L’usanza delle donne ebree di coprire i capelli è Dat Yehudit o...

L’usanza delle donne ebree di coprire i capelli è Dat Yehudit o Dat Moshe? Deriva dai rabbini o dalla Torah?

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Coprirsi i capelli

In molte comunità ebraiche tradizionali, le donne indossano un copricapo, dopo il matrimonio. Questa pratica assume molte forme diverse. Si va, infatti, dai cappelli, alle sciarpe e alle parrucche – quest’ultime spesso denominate sheitel (sheytl in yiddish, שייטל) – che coprono i capelli oppure ne rivelano lunghezze differenti. Molte donne indossano la copertura tradizionale, solo quando entrano o pregano in una sinagoga; altre, invece, hanno rifiutato del tutto questa copertura. Ma da cosa nasce questa tradizione e da quali ragioni legali (per l’ebraismo) trae origine?

La derivazione biblica

L’origine della tradizione risiede nel rituale Sotah (in ebraico שוטה‎), una cerimonia (chiamata anche dell’acqua amara) descritta nella Torah e che mette alla prova la fedeltà di una donna accusata di adulterio. Secondo la Torah, il sacerdote scopre o slega i capelli della donna “accusata”, come parte dell’umiliazione che precede la cerimonia

Bamidbar (Numeri) 5:18:

18 Il sacerdote farà quindi stare la donna davanti al Signore, le scoprirà il capo e porrà nelle mani di lei l’oblazione commemorativa, che è l’oblazione di gelosia, mentre il sacerdote avrà in mano l’acqua amara che porta maledizione.

Da qui, il Talmud (Ketuboth 72) conclude che, in circostanze normali, la copertura dei capelli è un requisito biblico per le donne.

Dat Yehudit o Dat Moshe?

La Mishnah (Ketuboth 7: 6), tuttavia, spiega che la copertura dei capelli non è un obbligo di origine biblica. Discute comportamenti che sono motivo di divorzio come “apparire in pubblico con i capelli sciolti o parlare con qualsiasi uomo”.

Il problema, dunque, è capire se la questione del copricapo e del suo legame con la legge ebraica sia del tipo Dat Yehudit (rabbinica e soggettiva, quindi della regola ebraica) o Dat Moshe (biblica e oggettiva).

In questo caso, ci troviamo di fronte a una violazione del primo tipo (Dat Yehudit), il che significa, che la copertura dei capelli non è un obbligo assoluto, che ha origine da Mosè sul Sinai, ma piuttosto uno standard di modestia che è stato definito dalla comunità ebraica.

Comunque, se avete tempo e voglia di approfondire vi allego QUI, in pdf e lingua inglese, il numero della rivista “A Journal of orthodox jewish thought“, che parla ampiamente di questo dibattito.

Il compromesso

Dopo aver detto suggerito che la copertura dei capelli potrebbe derivare da un requisito biblico – radicato nel rituale di Sotah ed aver aggiunto che, in realtà, potrebbe essere il risultato di norme comuni (dat yehudit), secondo quanto stabilito dal Talmud (Ketuboth 72), ecco che giungiamo a un compromesso: la copertura minima dei capelli è un obbligo di natura biblica, mentre ulteriori standard (su come e quando coprirsi i capelli, ad esempio) sono determinati dalla comunità.

Capelli e sessualità

Altrove nel Talmud (Berakhot 24a), i rabbini definiscono i capelli sessualmente erotici e vietano agli uomini di pregare alla vista dei capelli di una donna. I rabbini basano questa affermazione sul versetto biblico:

Shir HaShirim ( Cantico dei Cantici) 4: 1

“Come sei bella, amica mia, come sei bella! Gli occhi tuoi sono colombe, dietro il tuo velo. Le tue chiome sono un gregge di capre, che scendono dalle pendici del Gàlaad”

suggerendo che questo elogio riflette la natura sensuale dei capelli. Tuttavia, è significativo notare che in questo contesto biblico l’amante elogia anche il volto della sua amata, che i rabbini non obbligano le donne a coprire.

Sebbene non tutti siano d’accordo, il commentatore tedesco tardo medievale Mardocheo Ben Hillel Hakohen, noto come Mordecai, spiega che queste definizioni rabbiniche di modestia – anche se derivano da un versetto biblico – sono basate su norme comunitarie soggettive che possono cambiare nel tempo.

Aneddoti

Storicamente parlando, nel periodo talmudico, le donne probabilmente si sono coperte i capelli, come è attestato in diversi aneddoti nella letteratura rabbinica. Ad esempio, Bava Kama (90a) racconta un aneddoto di una donna che fa causa a un uomo, che le ha fatto scoprire i capelli in pubblico. Il giudice sembra schierarsi con la donna, perché l’uomo ha violato una norma sociale. Un’altra storiella del Talmud descrive una donna i cui sette figli hanno servito da Sommo Sacerdote. Quando le è stato chiesto come meritasse tali figli, ha spiegato che anche i muri della sua casa non hanno mai visto i suoi capelli (Yoma 47a).

Cosa succede oggi

Oggi, nella maggior parte delle comunità conservatrici e riformatrici, le donne non si coprono i capelli quotidianamente, sebbene in alcune sinagoghe le donne si coprano ancora il capo durante la preghiera.

Un responsum riformista (1990) dichiara: “Riformiamo gli ebrei che si oppongono vigorosamente a questo requisito per le donne, che le colloca in una posizione inferiore e le vede principalmente in un ruolo sessuale“.

Entrambi i movimenti conservatore e riformista consentono, e in alcuni casi incoraggiano le donne a coprirsi la testa quando pregano o studiano la Torah, vista la necessità di indossare un kippah. Queste disposizioni che implicano di utilizzare un copricapo (kippah per l’uomo e parrucca per la donna), non rientrano, però, nel regno della modestia sessuale femminile, ma si tratta di una pratica rituale legata al rispetto e consapevolezza che D*o è al di sopra di noi. La kippah, ad esempio, indica il punto dove finisce l’uomo.

Nel mondo ortodosso

contemporaneo, la maggior parte dei rabbini considera la copertura dei capelli come un obbligo, che incombe su tutte le donne sposate; tuttavia, esiste una variazione nella forma che assume. Alcuni sostengono che le donne debbano coprirsi tutti i capelli, per esempio la Mishnah Berurah proibisce a un uomo di pregare davanti a sua moglie, se sia in mostra qualcuno dei suoi capelli.

Altri rabbini ortodossi hanno suggerito che i capelli non sono più definiti come erotici ai nostri giorni, perché la maggior parte delle donne nella società non si copre i capelli in pubblico. Sulla base di questa logica, il Shulchan Arukh conclude che agli uomini non è più proibito pregare in presenza dei capelli di una donna, e Rav Moshe Feinstein ha stabilito che le donne possono mostrare i capelli per l’ampiezza di un palmo della mano.

All’inizio del XX secolo

alcuni rabbini ortodossi giustificarono la decisione delle donne di non coprirsi affatto i capelli. Tra questi anche il rabbino capo marocchino degli anni ’60, HaRav Mashash, e il rabbino ortodosso moderno americano meno conosciuto, Isaac Hurwitz. Un’opinione che tuttavia mosse diverse critiche. Nei loro scritti, comunque, riesaminano sistematicamente le fonti della legislazione ebraica, dimostrando che quest’ultime descrivono una norma sociale di abbigliamento modesto, ma non un requisito legale.

Fonte: MyJewishLearning;
A Journal of orthodox jewish thought

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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