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La Parashah della Settimana: Bereshit, בְּרֵאשִׁית In principio, a cura di rav Shlomo Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Ecco a un nuovo ciclo di lettura della Torah. Ripartiamo dal libro di Bereshit (Genesi) con la parashah di Bereshit, בְּרֵאשִׁית “In principio” (1.1-6.8), a cura di rav Shlomo Bekhor, che ringraziamo. Chi volesse, anche quest’anno, potrà scaricare gratuitamente la porzione settimanale di Torah, al seguente link. Auguro a tutti vuoi una buona lettura, una buona riflessione e soprattutto uno Shabbat di luce di pace interiore.

27 Tishrei 5780 – 26 Ottobre 2019
Parashà di Bereshit
Shabbat Mevarkhim – Shabbat benedice il mese delle accensioni
Accensioni lumi per Milano: venerdì 18.04
Shabbat finisce: alle 19.05
(da domani notte rientra in vigore l’ora solare e da settimana prossima l’accensione delle candele salta di un’ora indietro)

לעילוי נשמת יעקב בן שלמה ורחל
Mamash Edizioni Ebraiche  |  Virtual Yeshiva

Pochi paesi al mondo possono vantare un numero di premi Nobel in proporzione al ridotto numero di abitanti. Infatti Israele, che ne ha solo qualche milione vanta un elevato numero di premi nobel (senza includere il numero di premi vinti da ebrei nel mondo): tre per la pace, tre per la chimica, due per l’economia, uno per la letteratura.

Come dice lo Zohar questo è un mondo falso: Alma Deshikra. Per un mondo fasullo dove l’antisemitismo è sempre dietro l’angolo, è difficile conferire un premio nobel a un ebreo e per di più israeliano. Da diversi anni Israele regala al mondo grandi rivelazioni nel campo della chimica, con un valore aggiunto rilevante e per questo che dal 2004 solo Israele ha avuto ben sei premi nobel sulla chimica (senza citare gli altri campi), cosa che quasi nessun altro stato può eguagliare un primato così alto in un solo settore.

In ordine dall’ultimo Arieh Warshel, Chimica 2013. Michael Levitt, Chimica 2013. Dan Shechtman, Chimica 2011. Ada Yonath, Chimica 2009. Aaron Ciechanover, Chimica 2004. Avram Hershko, Chimica 2004. Vi sono buone ragioni per essere fieri, il Nobel equivale a un riconoscimento internazionale per l’intera comunità scientifica israeliana.

Nel momento in cui i riflettori

vengono puntati sul sapere israeliano, abbiamo l’opportunità di mostrare al mondo le nostre vere ricchezze, una grande potenza non di terre, né di ferro, ma di cervelli. Si tratta di una grande prerogativa della nostra nazione, una prerogativa importante ed essenziale.

Negli ultimi anni

in compenso 3 ebrei hanno ricevuto il premio, ma non essendo israeliani è meno evidente l’impronta ebraica: J. Michael Kosterlitz (fisica), Oliver Hart (economia) e Bob Dylan (letteratura). Come è scritto nella nostra santa Torà che iniziamo a leggere questo Shabbat e tutti siamo invitati ogni Shabbat a seguirla: “Studierete la mia Torà e metterete in pratica i suoi precetti perché Essa è la vostra saggezza e la vostra sapienza davanti ai popoli” (Devarìm 4,6). 

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor  
Virtual Yeshiva: se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid!
500 Shiurim online divisi per argomenti. Non perdere l’appuntamento con la parashah mistica e psicologia nella Torah.
Per informazioni: www.virtualyeshiva.it
BERESHIT: Al seguente link troverai la lezione della Parashà di questa settimana in formato mp3:
http://www.virtualyeshiva.it/2009/10/15/bereshit-5770-non-e-bene-per-luomo-essere-solo-evviva-le-donne/
Al seguente link potrai scaricare la lezione della Parashà di questa settimana sul tuo mobile: 
http://www.virtualyeshiva.it/files/09_10_15_bereshit5770_creazione_uomo_donna_matrimonio.mp3

Non è bene per l’uomo essere solo: evviva le donne!

