Parashah della Settimana: Bo, בֹּא “Entra!”, a cura di rav Shlomo bekhor

Parashah della Settimana: Bo, בֹּא “Entra!”, a cura di rav Shlomo bekhor

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Parashah della Settimana

6 Shevat 5780 – 01 Febbraio 2020
Parashah di “Bo”
Accensioni lumi per Milano venerdì ore 17:09
Shabbat finisce a Milano alle ore 18.14

Rav Shlomo Bekhor

לעילוי נשמת יעקב בן שלמה ורחל
In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo

Shabbat Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci al consueto appuntamento con la Parashah della Settimana: Bo, בֹּא “Entra!” (Shemot, Esodo: 10.1-13.16), a cura di rav Shlomo Bekhor. Vi ricordo che, come sempre, potrete scaricare la settimanale porzione di Torah, grazie al sito Torah.it. Una buona lettura e uno Shabbat sereno, da trascorrere con i vostri cari.

Una nobildonna maltrattata dal ricco e potente marito, divorzia da lui e scappa rifugiandosi tra le braccia dell’uomo che ha sempre amato. Un nuovo marito e una futura nuova famiglia! Il nuovo marito è sempre stato per lei un caro amico benevolo e anche adesso ha intenzione di darle il massimo confort e concederle tutto il bene possibile. Tuttavia, fin dall’inizio non sembra proprio così! 

Prima egli la trasporta su un vecchio asino malandato, poi la accoglie in una capanna logora, quella che avrebbe dovuto essere il loro “nuovo nido”. E non finisce qui! Il cibo è poco e cattivo, l’acqua c’è ma solo fredda.

Nonostante le condizioni a dir poco disagiate, la ex nobildonna decide di rimanere e di rinunciare al lusso dei grandi palazzi per accontentarsi di “molto poco”, tranne del fatto di avere finalmente trovato un vero marito con un gran cuore.

La donna preferisce le povere condizioni dell’uomo apparentemente modesto e privo di mezzi, ma di grandi valori piuttosto che un aristocratico senza virtù. Quindi, apparentemente ci si trova di fronte ad un finale dalla morale scontata, ma è proprio così? 
(continua sotto)

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Shabbat ShalomRav Shlomo Bekhor

Un matrimonio ammantato di vero amore

La Realtà Dietro il Sipario

Tratto e adattato da una lettera del Rebbe di Lubàvitch, 11 nissàn 5721

In realtà, il nuovo marito non è affatto più povero del precedente, ma vuole solo mettere alla prova la sposa. Se l’avesse accolta con una Ferrari rombante o con un jet privato forse il matrimonio non sarebbe stato sincero. Perciò il nuovo sposo le chiede la mano in un ambiente semplice, per vedere se la sua futura sposa è interessata solo a quello che lui ha, oppure è la sua vera anima gemella!

In questo modo, dopo un periodo di prova, l’apparentemente povero marito chiede alla donna di sposarlo e solo poi svela la sua vera identità. Sembra un film di Hollywood, no? Mentre è la stessa trama identica che ritroviamo nella parashà di questa settimana (Bo), dove si racconta l’inizio dell’Esodo del popolo ebraico dall’Egitto.

Dice il profeta Geremia (cap. 2, 2) a proposito di questo comportamento del popolo di Israèl: “Così disse Hashèm, ricorderò sempre la bontà della tua gioventù… quando sei venuto dietro di me nel deserto in una terra arida e senza cibo”. Israèl vive nel paese più evoluto e potente al mondo, ma nonostante ciò, non esita ad abbandonare questo luogo e tutte le sue certezze in cambio di un deserto sterile senza un futuro certo.

Se ci pensiamo un attimo sembra una follia! Oggi Moshè avrebbe rischiato una denuncia per circonvenzione di incapace. Un popolo, di qualche milione di migliaia di individui, con donne e bambini e anziani va nel deserto con acqua e viveri sufficienti solo per pochi giorni. Senza nessuna garanzia, tranne la fede nell’amatoe futuro marito.

Questo atto di fiducia non ha paragoni nella storia dell’umanità! Bambini e neonati che si buttano in un deserto infinito senza alcuna certezza di poter sopravvivere, ma solo sulla base di una promessa astratta. Proprio per questo atto D*o si ricorderà in eterno la grande fede di Israèl che senza incertezze si fida ciecamente della promessa divina.

Geometrie istruttive

Tuttavia per noi oggi, quale è il grande insegnamento da cui possiamo imparare per migliorare le nostre vite? È quello di capire che ci sono due relazioni fondamentali che coinvolgono noi tutti. La prima è quello tra noi e il prossimo e quindi con la società che ci circonda che possiamo definire come “Relazione orizzontale”, la seconda è quella tra l’uomo e Hashèm che non essendo, ovviamente, su un piano di eguaglianza o parità possiamo definire “Relazione verticale”.

La Relazione orizzontale: ricordi coraggiosi

Il paragone tra l’Esodo del popolo ebraico e la moglie che scappa dal marito per risposarsi non è casuale, poiché è scritto (Cantico 3, 11) che la ricezione della Torà è come un matrimonio con Hashèm. E da questo possiamo trarre delle lezioni per la vita coniugale.

