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Bar e bat mitzvah: il significato, la liturgia e il decalogo degli ospiti della cerimonia

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Bar Mitzvah o Bat Mitzvah

Congratulazioni! Sei stato invitato al bar mitzvah (בר מצווה) o al bat mitzvah (בת מצווה) di un amico o un familiare. E adesso che fare? Sapere cosa ti aspetterà, in anticipo, potrà assicurarti un’esperienza confortevole e positiva, senza il rischio di restare imbarazzati o, peggio ancora, di fare la classica brutta figura.

Il significato di questa celebrazione

Il bar mitzvah (figlio del precetto) e il bat mitzvah (figlia del precetto), che può essere celebrato per la femmine dal compimento di 12 anni (più un giorno) e per il maschio dal compimento dei 13 anni (più un giorno), indica l’età della maturità religiosa per un/una ebreo/a.

E’ da questo momento che diventa obbligatorio seguire i precetti dell’ebraismo. L’ebreo, dunque, diventa attivo e responsabile delle proprie azioni, non solo nella sinagoga, ma in tutta la più ampia comunità ebraica. Premesso che la liturgia dipende dalle varie comunità o sinagoghe, solitamente il/la ragazzino/a chiamato/a a celebrare il proprio bar/bat mitzvah può svolgere una o più di queste funzioni: condurre la preghiera, leggere (spesso cantando) la Torah o la Haftarah e formulare un discorso sulla pozione di Torah letta durante Shabbat.

I membri della famiglia sono generalmente onorati, quando vengono chiamati a recitare una benedizione o a leggere la Torah e spesso i genitori del bambino che viene festeggiato pronunciano un discorso. I servizi mattutini di Shabbat sono, di solito, seguiti da un pasto leggero, nella sala sociale della sinagoga o in altri spazi fuori dal santuario.

Il kiddush prende il nome dalla benedizione per il vino, che viene recitata poco prima del pasto. Spesso gli ospiti di un bar/bat mitzvah sono invitati a una festa separata, subito dopo il servizio o alla sera. Le feste si svolgono in una varietà di luoghi, che vanno dalla sala sociale o sala da ballo della sinagoga a ristoranti o sale per eventi di grandi dimensioni. La maggior parte comprende un pasto e una danza, durante i quali il bambino viene, talvolta, sollevato su una sedia.

I costi

Come per i ricevimenti di nozze, anche nei bar-bat mitzvah i cost variano a seconda delle dimensioni della festa. Alcuni, ad esempio, offrono pasti a buffet modesti, mentre altri tengono veri e propri ricevimenti, con tanto di cameriere. In alcune feste vengono anche assunti dei deejay o band musicali, che si occupano di musica e animazione.

Una caratteristica popolare di questa festa è la cerimonia di accensione delle candele, in cui il bambino accende una serie di candele, scegliendo di onorare amici e familiari diversi con ogni candela. È inoltre consuetudine per gli ospiti invitati fare un regalo al celebrante. I regali vengono consegnati preferibilmente alla festa o alla reception, piuttosto che al servizio della sinagoga. La maggior parte delle parti presenta un tavolo sul quale vengono posati i doni.

L’invitato perfetto

Innanzitutto, bisogna tenere bene in mente che il tipo di servizio e la sua durata, variano a seconda della congregazione (ortodossa, conservatrice, riformista e via dicendo) e della tradizione di una sinagoga. In questo caso, però, è possibile controllare sul sito della sinagoga o chiedere al padrone di casa.

In ogni modo, è sempre meglio informarsi. Inoltre, mentre la maggior parte delle cerimonie si svolge, durante i servizi mattutini di Shabbat e in sinagoga; non di rado accade che possano cdelebrarsi anche di venerdì sera o sabato pomeriggio. Senza contare che è usanza sempre più Comune ospitare cerimonie private, fuori dalla sinagoga. Analizziamo, ora, i sette aspetti più importanti.

1. Abito: gli ospiti di un bar o bat mitzvah generalmente indossano abiti eleganti. Per l’uomo: completo o pantaloni, cravatta e giacca; e per la donna, abito o tailleur formale. Nelle comunità più tradizionali l’abbigliamento tende a essere più elegante. Le donne, ad esempio, indossano cappelli e si invitano a non indossare i pantaloni.

