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Parashah della Settimana: Behar (Nel monte) e Bekhukotai (I miei Statuti), a cura di rav Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci a un nuovo appuntamento con la Parashah della SettimanaBehar, בְּהַר Nel monte (Vayikra, Levitico 25.1-26.2) e Bekhukotai, בְּחֻקֹּתַי I miei statuti (Yayikra, Levitico 26.3-27.34) – a cura di rav Shlomo Berkhor. Vi ricordo, come sempre, che potrete scaricare qui (Behar) e qui (Bekhukotai) la settimanale porzione di Torah, grazie a Torah.it.

22 Iyar 5780 – 15 Maggio 2020
Parashà di Behar – Bekhukotay 
Accensioni lumi per Milano: venerdì ore 20.32 
Shabbat finisce a Milano alle 21.41

לעילוי נשמת יעקב בן שלמה ורחל
In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

Qualche anno fa un Rabbino, appena sceso dall’aereo, prende un taxi per recarsi a Gerusalemme. Il tassista, un giovane ebreo molto loquace e simpatico, parla amabilmente con il Rav, confessandogli di essere un ateo. Tuttavia, dopo un po’ di tempo il Rav si accorge che, nonostante quello che l’uomo gli ha appena rivelato nel taxi, ci sono diverse foto di una persona vestita come un ebreo ortodosso.

Quindi incuriosito gli chiede se quella persona fosse un suo famigliare. Il tassista gli risponde che era un suo caro amico, un ex commilitone e gli inizia a raccontare la storia che lo ha portato ad essere un fervente religioso: “Alcuni anni fa, finito il servizio militare, io e il mio amico siamo andati a fare una vacanza avventurosa nella foresta amazzonica. Ad un certo punto ci siamo accampati e il mio amico si allontana per prendere dell’acqua. Passano i minuti e lui non torna! ‘Aspetto, arriverà’, dico tra me, ma il tempo passa e lui non torna. Grido, lo chiamo, ma niente, nessuna risposta”.

Prosegue: “Allora inizio a cercarlo preoccupatissimo. Dopo pochi minuti sento uno strano rumore, una sorta di rantolo dietro ad un albero. Spaventatissimo mi avvicino e a un tratto vedo una scena orribile: il mio amico era avvolto completamente da un enorme serpente che lo stava stritolando. Panico! Non sapevo cosa fare, non avevo niente, nessuna arma o bastone con me! Ad un certo punto preso dalla disperazione chiudo gli occhi e mi butto sul serpente al grido ‘Sheeeeemàààà Israèl…’. Miracolo! Il Serpente lascia la presa e se ne via. Il mio amico è in stato di shock, ma vivo e senza un graffio”.

E da quel giorno, dopo questo grande miracolo, ha iniziato a credere in Hashèm ed è andato in una Yeshivà. Insomma ha cambiato completamente la sua vita”.

Allora il Rav commosso e stupito da questa incredibile storia esclama: “Ma dopo aver visto un miracolo coi tuoi occhi, come mai lui sì e tu…ancora ateo… come è possibile?”. Il tassista imperturbabile risponde: “Ma come, il miracolo ha salvato la sua vita, mica la mia…” .

Questa settimana leggiamo la parashà di Bekhukotày (unita a quella di Behàr), nella quale capiremo che, nonostante beneficiamo del libero arbitrio, dobbiamo sempre ricordare che la nostra vita, le nostre azioni e ogni attimo della nostra giornata sono strettamente legati alla volontà di Hashèm.

È vero che in Bekhukotày sono molti gli avvertimenti che ci vengono dati con grande nettezza dal Cielo che potrebbero anche spaventarci. Tuttavia dovremmo ricordarci che questa parashà chiude il libro di Vayikrà e dobbiamo essere consapevoli che abbiamo già avuto molti strumenti dai precedenti tre libri della Torà per non cadere in errore.

(continua sotto)

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

Virtual Yeshiva
se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid: 600 Shiurim online divisi per argomenti. Non perdere l’appuntamento con la parashà mistica e psicologia nella Torà

Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

Behar – Bakhukotai

Nuova lezione di questa settimana attuale al nostro periodo 
Behar Bekhukotay 32° 33°: Anno Sabbatico e Lag Baomer
Lag Baomer e Rashbi: giorno di grande luce

https://www.facebook.com/shlomo.bekhor/videos/10158226101515540/

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Come può una singola lettera della Torah narrare 5000 anni di storia? Basandoci su una lettera nella parashà di Behar scopriremo una chiava di lettura che risponderà a tante domande storiche!

Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:

BEHAR 5770 – COME PUO’ UNA SINGOLA LETTERA DELLA TORA NARRARE 5000 ANNI DI STORIA?

