La Parashah della settimana: Toledot, תּוֹלְדֹת, Generazioni. A cura di rav Shlomo...

La Parashah della settimana: Toledot, תּוֹלְדֹת, Generazioni. A cura di rav Shlomo Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat shalom carissimi amici e lettori. Eccoci al consueto appuntamento con la rubrica della Parashah della Settimana – Toledot, תּוֹלְדֹת, Generazioni Bereshit, Genesi: 25.19-28.9) – a cura di rav Shlomo Bekhor. Come ogni settimana, inoltre, potrete scaricare qui la settimanale porzione di Torah, grazie a Torah.it

2 Kislev 5780 – 30 Novembre 2019
Parashah di Toledot
Accensioni lumi per Milano: venerdì ore 16:25; Shabbat finisce alle 17.27
לעילוי נשמת יעקב בן שלמה ורחל
In memoria di Yaakov ben Shelomo 
Mamash Edizioni Ebraiche  |  Virtual Yeshiva

Un giorno due persone si recarono da Rabbi Yosef Chayim, di Bagdad, soprannominato Ben Ish Chay, perché li aiutasse a risolvere una disputa di carattere finanziario. Quello che negava di dovere all’altro del denaro, disse di essere disposto a giurare di aver ragione; però Rav Yosef Chayim, che era dotato di grande intuito, percepì che costui era un bugiardo e stava per fare un falso giuramento.

Perciò gli disse: “Credevi che ti avrei fatto giurare su un semplice Rotolo della Torà? Ti farò giurare sulle Shnè Lukhòt Habrìt!”. Chiese al suo assistente di immergersi in un mikvé e poi di portargli le Shnè Lukhòt Habrìt. Nell’udire queste parole il disonesto si spaventò perché credette che Rav Yosef Chayim stesse per farlo giurare sui Dieci Comandamenti originali, non avendo capito che il Rav si riferiva all’opera di Shelà che si intitola così.

Immediatamente l’uomo gridò: “Pagherò il mio debito!”, e ammise che poco prima egli aveva mentito. Rav Yosef Chayim fece uso di una strategia contenente un’affermazione ingannevole, ma la sua intenzione profonda era far emergere la verità e in questo caso agì correttamente. Quando ‘Essàv andò da suo padre Ya’akòv per ricevere la sua benedizione, questi gli disse: “Tuo fratello è venuto bemirmà-inganno e ha preso la tua benedizione!” (Bereshìt 27, 35). 

Rashì spiega

che il termine bemirmà, che di solito si traduce “con l’inganno”, in questo caso significa “con saggezza”. Rabbi Yeruchem Levovitz commenta che esistono molte azioni che vanno classificate in base alle motivazioni di coloro che le compiono. Se l’intenzione è indirizzata al bene, l’azione è da considerare buona. Qualcosa che, in circostanze diverse, avrebbe potuto essere disonesto, in questo caso è saggio.

La stesso cosa vale per il contrario; se l’intenzione che sta dietro ad essa è cattiva, l’azione va considerata deplorevole e classificata come inganno. Ya’akòv ebbe solo intenzioni oneste e quindi il suo comportamento fu considerato positivo (Daat Torà, Bereshìt-Genesi ed. Mamash p. 174). 

Questo concetto spiega l’importanza dell’essere onesti con sé stessi riguardo alle proprie effettive motivazioni. Talvolta una persona riesce a rendere ragionevole la propria disonestà, ma dentro di sé sa di avere degli intenti riprovevoli. Quando si sta per compiere un’azione che rasenta i limiti del lecito, chiediamoci quale sia il vero motivo per cui lo si fa; le buone intenzioni non autorizzano a fare qualcosa che non è permesso (nel caso di Ya’akòv c’erano fattori che avevano reso giusto il suo comportamento). Invece, molte delle cose che facciamo nella vita dipenderanno dalle nostre segrete intenzioni; impariamo a essere onesti con noi stessi e comprenderemo i motivi del vostro comportamento.

