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La Parashah della Settimana: Ki Tissà “כִּי תִשָּׂא”. A cura di rav Shlomo Bekhor

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Parashah dela Settimana

Shabbat Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci al consueto appuntamento con la rubrica della Parashah della Settimana – Ki Tisa, כִּי תִשָּׂא “Quando farai” (Shemot, Esodo 30.11-34.35 – a cura di rav Shomo Bekhor. Come sempre vi ricordo che potrete scaricare QUI la porzione settimanale di Torah

18 Adar 5780 – 14 Marzo 2020
Parashà di ki Tissa – Parashah Para
Accensioni lumi per Milano: venerdì 18:10
Shabbat finisce a Milano: 19.12

לעילוי נשמת יעקב בן שלמה ורחל
In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

Mamash Edizioni Ebraiche | Virtual Yeshiva

La sapienza della Torà ci indica come da ogni cosa negativa si possano trarre utili insegnamenti. La nostra capacità di introspezione dovrebbe essere attivata in ognuno di noi, allo scopo di migliorare sé stessi, gli ambienti che frequentiamo e le persone che ci sono vicine.

Pertanto, tra le varie lezioni che ognuno può trarre dall’attuale situazione quali possiamo sottolineare? Personalmente mi sono soffermato su alcuni aspetti, ovviamente non esaustivi, ma che ritengo utili per tutti.

L’uomo tende naturalmente ad illudersi di essere il vero dio sulla terra. Questo viene fatto normalmente e spontaneamente in molte occasioni, sia come singoli, sia come società. Ad esempio spesso si potrebbe pensare: “Ho un buon lavoro, tanti soldi in banca… mi sento quasi invulnerabile e posso fare quasi ogni cosa“.

Oppure ogni società può pensare che se si fa questo, piuttosto che quello, nulla può andare storto, nulla può mettere in discussione la bontà o la perfezione di “questo o di quello”. Tuttavia, sia a livello individuale, sia in quello collettivo può accadere, e prima o poi accade sempre, che Dio ci ricordi che i programmi veri sono fatti solo “dai piani superiori”.

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Virtual Yeshiva: se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid. 600 Shiurim online divisi per argomenti. Non perdere l’appuntamento con la parashà mistica e psicologia nella Torà
Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

Ki tissà, nuovo video della lezione di questa settimana sulla Haftarà di Ki Tissà: fino a quando salterete su due rami? Eliyahu: Meglio sbagliare che tentennare!

(video legato alla lezione di non guardare alle apparenze)SEGRETO DELLA GUERRA DELL’OPPIO TRA CINA E GRAN…

Posted by Shlomo Bekhor on Friday, February 23, 2018

 


Inchiostro rimasto nella penna

Perché Michelangelo ha scolpito Moshè con due corna?
Al seguente link la pagina web della lezione della nostra parashà in formato mp3:
http://www.virtualyeshiva.it/2010/03/04/ki-tissa-040310-19-adar-5770/

Al seguente link potrai scaricare la lezione della Parashà di questa settimana:
www.virtualyeshiva.it/files/10_03_04_kitisa_luceradiosa_orpinimi_ormakif_legamepergamena.mp3

Per ascoltare le altre lezioni sulla parashà:
http://www.virtualyeshiva.it/2019/02/16/ki-tissa-5774-cinque-lezioni/

Censimento degli ebrei = Autostima

Un accusato di furto con scasso davanti al giudice.
Ammetti di essere entrato nel negozio di abbigliamento quattro volte?” chiese il giudice.
“, rispose David, il sospettato.
E cosa hai rubato?“.
Un vestito, vostro onore“, rispose David.
Un vestito?” ha fatto eco il giudice. “Ma ammetti di aver fatto irruzione ben quattro volte!“.
Sì, vostro onore” sospirò il sospettato. “Ma tre di quelle volte sono state per restituire i vestiti che avevo rubato prima“.
Hai restituito i vestiti…?” ha fatto eco il giudice. “Perché?!
A mia moglie non piaceva il colore“.

Mezza moneta per cambiare il mondo

I versi con i quali inizia la porzione della Torà di questa settimana, Ki Tissà, espongono le istruzioni che Hashèm dà a Moshè sul censimento del popolo ebraico. Quando è necessario fare un censimento, Israèl non può essere contato una persona per volta, come avviene normalmente, ma ogni membro della comunità deve contribuire con una moneta per la tzedakà: ogni moneta corrisponde a una persona, quindi dal numero delle monete si risale al numero delle persone. Qual è il motivo di questa strana istruzione? Perché effettuare un censimento in modo così inusuale invece di contare direttamente il popolo? Per rispondere a questo quesito, possiamo trovare due spiegazioni.

Quanto Vali?