Al seguente link potrai scaricare la lezione della Parashà di questa settimana:
http://www.virtualyeshiva.it/files/10_05_06_behar_giubileo5770_recessione_cittamurate_venditaeterna.mp3
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Per ascoltare le altre lezioni sulla parashà:

http://www.virtualyeshiva.it/2020/05/10/behar-bekhukotay-5773-7-lezioni/

Guardare dietro al sipario

(continua da sopra)

La parashà di Bekhukotày comincia con una nota molto positiva. Hashèm dice a Israèl che se seguirà la Sua via rispettando i Suoi comandamenti, Egli concederà al Suo popolo molte benedizioni. Questa, già di per sé, sarebbe una grandiosa rivelazione, ma la Torà aggiunge che Hashèm “in persona” camminerà assieme a coloro che seguono le Sue vie.

Tuttavia, se Israèl, al contrario, non ascolterà Hashèm e non rispetterà i Suoi comandamenti e persevererà nel deviare dalla Sua strada, allora D*o punirà il Suo popolo.  Quindi, se guardiamo attentamente, in questa parashà possiamo trovare una diretta correlazione tra le benedizioni e le punizioni: chi segue Hashèm vivrà in pace in una “Terra di latte e miele”, mentre chi sceglie di ignorare la Sua strada “vivrà nel timore in una terra desolata”.

Fino a qui la cosa segue una sua logica, magari “dura da digerire”. Ma a un certo punto la Torà ci rivela che Hashèm dice al popolo: “Se Mi seguirete irregolarmente [osservando di rado i Miei precetti] e non vorrete ascoltarmi, aumenterò contro di voi le punizioni di sette volte, secondo i vostri peccati” (Vayikrà 26, 21).
Cosa potrebbe fare il popolo per ricevere punizioni sette volte maggiori? Vi sono forse peccati peggiori di non seguire le vie di Hashèm? Oltretutto, perché “seguirlo irregolarmente” è un peccato peggiore di farlo in maniera arrogante o di non seguirlo affatto?

Rashì spiega che la parola ebraica ‘keri’ “irregolarmente” porta con sé, implicitamente, la casualità. Il grande interprete della Torà ci suggerisce che, mentre si verificano tutte queste maledizioni, le persone possono reagire procedendo a caso nella propria vita, soffrendo e accettando passivamente le punizioni.

La cosa sembrerebbe paradossale, ma è poi così inusuale? Non capita anche a noi, purtroppo, di interpretare a volte le cose che ci accadono come un fatto legato al caso, una coincidenza… Ossia, di non riuscire a collegare i nostri problemi a un avvertimento da parte di Hashèm.

In una simile situazione di oblio si tende a far “scomparire” D*o dal “teatro” della nostra vita, o addirittura si può arrivare al punto di mettere “fuori dal palco D*o”, di non farlo neanche entrare in scena. Incuranti di Lui durante la vicenda o le situazioni che ci fanno soffrire! “Cose terribili” si può pensare, mentre si guarda il raccolto arso dalla siccità o il bestiame morire per la fame, e poi si può aggiungere: “in fondo la vita è una ruota, andrà meglio il prossimo anno.”.

Nell’ebraismo non ci sono coincidenze. Fin tanto che noi crediamo che Hashèm interagisca con questo mondo non può esserci nessuna casualità, poiché è Hashèm che lo controlla. Sicuramente il virus che ha causato tutto questo è stato creato dall’uomo (non è chiaro il motivo se per ricerca o arma di distruzione di massa o tutte e due), comunque se è successo vuole dire che fa parte del piano divino.

Allora perché secondo la Torà le persone dovrebbero essere punite con maledizioni sette volte peggiori di quelle già elencate?
Perché nell’ignorare la mano di Hashèm in ciò che accade Israèl perde l’occasione di ritornare a D*o: senza l’acquisizione della consapevolezza di aver fatto qualcosa di sbagliato, non c’è speranza di maturare un cambiamento nella vita e né di perdono.

O per meglio dire, chi non riesce a collegare una sua mancanza con la reazione di D*o che attraverso una difficoltà gli da modo di cambiare e correggersi allora rischia solamente di subire le cose negative della vita, imputando tutto ad un destino ineluttabile. Come un ceco che non sa di esserlo e cerca di attraversare una strada.

Mentre, chi “semplicemente” non osserva in toto o va contro più o meno consapevolmente la volontà di Hashèm ha più possibilità di pentirsi e ritornare proprio grazie al fatto che è palesemente in una strada sbagliata. Dove è più difficile trovare giustificazioni di vario tipo.

