La Parashah della Settimana: Haazinu, הַאֲזִינוּ Porgete orecchio. A cura di rav Shlomo...

La Parashah della Settimana: Haazinu, הַאֲזִינוּ Porgete orecchio. A cura di rav Shlomo Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat Shalom carissimi amici di Vivi Israele. Eccoci al consueto appuntamento con la Parashah della Settimana – Haazinu, הַאֲזִינוּ Porgete orecchio – a cura di rav Shlomo Bekhor. Vi ricordo che potrete scaricare la settimanale porzione di Torah al seguente LINK grazie a Torah.it.

13 Tishrè 5779 – 12 Ottobre 2019
Shabbat Hazinu: domenica sera festa di Sukkot 9 giornia
Accensioni lumi per Milano: venerdi ore 19.35
Shabbat finisce alle ore 20.35
לעילוי נשמת יעקב בן שלמה ורחל 
Mamash Edizioni Ebraiche  |  Virtual Yeshiva

Rav Pinchas di Koritz era amato da tutti gli abitanti della sua città. Le persone ricercavano i suoi saggi consigli su un’infinità di questioni, lo coinvolgevano nelle loro faccende familiari e guardavano a lui come guida nel loro servizio divino.

Come risultato, l’agenda di Rav Pinchas era sovraccarica. Egli non aveva più tempo per studiare e pregare come desiderava. Rivolgendosi ad Hashèm in preghiera, egli chiese: “Fai che le persone mi odino. Fai che esse rifuggano la mia compagnia così che io abbia il tempo per pregare e studiare”.

La preghiera di Rav Pinchas

venne accolta e la gente cominciò ad evitarlo. Non gli parlavano né gli facevano delle cortesie. Rav Pinchas, tuttavia, era felice. Aveva la possibilità di concentrarsi sul suo servizio divino senza distrazione.

Poi venne Sukkòt. Rav Pinchas voleva invitare degli ospiti, ma nessuno desiderava andare a casa sua. Egli ne era dispiaciuto, dal momento che in occasione delle festività, e in particolare per la festa di sukkot, avere ospiti che onorano la propria tavola è una mitzvà imprescindibile. In ultima analisi, tuttavia, egli accettò il fatto.

Era meglio trovarsi senza ospiti per la festa piuttosto che essere disturbato l’intero anno. Tuttavia ben presto Rav Pinchas dovette ricredersi. A Sukkòt, infatti i nostri Patriarchi Avrahàm, Itzkhàk e Yaakòv, insieme a Moshè, Aaròn, Yossèf e Re Davìd, si recano a far visita presso le sukkòt (capanne) di Israèl.

Quando Rav Pinchas stava per entrare nella Sukkà, vide Avrahàm il patriarca che lo attendeva fuori. “Benvenuto nella mia Sukkà”, gli disse Rav Pinchas: “Sono spiacente, ma non ho intenzione di entrare”, replicò Avrahàm Avìnu. “Perché?” “Beh, se nessuno dei miei discendenti si sente a casa qui come ospite, non penso che entrerò nemmeno io”.

Ciò fu sufficiente per Rav Pinchas. Egli pregò affinché le sue buone qualità venissero ripristinate per ritrovare il favore agli occhi della gente.

Massimo della bellezza, la semplicità

La mitzvà del lulàv (palmo) e dell’etròg (cedro) ci richiede di prendere dei rami o dei frutti di quattro differenti specie di alberi (aggiungendo il mirto e il salice) e metterli insieme nel compimento della mitzvà.

I Saggi spiegano che ognuna delle specie usate per questa mitzvà si riferisce a un genere differente di persona, da quella più spiritualmente sviluppata a quella meno raffinata.

La lezione che ne deriva è molto chiara: la mitzvà non può essere compiuta solo con l’etròg, la più elevata delle specie. Il salice – che in analogia alle persone si riferisce ai più bassi livelli – è altrettanto necessario. Allo stesso modo, nessuno può realizzarsi a livello del proprio potenziale individuale senza protendersi verso gli altri e unirsi a loro.

Solo quando si uniscono assieme tutte le categorie, come ci insegnano il lulàv e l’etròg, ci assicuriamo delle benedizioni positive per l’anno a venire.  Quindi adesso che siamo alla vigilia della festa di Sukkòt, approfittiamo della gioia di questa ricorrenza come la Torà ci comanda: “Per sette giorni dimorerete nelle capanne”.

Nello spiegare questa mitzvà, i nostri Saggi affermano che, per la tutta la durata della festa di Sukkòt, queste piccole capanne con tetti di rami e frasche vanno considerate come se fossero le nostre case. Tutto ciò che è utile per la quotidianità dovrebbe essere portato fuori dalla casa e introdotto all’interno di esse, poiché è detto: “Una persona dovrebbe mangiare, bere, rilassarsi… e studiare nella sukkà”.

È scritto nel libro dei Proverbi di “Conoscere D*o in tutte le nostre vie”, ovvero che la presenza di Hashèm risiede non solo al tempio o presso un luogo di studio, ma in ogni dimensione e angolo delle nostre vite. Questo concetto diviene molto chiaro mentre dimoriamo in una sukkà.

In tal modo comprendiamo che ogni nostra azione può servire come mezzo per entrare in contatto con nostro padre in cielo e collegarsi alla Sua essenza anche nel mangiare e dormire. Nessuna altra mitzvà ci avvolge come la sukkà.