Così come Israèl, per sposarsi con D*o, si deve buttare nel buio, così anche in ogni matrimonio non può essere tutto razionalizzato e pianificato nei minimi dettagli. È vero, dice Maimonide (Ràmbam), che prima di sposarsi bisogna avere una casa e un lavoro, ma ci vuole la componente del “lanciarsi”, come impariamo dal comportamento di Israèl che va a sposarsi con D*o, oltre ogni logica.

Il matrimonio, infatti esprime la volontà di camminare mano nella mano in ogni situazione, anche nel buio. A volte le preoccupazioni economiche non solo annullano la solidità del matrimonio, ma anche ostacolano la benedizione divina che viene solo a chi possiede una serena fede circa il fatto che i problemi saranno risolti poiché c’è un regista dietro a “questo cinema” (la nostra vita terrena).

Non a caso il versetto sopra citato di Geremia ci insegna anche che il “grande amore” dopo il “fuoco” dei momenti iniziali va comunque costantemente alimentato: “ricordo sempre” dice Hashèm a Israèl, ossia il tuo gesto di grande amore è sempre davanti a me.

Diciamo nella hagadà di Pèssakh: “In ogni generazione occorre vedere noi stessi come se fossimo usciti adesso dall’Egitto”, e questa fede deve essere manifestata in continuazione. Inoltre l’Alter Rebbe aggiunge che anche ogni giorno dobbiamo ricordare questo (perché ogni giorno leggiamo la Cantica del Mare).

Così come l’uscita, ovvero il grande amore iniziale, va ricordata ogni anno a Pèssakh e ogni giorno, così dovremmo alimentare il nostro matrimonio in terra giorno dopo giorno. Per poter superare gli ostacoli continui della vita è vitale rinvigorire quello spirito profondo di unione che ci dà la forza di non fermarci davanti ai problemi.

La routine della vita coniugale, infatti, tende a oscurare la memoria della grande luce che ha illuminato i nostri cuori. Questo ricordo viene spesso offuscato col passare degli anni, dai tanti e vari impegni famigliari e dai bambini. Quindi per non rischiare di cadere nella “trappola del tempo” ci viene chiesto di ricordare e portare sempre con noi tutti quei momenti meravigliosi di grande unione sentimentale che hanno permesso di “legare due anime assieme”, senza sapere dove si rotolerà.

“E io ti fidanzerò in eterno” dice il verso. Un vero fidanzamento è eterno, un’attività in itinere che cresce e si rinnova ogni giorno e in ogni momento.
Per le persone sposate e non solo, la lettura della storia di questa parashà settimanale può illuminare il ricordo che l’unità coniugale va alimentata e rinnovata continuamente come l’uscita dall’Egitto e che non si può pretendere che sia tutto programmato, ma bisogna anche BUTTARSI per realizzare pienamente il matrimonio, che è la meta più ambiziosa da raggiungere.

La relazione verticale: un salto nel buio

Quando il mondo non ebraico, o coloro che si sono allontanati dalla vita ebraica, sfidano l’ebreo osservante, dicendogli: «Tu che, al pari di noi, vivi in un mondo materialista, in mezzo a una società competitiva, conducendo come tutti la strenua battaglia per la sopravvivenza economica, come puoi sottrarti all’idolatria che regna nel paese, che si tratti del dollaro, o del timore di essere “diverso” e così via? Come puoi aderire a un codice di 613 precetti che, ovunque tu vada, “vincola” la tua esistenza e limita la tua possibilità di competere?».

La risposta a questa sfida è l’Esodo dall’Egitto. Uno dei suoi messaggi essenziali è infatti l’assoluta fede nella Provvidenza Divina che si manifesta palesemente negli eventi storici dell’Esodo: un intero popolo – uomini, donne e bambini – in tutto qualche milione di persone, si lascia alle spalle un paese prospero e ricco, per intraprendere un lungo e pericoloso viaggio, per di più senza provviste, ma ricco “solamente” della fede assoluta nella parola di Hashèm.

Nel caso dell’Esodo, quando gli ebrei rispondono all’appello divino e ai precetti, trascurando ogni considerazione “razionale” e staccandosi da un passato negativo, è proprio l’applicazione di questi principi a spianare la via alla loro vera felicità, non solo spirituale (con il Dono della Torà e divenendo il popolo scelto da D*o e una nazione santa), ma anche materiale (con l’insediamento nella Terra Promessa dove scorrono latte e miele).

Così è anche oggi e sarà sempre: grazie alla Torà, chiamata anche Toràt Khayìm – Dottrina di Vita, e alle mitzvòt applicate alla vita quotidiana, l’ebreo si unisce al Creatore e Signore del mondo e si libera da tutti i vincoli e limiti “naturali”, conoscendo la vera felicità, materiale e spirituale. E grazie a ciò potremo meritare che Mashiàkh giunga subito, presto nei nostri giorni, Amen.

Nuova lezione 2020 esplosiva sulla redenzione

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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