Questo è quanto Hashèm fa presente chiaramente, affinché tutti vedano che anche se le punizioni vengono, si può ancora eventualmente ricevere le benedizioni fintanto che non si cammini “irregolarmente” con Hashèm e non si ignori il Suo ruolo nel mondo.

Atto di fede

Sfortunatamente non tutti hanno sviluppato un forte sentimento di emunà (fede in Hashèm). Alcuni sono come quello che chiese a un Rabbino di accertarsi che una mucca venisse macellata correttamente. Il Rav acconsentì e l’ebreo si fidò della sua autorevolezza nel momento in cui mangiò la carne dell’animale.

Tempo dopo il Rabbino si recò dallo stesso uomo per chiedergli un contributo in denaro. “C’è una vedova con tre bambini che hanno bisogno di denaro per continuare a vivere”, disse, “Non li vuoi aiutare?”.

L’uomo, che si dava il caso fosse abbastanza ricco, scrollò le spalle: “Mah… ti devo far sapere” rispose. Il Rabbino lo guardò tristemente e disse: “Tu hai creduto alla mia parola quando ho detto che la carne era kasher. Perché ora dubiti dell’importanza di aiutare i poveri visto che sono sempre io che te lo dico?”.

Anche noi non dobbiamo essere ipocriti. Non possiamo permetterci il lusso di credere che Hashèm abbia creato e regolato il mondo e poi dubitare che Egli ci assisterà se lo meritiamo. Una persona deve dimostrare completa fede in Hashèm in tutti i momenti!

Pertanto cosa aspettiamo? Quando viviamo secondo le regole che Hashèm ci ha dato non potremo fare altro che raccogliere da questa parashà tutte le benedizioni che ci vengono concesse.
Grazie alla forza della fede ritrovata, che ci porta di nuovo a vedere Dio in questo mondo, in ogni situazione avremmo il grande merito di rivelare la luce e la presenza di Hashèm in questo mondo, contribuendo alla venuta di Mashiàkh, presto ai nostri giorni, Amen.

Giorno Trentasette dell’Òmer
5 settimane e 2 giorni

Ghevurà in Yessòd – Disciplina nel Unione
22 di Iyar – venerdì sera 15 Maggio

37° giorno: stasera abbiamo la mitzvà di illuminare la Disciplina nell’Unione.

Yessòd è l’attributo che rende inclini a ricercare dei legami intensi. Questo attributo incarna il sentimento innato, presente in ogni essere umano, di relazionarsi profondamente con altre persone.

Ghevurà rappresenta l’attributo del “giudizio severo”, disciplina e rigore.

Intercludere Ghevurà in Yessòd significa disciplinare la nostra indole a connetterci con il prossimo. Chi ha un Yessòd sviluppato tende a fraternizzare con chiunque, però per instaurare delle relazioni SANE bisogna bilanciare Yessòd, con il rigore di Ghevurà, così da riuscire a selezionare bene le amicizie.

L’attributo di Ghevurà, equilibra il nostro Yessòd non solo in quantità (nel numero delle amicizie), ma anche in qualità: avere rapporti con gli altri, senza soffocarli con un eccesso di attenzioni. Ad esempio, possiamo sviluppare un atteggiamento morboso in un rapporto; oppure una persona può sentirsi troppo dipendente da noi.
In entrambi i casi Ghevurà dona a Yessòd la forza di vagliare con chi e come fraternizzare, in una maniera più bilanciata.

Un brano tratto dalla Torà può aiutarci a comprendere meglio:
Ya’akòv venne istruito dal padre Yitzkhàk che gli disse: “Non prendere una moglie dalle cananee. Alzati va’ a Padàn Aràm, a casa di Betuèl padre di tua madre e prendi una moglie delle figlie di Lavàn fratello di tua madre” (Bereshìt 28, 1-2). Cosi Ya’akòv si mise in cammino e dopo una serie di vicissitudini incontra Lavàn e le sue figlie: Lea (la maggiore) e Rakhèl (la minore).

Ya’akòv sapeva che la sua moglie prediletta era Rakhèl, pertanto la sua volontà era di creare un legame con lei subito, in modo da realizzare la profezia di suo padre Yitzkhàk: “Che Dio onnipotente ti benedica, ti faccia prolificare, ti moltiplichi e tu possa diventare un’assemblea di popoli” (Bereshìt 28, 3).

Ma Lavàn lo imbrogliò, obbligandolo a sposare prima Leà. Comunque, Ya’akòv trovò la forza di limitare (ghevurà) il suo desiderio di unirsi (yessòd) a Rakhèl, per “creare spazio” a un’altra moglie: Leà.

