Home Ebraismo Conteggio dell’Omer 2020: gli esercizi del 6° e 7° giorno. A cura...

Conteggio dell’Omer 2020: gli esercizi del 6° e 7° giorno. A cura di rav Bekhor

352
0

Conteggio dell’Omer

Questa sera contiamo il quarto giorno. Ba’àl Shem Tov, fondatore del Chassidismo, introdusse l’usanza di un pasto speciale nell’ultimo giorno di Pesach: la Seudàt Mashiach (il Pasto di Mashiach). Questo pasto è stato introdotto dal rabbino Shalom Dover di Lubàvitch (il quinto Rebbe di Chabad), il quale ha indicato di bervi quattro bicchieri di vino e mangiare 30 grammi di matzà. 

Il Rebbe di Lubàvitch, Il leader della nostra generazione, lo introdusse in maniera regolare nella celebrazione dell’ultimo giorno di Pesach, collegandolo con il detto dei Saggi, secondo cui in futuro Dio destinerà quattro bicchieri di calamità contro i nemici di Israele e al popolo ebraico  quattro bicchieri di consolazione. 
“Seudat Mashiach”, si chiama così per dimostrare che noi non ‘riconosciamo’ l’esilio e così facendo affrettiamo la redenzione.
Invito tutti a fare la Seudà a casa quest’anno il 16 Aprile 22 Nissan di pomeriggio, con il sincero augurio di potere fare questo pasto insieme con Mashiach!

Khag Sameakh
Rav Shlomo Bekhor

Sesto giorno dell’Òmer

Yessod in Khessed – Unione nella bontà: 21 di Nissan- Martedì 14 aprile

6° giorno: stasera abbiamo la capacità di illuminare Yessòd in Khèssed – Unione nella Bontà.

Khèssed è l’attributo dell’Amore – Bontà – che nasce dal sentimento di sentirsi bene aiutando il prossimo, sempre e comunque.

Yessòd è l’attributo dell’Unione che spinge a cercare e creare dei legami profondi con gli altri.

L’essenza di Khèssed è un sentimento che può facilmente prescindere dall’altro, poiché il piacere di dare può, paradossalmente, contribuire a creare uno stato di autocompiacimento che non fa maturare una solida unione. Ad esempio, aiutare un amico in difficoltà  potrebbe ostacolare la realizzazione di un solido legame con lui generando un sentimento di importanza che potrebbe sfociare in un senso di supremazia che causerebbe un distacco verso il prossimo.

Tuttavia, gli attributi di Yessòd e Khèssed traggono forza da aspetti dell’anima molto simili: Yessòd è mosso dal desiderio di unirsi, per il piacere del nostro IO di essere associato e apprezzato dall’altro; in Khèssed, similmente, il “NOSTRO AMORE” rappresenta un desiderio dell’IO di realizzarsi e valorizzarsi nel dare.

Nel 6° giorno dell’Omer, Yessòd è un aspetto essenziale di Khèssed, affinché l’Amore sia efficace ed equilibrato ha bisogno di essere accompagnato da uno scambio reciproco di interessi e condivisioni. Essere buoni in maniera asociale rende il nostro operato di bontà limitato. Quando la bontà nasce da un legame, questo indirizza il nostro sentimento di dare verso puri ideali di unione, diversi dal mero desiderio scaturito dal nostro IO.

Un brano tratto da HaYòm Yom (30 Adàr 1) del Rebbe può aiutarci a capire meglio:

Mio padre disse: “Un chassìd crea un ambiente. Se non lo fa, è meglio che controlli attentamente il proprio “bagaglio”, per vedere se presso di lui, tutto è a posto. Il fatto stesso di non riuscire a creare un ambiente, dovrebbe farlo riflettere sul fatto che manca qualcosa. Egli dovrebbe chiedere a se stesso: “Cosa sono qui a fare, in questo mondo se non creo un ambiente?”.

È noto come i chassidìm siano spinti, nel loro agire, da un grande amore per Hashèm, la Torà le mitzvòt e per il prossimo. Nonostante questo, il Rebbe ci ricorda come “la cartina di tornasole”, per verificare l’efficacia e la genuinità di questo operato, sta nel riuscire a costruire un “ambiente” (Yessòd legame solido) che accompagni il nostro agire amorevole (Khèssed).

Altrimenti, forse, c’è qualcosa che non va in noi stessi: forse troppo attenti a dare, solo per nutrire un proprio desiderio; forse non siamo interessati veramente a concretizzare l’amore in uno sforzo comune in uno scambio reciproco di interessi e condivisioni. Solo così il sentimento di dare si indirizza verso puri ideali, diversi dal mero desiderio scaturito dal nostro IO.

Un amore senza un vero legame è come un bel fiore che non profuma 

Riflessione: 

quando trasmettiamo amore a qualcuno diamo per scontato che debba essere d’accordo con noi su ogni nostra scelta o facciamo bontà socializzante? I nostri progetti altruistici verso coloro che amiamo, li realizziamo in “perfetta” solitudine?

Esercizio:

nonostante le continue amorevoli attenzioni che rivolgiamo al nostro coniuge, con il tempo, ci accorgiamo che lui o lei reagisce con indifferenza. Allora proviamo a trasmettere bontà condividendo le decisioni importanti: acquistare qualcosa o decidere dove andare in vacanza… ASSIEME. 

Basiamo il nostro desiderio di dare non solo PER il nostro partner, ma soprattutto CON il nostro partner, così da costruire un rapporto più sano ed equilibrato, grazie a Yessòd in Khèssed.