Per prima cosa, la Torà ci dice che noi possiamo essere contati non in base a chi siamo ma per quello che diamo. Ovvero, il nostro vero valore si esprime grazie al nostro contributo per un’altra anima, all’amore e alla bontà che dispensiamo a un “altro cuore”.

Un esempio di vita può farci comprendere meglio questo concetto.
A Sir Moses Montefiore, grande filantropo e politico vissuto nel XIX secolo, un giorno venne chiesto quanto valesse. Il ricco uomo pensò un attimo poi disse una cifra. Il suo interlocutore replicò: “Non è possibile. Secondo i miei calcoli voi possedete molto più di questa cifra”.

Moses Montefiore rispose: “Lei non mi ha chiesto quanto possiedo, ma quanto valgo. Allora ho calcolato quanto ho dato in tzedakà quest’anno e questa è la cifra che le ho fornito. Come può vedere io valgo solo quanto sono disposto a condividere con gli altri”. Perciò il conteggio del popolo era valorizzato in base alla beneficenza che avevano dato del mezzo Shèkel.

Come Valutare Un Popolo

Sembra esserci anche un altro messaggio nell’istruzione data da Moshè, che traspare dal racconto. La Torà ci suggerisce che per comprendere il valore e la grandezza di un popolo occorre studiare non il numero dei suoi appartenenti, ma la grandezza dei suoi contributi. La cosa più importante non è la quantità dei suoi componenti, poiché la differenza la fa l’impegno e la sollecitudine a offrire sacrifici per i propri valori e ideali. I numeri possono ingannare. Molti gruppi di persone a malapena lasciano una traccia. Di contro, a volte ci sono piccoli gruppi che impegnano il loro cuore e la loro anima per la loro missione, lasciando una grande impronta sproporzionata rispetto al loro numero.

La Torà ci dice che per capire il significato della vita ebraica non dobbiamo studiare i numeri: gli ebrei non rappresentano nemmeno l’1% della società. Piuttosto, è importante esaminare il grande impatto che questo piccolo gruppo monoteista ha sul mondo. Le altre nazioni, culture e civiltà godono di grandi numeri, ampi territori e armi potenti. Ma nessun’altra persona o nazione ha lasciato l’impressione di essere una grande fucina di civiltà, come i pochi e spesso perseguitati discendenti di Abramo, Isacco e Giacobbe.

Lo studioso cattolico Thomas Cahill ha scritto nel suo best-seller “I doni degli ebrei: come una tribù di nomadi nel deserto ha cambiato il modo di pensare e sentire”: “In effetti, la maggior parte delle nostre parole migliori – nuovo, avventura, sorpresa, unico, persona, vocazione, tempo, storia, futuro, libertà, progresso, spirito, fede, speranza e giustizia – sono doni degli ebrei. Noi possiamo alzarci la mattina o attraversare la strada senza essere ebrei. Noi sogniamo sogni ebraici e speriamo speranze ebraiche”.

Scrive lo storico contemporaneo Paul Johnson nel suo libro “Storia degli ebrei”:

“Ogni grande scoperta dell’intelletto sembra ovvia una volta che è stata rivelata, ma richiede un’intelligenza speciale per essere formulata per la prima volta. L’ebreo ha questo dono. In essi troviamo l’idea di uguaglianza di fronte alla legge, sia divina che umana; della santità della vita e della dignità della persona umana; della coscienza e della redenzione personale; della coscienza collettiva e della responsabilità sociale; della pace come un ideale astratto e dell’amore come fondamento della giustizia, e molte altre cose che costituiscono le basi morali della mente umana. Senza gli ebrei ci sarebbe stato un grande vuoto”.

Questo è il secondo insegnamento del conteggio tramite un valore e non solo tramite la quantità numerica. Ciò che caratterizza l’essenza di Israèl è il suo valore che porta nel mondo, ovvero la sua qualità e non la sua quantità.

Il potere dell’amore

Così come ciò è vero riguardo alla nostra identità nazionale, allo stesso modo è vero per quello che riguarda ogni singolo individuo. A volte noi pensiamo a noi stessi: “Io sono inutile, io non valgo niente”. La Torà ci insegna invece che solo un “Io isolato”, rinchiuso nella sua vanità e nel suo egoismo, distaccato dal vero nucleo di dignità e maestà assoluta, può sicuramente diventare una piccola e insignificante creatura indegna di essere contata. “Se sono solo per me, allora chi sono (cosa valgo)?”, dice Hillel nei Pirké Avòt, Le massime dei Padri.

Tuttavia, ciascuno di noi, nella sua essenza è una “scintilla divina”, un “frammento” della luce di Hashèm, uno spirito libero, puro, fiducioso e gioioso. In quanto tale abbiamo il potere di dare il nostro contributo al mondo, di dare una mano per le esigenze degli altri. Ciascuno di noi può toccare il cuore, sollevare lo spirito, risvegliare un’anima, guardare una persona negli occhi e dire: “Ti voglio bene”.

