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La Parashah della Settimana: Noach, נֹחַ Noè, a cura di rav Shlomo Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci al secondo appuntamento con la Parashah della Settimana – Noach, נֹחַ Noè , Bereshit (Genesi) 6:9-11:32 – a cura di rav Shlomo Bekhor, che potrete scaricare al seguenti link, grazie a Torah.it

4 Mar-Cheshvan 5780 – 2 Ottobre 2019
Parashah di Noakh
Accensioni lumi per Milano: venerdì alle 16.54
Shabbat finisce: alle 17.55
לעילוי נשמת יעקב בן שלמה ורחל In memoria di Yaakov ben Shelomo 
Mamash Edizioni Ebraiche  |  Virtual Yeshiva

In attesa del diluvio, Noè carica gli animali sull’arca; la iena, la giraffa, il rinoceronte, il cane, l’orso. Arriva anche la pulce ma Noè la rifiuta: “tu sei un animale nocivo, non ti posso far salire”.

La pulce pensa ad uno stratagemma per salire sull’arca e aspetta che arrivi l’elefante e zac gli salta sulla schiena! L’elefante si ferma, si gira e dice: “Ehi, non cominciamo a spingere!”.  La porzione della Torà di questa settimana Nòakh-Noè, racconta uno degli episodi più noti della storia: il diluvio.

Oltre al semplice significato della narrazione, questa storia può anche essere interpretata come un’allegoria mistica che trasmette un potente messaggio di speranza e incoraggiamento per coloro la cui lotta per guadagnarsi da vivere minaccia di interferire con le loro attività spirituali.(continua sotto) 

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it sulla parashà. 
Un caloroso Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor   post spaziale di un anno fa sullo scorpione e il nostro mese: https://www.facebook.com/shlomo.bekhor/posts/10156576720815540

Nuova lezione esplosiva su Noakh, di trentasette minuti, del 30/10/2019


Al seguente link si trova la lezione sulla nostra parashà molto interessante in formato mp3:
http://www.virtualyeshiva.it/2009/10/22/noakh-5770-disciplina-o-amore/ D
al seguente link si scarica il file audio immediatamente, senza aprire la pagina web: http://www.virtualyeshiva.it/files/09_10_22_noakh5770_corvocolomba_rigore_amore.mp3

Disciplina o amore?

Due importanti insegnamenti di vita ispirati dal comportamento di Noakh che ha inviato prima il corvo e poi la colomba.

“Diluvio” d’Amore

(continua da sopra)

È scritto (Cantico dei Cantici 8, 7), “l’acqua abbondante non estinguerà l’amore e i fiumi non lo sommergeranno; se una persona dovesse donare tutta la ricchezza della sua casa pur di avere amore”. La frase “l’acqua abbondante” è un riferimento alle Acque di Noè, mentre l’amore inestinguibile è l’amore innato di un’anima per D*o. Questo amore dell’anima che anela a D*o è descritto, sempre nel Cantico di Re Salomone (8, 6) come: “… scintille di fuoco, una fiamma ardente”.

Proprio come una fiamma, la natura stessa di un’anima è quella di salire costantemente verso l’alto per riunirsi con la sua Fonte celeste. Interpretato in questo modo, il verso ci dice anche come tutte le acque del Diluvio Universale sarebbero incapaci di estinguere la fiamma dell’amore che l’uomo ha naturalmente per Hashèm. Questo è più che un linguaggio particolarmente ornato.

Infatti, “l’acqua abbondante” del Diluvio simboleggia tutte le lotte e le preoccupazione che una persona affronta quotidianamente per guadagnarsi da vivere in questo mondo. Problemi che possono davvero sembrare travolgenti e, come sa bene chi lavora per vivere, a volte possono farci sentire come delle persone che stanno “annegando”.

In particolare, c’è il pericolo che la preoccupazione per il proprio sostentamento possa far perdere di vista ciò che è veramente importante nella vita: una sincera adorazione di D*o e lo sforzo di unirsi a Lui. Eppure l’anima ha avuto origine dal Cielo, per così dire, dove, senza le distrazioni di questo mondo fisico, si crogiolava piacevolmente nella radiosità della Presenza Divina ed era infatti totalmente unita all’Infinito stesso.

Alla luce di ciò, ci si potrebbe chiedere perché l’anima debba nascere in questo triste regno: non sarebbe stato meglio rimanere dov’era? La risposta è che, proprio come una persona a volte rivela i punti di forza latenti di fronte alle avversità, Hashèm, ha ritenuto opportuno mandare l’anima in questo mondo materiale in modo che, superando le sfide qui poste, si evolvesse spiritualmente in un modo molto più grande di quanto sarebbe stato altrimenti possibile. In questo contesto, il versetto del Cantico dei Cantici ci rassicura sul fatto che abbiamo una vera “possibilità di combattere” e vincere: neppure le acque alluvionali apparentemente invincibili di questo mondo, ossia le preoccupazioni materiali, possono estinguere l’amore ardente che l’anima possedeva prima di essere immersa in questa esistenza.

