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La Parashah della Settimana: Tazria e Metzora, a cura di rav Shlomo bekhor

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Parashah della settimana

Shabbat shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Ecco al consueto appuntamento (stavolto doppio) con la rubrica della Parashah della Settimana – Tazria “תַזְרִיעַ” Prolificherà (Vayikra, Levitico 12.1-13.59) e Metzora “מְּצֹרָע” Il lebbroso (Vayikra Levitico 14.1-15.33) – a cura di rav Shlomo Bekhor. Vi ricordo che potrete scaricare ai seguenti link la porzione settimanale di Torah: Tazria e Metzora

1 Sivan 5780 – 25 Aprile 2020
Parashà di Tazria e Metzora – Shabbat Rosh Khodesh
Accensioni lumi per Milano: Venerdì ore 20:04
Shabbat finisce a Milano: sabato ore 21.10

לעילוי נשמת יעקב בן שלמה ורחל
In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

Doeg diffamò Davìd e la sua maldicenza provocò la morte di tre persone e di tutti gli abitanti di una città, come apprendiamo da questo racconto: Doeg, che visse durante il regno di re Shaùl, era un uomo brillante e un grande erudito di Torà. Riuniva in sé le funzioni di capo del tribunale ebraico e di consigliere personale del re Shaùl.

Nessuno, però, poteva immaginare il suo carattere malefico, perché lo mascherava mostrando un atteggiamento compassionevole. Sapendo che Davìd era geloso di Shaùl, ed essendo egli stesso invidioso della sua conoscenza della Torà e della sua fama, non perdeva occasione per diffamarlo.

Fuggendo da Shaùl, Davìd passò da Nov, una città di cohanìm. Non aveva provviste e rischiava di morire di fame, così chiese al Sommo Sacerdote Akhimèlekh di dargli del pane. Gli fece credere che il re l’aveva inviato in tutta fretta per una missione molto urgente e che, di conseguenza, non si era munito di provviste. Quando Akhimèlekh gli rispose che l’unico pane disponibile in quella città di cohanìm era il sacro ‘lèkhem hapanìm’, Davìd gli spiegò che gli era permesso mangiarne, perché la fame stava mettendo la sua vita in pericolo.
(continua sotto)

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

Se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid: 600 Shiurim online divisi per argomenti. Non perdere l’appuntamento con la parashà mistica e psicologia nella Torà. Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

Tazria e Metzora, nuova lezione: non esiste il male (anche durante la quarantena)
Lettera al Padre Eterno

Sefirat Omer: che valore aggiunto dà?

In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomoלעילוי נשמת אבי מורי ורבי ועטרת ראשייעקב בן שלמה ורחלNON ESISTE IL MALE!…

Posted by Shlomo Bekhor on Thursday, April 23, 2020

 

Una storia incredibile successa con il barone Rothschild nel 800 (noto banchiere e politico britannico) ci insegna il valore della vita specialmente in questo periodo di quarantena.
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Valore e difetto dell’ambizione

Qual è il giusto equilibrio di questa caratteristica umana che talvolta provoca gravi danni?

Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:

TAZRIA 5771 – VALORE E DIFETTO DELL’AMBIZIONE

Al seguente link potrai scaricare la lezione della Parashà di questa settimana:

http://www.virtualyeshiva.it/files/11_03_29_tazria5771low_pellebianca_peli_razo_shuv.mp3

Il video

https://vimeo.com/21750906


http://www.virtualyeshiva.it/2020/04/19/tazriametzora-5772-7-lezioni/

I danni della Lashòn Harà – maldicenza

(continua da sopra)

Il Cohèn Gadòl ebbe fiducia in Davìd e gli diede il lèkhem hapanìm. Poi, consultò gli Urìm e Tummìm (lettere delle tribù sul pettorale del gran sacerdote) per sapere se doveva fornirgli altro aiuto e la risposta fu affermativa: affidò, quindi, a Davìd la spada del gigante Goliàt, che era custodita nel Mishkàn.

Doeg, che studiava la Torà poco lontano, scoprì che Davìd si era recato nella città di Nov. In quel tempo, il re Shaùl si sentiva costantemente minacciato da complotti immaginari, orditi contro di lui da Davìd, e accusava tutti i suoi ministri di parteggiare per lo stesso Davìd.