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor  Virtual Yeshiva, se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid! 500 Shiurim online divisi per argomenti.
Non perdere l’appuntamento con la parashah mistica e psicologia nella Tora. Per informazioni: www.virtualyeshiva.it

Nuova lezione atomica di vita

Parasha 6°: usica dello squilibrio
Come Acquisire l’Equilibro tra Trascendenza e Immanenza!

—–Al seguente link troverai la lezione sulla nostra parashà in formato mp3:
http://www.virtualyeshiva.it/2009/11/19/toledot-5770-larte-di-scavare-i-pozzi/
Al seguente link potrai scaricare la lezione della Parashà di questa settimana sul tuo mobile: 
http://www.virtualyeshiva.it/files/09_11_19_toldot5770_yitzkhak_pozzi_bersheva.mp3

L’arte di scavare i pozzi

Avrahàm e Yitzkhàk, acqua e fuoco. Personalità e valori a confronto. Una profonda riflessione, che ci porta ad analizzare il rapporto difficile tra individuo e società. Alcuni Punti della Lezione:

1. Perché lo stesso luogo viene chiamato sia da Avrahàm che da Yitzkhàk con lo stesso nome?
2. Come mai è proprio il nome dato alla città di Beer Sheva da Yitzkhàk ad essere tramandato fino ad oggi?
3. Perché la Torà dedica tanto spazio all’attività di scavare pozzi di Yitzkhàk?
4. Ti risulta più facile iniziare un progetto o saperlo continuare nel tempo
5. Sei in grado di trovare la forza interiore per continuare un progetto nel tempo?
6. Perché alcuni personaggi storici dotati di grandi ideali non hanno lasciato un segno concreto nella storia
7. Nella vita è più importante sapersi relazionare con il prossimo e con la società, oppure è meglio costruire una forte personalità? Possono coesistere entrambe le situazioni?

Per ascoltare le altre lezioni sulla nostra parashà cliccare al seguente link: http://www.virtualyeshiva.it/2019/11/27/toledot-5773-4-lezioni-precedenti/

L’abito non fa l’ebreo…!

Come ha fatto Rebecca a ingannare suo marito e iniziare il percorso
per “avvicinare chi è lontano”?

Quando Isacco diventa anziano la sua vista si oscurò. Lui esprime il desiderio di benedire suo figlio primogenito e prediletto Esaù, prima di morire. Mentre Esaù va a caccia per procurare il cibo preferito del padre, Rebecca prende i suoi abiti “speciali” e li impresta al fratello minore Giacobbe e gli copre le braccia e il collo con pelli di capra, per simulare la peluria di Esaù.

Rebecca, inoltre prepara dei cibi prelibati per Isacco e poi manda Giacobbe da suo padre con il cibo. Giacobbe riceve le benedizioni da suo padre: “D*o ti darà la rugiada del cielo e la parte migliore della terra; dominerai su tuo fratello”. Giacobbe vestito con gli abiti di Esaù prende anche le sue benedizioni cambiando la storia fino a oggi. Le stranezze di questa storia sono numerose e una domanda non può essere ignorata: Rebecca si è comportata correntemente nel pianificare astutamente questo piano contro il marito?

Se Rebecca aveva buone ragioni per giudicare Esaù immeritevole delle benedizioni di Isacco, perché non ne ha parlato direttamente con suo marito e non ha seguito la “gloriosa” tradizione delle mogli ebree che cercano sempre di spiegare ai mariti i propri errori?

Oltretutto, Rebecca avrebbe avuto ottimi argomenti contro la concessione delle benedizioni a Esaù, ragioni che Isacco avrebbe certamente compreso. La Torà descrive Giacobbe come un “Uomo retto che studia nelle tende”, in palese contrasto con suo fratello gemello Esaù che è invece descritto come un “Esperto cacciatore, un uomo della campagna”.

Rebecca favorì Giacobbe per buone e giuste ragioni. Esaù, “Il cacciatore” è l’uomo che ha “disprezzato la sua primogenitura” che ha venduto per un piatto di lenticchie, era essenzialmente una persona legata alla materia e alle cose mondane, non destinato ad essere un fedele seguace di un D*o invisibile e trascendente.

