Anne Frank, il simbolo della Shoah. Chi era e chi l’ha tradita?...

Anne Frank, il simbolo della Shoah. Chi era e chi l’ha tradita? Il video della casa e l’unico filmato di lei in vita

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Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Tutti sanno chi era Annelies Marie Frank, più comunemente nota come Anna o Anne Frank, la ragazza diventata emblema della Shoah (io preferisco chiamarla così, anziché Olocausto). La sua casa è meta di pellegrinaggio di migliaia di ebrei e non , che ogni anno – con non poche code all’ingresso – desiderano vedere da vicino quel nascondiglio in cui Anne e la sua famiglia si rifugiarono.

A distanza di tutti questi anni, tuttavia, restano alcuni punti interrogativi, che forse mai verranno chiariti. Innanzitutto: chi fece la spia, facendo scoprire il nascondiglio segreto di Anne? E come mai si salvò soltanto il padre della ragazza? Se leggete qui, c’è un ex agente dell’Fbi che vuole scoprirlo.

La vita

Anne Frank, come tutti sapranno, è stata una vittima ebrea della shoah, ancora oggi ricordata per quel diario, scritto durante il suo rifugio, e che da allora è diventato uno dei libri più letti al mondo. Nacque il 12 giugno del 1929 a Francoforte sul Meno, in Germania e morì a fine febbraio-inizio di marzo del 1945 nel campo di concentramento di Bergen Belsen.

Nel 1933, quando il Partito socialista nazionale antiebraico guidato da Adolf Hitler salì al potere, i genitori di Frank – Edith e Otto – si resero conto che in Germania non c’era futuro per il popolo ebraico. Dunque, fuggirono rapidamente nei Paesi Bassi quello stesso anno. L’unico film esistente di Anne Frank la mostra nella finestra dell’appartamento al secondo piano guardando in direzione della giovane coppia che cammina per strada.

Fino all’età di circa undici anni, Anne crebbe senza preoccupazioni in un’Olanda relativamente più sicura della Germania. Nel 1940, tuttavia, i Paesi Bassi furono occupati dalla Germania e la protezione che l’Olanda fu in grado di fornire ai suoi cittadini ebrei terminò.

A partire dal 1942, i primi ebrei in Olanda ricevettero gli avvisi di convocazione per essere deportati a Westerbork, il campo di transito nazista per rifugiati e detenuti della Seconda Guerra Mondiale, situato a Hooghale, dieci chilometri a nord di Westerbork, nel nord-est dei Paesi Bassi. La maggior parte degli ebrei obbedì alla chiamata per i campi di “lavoro”, anche perché fuggire era quasi impossibile e il rifiuto di obbedire poteva portare alla morte o alla spedizione nei campi di prigionia.

Per evitare la deportazione o l’esilio nei campi, i genitori di Anne si nascosero nella dependance dell’edificio che ospitava la fabbrica del padre. Al fine di proteggere Anne dal pericolo che li minacciava, il padre Otto comunicherà soltanto pochi giorni prima l’intenzione di non accettare il trasferimento in un campo di lavoro, optando per l’alternativa del nascondiglio.

Una vita nascosta

Il 6 luglio 1942, la famiglia Anne cominciò a nascondersi, anche se per lei più che di un modo per sopravvivere si trattava di un’emozionante avventura. Quel nascondiglio, tuttavia, diventò rapidamente troppo piccolo per il suo personaggio irrequieto. Per più di due anni, Frank descrisse la sua vita quotidiana da rifugiata attraverso la scrittura.

Il 4 agosto 1944, la dependance segreta dove si nascondevano Frank e la sua famiglia fu scoperta e razziata dalla Grüne Polizei (polizia di sicurezza). Anne e la sua famiglia furono arrestati e furono deportati rapidamente in campi di concentramento in Olanda, Polonia e Germania.

Gli otto residenti dell’allegato segreto furono trasportati ad Auschwitz sull’ultimo treno che lasciava il campo di transito di Westerbork. Dopo un mese ad Auschwitz, Anne e sua sorella Margot furono trasportate nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, dove ogni giorno migliaia di persone morivano di fame e malattie. Margot e Anne contrassero entrambi il tifo e morirono a breve distanza l’una dall’altra nel marzo del 1945, solo poche settimane prima della liberazione.

Di tutti quelli che si nascondevano nella dependance segreta, solo il padre di Anne – Otto Frank – sopravvisse ai campi, per morire nel 1980.

Nel novembre 2015 la fondazione svizzera proprietaria dei diritti di “The Diary of Anne Frank”, “Anne Frank Fonds”, ha aggiunto il padre di Frank, Otto, come coautore. Otto è stato aggiunto come autore per estendere il copyright dell’opera, che sarebbe scaduta il 31 dicembre 2015, settanta anni dopo la morte di Anne. Se la modifica della paternità non viene contestata, il nuovo copyright consentirà ad Anne Frank Fonds di mantenere il controllo della pubblicazione del diario fino al 2050. Esperti legali hanno informato i funzionari della Anne Frank Fonds che era giustificato aggiungere il padre di Frank Otto come co-autore, perché lui ha contribuito a mettere insieme la bozza finale del diario e ha “creato un nuovo lavoro” modificandolo e rimodellandolo.

Il mistero

Il mistero è un altro. Chi tradì Anne e la sua famiglia? Chi rivelò quel nascondiglio situato nell’edificio nell’edificio di Prinsengracht 263? Molte sono le teorie, tante frutto di indagini scientifiche, altre frutto di fantasie, ma la verità è che ancora oggi non esiste una risposta certa. Sono circa le 10 del mattino di quel 4 agosto 1944, quando la polizia nazista fa irruzione nell’alloggio segreto che potete vedere nel video qui di seguito.

Si parla di una donna ebrea che tradì Anne, una collaboratrice dei nazisti che venne giustiziata, dopo la seconda guerra mondiale. Si tratta di Ans van Dijk, l’unica donna olandese a essere giustiziata per crimini contro l’umanità. Al termine della guerra, si trasferì a L’Aia, sulla costa settentrionale, dove fu arrestata a casa di un’amica nel 1945. Durante il processo, si giustificò dicendo di aver agito a tutela della sua persona. Venne fucilata il 14 febbraio 1948, dopo aver ricevuto il battesimo. E’ sospettata di aver fatto catturare 700 ebrei, ma ancora oggi non vi è certezza del suo coinvolgimento con la morte di Anne.

Fonte Wikipedia
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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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