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La Parashah della Settimana: Mishpatim, מִּשְׁפָּטִים “Leggi”. A cura di rav Shlomo Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele, eccoci a un nuovo appuntamento con la Parashah della Settimana – Mishpatim, מִּשְׁפָּטִים Leggi (Shemot, Esodo: 21.1-24.18) – a cura di rav Shlomo Bekhor. Come ormai da tradizione, potete scaricare QUI la settimanale porzione di Torah.

27 Shevat 5780 – 22 Febbraio 2020
Parashah du Mishpatim – Shabbat Mecarchim
Accensioni lumi per Milano: venerdì ore 17:40
Shabbat finisce a Milano alle 18.44

לעילוי נשמת יעקב בן שלמה ורחל
In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

Mamash Edizioni Ebraiche | Virtual Yeshiva
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https://www.facebook.com/shlomo.bekhor/posts/10157809662505540

Il celebre comico Roberto Benigni, al recente Festival di Sanremo, ha “portato in scena” nientemeno che il Cantico dei Cantici di Re Salomone. Intervento fin da subito, e non solo da me, giudicato malamente per tutte le imprecisioni, insinuazioni gratuiti e falsità profuse a milioni di italiani. Se fosse stato toccato dal comico un qualsiasi altro argomento la cosa non mi sarebbe minimamente interessata, ma Benigni ha preso di mira uno dei testi più sacri, belli, criptici e interessanti di tutto il Tanàkh, il testo che come molti sanno racchiude i libri sacri dell’ebraismo.

Dopo un cerro stupore iniziale, ho deciso di intervenire pubblicamente per rispondere, nel mio piccolo e per quello che potevo, allo scopo di evitare, almeno tra i mie contatti Facebook e le persone che mi conoscono, il “diffondersi incontrollato” delle tante sciocchezze dette dal comico durante la sua performance. Grazie a D*o , fin da subito, ho scoperto che moltissime persone condividevano le opinioni del mio post, ma soprattutto ho scoperto che altrettante persone erano a dir poco infastidite e stupite dal taglio dato da Benigni al “suo cantico”.

In pochi giorni

si è aperto un vero e proprio dibattito fatto di tanti interventi appassionati a difesa e a salvaguardia dei valori spirituali che il Cantico rappresenta da qualche millennio. Nel ringraziare quelli che tra di voi hanno apprezzato, partecipato o che comunque sono venuti a conoscenza del mio, credo doveroso, intervento sul web approfitto dell’occasione alla vigilia di questo Santo Shabbat per invitare chi fosse incuriosito a leggere il posto e gli interventi spero interessanti: 

https://www.facebook.com/shlomo.bekhor/posts/10157891039700540

Il vero Cantico dei Cantici 

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

Virtual Yeshiva
Se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid!
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Non perdere l’appuntamento con la parashà mistica e psicologia nella Torà. Info: www.virtualyeshiva.it

Mishpatim

Nuova lezione bomba di ieri sera sui due tipi di rapporti uomo e Dio: razionale e irrazionale
Come osservare i Khukkim dogmi?
Unione tra i Precetti Razionali e Irrazionali!

TSUNAMI: PROVA DI FEDEhttps://youtu.be/T-6DKjowpboSolo Le Prove della Vita ci Portano Tanto in Alto!Impariamo da…

Posted by Shlomo Bekhor on Thursday, 6 February 2020

Curare la radice che causa il male

Al seguente link la pagina web della lezione sulla nostra parashà in formato mp3:
http://www.virtualyeshiva.it/2011/01/25/mishpatim-577-curare-la-radice-che-causa-il-male/

Al seguente link potrai scaricare la lezione della Parashà di questa settimana sul tuo mobile:
http://www.virtualyeshiva.it/files/11_02_19_mishpatim5771_4avotnezikim_cause_dei_mali.mp3

Per ascoltare le altre lezioni sulla parashà:
http://www.virtualyeshiva.it/2020/02/16/mishpatim-5773-5-lezioni/

La vera crescita è grazie ai fallimenti

Quando il tuo “ladro interiore” ti ruba la vita, puoi comunque recuperarne una doppia porzione

Il pappagallo ebreo

Dopo che sua moglie morì, un vecchio ebreo ricevette un pappagallo dai suoi figli per tenergli compagnia. Dopo un po’, scoprì che il pappagallo l’aveva sentito pregare così spesso da imparare a dire le preghiere. Il vecchio uomo fu così elettrizzato che decise di portare il pappagallo nella sinagoga durante Rosh Hashanà. Il rabbino protestò quando entrò con il volatile, ma quando il vecchio gli disse che il pappagallo sapeva pregare, il rabbino, sebbene fosse ancora scettico, mostrò un vivo interesse. La gente iniziò a scommettere se il pappagallo avrebbe pregato o meno.

