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Perché gli ebrei sono fuggiti dai Paesi musulmani? La risposta dell’Ambasciatore di Israele in Italia Dror Eydar. Video

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Ebrei in fuga

“Oggi, 30 novembre, commemoriamo l’espulsione e l’esodo degli ebrei dai paesi arabi e dall’Iran. Sin dalla fondazione dello Stato di Israele nel 1948, sentiamo parlare quasi esclusivamente dei profughi palestinesi. E non a caso. I profughi palestinesi non sono mai stati fatti pienamente insediare nei paesi (principalmente arabi) in cui sono giunti, e non hanno smantellato i loro campi profughi per ricostruirsi una nuova vita, come decine di milioni di altri rifugiati nel resto del mondo. Sono stati lasciati in questo status come arma nella lotta contro l’esistenza dello stato ebraico”. Inizia così un lungo intervento dell’Ambasciatore di Israele in Italia, Dror Eydar, che dalla propria pagina Facebook intende rispondere a un interrogativo: “Perché gli ebrei sono fuggiti dai paesi musulmani?”

“Ma a fronte a circa mezzo milione di rifugiati palestinesi, ci sono stati 850.000 profughi ebrei, fuggiti o espulsi a causa del conflitto arabo-israeliano. Questi ebrei vivevano in Medio Oriente da migliaia di anni, 1000 e più anni prima dell’avvento dell’Islam”.

Un po’ di storia

“Nel 586 a.C. – ancora l’Ambasciatore – l’impero babilonese distrusse il Regno di Giuda e la sua capitale Gerusalemme, e centinaia di migliaia di ebrei furono esiliati a Babilonia, e da lì verso l’Impero persiano e in altri luoghi. Alla fine della seconda guerra mondiale, in Medio Oriente, al di fuori della Terra di Israele, viveva circa un milione di ebrei. Alcuni anni più dopo, ne sono rimaste solo poche migliaia. Nel 7 ° secolo è apparso l’Islam e ha conquistato il Medio Oriente. Gli ebrei hanno ricevuto lo status di “Dhimmi”, ottenendo protezione ma in cambio della propria sottomissione e pagando una tassa per la loro stessa esistenza da ebrei. Gli ebrei (e anche i cristiani, negli stessi luoghi) furono costretti a distinguersi dai musulmani e, tra le altre cose, erano tenuti a indossare dei segni distintivi gialli (molto prima della simile imposizione del regime nazista)”.

Negli anni ’30 del XX secolo

“Il Medio Oriente fu attraversato da un’ondata di nazionalismo arabo. Le vittime furono gli ebrei, che subirono oppressioni, intimidazioni, angherie, percosse, persecuzioni e morte. Il leader degli arabi di Palestina, il mufti Hajj Amin al-Husseini, incontrò Hitler e propose una soluzione finale per lo sterminio degli ebrei in Medio Oriente. I due parlarono della creazione di campi di concentramento per ebrei anche in quella regione. Alla radio nazista, Al-Husseini rivolse l’appelo: “Arabi, levatevi come un sol uomo e combattete per i vostri sacri diritti. Uccidete gli ebrei ovunque li troviate”. In Iraq, il governo filo-nazista portò al “Farhood” del 1941, in cui furono massacrate centinaia di ebrei iracheni e le loro proprietà furono razziate dalla folla irachena sobillata. E così in Libia, Siria e altri paesi arabi. Gli slogan comuni erano: “Gli ebrei sono i cani degli arabi”, “Massacrate gli ebrei” o “Tagliategli la gola”. I governi arabi misero sotto pressione ebrei in modo tale da rendere loro la vita insopportabile. Promulgarono leggi in stile Norimberga, rendendo l’identità ebraica un crimine, e li privarono gli ebrei della loro cittadinanza, confiscando con la forza le loro proprietà e i loro beni”.

Le persecuzioni

“Le vessazioni e gli omicidi degli ebrei da parte delle masse arabe, la negazione dei loro diritti da parte dei governi arabi e la paura quotidiana per la loro stessa esistenza, spinsero gli ebrei a lasciare i luoghi in cui avevano vissuto per centinaia o per migliaia di anni. Ma dove andare? Nessun paese li voleva accogliere. Fino al maggio 1948, quando nacque lo Stato di Israele e offrì rifugio agli ebrei dei paesi arabi. Lo Stato di Israele ha liberato gli ebrei dal loro stato di sottomissione politica e religiosa tra i popoli arabi e i paesi islamici. L’idea di ebrei liberi e indipendenti nel loro paese risultò insopportabile nel mondo arabo e musulmano, perché mutava la situazione di circa 1.400 anni, in cui gli ebrei avevano vissuto sotto il controllo dei musulmani”.

