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L’origine dei sacrifici prima e dopo il Tempio di Gerusalemme e i riferimenti nella Torah

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Sacrifici

Carissimi amici e lettori. Oggi parliamo del sacrificio ai tempi della Torah. Korbàn (קרבן) è il temine ebraico, con il suo plurale korbanot (קרבנות), dalla radice קרב “avvicinare” o “accostare” a D*o.

Ma per capire a fondo questo concetto, bisogna innanzitutto spiegare cos’è il sacrificio. La parola, già da sé, significa rinunciare a qualcosa per qualcun altro. In generale, ci sono tre tipi di sacrificio:

1. “Sacrificio per sé stesso”. E’ l’esempio dell’allenamento sportivo: lavori sodo, per migliorare la tua forza e abilità in una disciplina. Nella Torah, Giuseppe suggerisce al faraone egiziano di compiere un sacrificio: il re dovrebbe conservare il cibo durante gli anni di abbondanza, in modo che ci sia abbastanza da mangiare anche durante gli anni di carestia. Rinuncia a godersi il raccolto, in modo che lui e la sua gente possano avere abbastanza cibo in seguito.

Il capitolo di riferimento della Torah è Bereshit (Genesi) 41

1 Alla fine di due anni interi, il faraone fece un sogno. Egli stava presso il Fiume; 2 e dal Fiume ecco salire sette vacche, di bell’aspetto e grasse, che si misero a pascolare nella giuncaia. 3 Dopo quelle, ecco salire dal Fiume altre sette vacche di brutto aspetto e scarne, che si fermarono accanto alle prime, sulla riva del Fiume. 4 Le vacche di brutto aspetto e scarne divorarono le sette vacche di bell’aspetto e grasse. E il faraone si svegliò.
5 Poi si riaddormentò e sognò di nuovo: ecco sette spighe, grosse e belle, venir su da un unico stelo. 6 Poi, ecco germogliare sette spighe sottili e arse dal vento orientale che germogliavano dopo quelle altre. 7 Le spighe sottili inghiottirono le sette spighe grosse e piene. E il faraone si svegliò: era un sogno. 8 La mattina, lo spirito del faraone fu turbato; egli mandò a chiamare tutti i maghi e tutti i savi d’Egitto e raccontò loro i suoi sogni, ma non ci fu nessuno che li potesse interpretare al faraone.
9 Allora il capo dei coppieri parlò al faraone, dicendo: «Ricordo oggi le mie colpe. 10 Il faraone si era sdegnato contro i suoi servitori e mi aveva fatto mettere in prigione, nella casa del capo delle guardie: me e il capo dei panettieri. 11 L’uno e l’altro facemmo un sogno nella stessa notte: facemmo ciascuno un sogno con un significato particolare. 12 Lì con noi c’era un giovane ebreo, servo del capo delle guardie; a lui raccontammo i nostri sogni ed egli ce li interpretò, dando a ciascuno l’interpretazione del suo sogno. 13 E le cose avvennero secondo l’interpretazione che egli ci aveva data: il faraone ristabilì me nel mio incarico e l’altro lo fece impiccare».
14 Allora il faraone mandò a chiamare Giuseppe. Lo fecero subito uscire dalla prigione sotterranea. Egli si rase, si cambiò il vestito e andò dal faraone. 15 Il faraone disse a Giuseppe: «Ho fatto un sogno e non c’è chi lo possa interpretare. Ho udito dire di te che, quando ti raccontano un sogno, tu lo puoi interpretare». 16 Giuseppe rispose al faraone dicendo: «Non sono io, ma sarà Dio che darà al faraone una risposta favorevole».
17 Allora il faraone disse a Giuseppe: «Nel mio sogno io stavo sulla riva del Fiume; 18 quand’ecco salire dal Fiume sette vacche grasse e di bell’aspetto e che si misero a pascolare nella giuncaia. 19 Dopo quelle, ecco salire altre sette vacche, magre, di bruttissimo aspetto e scarne: tali, che non ne vidi mai di così brutte in tutto il paese d’Egitto. 20 Le vacche magre e brutte divorarono le prime sette vacche grasse; 21 e queste entrarono loro in corpo e non si riconobbe che vi erano entrate; erano di brutto aspetto come prima. E mi svegliai. 22 Poi vidi ancora nel mio sogno sette spighe venire su da un unico stelo, piene e belle; 23 ed ecco germogliare altre sette spighe, vuote, sottili e arse dal vento orientale, dopo quelle altre. 24 Le spighe sottili inghiottirono le sette spighe belle. Io ho raccontato questo ai maghi, ma non c’è stato nessuno che abbia saputo spiegarmelo».
25 Allora Giuseppe disse al faraone: «Ciò che il faraone ha sognato è una stessa cosa. Dio ha indicato al faraone quello che sta per fare. 26 Le sette vacche belle sono sette anni e le sette spighe belle sono sette anni; è uno stesso sogno. 27 Le sette vacche magre e brutte che salivano dopo quelle altre, sono sette anni; come pure le sette spighe vuote e arse dal vento orientale saranno sette anni di carestia. 28 Questo è quello che ho detto al faraone: Dio ha mostrato al faraone quello che sta per fare. 29 Ecco, stanno per venire sette anni di grande abbondanza in tutto il paese d’Egitto. 30 Dopo verranno sette anni di carestia; tutta quell’abbondanza sarà dimenticata nel paese d’Egitto e la carestia consumerà il paese. 31 Uno non conoscerà più di quell’abbondanza nel paese, a causa della carestia che seguirà, perché questa sarà molto dura. 32 Il fatto che il sogno si sia ripetuto due volte al faraone vuol dire che la cosa è decretata da Dio e che Dio l’eseguirà presto. 33 Or dunque il faraone si provveda di un uomo intelligente e saggio, e lo stabilisca sul paese d’Egitto. 34 Il faraone faccia così: costituisca dei commissari sul paese per prelevare il quinto delle raccolte del paese d’Egitto durante i sette anni d’abbondanza. 35 Essi raccolgano tutti i viveri di queste sette annate buone che stanno per venire e ammassino il grano a disposizione del faraone per l’approvvigionamento delle città, e lo conservino. 36 Questi viveri saranno una riserva per il paese, in vista dei sette anni di carestia che verranno nella terra d’Egitto; così il paese non perirà per la carestia».