Il vecchio riuscì felicemente a racimolare scommesse per un ammontare di 5.000 euro. Le preghiere iniziarono, ma l’uccello tacque. Mentre le preghiere continuavano dal pappagallo neanche la parvenza di un suono. Quando le preghiere finirono, il vecchio non fu solo mortificato, ma totalizzò 5.000 euro di debiti.
Mentre tornava a casa, rimproverò il pappagallo: “Perché mi hai fatto questo? So che puoi pregare. Perché hai tenuto il becco chiuso? Sai quanti soldi devo a quella gente ora?” Il pappagallo gli rispose: “Usa un po’ di fantasia negli affari amico mio. Guarda avanti: immagina quanti soldi ci scommetteranno contro a Yom Kippur?”.

Doppia Compensazione

La parashah di questa settimana, Mishpatìm, si occupa principalmente di leggi civili, dei danni derivanti da fatti illeciti, della disciplina dei rapporti patrimoniali e delle norme sulla custodia. In questa porzione della Torà è dettata la seguente regola (Shemòt/Esodo 22, 6): “Se un uomo affiderà a un altro in custodia, denaro o utensili che verranno rubati dalla casa di quest’ultimo, se si troverà il ladro (questi) pagherà il doppio”.

In parole semplici

qui la Torà sta affermando che un ladro non deve solo risarcire la vittima per la perdita, ma deve anche subire una sanzione, che lo obbliga a pagare il doppio della somma o del valore del bene sottratto.

Messa così la questione sembra semplice. No…? Tuttavia, un ben noto principio del pensiero ebraico è che ogni singolo passaggio della Torà contiene, oltre al suo significato letterale, anche interpretazioni psicologiche e spirituali nascoste. Questo è dovuto al fatto che mentre la dimensione pratica di una mitzvà potrebbe non rivelare il suo messaggio mistico, l’aspetto metafisico di essa permane eternamente nei nostri cuori e nella nostra psiche. Alla luce di questo principio qual è l’interpretazione psicologica della legge sul furto di un bene in custodia?

Il Ladro Interiore

“Se un uomo affiderà a un altro in custodia, denaro o utensili”: questa frase può essere intesa come una metafora di come il Creatore del mondo affida all’uomo “denaro e beni” da salvaguardare. D*o concede a ciascuno di noi un corpo, una mente, un’anima, una famiglia e una piccola parte delle risorse del suo mondo.

Ci chiede di allevarli e proteggerli da una miriade di forze interne ed esterne che li minacciano. Eppure, ognuno di noi possiede anche un “ladro interiore” che si propone di rubare questi doni e usarli secondo la propria volontà. Questo “ladro” rappresenta la “inclinazione al male” o yetzer harà, come è chiamato nel gergo talmudico.

Questa sorta di “istinto animalesco” esiste all’interno della psiche umana e cerca costantemente di controllare i nostri corpi, anime e vite abusando della loro identità, violando la loro integrità e derubandoli dalla loro appropriata linea di condotta. Ad esempio, quando una forte brama istintiva ci costringe a bere o consumare qualcosa di dannoso, per il nostro corpo o spirito, il “ladro” interiore o “inclinazione distruttiva”, ha appena “rapito” e danneggiato parte della nostra esistenza. Allo stesso modo, quando mentiamo, per convenienza, il “ladro” interiore, ancora una volta, è entrato e ha rubato le nostre “labbra” e “parole”, impiegandole per una funzione immorale, degradando così le nostre coscienze e anime. Situazioni così ricorrenti nelle nostre vite quotidiane che ognuno, mentre sta leggendo questo breve scritto, potrebbe aggiungere decine di altri esempi.

Apatia e Colpa

Certo nel mondo esistono quei pochi santi che non mancano mai di salvaguardare il loro spazio sacro, poiché non cedono mai all’istinto negativo. Però la maggioranza della società è sottoposta a frequenti visite di questo “piccolo ladro” che, a poco a poco, conquista pezzi delle nostre vite. Di fronte a questo vero e proprio assalto, come dovremmo comportarci? Iniziamo dalle prime due cosa da evitare assolutamente:

a) RASSEGNAZIONE. La prima cosa è quello di pensare che le battaglie contro il nostro “ladro interiore” siano , alla fine, destinate al fallimento. Abbandonando la lotta, poco a poco, permettiamo al ladro di prendere ciò che vuole e quando vuole. In questo modo l’unica cosa che si ottiene è quella di condurre le nostre vite verso una frivola e cinica esistenza piuttosto che una vita profonda e dignitosa.

b) DEPRESSIONE. La seconda cosa da evitare assolutamente è quella di farsi scoraggiare e rattristare dai fallimenti, errori e cadute, a volte inevitabili purtroppo. Sentirsi dei “falliti” non fa altro che accrescere e rafforzare sentimenti di auto-disprezzo, mentre ci si crogiola nella colpa e nella disperazione. L’ebraismo respinge entrambe queste “opzioni” , poiché conducono l’essere umano nell’abisso: il primo porta la persona all’incuria di sé e il secondo alla depressione (Vedi Tanya parte I inizio del cap 1 e la fine del cap 36).

