American Yiddish ovvero quando la tradizione si scontra con la modernità

American Yiddish ovvero quando la tradizione si scontra con la modernità

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Shalom carissimi amici e lettori. Tutti, più o meno, conoscete l’origine della lingua Yiddish. In caso contrario, vi invito a leggere questo mio articolo. C’è ora un aspetto particolare di cui vorrei parlarvi ovvero dell’American Yiddish e di come l’antico giudeo-tedesco si sia adeguato all’inglese, dopo le migrazioni oltreoceano da parte degli ebrei del’Europa Orientale, alla fine del 19° secolo. All’epoca la lingua Yiddish era ancora molto diffusa negli Stati Uniti, ma proprio per questo motivo cominciò ad assorbire molti termine dall’inglese americano. Insomma, la lingua per restare viva, doveva evolversi e trattare anche argomenti nuovi.

Questi prestiti della lingua americana possono essere divisi in due parti. In una ci sono quelle parole che incarnano dei distinti concetti americani – ad esempio: beysbol (baseball), sobvey (subway), ayzkrim (ice cream) o hayskul (high skul) – per i quali non esiste un corrispettivo in Yiddish. Quindi, abbiamo quelle parole americane talmente entrate nell’uso comune, da mettere in disparte l’originale termine Yiddish. Esempio: boy (boy), biznis (business), tshiken (chicken) o pitsher (picture).

Questa sorta di mélange

è stato lungo materia di dibattito e di controversie tra gli studiosi di Yiddish. Due sono le correnti di pensiero. Da una parte c’è chi sostiene che l’American Yiddish sia una valida variante di Yiddish, che merita di essere introdotta nei dizionari della lingua.

Dall’altra c’è chi considera superflui questi americanismi, che vengono visti in modo molto critico e negativo dai puristi della lingua Yiddish, così come il daytshmerish o Yiddish “germanicizzato”, che “infestò” la lingua nella prima parte del ventesimo secolo.

Lo standard Yiddish

ha un vocabolario che deriva, almeno per il 65 per cento, dal tedesco dell’alto medioevo. Si tratta, infatti, del dialetto parlato nel centro sud della Germania medievale. A ciò si aggiunge un 18 per cento di ebraico e aramaico, un 16 per cento di slavo (soprattutto, polacco e russo) e una esigua parte di elementi romanzi (neolatini) legati all’antico francese e italiano. L’Yiddish è l’unica lingua di derivazione germanica, che è scritta con un alfabeto ebraico.

Prima della Seconda Guerra Mondiale

si stima che fossero circa 11 milioni gli ebrei di lingua Yiddish, 6,5 milioni dei quali abitavano nell’Europa centrale e orientale; circa 3 milioni in Nordamerica e il resto tra l’Europa Occidentale, la Palestina, l’America centro meridionale e l’Australia. Nel corso del secondo conflitto mondiale, la grande parte dei 6,5 milioni di ebrei dell’Europa centrale e orientale, morì nell’Olocausto. Da allora, si è registrato un sensibile declino della lingua Yiddish, che oggi è ancora molto in voga tra gli ebrei ultraortodossi e chassidici del Nordamerica e di Israele. In tutto si parla di due milioni di persone.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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