Cerchiamo di approfittare e dedicare quanto più tempo in sukkà che è fonte di benedizione e protezione e grande successo per tutto l’anno. Tuttavia, per far scendere le benedizioni su di noi dobbiamo collegarci con la “semplice” gioia di consumare un pasto sotto la sukkà con canti, sentire una gioia indescrivibile, quasi come se fossimo in una sorta di paradiso terrestre. 

Tutto l’anno ragioniamo con parametri di misura innati, ma sbagliati, che vogliono farci credere che felicità vuole dire abbondanza materiale. Più elegante e lussuosa è la casa, più ci sentiremo al settimo cielo. Più alta è la cilindrata della Ferrari e più ci sentiremo sicuri.

Poi arriva Sukkòt e ci rovina queste “certezze”: entriamo in una semplice capanna per di più con un tetto bucato, dove la pioggia ci bagnerebbe e ci sentiamo sotto l’ombra e la protezione di Hashèm o meglio “ci sentiamo da D*o”. Una sensazione di gioia interiore che è superiore anche al più elegante Yacht al mondo.La materia è falsa è illusoria. Oggi c’è ma domani chi lo sa. Quando tutta la nostra vita orbita solo in funzione del raggiungimento della materia, non possiamo avere quella beatitudine che solo la semplicità della sukkà ci dona.

Per molte persone queste parole possono sembrare esagerate, ma chi non prova non può capire. E chi prova una sola volta, magari con scetticismo o senza staccarsi dal resto del mondo, rischia di trovarsi nella sukkà solo fisicamente, senza entrare realmente in questo paradiso terrestre. Perché può accadere questo? Perché l’amore per la materia rischia di essere così forte da non permettere di staccarci da essa. 

Questo è uno dei messaggi di questa bellissima festa la più allegra dell’anno: resettare il nostro epicentro verso valori assoluti e spirituali. Non a caso questa festa è onorata dalla presenza di tanti ospiti fino al punto che in ogni sukkà vengono a trovarci delle persone illustri: i patriarchi, Moshè e Aharòn fino a Yossef e David in persona, più gli ospiti Chassidici Ba’àl Shem Tov, Admur Hazakèn.

Questo perché la vera contentezza si raggiunge quando c’è un gruppo unito e nessuno si sente superiore. Nessuno si sente ospite, quando si è consci che solo D*o è il vero padrone. Questa maturità la si acquisisce solo tramite la semplicità della sukkà. Per questo dice il Talmud che tramite la sukkà si è degni di avere protezione e benedizione tutto l’anno. Solo quando si comprende che Lui è l’unico sostegno si è degni di essere accompagnati dal Creatore tutto l’anno.L’ombra della sukkà viene chiamata l’ombra di D*o e nutre la nostra fede.

Anche la matzà di Pèssakh nutre la nostra fede, solo che sei mesi fa la crescita è più a livello spirituale ed è l’inizio del percorso di evoluzione della nostra fede, mentre a sukkòt la nostra fede è alimentata dalla comprensione che l’unica protezione è il Padre Eterno. Poiché usciamo dalle nostre protezioni illusorie: il tetto di cemento, il lussuoso lampadario… e confidiamo solo in lui mangiando e vivendo per una settimana sotto la sua protezione. 

Focus: le quattro piante

La mitzvà del lulàv (palmo) e dell’etròg (cedro) ci richiede di prendere dei rami o dei frutti di quattro differenti specie di alberi (aggiungendo il mirto e il salice) e metterli insieme nel compimento della mitzvà. I Saggi spiegano che ognuna delle specie usate per questa mitzvà si riferisce ad un genere differente di persona, da quella più spiritualmente sviluppata a quella meno raffinata.

La lezione che ne deriva è molto chiara: la mitzvà non può essere compiuta solo con l’etròg, la più elevata delle specie. Il salice – che in analogia alle persone si riferisce ai più bassi livelli – è altrettanto necessario. Allo stesso modo, nessuno può realizzarsi a livello del proprio potenziale individuale senza protendersi verso gli altri e unirsi a loro.

I nostri Saggi spiegano che il lulàv e l’etròg sono simboli di vittoria, che simboleggiano la nostra difesa nel giudizio di Rosh HaShanà e Yom Kippùr. Quando ci stringiamo in unità, come insegnano il lulàv e l’etròg, ci assicuriamo delle benedizioni positive per l’anno a venire.
Sukkòt infine segna anche il termine del processo di teshuvà che è cominciato con il versamento di lacrime di tristezza durante Rosh HaShanà e Yom Kippùr, per culminare a Sukkòt con le lacrime di riconoscenza verso Ha-Shèm che ha perdonato i nostri peccati.


Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it di lezioni su Sukkot.

Un caloroso Shabbat Shalom  e Hag Sameah
Rav Shlomo Bekhor  

Riflessione Sukkot SPAZIALE
https://www.facebook.com/shlomo.bekhor/posts/10160998984335475:1

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Per informazioni: www.virtualyeshiva.it
SUKKOT: Al seguente link troverai la lezione della festa di questa settimana in formato mp3:
http://www.virtualyeshiva.it/2011/10/12/sukkot-5772-quando-le-nazioni-unite-uniscono-una-nazione/

Al seguente link potrai scaricare la lezione della festa di questa settimana sul tuo mobile: 
http://www.virtualyeshiva.it/files/11_10_11_sukkot5772_sukkot_jobs_quattropiante_scuotere.mp3

Quando le Nazioni Unite, uniscono una nazione.
Qual è il significato dell’unione delle quattro piante del Lulav. Perché è fondamentale scuotere il lulav?

Per ascoltare le altre 11 lezioni su SUKKOT cliccare al seguente link:
http://www.virtualyeshiva.it/category/festivita/sukkot/

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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