Quattro spiegazioni sulla controversa espressione riferita alla donna: “un aiuto contro di lui”. Alcuni punti della lezione:

1. Perché l’uomo viene creato senza la donna a differenza degli animali che vengono creati sin dall’inizio con la femmina. Per farci capire in maniera chiara che l’uomo da solo non può vivere, mentre gli animali non hanno questi dubbi, solo l’uomo può sbagliare.

2. Spiegazione Rashì, aiuto contro di lui.

3. Spiegazione Naziv, se lo aiuta è contro di lui, se polemizza lo aiuta

4. Piacere della luce solo nel buio, creazione dell’uomo per illuminare il buio come i due nomi di Ha-Shèm.

Per ascoltare le altre lezioni sulla Parashà cliccare al seguente link
http://www.virtualyeshiva.it/category/parashot/bereshit/bereshit-2/

Moglie uguale specchio

Questa settimana appena dopo aver celebrato, durante Simchàt Torà, il completamento del ciclo annuale della Torà e l’inizio di quello nuovo, leggiamo la prima porzione della Genesi, Bereshìt, che racconta la creazione dell’universo e la vita del primo uomo, Adamo, della prima donna Eva e dei loro discendenti. Come per tutte le Scritture, ogni elemento della Torà reca un numero infinito di interpretazioni complementari con vari livelli di profondità.

Quindi, anche dal versetto della Genesi che narra della volontà di Dio di creare Eva, Chava la prima donna, possiamo ricavare alcuni insegnamenti molto profondi e utili, anche per le nostre vite quotidiane. 

“Disse Hashèm il Dio: non è bene che l’uomo sia solo; (quindi) gli farò un aiuto di fronte a lui” (Genesi 2,18). Questo versetto, se interpretato misticamente, ha come riferimento i nomi divini “Havaye” – Hashèm (il Tetragramma) e “Elokim” – Dio e i loro rispettivi ruoli nella creazione dell’universo. Per spiegare meglio le profonde implicazioni di questa “coincidenza” sul perché sono presenti ben due diversi Nomi di Dio in questo versetto della Genesi ci viene in soccorso un Salmo di Davide (84,12), dove è scritto che “Hashèm Elokim (D*o) è un sole e uno scudo…”.

Anche qui, non a caso, troviamo i due principali Nomi di Dio come nel precedente versetto della Genesi. Tuttavia, nel Salmo troviamo qualche “indizio” ulteriore sulle caratteristiche di questi due Nomi: ossia Hashèm-Havaye è paragonato al sole, mentre il Nome Elokim, D* a uno scudo. Apparentemente questa è una similitudine un po’ strana, forse addirittura azzardata! Oppure no? 

Per capire meglio

cerchiamo di vedere più in profondità il paragone Hashèm/Sole.Sebbene Hashèm nella sua essenza sia per definizione senza nome e inconoscibile, i numerosi nomi ebraici che si riferiscono ai vari aspetti di Dio esprimono i modi in cui Lui si manifesta nella creazione (ad esempio, “Misericordioso”, “Onnipotente” ecc.).

Il Tetragramma

Havaye, di solito si riferisce all’aspetto infinito senza alcuna immagine di Dio, la forza benevola non contratta o celata che deriva direttamente dall’essenza stessa di D*o. Tuttavia è ben noto, nella tradizione mistica ebraica, come questa energia creativa diretta e “senza filtri” che proviene da Dio stesso è così potente, così intensa, da precludere un mondo come quello che conosciamo.