Al contrario, attraverso il crogiolo della vita mondana, l’anima raggiunge un livello di spiritualità ancora più elevato, come verrà spiegato di seguito. La ragione di ciò sarà compresa alla luce del fatto che il vero scopo del Diluvio Universale era la purificazione ed elevazione del mondo, poiché l’acqua ha la capacità di ottenere ciò, come è scritto (Ezechiele 36, 25): “E io [D*o] spruzzerò su di voi acque pure e sarete purificati; da tutte le tue contaminazioni…”.

In questo senso

le acque alluvionali erano simili a una mikvé (bagno rituale) che, secondo la legge ebraica, purifica lo spirito e il corpo. Una mikvé deve contenere 40 seà (un’unità di volume) di acqua, e questa è la ragione simbolica per cui le piogge dell’inondazione sono cadute per 40 giorni e 40 notti. Pertanto l’espressione “Acque di Noè” si riferisce quindi non alla distruzione, ma alla purificazione e rinnovamento della terra. Ora, l’onere di guadagnarsi da vivere può anche essere indicato come le acque di Noè.

Tuttavia, una persona di questo mondo, che lavora tutto il giorno ed è assillata da molteplici preoccupazioni in questa lotta, può elevare l’anima a un livello molto più alto, rispetto al livello in cui si trovava in origine.Le preghiere ebraiche sono state, come è noto, composte nella loro forma attuale dai saggi della Grande Assemblea, che sono stati divinamente ispirati a formulare le preghiere per suscitare l’amore e il timore di D*o in ogni fedele.

Quando una persona

completamente immersa nelle preoccupazioni materiali si siede per pregare, dovrebbe riflettere a lungo sul modo in cui D*o rinnova costantemente la totalità della Creazione dal nulla assoluto.In particolare, come insegnano i nostri saggi, nemmeno un singolo filo d’erba cresce in questo mondo fisico senza essere indirizzato individualmente a farlo da una forza spirituale conosciuta come il suo mazàl.

Esso è ovviamente parte della forza creativa di D*o nel mondo, per dirla semplicemente, infatti non è fattibile per un filo d’erba, per esempio, ricevere il suo “nutrimento” spirituale, la Divina forza vitale che lo porta in essere e crescere, direttamente da D*o stesso. D*o è troppo “grande e potente”, per così dire, per il filo d’erba. D*o, in questo esempio, è paragonato a un re che attua la sua volontà facendo conoscere i suoi desideri ai ministri del governo competenti.

Queste stesse persone sono potenti funzionari con ampie responsabilità e, a loro volta, trasmettono istruzioni ai subordinati con un contatto più diretto e attivo con la faccenda in questione. Forse anche questi trasmettono istruzioni ancora più dettagliate ai lavoratori di livello inferiore e così via… Quel filo d’erba non è il progetto personale del giardiniere; ha un posto – per quanto piccolo – nel piano generale del re. Il filo d’erba non deve il suo sostentamento al giardiniere, né ai livelli sempre più alti di funzionari che traducono semplicemente la volontà del re in istruzioni dettagliate, ma al Re stesso.

E anche così, chi può dire che cosa ha motivato il Re a emettere il suo comando per abbellire il regno? A meno che non conosciamo personalmente il Re, non possiamo sapere come e perché ordini quella cosa, piuttosto che un’altra. Vale veramente la pena solo di conoscere personalmente il Re, ma l’umile filo d’erba non ha alcun legame con Lui, nonostante riceva sostentamento dal comando di questo. Una persona che lavora, più di chiunque altro, ha l’opportunità di orientare i propri pensieri in questo senso durante la preghiera e riflettere su come anche un singolo filo d’erba (per non parlare di se stesso) riceva il suo sostentamento nella direzione data dall’esercizio della sovranità di D*o in questo mondo.

Dopo aver riflettuto

su tutto quanto sopra, con profonda concentrazione, la propria anima si risveglierà con amore e desiderio per D*o stesso, un amore che brucia come carboni ardenti e con il desiderio di lasciare l’oscurità e l’occultamento di questo mondo fisico – che impedisce all’anima di attaccarsi alla stessa Essenza di Hashèm, di “conoscere il Re personalmente”, per così dire – e di non essere unita a nient’altro che a D*o stesso. Questo è l’atteggiamento espresso dal Salmo (73, 25): “Chi ho nei cieli [altro che te, o D*o], e all’infuori di te non desidero [nulla] sulla terra”.Questa riflessione dovrebbe farci giungere al tipo di amore espresso nella preghiera dello Shemà: “E tu amerai Hashèm, il tuo D*o, con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima e con tutta la tua forza”.

