La Parashah della Settimana: Vayakhel e Pekudei, a cura di rav Shlomo...

La Parashah della Settimana: Vayakhel e Pekudei, a cura di rav Shlomo Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat Shalom, carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci al consueto appuntamento con la rubrica della Parashah della Settimana – Vayakhel, וַיַּקְהֵל “Fece radunare” (Shemot, Esodo 35.1-38.20) e Pekudei, פְקוּדֵי “Questo è il computo” (Shemot, Esodo 38.21-40.38) – a cura di rav Shlomo Bekhor. Vi ricordo che potrete scaricare ai seguenti link – Pekudei e Vayakhel – la porzione settimanale di Torah, a cura di Tora.it

25 Adar 5780 – 21 Marzo 2020
Parashà di Vayakel Pekude – Parashah Hakhodesh – Shabbat Khazak
Accensioni lumi per Milano: venerdì ore 18.20
Shabbat finisce a Milano: alle ore 19.22

לעילוי נשמת יעקב בן שלמה ורחל
In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

In conseguenza alle domande sul significato di questo periodo ho raccolto alcune riflessioni in base agli insegnamenti dei grandi maestri.

Dalla porzione di questa settimana di Vayak’hèl, nel pieno della pandemia del Corona Virus, impariamo il profondo significato dell’idolatria e come rettificarla. Come trovare il giusto equilibrio con il successo del lavoro e come trovare il giusto equilibrio con la medicina, e come questo ci può insegnare a superare questi momenti difficili.

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

Virtual Yeshiva: se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid! 600 Shiurim online divisi per argomenti. Non perdere l’appuntamento con la parashà mistica e psicologia nella Torà
Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

Nuova lezione bomba molto attuale

Corona Virus: perché?
ll Rapporto Tra D*o e Medicina

Opposti ma complementari

La differenza tra il visionario e l’esecutore e come far convivere questi due aspetti nella nostra vita. Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:

http://www.virtualyeshiva.it/2011/02/22/vayakhel-5771-opposti-ma-complementari/

Al seguente link potrai scaricare la lezione della Parashà di questa settimana:

www.virtualyeshiva.it/files/11_02_22_vayakhel5771_moshe_bezalel_luce_contenitore_animacorpo.mp3

Il video


Chi ringrazia chi?

In questo momento particolare e difficile, dove potrebbe sembrare che nulla vada bene e dove sentimenti negativi quali lo sconforto, tristezza e depressione sono in agguato, mi è venuta in mente una frase del Talmud.

Questa ci insegna che anche per ogni respiro che facciamo dobbiamo ringraziare Hashèm. Come è scritto nell’ultimo verso dei Salmi: “Ogni anima loderà il Signore” la parola neshamà-anima ha le stesse lettere e la stessa composizione della parola neshimà-respiro, anche perché i due concetti anima-respiro sono profondamente intrinsechi.

Molti di noi, infatti, prima dell’arrivo di questa epidemia, si lamentavano per cose abbastanza futili: non avere la macchina nuova, la lavatrice che non funziona bene o dove passare le vacanze estive. Questo ci insegna a non dare tutto per scontato, poiché in realtà anche per ogni respiro dobbiamo dire grazie. In altre parole dovremmo dire grazie a D*o ogni istante.

Non a caso una delle basi dell’ebraismo è la riconoscenza e la gratitudine! Prima di tutto verso il Creatore, che ci dà tutto ciò che abbiamo. Alla fine tutto è scritto nella Torà e il nostro dovere è prendere gli insegnamenti che ci ha dato il Padre Eterno e applicarli nella nostra vita. Quando Hashèm vede che apprezziamo quello che ci dà, allora ci dona molto di più e ci offre la cosa più importante: la redenzione di Mashìakh, presto nei nostri giorni, Amen.

Anche Hashèm vuole una casa!

Le nazioni vanno in guerra per occuparle, le famiglie impegnano una somma considerevole del loro reddito, anche per la durata di trent’anni, per acquistarne una. I Saggi del Talmud vanno oltre e dicono: “Un uomo che non possiede una casa non è uomo“.
La casa è molto più di un semplice tetto che ci protegge dalle piogge, di muri che ci separano da estranei non voluti, di una cucina nella quale prepariamo le pietanze e di un letto per dormire.

Anche i centri commerciali, gli hotel e i ristoranti possono compiere quelle funzioni, meglio di qualsiasi altra residenza. Ma solo a casa una persona si sente veramente “a proprio agio”. La casa è il luogo dove si possono fare delle “facce buffe” davanti allo specchio, indossare un vecchio maglione verde bucato e mangiare sottaceti con burro di arachidi. Solo perché ne abbiamo voglia!

Anche Hashèm desidera una casa, un luogo dove può essere completamente “Sé Stesso” ovvero manifestare la Sua essenza Divina. Ma perché Hashèm ha creato il mondo fisico? Cosa può dare a D*o la nostra vita grossolana e limitata, la nostra esistenza piena di conflitti, che i mondi spirituali superiori non possono dare, al punto di creare questo mondo dove il male e la materia hanno il sopravvento?