2. “Sacrificio per gli altri”. L’esempio è: rinunci al tuo tempo libero per aiutare la tua famiglia. Nella Bibbia, Yocheved fa questo tipo di sacrificio: manda via il suo bambino, Mosè, e accetta di farlo crescere nel palazzo del Faraone per proteggerlo. Rinuncia a essere vicina a suo figlio per tenerlo al sicuro.

Il nostro punto di riferimento: Shemot (Esodo) capitolo 2

1 Un uomo della famiglia di Levi andò a prendere in moglie una figlia di Levi. 2 La donna concepì e partorì un figlio; vide che era bello e lo tenne nascosto per tre mesi. 3 Ma non potendo tenerlo nascosto più oltre, prese un cestello di papiro, lo spalmò di bitume e di pece, vi mise dentro il bambino e lo depose fra i giunchi sulla riva del Nilo. 4 La sorella del bambino si pose ad osservare da lontano che cosa gli sarebbe accaduto. 5 Ora la figlia del faraone scese al Nilo per fare il bagno, mentre le sue ancelle passeggiavano lungo la sponda del Nilo. Essa vide il cestello fra i giunchi e mandò la sua schiava a prenderlo. 6 L’aprì e vide il bambino: ecco, era un fanciullino che piangeva. Ne ebbe compassione e disse: «È un bambino degli Ebrei». 7 La sorella del bambino disse allora alla figlia del faraone: «Devo andarti a chiamare una nutrice tra le donne ebree, perché allatti per te il bambino?». 8 «Va’», le disse la figlia del faraone. La fanciulla andò a chiamare la madre del bambino. 9 La figlia del faraone le disse: «Porta con te questo bambino e allattalo per me; io ti darò un salario». La donna prese il bambino e lo allattò. 10 Quando il bambino fu cresciuto, lo condusse alla figlia del faraone. Egli divenne un figlio per lei ed ella lo chiamò Mosè, dicendo: «Io l’ho salvato dalle acque!».
11 In quei giorni, Mosè, cresciuto in età, si recò dai suoi fratelli e notò i lavori pesanti da cui erano oppressi. Vide un Egiziano che colpiva un Ebreo, uno dei suoi fratelli. 12 Voltatosi attorno e visto che non c’era nessuno, colpì a morte l’Egiziano e lo seppellì nella sabbia. 13 Il giorno dopo, uscì di nuovo e, vedendo due Ebrei che stavano rissando, disse a quello che aveva torto: «Perché percuoti il tuo fratello?». 14 Quegli rispose: «Chi ti ha costituito capo e giudice su di noi? Pensi forse di uccidermi, come hai ucciso l’Egiziano?». Allora Mosè ebbe paura e pensò: «Certamente la cosa si è risaputa». 15 Poi il faraone sentì parlare di questo fatto e cercò di mettere a morte Mosè. Allora Mosè si allontanò dal faraone e si stabilì nel paese di Madian e sedette presso un pozzo.
16 Ora il sacerdote di Madian aveva sette figlie. Esse vennero ad attingere acqua per riempire gli abbeveratoi e far bere il gregge del padre. 17 Ma arrivarono alcuni pastori e le scacciarono. Allora Mosè si levò a difenderle e fece bere il loro bestiame. 18 Tornate dal loro padre Reuel, questi disse loro: «Perché oggi avete fatto ritorno così in fretta?». 19 Risposero: «Un Egiziano ci ha liberate dalle mani dei pastori; è stato lui che ha attinto per noi e ha dato da bere al gregge». 20 Quegli disse alle figlie: «Dov’è? Perché avete lasciato là quell’uomo? Chiamatelo a mangiare il nostro cibo!». 21 Così Mosè accettò di abitare con quell’uomo, che gli diede in moglie la propria figlia Zippora. 22 Ella gli partorì un figlio ed egli lo chiamò Gherson, perché diceva: «Sono un emigrato in terra straniera!».
23 Nel lungo corso di quegli anni, il re d’Egitto morì. Gli Israeliti gemettero per la loro schiavitù, alzarono grida di lamento e il loro grido dalla schiavitù salì a Dio. 24 Allora Dio ascoltò il loro lamento, si ricordò della sua alleanza con Abramo e Giacobbe. 25 Dio guardò la condizione degli Israeliti e se ne prese pensiero.