“Ma le cose non furono facili. In risposta alla dichiarazione di indipendenza ebraica, 7 eserciti arabi dichiararono guerra al giovane stato. Allo stesso tempo, c’era un urgente bisogno di assorbire centinaia di migliaia di profughi ebrei giunti dai paesi arabi. Furono istituiti campi profughi temporanei, chiamati “transitori”, con migliaia di tende, che a malapena proteggevano i rifugiati dalle intemperie”.

Anche i miei genitori

“Giunsero nel giovane stato, nel dicembre 1950, dall’Iran meridionale. I miei antenati erano stati sacerdoti nel Tempio di Salomone a Gerusalemme, e dopo l’esilio in Babilonia proseguirono nell’impero persiano, e rimasero nella regione per 2.500 anni. I miei genitori interruppero la sequenza dell’esilio e scelsero di compiere il ritorno a Sion. In uno di quei campi profughi, chiamato “Amishàv” (che significa in ebraico: il mio popolo è tornato), hanno vissuto in una tenda per circa dieci anni, e poi in una baracca. La vita era dura e molto modesta, ma il pensiero che fossero tutti a casa – vale a dire: Sion, Israele – alleviava le difficoltà”.

“Oggi, a distanza di più di 70 anni, si può riassumere: quasi un milione di persone fuggirono dai paesi arabi e dall’Iran; grandi comunità ebraiche, che esistevano in Medio Oriente da centinaia e migliaia di anni, sono state cancellate. Le proprietà ebraiche lasciata indietro, in questi paesi, valgono un’enorme fortuna difficile persino da immaginare”.

Nonostante questi fatti

dei quali qui è presentata solo la punta dell’iceberg, il mondo intero – e in particolare le Nazioni Unite – si è occupato esclusivamente del problema dei profughi arabi e palestinesi: centinaia di risoluzioni delle Nazioni Unite riferite solo ai profughi palestinesi, e non una singola risoluzione riguardante i profughi ebrei dai paesi arabi. Ma questa è la verità: a metà del XX secolo, ci fu uno scambio di popolazioni tra ebrei e arabi”.

“Tuttavia, mentre i profughi ebrei non sono rimasti bloccati nel loro dolore e nella loro sofferenza, ma sono andati avanti e hanno costruito una nuova vita nella loro patria storica, i profughi arabi sono rimasti nella loro condizione, una “macina da mulino” appesa al collo dei paesi del mondo che ogni anno contribuiscono con milioni di dollari per perpetuare la condizione di profughi. Queste donazioni non aiutano a far avanzare la pace né a migliorare le condizioni dei profughi”.

Le Nazioni Unite

“Hanno due agenzie per i profughi: una per tutti i profughi di tutto il mondo (UNHCR) e l’altra, solo per i profughi palestinesi (UNRWA). La definizione generale di profugo (chi ha vissuto in un luogo da lungo tempo ha dovuto allontanarsene a causa di persecuzioni o guerre) è stata cambiata appositamente e solo per i profughi palestinesi. Un profugo palestinese è chiunque si trovasse in Palestina appena due anni prima della fondazione dello Stato di Israele”.

“Ciò significa che, se un arabo fosse giunto dall’Iraq nel 1943 per cercare lavoro in Palestina, fuggito dopo la guerra, sarebbe considerato un profugo palestinese a pieno titolo. E non solo questo; in tutto il mondo, il diritto di status di profugo non viene trasmesso ai propri discendenti; solo nel caso dei palestinesi la condizione di profugo viene trasmessa in eredità. Così si perpetua la commiserazione; Così si perpetua il conflitto”.

“Non così è stato invece per i profughi ebrei dei paesi arabi. Sebbene i miei genitori fossero dei profughi, non ho mai sentito da parte loro alcuna lamentela sullo Stato di Israele. Da persone che sapevano che cosa vuol dire vivere come “Dhimmi” sotto il dominio musulmano, sapevano benissimo che cosa significasse uno stato ebraico indipendente. Hanno lottato e lavorato duramente per costruire la nuova patria”.

“I campi profughi palestinesi devono essere smantellati, e i loro residenti trasferiti in nuovi quartieri costruiti al loro posto. Lo stato di Israele ha fatto la sua parte e ha accolto e integrato i profughi ebrei dai paesi arabi. È tempo che i paesi arabi accolgano e integrino i profughi arabi. Così è stato anche in Europa, dopo le guerre, e così anche altrove. Nel frattempo, ricorderemo in questo giorno i profughi ebrei dei paesi arabi e il loro destino. La pace inizierà quando saremo a conoscenza dei fatti”.

L’intervento video

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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