“Il patto di Abramo”

la sua alleanza con D*o, doveva sicuramente passare attraverso Giacobbe, “L’uomo retto che studia nelle tende”. I suoi discendenti formeranno la nazione di Israele, che darà a tutto il mondo la visione etica del monoteismo; mentre Esaù sarà il capostipite della nazione edomita e in ultima analisi della civiltà romana, con la sua cultura spietata fondata sul “culto” della materialità, al fine di ottenere dei benefici fisici.

Allora, perché Rebecca non condivide questa sua idea con il marito, invece di manipolare la situazione?  Molto inchiostro è stato versato sull’argomento. Oggi, però vorrei condividere con voi un pensiero, di uno dei più grandi maestri cassidici dell’ebraismo, del rabbino Yitzchak Meir, il primo Rebbe di Gur.

Secondo la sua autorevole opinione, Rebecca sapeva che i nipoti di Giacobbe si spoglieranno un giorno degli indumenti del loro nonno e metteranno quelli di Esaù: all’interno saranno ebrei, ma all’esterno cercheranno di apparire come Esaù. Rebecca ha capito, come solo una madre può fare, la confusione e l’ambivalenza che potrebbe consumare la sua discendenza nei millenni a venire.

Rebecca comprende, profeticamente, la crisi identitaria che subirà l’ebreo dell’epoca moderna, il suo desiderio di integrarsi, o anche assimilarsi, tra le altre Nazioni e culture. Rebecca avrebbe potuto persuadere suo marito a concedere le benedizioni direttamente e in modo lineare a Giacobbe, ma poi questa potente energia spirituale sarebbe stata trasmessa solo al “vecchio” Giacobbe: colui che sembrava Giacobbe interiormente ed esteriormente; il “retto” Giacobbe, “che abita nelle tende”.

Che ne dici – pensò, tra sé, Rebecca – se questo Giacobbe, un giorno abbraccerà il secolarismo apparendo come Esaù, forse perderà il merito di avere la benedizione di Isacco? Questo ebreo/a completamente moderno e laico forse appartiene meno alla Torà e alla nostra fede?Rebecca sapeva la risposta: NO, in nessun modo! Anche il Giacobbe che assomiglia a Esaù è parte integrante dell’Alleanza e dell’eredità di Abramo, Isacco e Giacobbe. Nel momento in cui Rebecca vestì suo figlio Giacobbe degli abiti di Esaù, per ricevere le benedizioni di Isacco, assicurò che la scintilla del giudaismo, l’essenza dell’anima ebraica, la fonte della fede ebraica, sarebbe rimasta nel cuore di ogni singolo ebreo per sempre. Persino nell’ebreo che tanti altri liquidano come un semplice Esaù. 

L’Orso

Quanto detto finora mi ricorda l’aneddoto sull’ateo che cammina nel bosco: “Che maestosi alberi! Che fiumi potenti! Che animali meravigliosi!” e mentre camminava lungo il fiume, sentì un fruscio nei cespugli dietro di lui. Si voltò a guardare e vide un orso grigio di quattro metri correre contro di lui.

Iniziò a scappare più veloce che poteva, sul sentiero. Si guardò alle spalle e vide che l’orso si stava avvicinando a lui. Continuò a correre, poi guardò di nuovo, ma l’orso era sempre più vicino. L’ateo inciampò e cadde a terra. Si girò per rialzarsi, ma vide che l’orso era proprio sopra di lui, pronto a colpirlo con le sue zampe. In quel momento l’ateo gridò: “Oh mio D*o!”Il tempo, improvvisamente, si fermò. L’orso si bloccò e la foresta divenne, tutto a un tratto, silenziosa. Mentre una luce brillava sull’uomo, una Voce uscì dal cielo e disse: “Tu rinneghi la mia esistenza, per tutti questi anni, insegni agli altri che non esisto e sei convinto che la creazione sia solo il frutto di un incidente cosmico. Ti aspetti che ti aiuti per tirarti fuori da questa situazione? Devo considerarti un credente?”