I Maestri della Chassidùt rispondono con un midràsh: “Hashèm creò il mondo materiale perché voleva una dimora. Hashèm disse all’uomo: “Ho creato la saggezza, la comprensione e la conoscenza, e in queste creazioni dimora la Mia mente. Ho creato l’amore, la giustizia e la compassione, e fra questi risiede il Mio carattere. Ho creato la bellezza, lo splendore e la maestà, e in questi investo la Mia personalità. Ma nessuno di questi attributi è la Mia casa.

Perciò Ho creato la materia fisica – la cosa meno divina che ho potuto ideare – così avrei avuto una dimora dove non ho ruoli da interpretare e nemmeno caratteristiche per Me da progettare. Solo la Mia Volontà a cui adempiere.  Quando prenderai il tuo oro (simbolo degli eccessi materiali), il tuo argento (simbolo dell’imperturbabile ricchezza) e il tuo rame (i centesimi della tua sussistenza al povero) e li userai per creare una realtà conforme alla Mia Volontà, farai la Mia casa nel Mio mondo”.

Il Tabernacolo come legame tra uomo e Hashèm

La narrazione concernente il Tabernacolo si suddivide in tre fasi in quattro parashòt della Torà: il comando di edificarlo, come figura nelle parashòt Terumà e Tetzavè; la fabbricazione degli arredi, degli utensili e di tutti gli altri elementi.

In Vayak’hèl; l’edificazione stessa del Tabernacolo in tutti i dettagli, con la nube della Gloria divina che si posa su di esso e quindi sul popolo in Pekudè. Questo ordine rispecchia quello con il quale viene a crearsi il legame fra l’uomo e D*o:

a) dapprima il comando divino, che risveglia l’uomo e gli dà la forza e i mezzi per creare questo legame dall’alto verso il basso;

b) poi segue l’operato dell’uomo, con cui egli si santifica e trascende la propria esistenza meramente materiale (dal basso verso l’alto);

c) infine il legame si completa, saldo e forte nel tempo, con Hashèm che si posa sull’uomo, lo eleva dall’alto e lo santifica con le Sue forze illimitate in maniera sublime, molto di più di quanto l’uomo potrebbe arrivare (Pekudè).

L’incontro fra ciò che proviene dall’alto e ciò che invece si innalza dal basso, fra D*o e l’uomo, è ciò che purifica il mondo materiale rendendolo una Dimora per Hashèm, dove la Sua luce si possa manifestare pienamente.

Un ottavo innaturale

È questo il nostro lavoro. Seguire l’esempio della Torà e sapere che abbiamo la difficile missione di trasformare il mondo materiale in una dimora per Hashèm. Tuttavia, non siamo soli, poiché per completare questa difficile missione abbiamo l’aiuto “dall’alto” come nella costruzione del Tabernacolo. Certo che lo stimolo iniziale viene da Hashèm, perché noi da soli non possiamo fare una trasformazione così difficile come hai tempi del Tabernacolo dove era “sufficiente…” prendere degli oggetti materiali e farli diventare una casa per il Creatore.

Pertanto, dopo questo stimolo iniziale dobbiamo iniziare a lavorare con le nostre forze. Tuttavia il risultato e il premio finale non sono la semplice somma dei nostri sforzi, bensì molto di più sono molto di più.

Quanto detto sopra è simboleggiato dall’ottavo giorno dell’inaugurazione del Tabernacolo. Infatti il Tabernacolo viene montato per sette giorni con tanta speranza della rivelazione dall’alto, ma solo nell’ottavo giorno, il Tabernacolo venne inaugurato gettando le basi del futuro operato del popolo ebraico.
Tuttavia verrebbe da chiedersi, perché proprio l’ottavo? Perché questo numero simboleggia la trascendenza dell’ordine naturale. Pertanto anche l’ottavo giorno doveva trascendere l’ordine abituale delle cose.

Fame Spirituale

Inoltre, osservando la tempistica dell’edificazione del Tabernacolo si nota che dapprima Moshè mise gli arredi al loro posto e li inaugurò per un primo impiego e poi, in un secondo tempo, completò l’edificazione del Tabernacolo stesso. Soprattutto il fatto di offrire i sacrifici sull’altare prima del completamente del Tabernacolo. Perché questa strana cronologia? Talvolta nelle vita e nell’operato spirituale per costruire una “dimora per Hashèm” è necessario saltare alcune fasi nell’intento di riuscire a compiere quanto più possibile.

Citando l’insegnamento presente nel Talmùd (‘Eruvìn 54a): arraffa e mangia, arraffa e bevi! Tale è la nostra epoca oramai alle soglie dell’avvento del Messia, Pertanto bisogna cercare di guadagnare quanti più meriti, con passi da gigante e grande “appetito” spirituale, talvolta modificando l’ordine abituale delle cose.