Questo è qualcosa di simile al modo in cui il sole stesso con la sua luce così brillante non farebbe altro che accecare la nostra percezione di tutto ciò che non è schermato o oscurato in qualche modo. Di fronte al sole, infatti non saremmo in grado di distinguere qualsiasi entità in questo mondo fisico, come ad esempio i mobili in una stanza se il sole stesso fosse proprio fuori dalla finestra, perché la nostra percezione sarebbe sopraffatta dalla sua immensa luce. Inoltre, se D*o avesse creato l’universo usando solo l’emanazione creativa rappresentata dal nome Havaye, noi non saremmo in grado di percepire le cose create come entità separate a se stesse, quindi, nella migliore delle ipotesi, tutto sarebbe una funzione della divinità, un diretto derivato di essa, senza che vi possa essere spazio per qualsiasi altra entità e senza dare la possibilità del libero arbitrio, la più grande qualità che l’essere umano ha in questo mondo.

Per evitare

che l’unica cosa che esiste sia una pressoché perfetta emanazione divina, Dio dovette proteggere parte di questa luce, allegoricamente parlando, nascondendola alla nostra percezione, affinché l’universo così come fosse stato creato, potesse essere creato. Adesso si può comprendere meglio perché il Nome Elokim – D*o è paragonato a uno scudo nel Salmo. Perché è proprio con questo aspetto o attributo che D*o “nasconde”, restringendo e quindi trattenendo la sua infinita e immensa forza creativa, permettendo in questo modo alla creazione di esistere in maniera autonoma, anche se solo in apparenza.

Questo è ciò che si intende con il versetto sopra citato: Hashèm, D*o è un sole e uno scudo…”; l’energia creativa del nome Hashèm-Havaye è travolgente come il sole, mentre il nome Elokim-D*o protegge la nostra percezione in modo che possiamo esistere da soli (o meglio affinché possiamo avere la sensazione di esistere in modo autonomo). 

Ora è possibile

ritornare al versetto della Genesi sulla creazione: “… Non è bene che l’uomo sia solo; (quindi) gli farò un aiuto di fronte a lui”. La presenza Divina è paragonata a uno specchio come nel versetto (Numeri 12, 6): “(Io) il Signore mi farò conoscere.. in una visione”.

Dove il femminile in ebraico della parola “visione” marè significa “speculare”. In definitiva, qui la Torà ci sta dicendo che per conoscere bene Dio e quindi anche noi stessi, come esseri umani dobbiamo avere uno SPECCHIO/contro/di fronte che riflettendo la luce ci permette di vedere anche il retro di noi stessi, la parte celata e nascosta delle nostre personalità e del mondo in generale.

Proprio come uno specchio

che bloccando il passaggio della luce attraverso il vetro, per mezzo di un rivestimento d’argento, serve ad aumentare il campo visivo personale, poiché la luce si riflette sullo specchio e permette di vedere anche ciò che c’è dietro. Così anche il nome Elokim-D*o, lo scudo, bloccando e proteggendoci dalla luce accecante del nome Havaye-Hashèm, sole consente sia al piano divino di essere realizzato, in un modo che altrimenti non sarebbe stato possibile; sia di vedere noi stessi e il mondo che ci circonda da una prospettiva più completa. 

Questo è uno dei motivi

per cui Hashèm-D*o ha creato al primo uomo Adam una compagna, Eva: “un aiuto contro di lui”; ossia un aiuto che è davanti a lui come uno specchio in modo che posso guardarsi dentro e riflettere sulla sua esistenza.Questo permette all’uomo di raggiungere una completezza e perfezione maggiore proprio mettendolo in condizione attraverso il matrimonio di vedere parti di se stesso e del mondo che altrimenti non sarebbe stato possibile vedere, scoprire e rettificare. Tutto al fine di migliorare noi stessi e il mondo che ci circonda rivelando, grazie anche ai nostri sforzi, la presenza divina nel mondo per rivelare la tanto attesa e imminente era messianica, presto ai nostri giorni. Amen.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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