3. “Il sacrificio per avvicinarsi a D*o”. Un esempio è la donazione di denaro: rinunci a comprare qualcosa per te stesso, in modo che le altre persone possano avere una vita migliore. Potresti non conoscere le persone che stai aiutando, ma ti senti comunque felice; questo perché donare denaro è tzedakah (che significa “giustizia”), ed è un atto santo. Nella Torah troviamo questo tipo di sacrificio nelle leggi sui sacerdoti e sul loro servizio nel Tabernacolo (in ebraico: מִשְׁכַּן‎, mishkan, “residenza” o “dimora. Le persone, dunque, rinunciano ai loro animali, grano e denaro come un modo di essere santi. Solitamente è questo terzo sacrificio, che sorprende e confonde di più. Quindi diamo un’occhiata più da vicino.

In tutta la Torah – specie in Shemot, Vayikrà e Bamidbar – leggiamo molti, molti passaggi sui sacrifici. Ecco un breve riepilogo:

• I kohanim (“sacerdoti”) erano gli unici a cui era permesso fare sacrifici per avvicinare le persone a D*o. Il primo kohen fu Aaron e i suoi figli divennero kohanim dopo di lui.

• I kohanim facevano sacrifici per sé stessi, per altri singoli ebrei o per l’intero popolo ebraico.

• Questi sacrifici erano chiamati korbanot. La parola korban significa “qualcosa che avvicina”. Il loro scopo (dei kohanim) era di avvicinare le persone a D*o.

• I kohanim offrivano korbanot, ogni giorno: durante i servizi serali, mattutini e pomeridiani; durante le festività e ogni volta che qualcun altro (che non era un kohen) voleva effettuare un sacrificio per conto proprio.

• Esistevano tre tipi base di korbanot: animali, grano e denaro. Gli animali sarebbero stati uccisi, il grano sarebbe stato bruciato e il denaro sarebbe stato donato. A volte, quando una persona non aveva animali da sacrificare, offriva invece grano o denaro.

Esempi sono riportati nei seguenti passi:

Vayikrà (Levitico) 5:11

11 Ma se non ha mezzi da procurarsi due tortore o due giovani piccioni, porterà, come sua offerta per il peccato che a commesso, la decima parte di un efa di fior di farina, come sacrifizio per il peccato; non vi metterà su né olio né incenso, perché è un sacrifizio per il peccato.

Vayikrà (Levitico) 5:18

18 Presenterà al sacerdote, come sacrifizio di riparazione, un montone senza difetto, preso dal gregge, secondo la tua stima; e il sacerdote farà per lui l’espiazione dell’errore commesso per ignoranza, e gli sarà perdonato.