L’ateo guardò direttamente nella luce e rispose, “Sarebbe ipocrita da parte mia chiederti all’improvviso di trattarmi ora da credente, ma forse potresti far credere all’orso”. E poi. “Molto bene,” disse la Voce. La luce si spense. I suoni della foresta ripresero. E l’orso lasciò cadere la zampa destra, chiuse gli occhi, meditò per qualche minuto e poi disse lentamente: “Baruch Atà Hashem Elokeinu melech haolam hamotzi lechem min haaretz (benedizione sul pane).” 

A volte, non si sa cosa si nasconde dietro la veste da orso. Esternamente può essere vestito come un orso, ma se si ascolta attentamente si può sentire il “Baruch Atà Hashem …” 

Ebrei Traditori

La storia riportata nasce da una intuizione Chassidica che interpreta un misterioso brano Talmudico, circa il racconto di Giacobbe che si veste come Esaù, per ottenere la benedizione di suo padre.“Isacco odorava i suoi vestiti”, riferisce la Torà, e proclamò: “Vedi, l’aroma di mio figlio è come l’aroma del campo benedetto da D*o”.

Poi Isacco iniziò a dare le benedizioni. Il Talmud, focalizza la nostra attenzione sul fatto che il termine usato per “i suoi vestiti” (begadav), potrebbe anche essere pronunciato e tradotto come “i suoi traditori” (bogdav). Il termine ebraico per vestito, può anche essere pronunciato “boghed”, che significa “tradire”.

Questo perché i vestiti eclissano e “tradiscono” la personalità interiore di un uomo. Un ricco miliardario può vestirsi come un povero e, al contrario, il povero può vestirsi da aristocratico. Dal momento che nel rotolo della Torà non ci sono vocali, si può leggere la storia come “Isacco odorò i suoi traditori e proclamò: l’aroma di mio figlio è come l’aroma del campo benedetto da D*o”.

Il Talmud sta affermando che Isacco “annusando i traditori” del popolo ebraico né apprezza la loro fragranza, come se lui fosse ispirato a benedire il progenitore di questi traditori, Giacobbe. Questo è profondamente inquietante! Cosa c’è di così piacevole nell’aroma dei traditori? E perché dovrebbero ispirare Isacco a benedire il loro capostipite Giacobbe? Le grandi anime e i giganti spirituali che sarebbero emersi dal seme di Giacobbe, nel corso della storia, non bastavano ad invogliare Isacco a conferire le benedizioni a lui? Solo i traditori lo hanno commosso così profondamente? Come è possibile? 

Il ladro del tempio

Il Midrash, racconta una storia che illustra la natura dei “traditori” che Isacco “odorò”. L’episodio avviene a Gerusalemme, nell’anno 70 EV, durante la conquista romana della Città Santa e la distruzione del secondo Santuario.

Quando i Romani entrarono nel Tempio, incredibilmente grande e complesso, non sapevano come muoversi e non conoscevano la dislocazione degli oggetti di valore in quella moltitudine di camere e vani. Avevano bisogno di una “buona guida turistica”. Un ebreo si offrì volontario. Il suo nome era Yosef Meshisa, ed era il traditore per antonomasia! L’uomo era pronto a svendere la sua anima e il suo popolo, al nemico crudele, solo per proteggere la sua stessa pelle.

I soldati romani, hanno subito apprezzato le “nobili intenzioni” dell’ebreo, gli hanno promesso, come ricompensa per il “tour”, la possibilità di prendere ciò che desiderava dal Tempio Santo. Yosef Meshisa, entrò nell’epicentro spirituale dell’universo e andò a prendere per sé la Menorà (lo splendido candelabro d’oro situato nella camera interna del Tempio), uno degli articoli più sacri, usati in questo Tempio Santo.