2. Orario di arrivo. Solitamente, l’orario indicato nell’invito  è quello dell’inizio ufficiale del servizio settimanale di Shabbat. La famiglia e gli ospiti invitati tendono ad arrivare all’inizio, anche se la cerimonia si svolge un po’ più tardi, durante il servizio. Comunque: sia gli ospiti che i frequentatori regolari della sinagoga arrivano spesso in ritardo, ben dopo l’inizio dei servizi.

3. Scialle di preghiera: il tallit o scialle di preghiera, è tradizionalmente indossato da maschi ebrei e, nelle congregazioni liberali, anche dalle donne ebree. Poiché le frange intrecciate ai quattro angoli del tallit ricordano a chi lo indossa di osservare i comandamenti del giudaismo, indossare un tallit è riservato agli ebrei. Sebbene un usciere possa offrirti un tallit alla porta, puoi rifiutarlo, se non sei ebreo o se ti senti semplicemente a disagio, indossando un tale indumento.

4. Kippah o yarmulke: si tratta del classico copricapo (yarmulke in yiddish), tradizionalmente indossato dai maschi durante il servizio e anche dalle donne nelle sinagoghe più liberali. Indossare una kippah non è un simbolo di identificazione religiosa come il tallit, ma è piuttosto un atto di rispetto verso D*o e la sacralità dello spazio di culto. Proprio come agli uomini e alle donne può essere chiesto di rimuovere i cappelli in chiesa o di togliersi le scarpe prima di entrare in una mosche: indossare un copricapo è un atto non confessionale che mostra rispetto. In alcune sinagoghe, le donne possono indossare cappelli o un copricapo di pizzo. La maggior parte delle sinagoghe hanno un cesto di kippah (plurale kippot) all’ingresso del santuario e spesso vengono forniti quelli su misura da tenere come ricordo.

5. Santità del servizio: tutti gli ospiti e i partecipanti sono tenuti a rispettare la santità del servizio di preghiera e dello Shabbat ovvero: il telefonino cellulare deve essere spento oppure va tolta la suoneria, eventualmente sostituendo la stessa con la vibrazione.

Inoltre, non si dovrebbero scattare foto anche perché molte famiglie assumono fotografi o cameraman professionisti che sono apposta lì per vendere il loro servizio e l’eventuale ricordo. Senza contare che in alcuni ambienti tradizionali, la fotografia è severamente vietata durante lo Shabbat.

E poi: non fumare nel santuario, all’interno dell’edificio, o anche sul terreno della sinagoga; non scrivere; non parlare durante i servizi. Può capitare di vedere altra gente che chiacchiera tranquillamente, anche ad alta voce, ma teniamo presente che alcune sinagoghe lo considerano una violazione del decoro.

6. Seduti o in piedi: i servizi di culto ebraico possono essere molto dinamici. Per alcune preghiere vi potrebbero chiedere di stare in piedi e per altre di sedervi. Se non sapete come comportarvi , guardate gli altri o chiedete istruzioni al rabbino. A differenza di quanto accade per il culto cattolico, in cui ad esempio ci si inginocchia, nell’ebraismo: stare in piedi o sedersi non costituisce alcuna affermazione del credo religioso, ma si tratta di un semplice segno di rispetto. Potrebbe anche essere richiesto di inchinarsi per alcune parti del servizio, ma resta comunque un atto facoltativo.

7. Seguire il servizio dal libro di preghiere: è possibile seguire la funzione dal siddur (o libro di preghiere) o dal Chumash (Pentateuco). Entrambi di solito sono entrambi stampati in ebraico e in italiano o inglese (a seconda di dove vi trovate). Gli ospiti e i membri della congregazione sono invitati a cantare durante le melodie e a partecipare al servizio, nella misura in cui si sentono a proprio agio. Se perdete la pagina, inoltre, potete chiedere tranquillamente aiuto a un vicino (anche se è meglio non interrompere qualcuno nel mezzo di una preghiera).

Fonte: MyJewishLearning

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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