Doeg colse, quindi, l’opportunità di nuocergli. Tornò a corte e, quando il re chiese ai suoi ministri di rivelargli i complotti di Davìd, lo denunciò: «A Nov, ho visto Davìd intrattenersi con il Cohèn Gadòl Akhimèlekh. Questi ha consultato per lui gli Urìm e Tummìm, poi lo ha rifornito di provviste e gli ha consegnato la spada di Goliàt».

Quelle di Doeg erano parole

calunniose, che insinuavano un’alleanza tra Davìd e Akhimèlekh per cospirare contro il re. Riferire che il Cohèn Gadòl avesse consultato gli Urìm e Tummìm a favore di Davìd, era un fatto di enorme portata, poiché era vietato interrogarli per motivi di carattere privato. Solo il re in persona o un emissario della comunità poteva accedervi. Shaùl giunse alla conclusione – Doeg lo sapeva bene – che Davìd si fosse proclamato re davanti al popolo.

Shaùl convocò Akhimèlek e tutti i cohanìm della città di Nov, e accusò Akhimèlekh dicendo: «Perché hai aiutato Davìd, dandogli del pane e una spada? Evidentemente, lo riconosci come re; diversamente, perché avresti interrogato per lui gli Urìm e Tummìm? Tu cospiri con lui per togliermi il trono!».

Akhimèlekh si stupì per queste accuse e gli rispose con sincerità: “È la prima volta che mi rivolgo agli Urìm e Tummìm per Davìd. Ho pensato che, essendo il tuo devoto genero e l’emissario della comunità, egli meritasse che consultassi per lui gli Urìm e Tummìm! Khas veshalòm – Dio non voglia che io mi sia ribellato al re! Non capisco a cosa ti riferisci!».

Ma Shaùl rimase inflessibile. «Per aver attentato al mio trono, tu, Akhimèlekh, dovrai pagare con la vita» decretò, «tu e tutta la casa di tuo padre!». Poi ordinò ai suoi generali Avner e Amasà di passare a fil di spada tutti i cohanìm di Nov, per avere tradito il re cospirando con Davìd, crimine punito con la morte.

I due generali si rifiutarono

di colpire i cohanìm, sapendo che, secondo la legge della Torà, occorre disobbedire anche al re se questi chiede di compiere un’azione che porti a trasgredire la Torà. L’uccisione dei cohanìm era, senza dubbio, un peccato perché il verdetto di Shaùl si basava sulla diffamazione, senza avere provveduto a un’inchiesta obiettiva.

Shaùl, allora, si voltò verso Doeg e gli disse: «Tu affermi che i cohanìm sono passibili di morte. È dovere del testimone partecipare all’esecuzione dell’accusato!».

Doeg acconsentì e uccise con le proprie mani ottantacinque cohanìm della città di Nov. Uomini, donne e bambini furono passati a fil di spada, mostrando a tutti quale fosse il destino riservato a coloro che sostenevano Davìd.

In Cielo, fu proclamato contro Doeg: «Rashà! Come osi parlare della Mia Torà, se essa non è nel tuo cuore? Cosa insegnerai ai tuoi allievi quando arriverai alle parashòt che trattano degli omicidi, dei bugiardi e dei racconta favole?».

La lashòn harà di Doeg ebbe come conseguenza la morte di tutti coloro che vi presero parte: Shaùl, che l’accettò, venne ucciso definitivamente dai filistei. Anche il generale Avner fu ucciso, poiché aveva assistito alla condanna a morte dei cohanìm senza protestare (secondo una diversa opinione della Ghemarà, egli protestò ma invano, e fu ucciso a causa di un altro peccato).

La vita di Dòeg fu recisa dal Cielo

prima che egli giungesse ai trentacinque anni di età, in base al principio secondo il quale “gli uomini sanguinari e ingannevoli non giungeranno alla metà dei loro giorni” (considerando che la piena misura dei giorni dell’uomo sia di settant’anni. Ne deriva che gli assassini e i bugiardi non vivono oltre i trentacinque anni, ossia circa la metà di una vita).
Mentre Doeg stava insegnando ai suoi allievi, Hashèm inviò tre angeli della Vendetta.