Questa storia, ci fa capire qualcosa sulla natura del ragazzo, Yosef Meshisa. Mentre Gerusalemme era inghiottita dalle fiamme, migliaia di ebrei venivano massacrati e il Tempio stava per essere distrutto, quest’uomo aveva l’audacia, la faccia tosta, di unirsi ai ranghi nemici e assisterli nel rimuovere la Menorà dal Tempio.

Tutto ciò solo per il suo beneficio personale!Tuttavia, all’uscita, i Romani si rifiutarono di lasciarlo andare via con la Menorà: “È inappropriato, per un uomo semplice come te, avere un oggetto così prezioso nella tua casa”, gli hanno detto. “Torna indietro e prendi qualcos’altro, qualsiasi altra cosa.”, ordinarono i romani. Ma, ecco! Contro qualsiasi logica, Yosef Meshisa rifiuta di rientrare nuovamente nel Tempio Santo, per rubare un altro oggetto. “Non è abbastanza”, proclama, “aver fatto arrabbiare il mio D*o e contaminato il suo Tempio una volta; volete che lo faccia anche una seconda volta? Non esiste!”.

I Romani torturarono brutalmente questo ebreo. Posero il suo corpo su un tavolo da lavoro usato dai falegnami e ne perforarono il corpo, fino alla morte. Le ultime parole sulle sue labbra furono: “Guai a me! Ho irritato il mio Creatore”

Il Meccanismo di trasformazione

Cosa è successo a quest’uomo? All’inizio è caduto al più basso livello, pronto ad assistere il brutale nemico del popolo ebraico, per il proprio guadagno finanziario. Poi, cambia idea improvvisamente e mette in gioco la sua vita, pur di non rientrare nel Tempio e rubare un altro oggetto sacro? Da dove proviene questa improvvisa trasformazione? Cosa ha potuto cambiare, così radicalmente, questo individuo da opportunista a grande patriota?

Risposta: tutto è cambiato perché è entrato nel Bet Hamikdash (il Tempio Santo) e tenuto in mano la santa Menorà! In quel luogo di santità, dove la presenza di D*o era sentita e vissuta, sentì, per la prima volta nella sua vita, la sua neshamà, la sua interiorità ebraica, la sua essenza più vera. All’improvviso, non era più Yosef Meshisa, il collaboratore dei romani, ma ora era Yosef Meshisa, un ebreo collaboratore di Avraham, Yitzchak, Yaakov, Moshe e Rav Akiva. Improvvisamente è diventato parte di una catena inviolabile di 4000 anni! 

Non fatevi ingannare dagli indumenti

Questi sono i “traditori”, dice il Midrash, che Isacco odorava quando Giacobbe entrò nella stanza, poiché essi generarono uno straordinario aroma spirituale.Ora possiamo vedere la brillante correlazione tra “vestire” e “traditori”. Giacobbe, vestito con abiti di Esaù, rappresentava, in quel momento, gli ebrei che possono apparire e comportarsi proprio come Esaù. Storie, come quella di Yosef Meshisa, di uomini e donne che potrebbero tradire la loro gente e la loro fede, in forme sfacciate o sottili. Eppure, nel momento della verità, la loro anima ebraica interiore emerge nel suo pieno profumo. Le benedizioni di Isacco furono ispirate, in particolare, da questi ebrei, perché sono loro che dimostrano la verità del fatto che l’essenza ebraica e la forza di D*o, sono nel cuore di ogni ebreo, trincerato nel suo stesso dna. Questa trasformazione non deriva, unicamente, dal potere del Santo Tempio di Gerusalemme.

Anche nei nostri tempi, esiste qualche luogo che possa trasformare, così istantaneamente, un individuo alienato, in un’anima appassionata. Come questa storia vuole dimostrare.La storia narra di un ebreo di nome Franz Rosenzweig (1886-1929), influente teologo ebreo e filosofo in Germania, come raccontata nel suo libro, “La stella della redenzione”.Franz Rosenzweig era un ebreo totalmente laico e assimilato. Fu un autore prolifico e un grande filosofo, ma viveva in Germania, in un’epoca in cui la filosofia e la scienza moderna si presentavano come un’alternativa razionale alla “farsa delle religioni”. Nel 1913 si stava preparando a convertirsi al cristianesimo.

