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La Parashah della settimana: Vayeira, וַיֵּרָא – Il Signore apparve. A cura di rav Shlomo Bekhor

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Parashah della Settimana

Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Ben ritrovati a una nuova edizione della rubrica La Parashah della Settimana – Vayeira, וַיֵּרָא “Il Signore apparve” (Bereshit, Genesi 18.1-22.24) – a cura di rav Shlomo Bekhor, che ringraziamo. Così come ringraziamo Torah.it per darci la possibilità di scaricare al seguente link la porzione settimanale di Torah. Auguro a tutti voi uno Shabbat luminoso e pieno di quiete interiore.

18 Mar-Cheshvan 5779 – 16 Novembre 2019
Parashah di Vayeira
Accensioni lumi Milano: venerdì ore 16.35. Shabbat finisce alle ore 17.40
לעילוי נשמת יעקב בן שלמה ורחל In memoria di Yaakov ben Shelomo 
Mamash Edizioni Ebraiche  |  Virtual Yeshiva

Il mio venerato suocero, il Rabbi Yosef Yitzkhàk Schneerson, una volta disse che possiamo imparare una nuova condotta ogni giorno, dalla lettura settimanale della Torà. Questo concetto può essere facilmente compreso se riusciamo a riflettere sulla grandezza di D*o.

Lui è eternamente vivo e ci ha dato la Torà, che è fonte di vita eterna e studiandola continuamente possiamo trarre lezioni che si applicano alla nostra vita quotidiana. Questo a sua volta ci dona una vitalità eterna che ci permette di superare qualsiasi difficoltà. 

La lettura della Torà di questa settimana parla di Abramo, il primo ebreo. Tutto il mondo di allora gli si oppose, fino a quando è diventato evidente che D*o lo sosteneva in tutto ciò che faceva. A quel punto, il re dei Filistei chiese di stringere un’alleanza con lui, cosa che gli consentì finalmente di vivere in sicurezza nella sua terra.

Per quanto riguarda il tempo durante il quale Abramo visse nella terra dei Filistei, la porzione di Torà di questa settimana ci dice: “E Avrahàm piantò un eshel…, (un albero di tamerice)… e lì invocò il nome di Hashèm, D*o del mondo” (Genesi 21, 33), cioè, rese nota la presenza di D*o. Dopo di che è scritto: “E Avrahàm visse nella terra dei Filistei per un lungo periodo”.
(continua sotto)

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it sulla Parashah. 
Un caloroso Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor  

Nuova lezione atomica del 14/11/2019 (trentacinque minuti)

Parasha 4 Vayerà: vincere cognizione dissodante

Lot ci mostra Come Superare i Dubbi nella Vita, Perciò Viene Salvato da Sedòm

NUOVA LEZIONE ATOMICA del 14/11/2019 35mnparasha 4 Vayerà: VINCERE COGNIZIONE DISSONANTELot ci mostra Come Superare…

Geplaatst door Shlomo Bekhor op Donderdag 14 november 2019

—– —–Al seguente link troverai la lezione sulla nostra parashà in formato mp3: http://www.virtualyeshiva.it/2009/11/05/vayera-5770-uomo-e-donna-caratteristiche-diverse/ dal seguente link si può scaricare il file audio immediatamente, senza aprire la pagina web:
http://www.virtualyeshiva.it/files/09_11_05_vayera5770_ospitalita_donna_uomo.mp3

Uomo e donna caratteristiche diverse

Il diverso approccio all’ospitalità di Avraham e di Sarà: attraverso il Talmud un profondo percorso nelle diverse caratteristiche dell’uomo e della donna. Per sentire le altre lezioni sulla parashà:
http://www.virtualyeshiva.it/2018/10/20/vayera-5773-6-lezioni-precedenti/

Aggiungi un posto a tavola

(continua da sopra)

A questo punto la domanda sorge spontanea: quale lezione possiamo trarre dal fatto che Abramo piantò un albero di tamerice? In precedenza, la Torà descriveva la grandezza di Abramo, narrando che ha diffuso la fede nell’unico D*o in tutto il mondo.

Dopo tali altezze di devozione, cosa aggiunge il fatto che ha piantato un albero di tamerice? Parte della risposta può essere trovata dal fatto che il tamerice è un grande albero con ampi rami. Dato che Abramo viveva in un deserto, ha piantato un tale albero per proteggere i viandanti dal sole cocente. Il Talmud estende l’interpretazione della parola ebraica eshel, tamerice, spiegando che si riferisce non solo a un albero, ma a un frutteto.

