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Significato e origine storica di Sukkot una delle tre Feste del pellegrinaggio degli ebrei

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Sukkot In The Synagogue. Leopold Pilichowski (1869-1933). Oil On Canvas.

Sukkot è una delle tre feste del pellegrinaggio (shalosh regalim) assieme a Pesach (in ebraico פסח, meglio conosciuta come Pasqua ebraica in Italia o Passover negli Stati Uniti) e Shavu’ot (שבועות) che celebra la mietitura del grano. Dura sette giorni (otto al di fuori di Eretz Israel, nella diaspora) e i due giorni successivi – Shemini Atzeret e Simkhat Torah – sono comunemente considerati parte di Sukkot, anche se in realtà sono festività separate.

A volte Sukkot viene chiamata anche “Zeman Simkhateinu“, ovvero la stagione della nostra gioia o “Festa dei tabernacoli”. La parola “Sukkot” (in ebraico סוכות o סֻכּוֹת) significa “capanne” ed è il plurale di Sukkah (capanna, סכּה) che nel linguaggio comune indica la capanna che viene costruita per celebrare il periodo trascorso “nel deserto”, dopo l’Esodo e la fuga dall’Egitto.

Agli ebrei è comandato

di vivere in questa “capanna”, che può essere costruita anche dentro casa, per il periodo della festa. Come le altre due feste di pellegrinaggio ha un duplice significato: storico e agricolo. La festa commemora il periodo di quarant’anni durante il quale i bambini di Israele furono costretti nel deserto, vivendo in rifugi temporanei; ma Sukkot è anche considerata una festa del raccolto, e talvolta viene chiamato Chag HaAsif (חג האסיף) ovvero Festa del Raccolto.

Il riferimento biblico lo troviamo in Vayikra (Levitico) in 23:33-43. Nessun lavoro è consentito il primo e il secondo giorno della festa, ma soltanto nei restanti giorni indicati come Chol HaMo’ed, così avviene anche nei giorni intermedi di Pesach.

33 Il Signore disse ancora a Mosè:

34 «Parla ai figli d’Israele e di’ loro: “Il quindicesimo giorno di questo settimo mese sarà la festa delle Capanne; durerà sette giorni, in onore del Signore.

35 Il primo giorno vi sarà una santa convocazione; non farete nessun lavoro ordinario.

36 Per sette giorni offrirete al Signore dei sacrifici consumati dal fuoco. L’ottavo giorno avrete una santa convocazione e offrirete al Signore dei sacrifici consumati dal fuoco. È giorno di solenne assemblea; non farete nessun lavoro ordinario.

37 Queste sono le solennità del Signore che voi proclamerete come sante convocazioni, perché si offrano al Signore sacrifici consumati dal fuoco, olocausti e oblazioni, vittime e libazioni, ogni cosa al giorno stabilito, oltre ai sabati del Signore, oltre ai vostri doni,

38 oltre a tutti i vostri voti e a tutte le offerte volontarie che presenterete al Signore.

39 Il quindicesimo giorno del settimo mese, quando avrete raccolto i frutti della terra, celebrerete una festa al Signore per sette giorni; il primo giorno sarà di completo riposo e l’ottavo di completo riposo.

40 Il primo giorno coglierete dagli alberi dei frutti di bell’aspetto, dei rami di palma, rami di mortella e rami di salici di torrente, e vi rallegrerete davanti al Signore Do vostro per sette giorni.

41 Celebrerete questa festa in onore del Signore per sette giorni, ogni anno. È una legge perenne, di generazione in generazione. La celebrerete il settimo mese.

42 Abiterete in capanne per sette giorni; tutti quelli che saranno nativi d’Israele abiteranno in capanne,

43 affinché i vostri discendenti sappiano che io feci abitare in capanne i figli d’Israele, quando li feci uscire dal paese d’Egitto. Io sono il Signore, il vostro Do”».

Le quattro specie

Un’importante osservanza di Sukkot riguarda le quattro specie (ebraico, ארבעת המינים arba’at ha-minim). Agli ebrei è comandato di prendere quattro piante: etrog (אתרוג, un cedro originario di Israele); lulav (לולב, un ramo di palma); hadas (הדס, un ramo di un albero di mirto) e aravah (ערבה, un ramo di salice) e unendole insieme, sono abituati a “rallegrarsi davanti all’Eterno”.

Ogni mattina di Sukkot, tranne Shabbat, è consuetudine tenere il lulav nella mano destra e l’etrog nella sinistra. Riunendoli (con il pitam, lo stelo dell’etrog rivolto verso il basso), viene recitata (sono possibili varianti) la seguente benedizione:

Shehecheyanu (in ebraico, שהחינו‎)

בָּרוּךְ אַתָּה יהוה Baruch atah adonai (Benedetto sei Tu, Signore)
אֱ-לֹהֵינוּ מֶלֶךְ הַעוֹלָם eloheinu melech ha’olam (nostro D*o, Re dell’Universo)
שֶׁהֶחֱיָנוּ וְקִיְּמָנוּ she-ecḥeyanu ve’qi’eh’manu (Che ci hai donato la vita, ci hai sostenuto)
וְהִגִּיעָנוּ לַזְּמַן הַזֶּה  va’higiy’anu laz’man hazeh (e ci hai permesso di raggiungere questa occasione)

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