Pertanto, quando una persona è immersa nelle travolgenti acque alluvionali di preoccupazioni mondane e nella lotta per guadagnarsi da vivere, allora quella stessa immersione fa sì che ami D*o nella misura descritta come “con tutte le tue forze”, come spiegato in precedenza, quindi non solo l’anima divina è elevata grazie alle preoccupazioni materiali, ma anche la nostra parte animale è innalzata. Il vantaggio ottenuto dall’affrontare con successo le tentazioni di questo mondo fisico spiega il detto nelle Massime dei Padri (Avòt 4:17), secondo cui “Un momento di teshuvà (pentimento) e buone azioni in questo mondo è superiore all’intera vita del mondo a venire”.

Nel mondo a venire

ovviamente, non c’è lotta con le cose materiali. Ora possiamo anche apprezzare il motivo per cui le “molte acque” del versetto “Molte acque non sarebbero in grado di estinguere l’amore…”, le cui acque simboleggiano la piena potenzialmente schiacciante di preoccupazioni economiche, sono chiamate “acque di Nòakh “, con la sua connotazione di soddisfazione spirituale. Quando uno “resta a galla” spiritualmente, per così dire, rifiutando di “affondare” e invece di elevarsi al di sopra delle sfide mondane ed economiche; quando quelle stesse sfide lo stimolano a un desiderio insaziabile per nient’altro che D*o stesso; allora quegli stessi diluvi di lotta materiale sono ciò che lo innalzano e portano al livello più alto.

Questo è simile al modo

in cui una nave – un’arca – galleggia sempre sopra la superficie delle acque, non importa quanto in profondità, ed è portata dalle acque fino alle altezze della loro ascesa. Tutto quanto sopra è magnificamente espresso nel fatto che la parola ebraica per arca-tevà, significa anche “parola”. Come spiegato sopra, è attraverso la concentrazione sulle parole delle preghiere e l’interiorizzazione del loro messaggio che il nostro sostentamento è incanalato attraverso vari “intermediari” spirituali, ma è assolutamente insignificante accanto a D*o stesso, il che porta a elevarsi al disopra delle acque alluvionali di preoccupazioni economiche “emergendo sopra le acque”.

Ecco perché, sulla soglia dell’inondazione del mondo con il potente diluvio, D*o consigliò a Noè (Genesi 7, 1): “Tu e tutta la tua famiglia dovreste entrare nell’arca [tevà]”. Ossia Hashèm gli dice: di fronte al diluvio di preoccupazioni per il proprio sostentamento, si dovrebbe entrare nella propria tevà, le parole di preghiera, che hanno la capacità di tenerne a galla, e ancora di più – di sollevarci sopra le acque travolgenti del diluvio. 

Questo è di grande conforto per coloro che lavorano per sostentarsi. Spesso queste persone commettono l’errore di supporre che le loro preghiere non possano raggiungere lo stesso livello di purezza spirituale di quelle di studiosi e rabbini che trascorrono le loro giornate in attività spirituali. Tuttavia, è vero il contrario: sono proprio le preghiere del lavoratore o della lavoratrice che creano quella luce che brilla dalle tenebre e sono lo scopo principale per cui D*o ha creato il mondo! 

Ora, il tempo dopo l’arrivo di Mashiach (Messia) è noto come “un tempo che è un eterno Shabbàt, Riposo. Ossia un tempo ove il livello di amore per D*o supererà anche il livello, raggiunto attraverso la preghiera, di “con tutte le tue forze” discusso sopra. A questo livello di amore fa riferimento il versetto nel cantico (Shir haShirim 2, 6), “e la sua destra mi abbraccia”.

Nell’era messianica

infatti non sarà più necessario lottare per guadagnarsi da vivere, per raggiungere questo livello di amore di Hashèm che avremo già senza faticare, ma anche senza merito di averlo raggiunto.Questo è ciò che si intende per versetto della Genesi “… che io [D*o] ho giurato di non portare di nuovo le Acque di Noè sulla terra”. Ossia poiché tutti ameremo fortemente e palesemente D*o non serviranno più le difficoltà (acque del diluvio) per elevarci. Con l’augurio di arrivare all’era dorata dove l’amore per Hashèm sarà comune a tutti senza faticare (ma grazie alla fatica di oggi), perché la luce infinita sarà rivelata e diffusa così come l’acqua copre il mare, presto nei nostri giorni.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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