Maestà del Ritorno

Quando l’uomo sa di avere dalla nascita dei caratteri negativi non ha ragione di cadere nella depressione se non riesce a vincere fin da subito tutti i suoi vizi. Perché ognuno nasce con tendenze che lo possono portare a delle dipendenze, come alcool e fumo ad esempio, quindi non dobbiamo sorprenderci di possedere dei limiti. E non solo! A dire il vero essi sono lo scopo della nostra resistenza.

Pertanto cosa ci consiglia di fare la Torà nella nostra perenne lotta contro il cattivo istinto? Proprio quanto scritto in Mishpatìm nella nostra 18° parashà: “Se un uomo affiderà a un altro in custodia, denaro o utensili che verranno rubati dalla casa di quest’ultimo, se si troverà il ladro (questi) pagherà il doppio”.

Ma cosa ci vuole dire qui la Torà? Essa, in realtà, ci sta suggerendo una cosa semplicissima: quella di trovare il ladro! Perché solo così riceverai il doppio di ciò che possedevi in origine!
Qui veniamo introdotti, in modo sottile, nella squisita dinamica conosciuta nel giudaismo come teshuvà o guarigione psicologica e morale: invece di crogiolarci nelle nostre colpe e di rimanere nella disperazione; invece di arrenderci all’apatia e al cinismo; dobbiamo identificare e affrontare il nostro “ladro”.

In altre parole, dobbiamo scovare quelle forze, dentro le nostre vite, che continuano a “derubarci”. Dobbiamo reclamare la sovranità sui nostri comportamenti e modelli di vita. Solo così il ladro ci restituirà il doppio dell’importo che ci ha preso.
Dal punto di vista psicologico questo significa che l’esperienza di cadere e rialzarsi ci permetterà di approfondire la nostra spiritualità e dignità in maniera maggiore , “doppia” , rispetto a quello che avrebbe potuto essere senza il furto.

Il Talmud (Yomà 86b) dice: “Grande è il pentimento, perché i peccati volontari di trasformano in virtù”. Da quanto sopra possiamo capire come il fallimento stesso può darci la forza e la spinta interiore per affrontare il ladro e riprenderci il controllo della “macchina sbandata” in modo da riportarla in careggiata.
La lotta e la vittoria contro il nostro “istinto al male” ci permette di acquisire una nuova visione di noi, una nuova consapevolezza delle nostre potenzialità più profonde e una determinazione che altrimenti non avremmo mai potuto scoprire.

Il Peccato Che Diventa Un Merito

Il Talmud ci insegna anche che solo Impegnandoci nello straordinario sforzo della teshuvà – ritorno, il peccato stesso viene ridefinito come mitzvà, un merito. Come può essere questo paradosso? Perché proprio il fallimento e la conseguente frustrazione generano una profonda e autentica passione e apprezzamento per il bene e per la santità interiore che ogni uomo nasconde (Tanya capitolo 7).

In altre parole è proprio la lontananza che stimola il desiderio di tornare alla “propria vera casa”. Questo distacco ci fa apprezzare la nostra anima che, essendo una parte di D*o, è il più grande regalo che abbiamo, ma che dobbiamo imparare a rispettare. Questo avviene solo a causa della lontananza che risveglia un’appassionata nostalgia. Perciò è proprio “l’istinto animalesco” che ci dà l’impulso per il ritorno e proprio come ogni animale questo istinto è molto più vigoroso di quanto ogni anima potrebbe essere.

Dopo il “furto” abbiamo l’opportunità di portare a casa il doppio, grazie al fatto di aver guadagnato la potenza dell’anima animale che è dentro ognuno di noi. Questa è la dinamica, spiegata nella porzione della Torà di questa settimana, che permette di trasformare il negativo in positivo, in modo da contribuire all’arrivo di Mashìakh, presto ai giorni nostri Amen. La prossima volta che il ladro interiore dirotta la nostra vita morale, prendiamo la palla al balzo e capovolgiamo la caduta in un’opportunità, per riappropriarsi di noi stessi con una doppia dose di luce e purezza

Albert Einstein dice: “Chi non ha sbagliato, non ha mai provato qualcosa di nuovo”!

Questo saggio è basato su Or Hatorah Parshat Mishpatim vol. 4 p. 1050. Sefat Emet Parshas Mishpatim, nei discorsi dell’anno 5635 (1875). Or Hatorà fu scritto dal rabbino Menachem Mendel di Lubàvitch, lo Tzemach Tzedek, terzo Rebbe di Lubavitch (1789-1866).

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