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Il ritratto di Edda Servi Machlin, superstite della Shoah che tenne in vita la cucina ebraica italiana negli Usa

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Foto tratta dal New York Times

Cucina ebraica

Fa strano leggere la notizia sul Washington Post anziché su qualche giornale o rotocalco italiano. Parliamo della recente morte, all’età di 93 anni, di Edda Servi Machlin. Un nome che ai tanti non dirà nulla, ma per la stampa americana, si tratta della donna, superstite della Shoah, che tenne in vita la cucina ebraica italiana.

Edda era originaria di Pitigliano, un piccolo Comune della provincia di Grosseto, conosciuto anche come la Piccola Gerusalemme, per la comunità di ebrei che vi prosperò per secoli. Era il 1943, quando Edda Servi Machlin, figlia del rabbino di Pitigliano – secondo quanto riportato dal Washington Post – fu costretta a sparire sulle colline toscane, assieme ai suoi fratelli, in cerca di rifugio tra agricoltori e partigiani antifascisti per sfuggire all’arresto da parte dei nazisti durante la seconda guerra mondiale.

La fuga dai nazisti

Aveva 17 anni quando fuggì. Ricordò, anni dopo, la veglia che tenne nella primavera del 1944, osservando il sorgere e il calare della luna, per determinare quando sarebbe caduta la prima notte di Pesach. La madre, il padre e il fratello minore, infatti, vennero deportati in un campo di concentramento, mentre Edda cercò di portare avanti le tradizioni della famiglia come meglio poteva.

“Abbiamo iniziato a preparare alcune matzah con la farina che il contadino che ci stava proteggendo, ci ha assegnato, e li ha infornati nel rustico forno in pietra che è stato costruito all’esterno”, ha ricordato in seguito.

E poi, così riporta sempre il Washington Post: “Non solo simboleggiavano la festa del ricordo e della libertà, ma rappresentavano anche casa. Potendo preparare e cuocere le nostre matzah, qualcosa che usavamo fare con i nostri genitori da bambini piccoli, nutrivamo così le nostre anime anche più del nostro stomaco”.

Il trasferimento negli Stati Uniti

Edda Machlin e la sua famiglia sopravvissero alla guerra e lei, in seguito, immigrò negli Stati Uniti. Fu proprio laggiù, che nel 1981 pubblicò il libro “La cucina classica degli ebrei italiani”, col quale assunse il sacro dovere di preservare i sapori e le tradizioni della sua giovinezza che altrimenti sarebbero scomparsi insieme a tutte le altre perdite culturali dell’Olocausto.

“Se non fosse stato per lei, nessuno sarebbe a conoscenza della cucina ebraica italiana”, ha dichiarato Joan Nathan, un’autorità della cucina ebraica, in un’intervista, come riporta il Washington Post. “Era la vera pioniera. Ha trovato queste ricette. Lo ha portato a tutta la nostra attenzione in un momento in cui non stavamo guardando oltre la stereotipata cucina ebraica”.

Quando la signora Machlin arrivò negli Stati Uniti nel 1958, la cucina italiana disponibile nei ristoranti americani non fu in grado di soddisfare le sue voglie di gusti casalinghi. “La carne era eccessivamente abbondante e troppo stagionata”, scrisse in seguito, “la salsa di pomodoro era troppo cotta e soffocante; gli spaghetti cotti fino a quando la consistenza assomiglia a quella di una colla spessa”.

Mentre molti americani pensavano che la cucina ebraica si limitasse a quei piatti tradizionali come kugel e kasha varnishkes, Edda Machlin, prima cucinando per i suoi amici e poi scrivendo libri di cucina, che oggi sono considerati classici del genere, ha dimostrato la varietà della cucina italiana ed ebraica e l’interazione tra i due.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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