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Il divorzio nell’ebraismo: ecco come funziona e quando uomo e donna sono costretti a concederlo

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Il divorzio

Sebbene i rabbini accettassero che alcuni matrimoni fossero destinati a finire, lo fecero con grande rammarico e insistettero sul fatto che il divorzio fosse preceduto da tentativi di riconciliazione. Le critiche dei rabbini sul divorzio sono ben espresse in un detto del rabbino Eleazar: “Quando un uomo divorzia da sua moglie, l’altare stesso piange lacrime a causa sua” (Trattato Gittin 90b nel Talmud babilonese).

La storia del divorzio ebraico

si basa sul continuo tentativo di correggere, nel matrimonio, lo squilibrio di poter voluto dalla Torah, che affida al marito il diritto esclusivo di porre fine al matrimonio. La Torah, che ha permesso al marito di mandare via la propria moglie per una grave violazione della lealtà, ha qualificato l’assoluta prerogativa di quest’ultimo nel concedere il divorzio, con procedura che consiste nel scriverle una formale lettera e nel pagare una sorta di alimenti.

I rabbini posero ulteriori limiti

al marito che in qualche modo avesse migliorato la situazione della moglie. Ampliarono, dunque, il numero di casi in cui veniva vietato il divorzio, rendendo più complesso il processo di dissolvimento del matrimonio, in alcuni casi, richiedendo il consenso della moglie; oltre che ampliando le responsabilità finanziarie del marito nei confronti di una moglie divorziata, ponendo un vincolo sulla proprietà, da pagare in caso di divorzio.

Sebbene il Talmud richiedesse che il “contratto” di divorzio (get, גט), venisse concesso con il pieno consenso del marito, i rabbini specificarono circostanze in cui una moglie poteva richiedere che il beit din, o corte rabbinica, tentasse di costringere il marito a concedere un divorzio, ad esempio, se non avesse adempiuto ai propri obblighi coniugali. Una moglie che non dovesse ricevere un “get”, diventa un’agunah (עגונה), o “moglie incatenata”, che non può risposarsi.

Su Morasha.it, ad esempio leggiamo che

Il Maimonide stesso afferma: “Se uno è obbligato dalla legge a divorziare da sua moglie e rifiuta di fare ciò, una corte ebraica in qualunque luogo ed in qualunque momento può sottoporlo a fustigazione fino a che non dichiari: “Io voglio”. Egli poi scrive il get di suo pugno e questo è un contratto di divorzio valido”

Nei casi in cui la moglie rifiuti di ricevere il divorzio, il marito può concluderlo unilateralmente, alle seguenti condizioni:

la moglie si converte ad altra religione o coscientemente trasgredisce alle regole di vita del diritto ebraico;
la moglie commette adulterio o il marito produce due testimoni che possono giurare ciò in maniera inequivocabile;
la moglie è colpevole di comportamenti indecenti o smodati;
la moglie insulta pesantemente e pubblicamente il marito o il suocero;
la moglie rifiuta relazioni sessuali per più di un anno;
la moglie soffre di disturbi o malattie che impediscano i rapporti sessuali;
la moglie è sterile trascorsi dieci anni di matrimonio;
la moglie ingiustificatamente rifiuta di seguire il marito in un altro domicilio nello stesso stato dove lo standard di vita non è inferiore;
la moglie rifiuta di emigrare in Israele;

Ugualmente la moglie può costringere il marito a concederle il divorzio, in ognuna delle seguenti circostanze:

il marito cambia religione o forza la moglie a non osservare le norme ben sapendo che ella è osservante;
il marito è un libertino o ha commesso adulterio;
il marito soffre di gravi deficienze fisiche;
la moglie ha un’invincibile repulsione per il marito che le impedisce di avere rapporti con lui;
il marito rifiuta di avere relazioni sessuali con lei;
il marito insiste di avere relazioni sessuali mentre è vestita;
il marito diventa invalido fino al punto che, per un periodo di più di sei mesi, le relazioni sessuali non sono possibili;
la moglie afferma che il marito è impotente;
la moglie vuole dei figli, ma il marito non è in grado di darglieli;
il marito puzza;
il marito fa un mestiere disgustoso;
il marito è usualmente un piantagrane e la butta abitualmente fuori di casa;
il marito abitualmente la picchia;
il marito manca di essere di sostegno a sua moglie;
il marito inspiegabilmente le impedisce di visitare i suoi genitori abitualmente;
il marito le impedisce di andare ad un matrimonio o di far visita di cordoglio a chi è in lutto;
il marito insiste a vivere coi genitori quando è chiaro che le sono contro;
il marito le impedisce di farsi bella;
la moglie vorrebbe lasciare un vicino indesiderabile ed il marito inspiegabilmente rifiuta;
la moglie desidera trasferirsi in Israele, ma suo marito rifiuta.

Il rituale del divorzio

è semplice. La coppia compare davanti a un tribunale rabbinico e il marito autorizza un sofer (scriba) a scrivere un “get” in presenza di due testimoni. Il marito quindi lascia cadere il “get” nelle mani della moglie, dichiarando che è libera di risposarsi.

Il rabbino strappa i quattro angoli del “get”, in modo che non possa essere riutilizzato, lo archivia e concede documenti di rilascio sia a marito che a moglie. Questa procedura è sempre seguita dai movimenti Conservatori e ortodossi e una sua forma viene utilizzata anche dai movimenti Ricostruzionisti, e talvolta Riformisti.

Se un marito prevede di affrontare una situazione di pericolo mortale, può concedere a sua moglie un “get” condizionato che avrà effetto solo se non ritorna in un determinato periodo di tempo, impedendo così a sua moglie di diventare una agunah.

Tutti i movimenti ebrei contemporanei

hanno affrontato il problema delle iniquità della legge sul divorzio ebraico, soprattutto in merito alla figura della agunah. Alcuni hanno creato rimedi civili attraverso il sistema legale secolare, ma non con pochi problemi. I tentativi religiosi di salvare l’agunah includono l’incoraggiamento delle coppie a firmare accordi prematrimoniali halakici che incoraggiano il marito a concedere il “get” o che permetta a un tribunale rabbinico di annullare il matrimonio. Sia i movimenti Riformista che Ricostruzionista, turbati dalla situazione dell’agunah, accettano il divorzio civile come scioglimento completo di un matrimonio. In Israele, la questione del divorzio è gestita esclusivamente dai tribunali rabbinici e una donna in cerca di divorzio è soggetta al loro processo decisionale.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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