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La Parashah della settimana: lezione su Rosh HaShanah da parte di rav Shlomo Bekhor

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Rosh HaShanah

Shabbat shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci al consueto appuntamento con la rubrica Parashah della Settimana, oggi dedicata all’imminente Rosh HaShanah. Buona lettura e soprattutto: l’shanah tovah a tutti voi.

1 Tishrè 5780 – 30 Settembre 2019 Rosh HaShanah
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Mamash Edizioni Ebraiche  |  Virtual Yeshiva

Tra due giorni al tramonto di domenica inizia il nuovo anno ebraico, entriamo nel 5780 dalla nascita di Adam. In questa particolare occasione la liturgia ebraica prevede l’impiego dello Shofàr, il corno (meglio d’ariete) usato come suono di rimembranza.

Il grande Ba’àl Shem Tov (iniziatore del chassidismo) ci insegna “cosa ci comunica” lo Shofàr, col suo suono particolare, nel giorno di Rosh Hashanà: “si racconta di un re che aveva un figlio ribelle, il re dopo aver tentato in tutti i modi di educare il figlio senza alcun risultato concreto, decide di allontanarlo dal palazzo reale e dalla vita di corte. Il figlio del re vive lunghi anni lontano da casa, prende le abitudini del popolo che lo ospita, si dimentica il linguaggio del palazzo reale, ma non scorda la sua vera origine.Un giorno decide di tornare a casa, decide di tornare dal padre nel palazzo reale. Giunto al palazzo le guardie lo fermano e gli chiedono il motivo della sua visita, lui risponde: “sono il figlio del re!”… ovviamente le guardie non gli credono, i suoi vestiti sono degli stracci troppo semplici, la sua lingua non è quella del figlio del re, ma quella di un figlio del popolo.

Il ragazzo, disperato, vedendo che non riusciva a parlare con la lingua del palazzo reale, inizia a gesticolare con le mani nella speranza che le guardie riconoscessero la sua vera origine, ma anche questo tentativo fallisce miseramente.La disperazione del figlio del re arriva a un punto tale che lo porta a urlare a squarciagola un urlo che viene dall’essenza dell’anima e che supera i limiti delle parole.La sua potenza genera un grido viscerale senza parole, un grido senza alcun significato apparente, ma talmente forte che arriva sino alle stanze del re che esclama: “Questa è la voce di mio figlio, è finalmente tornato a casa!”. 

Ecco cosa rappresenta

il suono dello Shofàr, è il grido dell’anima che ritorna al Re, l’urlo viscerale che ci riporta nel palazzo regale al cospetto di Hashèm. Il figlio del re simboleggia l’anima che è scesa nel mondo, in un corpo fisico per fare mitzvòt e buone azioni. Davanti alle molte tentazioni, però, l’anima si dimentica dello scopo del suo viaggio, e anche di suo padre il Re, ovvero di Hashèm e della sua lingua, la preghiera.

L’anima vuole tornare ad Hashèm e riconoscerlo di nuovo come suo Re, perciò comincia a gridare, un grido che comprende il rimorso per il passato e un nuovo impegno per il futuro. Questo grido interiore è il suono dello Shofàr, un suono capace di risvegliare il legame inscindibile che il Re Hashèm ha per il suo unico figlio, e di manifestare come Egli è pronto ad abbracciarlo e a riaccoglierlo.Il tema principale di Rosh Hashanà è la nostra proclamazione di D*o come il Re dell’universo e l’accettazione del Suo regno su noi stessi.

La ragione per cui accettiamo

il giogo divino, proprio in questa festività, è che una delle funzioni di un re è quella di cercare di assolvere i suoi sudditi e soddisfare le loro richieste. Per questo chiediamo ad Hashèm di trascurare le nostre imperfezioni e di essere il nostro Re e concederci un anno buono e dolce. In effetti, quanto sopra è lo scopo stesso della creazione: D*o non aveva nessun obbligo di creare il mondo, o comunque avrebbe potuto farlo in modo tale da essere manifestatamente dipendente da Lui, in cui la Sua presenza fosse palesemente indiscutibile e rivelata.

Invece, Hashèm ha creato il mondo solo apparentemente separato e indipendente da Lui (come se una cosa del genere fosse effettivamente possibile), al punto che una persona potrebbe anche non rendersi conto della Sua esistenza.

