutte le offerte, indicando come esse formano un tutto collettivo. Questo ci insegna come le scoperte individuali che realizziamo durante lo studio della Torà – quando sono motivate da uno spirito di genuino altruismo – non solo realizzano la santità complessiva della Torà, ma servono anche per cementare l’unione tra le persone.

Il resoconto delle offerte per l’insediamento è seguito dall’elemento finale della parashà, una breve descrizione di come Moshè ha appreso la Torà da Hashèm nel Tabernacolo. La giustapposizione di questa descrizione con il precedente resoconto delle offerte dei prìncipi ci insegna che, se ci accostiamo allo studio della Torà con altruismo e genuino interesse per tutto Israèl, possiamo certamente aspirare di udire la voce di Hashèm proveniente dal nostro personale santuario eretto grazie a tutte le azioni positive compiute nella nostra vita.

Infine, il fatto che tutta questa preparazione (l’elevazione attraverso lo studio della Torà) avvenga nel deserto, indica che il vero scopo del comandamento dello studio della Torà e il suo vero completamento è raggiunto solo quando questo studio riesce a trasformare anche “il deserto”, la sterile e desolata terra del vuoto spirituale, nella dimora di Hashèm.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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