Settimo giorno dell’Òmer

Malkhùt in Khèssed – regalità nella bontà
22 di Nissan- Mercoledì 15 aprile
 
7° giorno: stasera abbiamo la forza di illuminare Malkhùt in Khèssed – Regalità nella Bontà, l’ultima faccia di Khèssed.

Khèssed è vitalità ed entusiasmo, l’attributo dell’Amore – Bontà – che nasce da un sentimento di sentirsi bene aiutando il prossimo con passione.

Malkhùt è l’attributo della Regalità che rappresenta la capacità di comandare, organizzare e dirigere. Tutte qualità che implicano una forte autostima e consapevolezza della propria dignità e delle proprie qualità. Come fa un Re verso i suoi sudditi, in questo attributo si trova la forza di comunicare e la capacità di imporre la propria personalità e idee agli altri. 

L’essenza di Khèssed è un sentimento di soddisfazione di sé che nasce dal dare ad altri. Tuttavia quando i nostri tentativi di dare amore sono respinti o poco apprezzati può manifestarsi un senso di frustrazione e spegnere questo entusiasma. 

L’interclusione di Malkhùt in Khèssed permette alla nostra bontà di essere più organizzata, carismatica ed efficace. Mossi da un forte sentimento della nostra regalità e dignità, l’agire amorevole verso il prossimo ci renderà fieri di noi stessi, SEMPRE.
Il carisma che Malkhùt può donare a Khèssed rende il nostro amore più consapevole del contributo che può dare in questo mondo.

Una bella storia ebraica può aiutarci a capire meglio: 
Rabbi Glukowski viveva a Toronto. Un giorno, ricevette una telefonata da uno sconosciuto. Si trattava di un Ebreo il cui figlio, che chiameremo Sheldon, era entrato a far parte di una setta chiamata Hari Krishna e da quel momento nessuno ne aveva più avuto notizia. Il padre disse che suo figlio stava a Toronto, non lontano dal luogo di lavoro del rabbino. Rabbi Glukowski sentì di dover accettare la sfida. 

Trovato il luogo, dopo una lunga attesa, Rabbi Glukowski riesce a parlare con il ragazzo. “Ciao Sheldon! Tuo padre mi ha chiamato, poiché è molto preoccupato”. “E allora, cosa vuole che faccia?”, il Rav rispose: “Vieni a casa mia questo Shabbàt e poi io potrò dire a tuo padre che ti ho visto per un giorno intero e che non si deve preoccupare. Che ne dici?”. La porta si aprì e uscì fuori un giovane esile e con i capelli rasati, Indossava una tunica arancione, dei sandali. “Sono pronto”, disse. 

Durante il pasto dello Shabbàt Rabbi Glukowski si accorse presto che tutte le parole di Torà, che era solito dire a tavola, non riuscivano a toccare Sheldon. Allora provò a raccontare una storia… ma nessuna reazione, niente da fare. E alla fine tutti andarono a dormire. Durante la notte Rabbi Glukowski fu svegliato da un rumore. Si alzò per dare un’occhiata. Vide Sheldon che aveva una sorta di statua, e si stava di fatto inchinando a essa, cantando un mantra monotono.

Per il rabbino, questo era troppo da sopportare: non aveva mai visto un Ebreo adorare un idolo e certamente non proprio qui, in casa sua! Lasciare che continuasse era fuori questione, così Rabbi Glukowski si sedette tutta la notte a parlare con lui. L’indomani, il rabbino Glukowski era uno straccio e dopo lo Shabat Sheldon andò via. 

Parecchi anni più tardi, Rabbi Glukowski morì, centinaia di persone vennero a confortare la famiglia e a lodare il defunto. Tra loro c’era anche un uomo esile, di mezza età che nessuno sembrava conoscere. Si sedette di fronte ai famigliari in lutto e disse: “Quando ho sentito che vostro padre era morto, ho dovuto venire. Non mi riconoscete? Sono stato a casa vostra circa quindici anni fa, per uno Shabbat…”. Raccontò loro come in quello Shabbat avesse avuto modo di cominciare a pensare per la prima volta nella sua vita seriamente alla sua anima ebraica. In seguito, decise di approfondire la cosa, andando a studiare in una yeshivà.

“Sai cosa è stato?” concluse il suo racconto, “Sai cosa mi ha davvero colpito di vostro padre? Fu il suo amore. Non avevo mai visto un amore così incondizionato in tutta la mia vita. Questo fu ciò che mi fece cambiare idea”.

Rabbi Glukowski ben consapevole del suo ruolo del mondo non si perse d’animo di fronte a una situazione straordinaria e difficile. Il Rabbi riuscì ad aggiungere così tanta regalità al suo amore da salvare un’anima ebraica che si era persa. Grazie a Malkhùt in Khèssed. 

Esercizio:

non riusciamo ad aiutare gli altri perché la nostra timidezza ci blocca? Se qualcuno ha bisogno di noi non interveniamo per paura di sbagliare?

Esercizio:

nel lavoro tendiamo essere molto premurosi verso i colleghi. Spesso ci sobbarchiamo di mansioni che non ci competono e ci sentiamo abbattuti e frustrati. Cerchiamo di trovare un aspetto del nostro agire generoso che ci renda più soddisfatti e dignitosi di noi stessi.
—–
Lezione per il Settimo giorno di Pessakh:
Solo Le Prove della Vita ci Portano Tanto in Alto!

Impariamo da questa parashà che le grandi sfide della vita sono gli unici trampolini che possono portarci tanto in alto.


http://www.virtualyeshiva.it/2019/04/17/pessakh-5773-17-lezioni/

Previous articleFirst International Dead Sea photo competition
Next articleLa Parashah della Settimana: Shemini, שְּׁמִינִי “Ottavo”. A cura di rav Shlomo Bekhor
Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here