E nonostante questa apparente lontananza da Hashèm, lo scopo della creazione è comunque quello di accettare volontariamente i precetti di Dio su di noi. Quando facciamo questo – dimostrando che la sovranità di Dio si estende anche nei momenti difficili o addirittura oscuri della nostra esistenza – riveliamo una delle manifestazioni più belle della regalità di Hashèm: la Sua gioia.Certo, D*o non ha davvero emozioni umane, dire che “Hashèm è felice” è semplicemente antropomorfismo, ossia attribuire sentimenti o emozioni umane a ciò che non è umano.

Pertanto quello che, in questo contesto, si intende veramente è che rivelare apertamente la regalità di D*o, dove normalmente non è rivelata, è considerato così di vitale importanza, così preziosa per Hashèm, da suscitare in Lui una reazione, simile a delle “buone vibrazioni” e, a un livello più profondo, suscitare una sorta di “delizia”, uno dei sentimenti più belli e basilari per ogni essere umano. In termini mistici, si può affermare che Hashèm “si diletta” nella Sua regalità, pertanto accettando la Sua sovranità su di noi otteniamo in risposta questa delizia.

Questo fa sì che D*o, che vuole comunque regnare su di noi, è disposto a trascurare i nostri difetti e a essere il nostro re. Detto in altro modo, noi tutti abbiamo effettivamente la capacità di suscitare e rafforzare l’attributo della regalità di Dio evocando il sublime livello spirituale misticamente noto come “delizia”: questo è il nostro compito a Rosh Hashanà.In particolare, questo livello Divino profondamente radicato – il livello spirituale definito metaforicamente come “delizia” – viene messo in evidenza solo attraverso la mitzvà del suono dello Shofàr che raffigura la nostra sottomissione a Dio come Suoi sudditi.

Uno Shofàr è fatto del corno di un animale docile, bovino, o ovino, a simboleggiare la nostra intenzione di sottomettere la nostra volontà a quella di Dio. Inoltre, il suono stesso dello Shofàr è un grido penetrante che raggiunge le profondità stesse del cuore e dell’anima di una persona.

E questo rappresenta, e in effetti aiuta a stimolare, il nostro sincero pentimento: un pentimento che è anche radicato nelle profondità più profonde dell’anima. Solo questo profondo livello di impegno nei confronti di Dio, incarnato nella mitzvà dello Shofàr, è in grado di evocare una risposta altrettanto profonda da parte di Hashèm, una risposta al livello sopra indicato come “delizia”. Sappiamo che l’arrivo di Mashìakh è imminente, quindi preghiamo affinché arrivi subito nel nuovo anno 5780, in modo che la vera pace possa dominare nel mondo, presto nei nostri giorni Amèn..”  (Adattamento di un Maamàr del Rabbì Shneur Zalman di Liadi

Shabbat Shalom e Shana Tovà umetukà

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it di Rosh Hashanà di questa settimana.

Rav Shlomo Bekhor 

Lezione bomba su Rosh Hashanah

Cinque vitamine, cinque feste e cinque sensi
Significato Profondo dell’Udito Grazie a Rosh Hashana



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Per informazioni: www.virtualyeshiva.it
Rosh HaShanah

Al seguente link troverai la lezione di RoshHaShanah in formato mp3:
http://www.virtualyeshiva.it/2011/09/28/rosh-hashana-5772-due-facce-della-stessa-medaglia/

per scaricare direttamente sul cell:

www.virtualyeshiva.it/​11_09_27_rosh_hashana5772low_annullare_richieste_materiali.mp3
per vedere il video https://vimeo.com/30142234

Due facce della stessa medaglia

Riflettendo su un’apparente ambivalenza di Rosh Hashanà, impariamo qual è il vero valore dei bisogni materiali di un ebreo. 
Per sentire le altre lezioni sulla parashà cliccare sul seguente link: http://www.virtualyeshiva.it/category/festivita/rosh-hashana/
Rosh Hashanah: come “Deliziare” D*o

Rosh Hashanà

La ricorrenza di Rosh Hashanà si celebra il primo giorno di tishrè, primo mese del calendario ebraico, e segna l’inizio del nuovo anno ebraico.

Una baràyta insegna che Rabbi Eli’èzer disse:

La ricorrenza di Rosh Hashanà si celebra il primo giorno di tishrè, primo mese del calendario ebraico, e segna l’inizio del nuovo anno ebraico.