Quindi, Abramo non si limitò a piantare una “alberello”, ma piantò un intero frutteto in modo che i passanti potessero rinfrescarsi con i suoi frutti. Inoltre il Talmud offre una seconda interpretazione, affermando che eshel si riferisce a una locanda.

Pertanto, non solo Abramo dava della frutta ai viandanti, ma anche pane, carne, bevande e alloggio. In effetti, il Midràsh afferma che Abramo forniva persino un tribunale ai suoi ospiti, in cui potevano risolvere qualsiasi controversia che potesse sorgere tra di loro. In conclusione Abramo non forniva solo il minimo indispensabile ai suoi ospiti, ma anche tutto ciò che potesse recare piacere a loro: frutta, vino, prelibatezze, alloggio e un tribunale per risolvere le loro difficoltà.

E tutto ciò per chi lo ha fatto? Per degli estranei assoluti. Questo insegna una fondamentale lezione: nel cuore di ognuno è stato impiantato l’attributo della carità e il desiderio di compiere atti di gentilezza. Questa è la vera eredità di Abramo, il nostro Patriarca.

Lui non solo forniva ad altre persone le necessità indispensabili, ma gli permetteva di godere anche dei piaceri materiali oltre che della soddisfazione personale che deriva dalla risoluzione dei propri problemi.Un simile approccio caritatevole è il giusto approccio tra genitori nella loro relazione con i figli.

I genitori hanno il desiderio intrinseco di dare ai propri figli tutto ciò di cui hanno bisogno (senza mettere in discussione se i bambini li ripagheranno mai). E daranno loro molto più dei loro reali e imprescindibili bisogni. Ad esempio, nell’ambito dell’educazione, i genitori si sforzano di dare ai propri figli tutto ciò di cui hanno bisogno in modo che possano svilupparsi e crescere nella misura massima del loro potenziale sia negli affari materiali, sia in quelli spirituali.

Tuttavia impariamo da Abramo, che questo approccio non può essere limitato solo ai propri figli, ma dovrebbe essere esteso anche ad altri. In ogni cuore c’è una tendenza intrinseca a condividere anche ciò che uno ha guadagnato – attraverso il duro lavoro e molti sforzi – con degli estranei. Ciò implica non solo la necessità di soddisfare i bisogni materiali, ma anche di affrontare i problemi personali del prossimo.Eppure questo approccio trascende i limiti della ragione.

Le nostre menti comprendono che dovremmo dare a un’altra persona ciò che gli manca. È un peccato che una persona dovrebbe soffrire!Tuttavia la volontà di dare a una persona qualcosa che non è essenziale per la sua sopravvivenza, qualcosa destinato a dargli “solo” piacere, nasce da un tipo di generosità che supera l’imperativo intellettuale.

L’attributo di gentilezza di una persona è ciò che lo motiva a cercare il massimo benessere dell’altra persona.Se questi concetti si applicano per quanto riguarda le cose materiali, sicuramente sono rilevanti per quanto riguarda l’aspetto spirituale. Una insufficienza spirituale, una mancanza avvertita dall’anima, provoca molto più dolore ed è molto più difficile da correggere di una mancanza materiale. Le azioni di Abramo dovrebbero servire come lezione per la nostra generazione e quelle successive.

Oggi, le risorse per le quali abbiamo lavorato devono essere dedicate all’educazione dei nostri figli e dei figli degli altri. Inoltre, l’intento deve essere quello di dare loro non solo le necessità indispensabili, ma di far avanzare la loro istruzione nella misura più completa, dando loro tutto il possibile della Torà e delle Mitzvòt.

D*o risponde con generose benedizioni per il sostegno dato alle scuole di studio e alle associazioni che si occupano di divulgare la Torà. Non dà semplicemente “un euro per un euro”, ma moltiplica i nostri doni in maniera sproporzionata. E questo vale non solo nella sfera finanziaria che è evidente, ma anche per quanto riguarda tutte le questioni: salute, lunga vita e soddisfazione dai bambini.

Ciò si riflette anche sulla vita di Abramo che sebbene abbia iniziato con un solo figlio, gli è stata concessa la promessa: “Aumenterò notevolmente i tuoi discendenti, [moltiplicandoli] come le stelle dei cieli e la sabbia in riva al mare”. Non dobbiamo mai sentirci “male” nel dare, al contrario, pregiamo affinché Dio ci possa consentire di emulare l’esempio dato da Abramo e riuscire anche noi oggi di dare con gioia. D*o ripagherà questa generosità più volte, non solo nella sfera finanziaria, ma in tutti gli aspetti della vita. In questo modo possiamo avvicinare l’arrivo del Mashiàkh, presto ai nostri giorni, Amen.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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