Come è scritto nella Torà, “Moshè vide tutta l’opera, ed ecco, l’avevano eseguita come Hashèm aveva comandato; così l’avevano eseguita. E Moshè li benedisse”. (Shemòt 39, 43)
Moshè esaminò attentamente tutti i prodotti finiti.

L’espressione “vide… ed ecco che” richiama quella impiegata riguardo alla Creazione del mondo (Bereshìt 1, 31): l’edificazione del Tabernacolo è infatti di valore pari alla Creazione dell’universo (Dà’at Mikrà). Pertanto, Moshè li benedisse dicendo: «Sia volontà [di Hashèm] che la Presenza Divina si posi sulle vostre opere… Possa la grazia di Hashèm D*o nostro essere su di noi…». Si tratta delle parole di uno degli undici capitoli dei Tehillìm composti da Moshè per benedire le 11 tribù ogni salmo per una tribù (da cap. 90 a cap. 100).

In altri termini, con l’inaugurazione del Tabernacolo Moshè diede a Israèl tutte le forze necessarie per affrontare il futuro della sua esistenza, anche quando necessiterà di agire in “disordine” per preparare il mondo, in gran fretta e con numerosi traguardi da raggiungere, alla Redenzione finale.

(Rebbe di Lubàvitch, Likuté Sikhòt vol. XXXI)

Il più grande traguardo anche oggi

Rabbi Zalman Sorotzkin raccontò che una volta si trovava alla cerimonia di inaugurazione di un’istituzione per la quale un Rav aveva devoluto spassionatamente un’incredibile quantità di tempo e di energia. Il Rav parlò e fece molti elogi e benedizioni nei confronti dei donatori i cui contributi avevano reso possibile la creazione dell’istituzione.

Rabbi Zalman Sorotzkin era l’oratore successivo e disse: “In realtà i donatori dovrebbero essere quelli che elogiano e benedicono il Rav. Sono stati i suoi sforzi che hanno permesso loro di avere il merito di contribuire a una beneficenza così meritevole. Ma egli seguì le orme di Moshè. Dopo il resoconto completo di tutto ciò che era stato donato per il Tabernacolo, Moshè benedì tutti coloro che avevano preso parte alle donazioni e ai contributi. Avrebbero essi dovuto benedire Moshè per l’opportunità che egli aveva loro dato”.

La stessa cosa vale quando una persona facoltosa aiuta un povero. Quella facoltosa guadagna di più del povero, poiché si tratta di un merito spirituale. Ma cosa vediamo invece nel mondo? Colui che riceve esprime molta più gratitudine al donatore di quanto non faccia quest’ultimo nei suoi confronti perché i valori nel mondo sono opposti alla verità perciò si chiama, nella Cabalà, il mondo della falsità!

Da questo impariamo che quando qualcuno ci si avvicina per dare un contributo a una causa meritevole, dovremmo apprezzare il fatto che ci sta facendo un favore dandoci l’opportunità di partecipare. Questo è un concetto importante che coloro che raccolgono offerte dovrebbero tenere a mente. Dovrebbero essere coscienti di star compiendo un atto benevolo nei confronti dei donatori. Allo stesso tempo devono naturalmente dimostrare loro gratitudine.

Rabbi Moshe Helfan si occupava della raccolta fondi per la Yeshivà di Telzer a Cleveland. In Pennsylvania c’era un agricoltore ebreo che era solito donare una modesta somma ogni anno. Nel 1970 il prezzo della benzina salì e il viaggio fino alla fattoria dell’agricoltore era divenuto più caro dell’ammontare stesso della donazione che egli era solito fare.

Rabbi Helfan disse tuttavia, “Non posso non andare dall’uomo per prendere il suo contributo. Il suo supporto alla yeshivà è per lui un grande merito e non posso privarlo di esso. Ma non posso nemmeno far sostenere alla yeshivà il costo della benzina poiché gliene deriverebbe una perdita. Pertanto, mi recherò dall’agricoltore, ma pagherò le spese di viaggio di tasca mia”.

Quando arriverà Mashiàkh – tra pochissimo – i giochi saranno finiti e non avremo più libero arbitrio per cui non avremo merito per le nostre azioni, e di conseguenza saremo quasi come dei robot e ci pentiremo di questi ultimi momenti che avremmo avuto la facoltà e il dovere di fare la differenza. Per esempio dice il Talmud: Chi salva una persona è come se avesse salvato il mondo intero. Ci sono persone che si possono salvare fisicamente o spiritualmente e anche psicologicamente.

A volte basta un caloroso buongiorno detto con entusiasmo per “salvare” una persona, specialmente in questo periodo. Speriamo che questa pandemia sia la rettificazione ultima per inCORONAre Mashìakh re del mondo, presto nei nostri giorni.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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