Una baràyta insegna che Rabbi Eli’èzer disse:
«Come sappiamo che il mondo è stato creato nel mese di tishrè? Grazie al passaggio: D-o disse: “Faccia la terra crescere l’erba, piante che producano semi, alberi da frutto…”. E in che mese, in effetti, la terra produce erba e alberi da frutto che danno frutto? È nel mese di tishrè. A quell’epoca è autunno, la pioggia cade sulla vegetazione e la fa crescere, come è detto: Una bruma saliva dalla terra e irrigava…».

Rosh Hashanà è il giorno in cui D*o ha completato la creazione di questo mondo con la creazione di Adàm, l’uomo originario. Il primo atto di Adàm fu quello di proclamare l’Onnipotente come Re dell’Universo, invitando tutte le creature: Venite, prostriamoci; inginocchiamoci, davanti ad Ha-Shèm, Colui che ci ha creato! Celebrando l’anniversario della nascita del genere umano, la festività di Rosh Hashanà è imperniata sull’accettazione della sovranità di Ha-Shèm sulla nostra vita personale, su tutto il mondo e sull’intero universo.

Ogni anno, proclamiamo la regalità Divina e riaffermiamo il nostro impegno a servire D*o e a vivere secondo la Sua volontà, sicuri che le nostre preghiere saranno accolte e che ci sarà concesso un anno prospero e sereno. Tali speranze sono espresse nell’augurio:
Leshanà tovà tikatèv vetekhatèm – Che tu possa essere scritto e sigillato per un anno buono
La luce di questo periodo ci sosterrà per tutti i mesi a venire.

Cibi simbolici e auspici

Esistono diverse abitudini alimentari per celebrare Rosh Hashanà.
Fin dai tempi del Talmùd, i cibi sul tavolo della festa si trasformano in simboli dei nostri desideri di capodanno: le mele intinte nel miele, ad esempio, simboleggiano un anno pieno di dolcezza; ma anche le verdure più comuni, la frutta di stagione e altri alimenti offrono l’occasione per allontanare le paure ed esprimere segrete speranze.

Rosh Hashanà è usanza preparare una khallà rotonda, anziché lunga e intrecciata come a Shabbàt, poiché tale forma, non avendo inizio né fine, simboleggia la continuità della vita e della tradizione ebraica, ma anche la circolarità del tempo, oltre che il ciclo del completamento di un anno e il desiderio di pace.
Alcuni aggiungono all’impasto anche uva passa e molti usano disporre corone di fiori o altre decorazioni intorno alla khallà per ricordare l’incoronazione del Re divino.

Tashlìkh

Il pomeriggio del primo giorno di Rosh Hashanà (del secondo, quando il primo è Shabbàt), dopo la preghiera di Minkhà si osserva il rituale di Tashlìkh.

Ci si reca presso un corso d’acqua, o uno stagno contenente pesci vivi, e si recita la preghiera di Tashlìkh (letteralmente gettare): E tu D-o getterai tutti i loro peccati nelle profondità del mare.
Tali parole sono accompagnate dal gesto di scuotere e svuotare le proprie tasche con lo scopo simbolico di gettare i propri peccati nell’acqua.

Le tasche sono una metafora della nostra anima, che viene liberata da tutti i peccati commessi durante l’anno, facendo buoni propositi per quello in arrivo. Come i pesci dipendono dall’acqua, noi dipendiamo dalla Provvidenza divina; inoltre, gli occhi di un pesce, che restano sempre aperti, simboleggiano l’incessante vigilanza di D-o su di noi.

Il Tashlìkh si svolge in riva a un fiume perchè Rosh Hashanà è il primo dei Yamìm Noraìm (“giorni terribili” che portano al digiuno di Kippùr), nel corso dei quali l’ebreo giunge a considerare D-o non solo come il Creatore del mondo, ma anche come Colui che lo governa giorno dopo giorno e che condiziona la vita di tutti gli esseri viventi.

In quanto sudditi al cospetto del Re, dobbiamo rendergli conto delle nostre azioni.

In passato si usava investire i sovrani di dignità regale sulla riva di un fiume, espressione simbolica dell’augurio che il regno prosperasse come il flusso continuo e ininterrotto del fiume.Il rituale di Tashlìkh richiama quest’antica cerimonia, e suscita un forte impatto emotivo che induce alla riflessione e all’introspezione psicologica. Di conseguenza, alcuni maestri consigliano di recarsi a compiere il Tashlìkh in piccoli gruppi, per non essere indotti alla distrazione o a conversazioni inopportune.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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