Possiamo sembrare di essere piccoli, ma l’amore e la luce che possiamo mandare agli altri attraverso un semplice gesto, un sincero “Buongiorno” o un atto di bontà e gentilezza, sono incommensurabili e hanno una forza infinita. E quando si raggiunge gli altri, si scopre la profondità dell’amore che Hashèm ha per ogni singolo. Tu sei parte della Sua luce, quindi tu puoi diffondere la Sua luce agli altri.

Quando leggiamo questa settimana il conteggio tramite una moneta di carità, ricordiamoci che il nostro valore è misurato in base a quello che diamo agli altri e che la grandezza di ognuno di noi è nella qualità non nella quantità. Inoltre dobbiamo essere dei luminari per l’umanità, poiché abbiamo una luce infinita da D*o per illuminare la società che ci circonda e cambiare questo mondo in positivo e renderlo una dimora per D*o. Ma non dimentichiamo che questo è grazie al lavoro di ogni singolo perché ognuno fa parte del conteggio e ogni singolo ha la forza di fare pendere la bilancia del mondo verso il lato positivo (Maimonide).

Questo concetto mi ricorda una riflessione che mi piace molto ed è molto ebraica anche se viene attribuito alla tradizione confuciana, appartenente alla cultura cinese, ma che probabilmente è stata ereditata da Abramo che è il padre (Talmud Berakhòt) di tutta la cultura cinese e orientale:
“Quando ero giovane, ho voluto cambiare il mondo. Ma ho scoperto che era difficile cambiare il mondo, così quando sono cresciuto ho cercato di cambiare il mio paese. Quando avevo cinquanta anni ho notato che non ho potuto cambiare il mio paese, quindi ho cominciato a concentrarmi sulla mia città.
Tuttavia, ho scoperto che non potevo cambiare la città, e così quando sono diventato settantenne ho provato a cambiare la mia famiglia.

Ora, dopo gli ottanta anni, mi rendo conto che l’unica cosa che posso cambiare è me stesso, ma ho capito che se tempo fa avessi iniziato lavorando su me stesso, poi avrei potuto dare un impatto sulla mia famiglia. E la mia famiglia avrebbe influenzato la nostra città, che, a sua volta, avrebbe potuto cambiare il paese che forse avrebbe cambiato il mondo”.

Proprio come ha fatto il primo ebreo è Abramo, che ha cambiato prima sé stesso e poi ha cambiato il mondo intero, portandolo dal paganesimo al monoteismo.

(continua da sopra: Corona)

Quindi il primo insegnamento è quello di riportare l’uomo alla sua vera dimensione limitata. La storia ci insegna che ogni volta che l’uomo si è illuso di essere D*o o di competere con Lui arriva subito il “promemoria dall’alto”, che a partire dall’episodio della Torre di Babele in poi, fino ai recenti eventi, ci ricorda che l’uomo non può modellare tutto come pensa debba essere o come crede sia giusto o conveniente. A volte, purtroppo, occorre prendere atto di non poter controllare un fenomeno, poiché non siamo D*o.

Il Rebbe, il mio maestro, ricorda sempre come lo scopo della vita e della stessa Torà è quello di trasformare “Il buio in luce”. Questo suo insegnamento, ci dovrebbe spingere anche ora, in questi momenti difficili non solo a non lasciarci sopraffare dall'”oscurità”, ma a dare, secondo le nostre possibilità, il meglio di noi. Non serve pretendere di diventare una sorta si superman che salvano l’umanità, ma dovremmo applicarci maggiormente nelle “piccole cose”: passare più tempo con i nostri figli, cercare di aiutare un amico o un vicino in difficoltà, offrire qualche parola di conforto, anche un sorriso a volte basta. Certo questa situazione può essere molto dura: problemi economici, come e dove passare del tempo con i nostri figli ecc.

Proprio in un momento come questo dove sembra che il male sia enormemente superiore al bene, proprio in un simile frangente si può trasformare di colpo il mondo in bene con un pensiero, una azione o una parola pronunciata sulla base di importanti valori spirituali e etici.

Ovviamente occorre essere prudenti, cercare di salvaguardare la salute nostra o dei nostri amici o parenti, tuttavia non bisogna farsi travolgere e emotivamente e psicologicamente, poiché non solo non serva a nulla, ma è addirittura controproducente.
Ovviamente, quando accadono simili momenti di inquietudine e difficoltà questo è sempre un messaggio che ci arriva dall’alto e che dovrebbe portarci a riflettere e migliorare come singoli e come collettività. Occorre non abbattersi e cercare di avere fede e fiducia, di fare e dare il nostro meglio al fine di rettificare noi stessi e il mondo per agevolare l’arrivo di Mashiakh, presto ai mostri giorni, Amen.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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