Grazie a questo, la missione del patriarca Ya’akòv è stata completata, poiché da Rakhèl nasceranno solo due delle tribù, mentre da Leà nasceranno ben sei tribù.
Un legame TOTALE con Rakhèl, avrebbe compromesso la realizzazione della volontà di Hashèm: la nascita di tutti i capostipiti delle dodici tribù.

Riflessione:
sono capace di limitare il desiderio di relazionarmi con chiunque? Sono succube di una grande amicizia? Riesco a mantenere una certa indipendenza in un legame?

Esercizio:
oggigiorno è molto facile trovare “nuovi amici”, basta un click del mouse. Tuttavia le insidie di internet sono più che note. Impariamo a disciplinare la nostra tendenza a fare amicizie facili e potenzialmente pericolose (ghevurà in yessòd).

Giorno trentotto dell’Òmer
5 settimane e 3 giorni

Tiferet in Yessod – compassione nell’unione 
23 di Iyar – sabato sera 16 Maggio

38° giorno: stasera abbiamo il merito di illuminare la Compassione nell’Unione.

Yessòd è il sentimento del LEGAME, l’attributo che dà la forza di “sposarci” con persone, missioni o progetti importanti.

Tifèret è il sentimento che permette di percepire e patire i bisogni del prossimo.

Intercludere Tifèret con Yessòd significa aggiungere la compassione nei nostri legami, poiché tramite il sentimento di comprendere i disagi del prossimo riusciamo a coltivare meglio una vera Unione.

I primi due giorni, di questa settimana di Yessòd, abbiamo riflettuto come occorre sia saper amare con entusiasmo la nostra relazione, sia evitare il pericolo nell’instaurare dei legami senza limiti. Questa sera impariamo come una vera unione deve prendere in considerazione le esigenze della persona o del progetto a cui siamo legati: solo con l’empatia (tifèret) possiamo costruire una profonda unione (yessòd)!

La Torà può illuminarci con un eccellente esempio:
La speciale amicizia di Yonatàn (il figlio di re Shaùl) per David, iniziò poco dopo che quest’ultimo uccise Golia. I due definirono un patto di fratellanza, poiché Yonatàn comprese che “David aveva lo spirito di Dio” (Sam 18, 3). Il figlio di Shaùl, non fu mai geloso di David (che era in fondo un suo rivale al trono), a differenza di suo padre. Anzi Yonatàn lo aiutò sempre e quando David fu costretto a fuggire, i due giovani, strinsero un patto in cui si impegnavano a proteggersi a vicenda.

Poi Yonatàn difese David al cospetto del padre, fatto che quasi gli costò la vita: in uno scatto d’ira Shaùl, scagliò una lancia contro di lui. In seguito Yonatàn poté incontrare per l’ultima volta David a Ores e anche in quell’occasione i due rinnovarono il loro patto di fraterna amicizia (Sam 23, 16-18).

Nella battaglia contro i Filistei, Yonatàn morì combattendo, assieme ai due fratelli e al padre.
Il loro legame continuò anche dopo la scomparsa di Yonatàn. David pianse amaramente la morte dell’amico e compose per Shaùl e Yonatàn un canto funebre intitolato “Canto dell’arco” (Sam 1, 17-27). Inoltre il Re David mostrò una speciale benevolenza per il figlio zoppo di Yonatàn, Mefiboshet e lo protesse sempre.

Nei Pirké Avòt è scritto: compra un amico! Ovvero se trovi un vero amico sii disposto ad avere la sua amicizia anche a pagamento, perché senza amici sinceri che ti vogliono bene la vita è solitaria e senza riferimenti. Come mai gli amici spariscono nel momento del bisogno? Perché sono finti amici, legati a noi solo per interesse.

Ancora nel Pirké Avòt (cap 5, 16) è scritto: la vera amicizia è come quella tra David e Yonatàn, un’amicizia senza interessi secondari.

David e Yonatàn sentivano profondamente l’uno i bisogni dell’altro (tifèret) e, grazie a questo sentimento, la loro amicizia (yessòd) fu vera e profonda (tifèret in yessòd).

Riflessione:
quando un amico è in difficoltà la mia prima reazione è quella di allontanarmi, oppure cerco di aiutarlo?

Esercizio:
il legame matrimoniale (yessòd) per essere bello (tifèret), non può essere a senso unico. La vera unione non è amare la moglie, poiché IO mi sento bene con lei, ma perché lei è parte integrante di me e i suoi dolori sono i miei dolori.

Se si è distaccati di fronte ai problemi e alle sofferenze della moglie, bisogna aggiungere più compassione nel matrimonio che è l’ingrediente vitale per il successo del shalom bait, pace famigliare.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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