Vayikrà (Levitico) 14:21

21 Se quel tale è povero e non ha mezzi sufficienti, prenderà un agnello come sacrificio di riparazione da offrire con il rito dell’agitazione e compiere l’espiazione per lui e un decimo di efa di fior di farina intrisa con olio, come oblazione, e un log di olio.

I kohanim furono chiamati “quelli che si avvicinano all’Eterno” (Shemot, Esodo 19:22), dimostrando che il loro compito di offrire il korbanot consiste nel chiudere la distanza tra gli esseri umani e Do. In effetti, D*o dice a Mosè di costruire il santuario dove vengono offerti i korbanot in modo che D*o possa “abitare” tra il popolo di Israele (Shemot, Esodo 25:8). Quindi offrire korbanot era un modo per avvicinare D*o e gli israeliti.

Shemot, Esodo 19:22

22 Anche i sacerdoti, che si avvicinano al Signore, si tengano in stato di purità, altrimenti il Signore si avventerà contro di loro!».

Shemot, Esodo 25:8

8 Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro

Vi riporto una riflessione contenuta in My Jewish Learning

Spesso ci si chiede, perché gli animali siano stati scelti per essere uccisi, in modo che gli esseri umani possano avvicinarsi a D*o. Sembra un controsenso. Non è, forse crudele? Da un lato, infatti, uccidere gli animali è sbagliato. La storia della Creazione ci insegna che gli esseri umani hanno lo scopo di proteggere la vita sulla terra, non di distruggerla (Bereshit, Genesi 2:15)

2 Il Signore D*o prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse”.

Quindi, anche se gli antichi sacrifici avevano uno scopo santo, erano inutilmente violenti. Oggi sappiamo che ci sono molti altri modi in cui possiamo avvicinarci a D*o, che non comportano l’uccisione di animali. In particolare, l’ebraismo insegna che la preghiera sostituisce i sacrifici di animali.

D’altra parte, uccidere gli animali non è sbagliato, specialmente quando gli esseri umani mangiano gli animali. La storia dell’Arca di Noè ci insegna che D*o comprende il desiderio delle persone di mangiare carne (Bereshit, Genesi 9:3).

3 Quanto si muove ed ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe.

Gli umani hanno mangiato animali per migliaia di anni e lo fanno ancora oggi. Questo è legato ai korbanot, perché ogni animale sacrificato è stato successivamente mangiato. In effetti, l’unica volta in cui gli israeliti mangiarono carne nel deserto, fu dopo un sacrificio (vedi Devarim, Deuteronomio 12:20 e il commento di Rashi).

20 Quando il Signore, tuo D*o, avrà allargato i tuoi confini, come ti ha promesso, e tu, desiderando di mangiare la carne, dirai: Vorrei mangiare la carne, potrai mangiare carne a tuo piacere.

Quindi, sacrificare gli animali nel mondo antico era simile all’uccidere gli animali oggi per il cibo.

Nel dettaglio

I korbanot venivano usati per avvicinare le persone a D*o. Gli israeliti portavano offerte di animali, grano o denaro ai kohanim e i kohanim a loro volta li offrivano come sacrifici a D*o. Questo era il processo principale utilizzato per collegare gli ebrei antichi con D*o. Le persone rinunciavano ai loro beni preziosi come simbolo della loro dedizione a D*o, e questa divenne la parte più importante del culto ebraico.

Dopo la distruzione del tempio nel 70 e.v., gli ebrei smisero di offrire korbanot; iniziando a offrire preghiere. I rabbini ci hanno insegnato che possiamo avvicinarci a D*o con le parole della nostra bocca, piuttosto che con sacrifici materiali. Un altro modo in cui oggi gli ebrei possono avvicinarsi a D*o è con lo studio in generale e della Torah, o del Talmud, in particolare.

Oggi, quando ci riuniamo come comunità per pregare, usiamo il modello dei korbanot per guidare la nostra preghiera. I korbanot ci insegnano che dobbiamo dare qualcosa di noi stessi per avvicinarci a D*o. Ci insegnano che può essere più facile avvicinarsi a D*o con l’aiuto di altre persone piuttosto che da soli. E ci insegnano che la preghiera può essere più profonda quando usiamo antichi rituali. In tutti questi modi, i korbanot, ancora oggi, ci conducono alla sanità.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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