Il primo lo privò della memoria. Doeg disse ai suoi studenti che un certo oggetto era tahòr-puro, poi invertì le parole e lo dichiarò tamé-impuro. La confusione dei suoi giudizi aumentò e gli venne chiesto di lasciare il bet hamidràsh, ma egli rifiutò. I suoi allievi dovettero legarlo mani e piedi con delle corde, e portarlo fuori con la forza.

Il secondo angelo bruciò con il fuoco l’anima di Doeg, condannandola alla morte eterna. Doeg fa parte di coloro che non avranno parte nel Mondo a Venire.

Il terzo angelo disperse le ceneri delle sue spoglie mortali nelle sinagoghe e nei luoghi di studio, mettendole sotto i piedi dei studiosi di Torà.

Grazie alle sua straordinarie capacità, Doeg avrebbe potuto aspirare alla grandezza, ma la sua abitudine alla lashòn harà gli fece perdere la vita in questo mondo e nel mondo a venire.

Tratto dal Midràsh Racconta Vayikrà edizioni Mamash

Giorno Sedici dell’Òmer

2 settimane e 2 giorni
Ghevurà in Tifèret – Disciplina nella compassione
1 di Iyar – Venerdì sera 24 Aprile

16° giorno: questa sera abbiamo l’onore e la carica dall’alto di rettificare il secondo “abito” di Tifèret, l’aspetto della Disciplina nella Compassione.

Tifèret è l’attributo della compassione, clemenza e bellezza, rappresenta la sensibilità di comprendere e quindi aiutare in base ai bisogni dell’altro. Ghevurà è l’attributo del rigore, disciplina e giudizio.

Affinché la compassione sia efficace e sana, deve essere disciplinata e focalizzata. Richiede discrezione sia a chi si manifesta compassione, sia per la misura della compassione stessa.

La disciplina della compassione è sapere che per essere veramente compassionevole, a volte, occorre saper trattenere il sentimento della compassione!

Ad esempio, dare a una persona tutto quello di cui lui ha bisogno, significa impedirgli di crescere e diventare autonomo e non dipendere sempre dall’aiuto altrui. La compassione, infatti non è un’espressione di un sentimento d’amore del donatore, ma una risposta alle esigenze del prossimo, pertanto deve essere bilanciata dal rigore in funzione dei reali bisogni del ricevente e dandoli spazio per crescere con le sue forze. Con Ghevurà in Tifèret riusciamo a disciplinare la nostra compassione.

Una storia chassidica

può aiutarci a capire meglio: un uomo, poco credente, su insistenza della moglie, va a chiedere una benedizione a uno Tzaddik per avere finalmente un figlio. L’uomo prende una carrozza, ma poiché si vergognava di dire che andava da un rabbino, al conducente disse che andava a un incontro d’affari.

Arrivato a casa del Rav gli disse: “Allora finalmente sono venuto da voi”, lo Tzaddik gli rispose “no tu non sei venuto da me! Tu sei andato a un incontro d’affari! Per venire da me prendi un’altra carrozza e dì la verità su dove sei diretto”. Così l’uomo fece, ritornò da lui, ottenne la benedizione e la coppia ebbe finalmente un figlio.

Il grande Rav seppe astenersi (ghevurà) dalla sua compassione (tifèret) dall’aiutare la coppia da subito, quindi chiese all’uomo (con un po’ di rigore) un atto di sincerità, un piccolo sacrificio per creare un recipiente a datto a ricevere la benedizione, così da esaudire il suo desiderio di paternità.

Riflessione:

quando proviamo compassione per qualcuno siamo capaci di non darli tutto il suo bisogno e darli spazio per maturare con le sue forze?

Esercizio:

se un figlio ha problemi di rendimento scolastico e ha bisogno di conforto bisogna aiutarlo con equilibrio limitando la compassione (che può diventare Khèssed: amore senza limiti) con la disciplina (ghevurà). Solo in questa maniera si può stimolare l’autonomia del figlio per migliorare i voti scolastici.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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