Era la notte di Yom Kippur, l’11 ottobre 1913. Franz Rosenzweig, allora 27enne e già uno dei più brillanti filosofi del suo tempo, entrò in una sinagoga di Berlino con l’intenzione di fare un “atto finale” da ebreo. Alla fine di quelle 24 ore, sarebbe entrato nella chiesa dove il suo “sponsor”, Rudolf Ehrenberg, lo aspettava per il battesimo al cristianesimo. Solo e sconosciuto a tutti i presenti, il futuro convertito, andò a Berlino, in un Sinagoga piena di ebrei devoti, osservanti e sinceri.Ma lì succede qualcosa. Franz Rosenzweig entrò nella sinagoga per vedere com’era, per curiosità e uscì da lì come un “Baal Teshuvà”, un “ritornato” all’ebraismo.

Kol Nidre (preghiera che si recita prima di Kippur) e le successive 24 ore, sono state sufficienti per trasformare completamente questo giovane. Dopo Yom Kippur, scrisse una lunga lettera al cugino, che doveva sponsorizzare il suo battesimo: “Mi dispiace deluderti, ma sono rimasto ebreo”.Ai giorni nostri è un fenomeno comune vedere ebrei diventare “Baal Teshuvà”, iniziare a rispettare le Mitzvot e riabbracciare l’eredità dei loro nonni.

Nella Germania del 1913

questo era un fenomeno quasi sconosciuto vedere un ebreo laico ritornare osservante della Torà.Cos’è la causa? Era la stessa di Yosef Meshisa. Fu esposto alla santità, alla realtà del sacro. Una persona che è totalmente laica, o anti-religiosa, o che è pronta ad adottare un’altra religione, va in Sinagoga, non per pregare e per partecipare, ma semplicemente per osservare…! Quando si è esposti a un luogo di santità, in una tale notte di santità (il giorno solenne di Kippur), questo può stravolgere l’anima. Può cambiarla radicalmente.

Perché la santità – kedusha – è reale. La Torà è reale. Quando un ebreo dice “amen yehè shemè rabà” con tutto il suo cuore, questo è reale. Attraverso la sua esposizione a un momento di santità, Rozenzweig divenne una persona diversa. Questo non richiede l’esposizione al Santuario di Gerusalemme, ma basta solo una sinagoga dove si prega sinceramente il Maestro del Mondo.

Questo può cambiare un uomo per sempre

Quando Rebecca fece indossare le vesti di Esaù a suo figlio Giacobbe, assicurò questa verità per l’eternità. Anche se incontri un ebreo simile a Esaù, ricorda che lui o lei è in verità un Giacobbe, solo vestito come Esaù. In quel momento, Rebecca piantò i semi dell’opera conosciuta oggi come “kiruv” o “shlichut”, la visione altissima della nostra generazione articolata dal Rebbe di Lubavitch: “Esci da te stesso e guarda con umiltà nel cuore di un altro ebreo, e incontrerai la fiamma e la santità di Giacobbe. Lo aiuterai ad accendere la sua fiamma, in modo che possa a sua volta accendere altre fiamme latenti, finché il mondo intero non sarà infiammato dalla luce di D*o”.

Questa lettura settimanale è proprio nel periodo del raduno mondiale dei Shluchim – messaggeri del Rebbe, sparsi in ogni angolo del globo per illuminare le anime sparse e perfezionare il mondo per la redenzione eterna. 

Il primo giorno di Kislev, commemoriamo l’anniversario di Rav Gabi e Rivki Holtzberg e degli altri uomini e donne ebrei assassinati nella sinagoga a Mumbai, in India.Gabi e Rivki hanno trasformato la loro casa e il loro cuore in un luogo dove migliaia di ebrei, da ogni ambiente, si sentivano a casa.Possa la loro memoria servire da ispirazione e rinvigorimento per tutti noi. 

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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