La Parashah della Settimana: Ki Tetze, כִּי-תֵצֵא Quando sarai uscito. A cura...

La Parashah della Settimana: Ki Tetze, כִּי-תֵצֵא Quando sarai uscito. A cura di rav Bekhor

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Parashah della Settimana

Shabbat Shalom carissimi amici e lettori di Vivi israele. Eccoci al consueto appuntamento con la Parashah della settimana – Ki Tetze, כִּי-תֵצֵא Quando sarai uscito – a cura di rav Shlomo Bekhor, che ringraziamo. Pubblichiamo QUI le porzione settimanale di Torah, a cura di Torah.it

14 Elul 5779 – 14 Settembre 2019 
Parasha di: Ki Tetze
Accensioni lumi per Milano: venerdi ore 19.13. Shabbat finisce alle 20.14
Mamash Edizioni Ebraiche  |  Virtual Yeshiva

Questa parashà che leggiamo domani Ki Teitze è la parashà con più mitzvòt di tutte le parashot: 74. Più del 12 per cento di tutte le mitzvòt di tutta la Torà in una sola parashà. Uno dei precetti della parashà è il divorzio. Se una coppia non riesce a convivere la Torà non solo permette ma impone il divorzio.

Il Talmud Ketuvot 72a usa tre volte questa espressione: non si può forzare una persona di dormire con un serpente in casa. Dice il Talmud se un marito non vuole mantenere la moglie lo si obbliga a mantenerla. Però, poi, dice non si può obbligare una donna a vivere con un marito che mantiene sua moglie solo perché è stato forzato. Questo marito è una mina vagante è come se fosse un serpente in casa dove uno non può dormire tranquillo. Nell’ebraismo il matrimonio ha un valore altissimo e assoluto per cui il divorzio dovrebbe essere l’ultimissima spiaggia.

Come dice il Talmud che perfino l’altare piange quando una coppia divorzia. Ma come mai si cita proprio l’altare chiedono i maestri? Poiché l’altare simboleggia il sacrificio per D*o dove si portano tutte le offerte. Dall’altare impariamo il sacrificio per il coniuge che è la condizione base per il successo del matrimonio.

Perciò è l’altare che piange, perché quando avviene un divorzio vuole dire che non hanno imparato dall’altare a sacrificarsi all’anima gemella e allora lui piange.

Il vero matrimonio non è basato su quello che IO voglio e IO ricevo ma su quello che do. Più io do e più ricevo.Ti riporto un commento inerente a questo argomento. Ti riporto di seguito un commento inerente a questo argomento di fede completa.

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

Su questo link trovi la risposta che ho scritto oggi a questo post:
https://www.facebook.com/notes/shlomo-bekhor/malattia-e-guarigione/2665709246785677/

Dopo Auschwitz e dopo il cancro nei bambini, è la seconda prova che D*o non esiste
( Umberto Veronesi ) 

Ki Teitze

Ci sono due tipi di reazione, quando un matrimonio è in crisi: quella classica, ignora il problema nella speranza che, col tempo, tutto si sistemi da solo; la reazione meno frequente è, invece, quella di sforzarsi di risolvere il problema alla radice.

Queste due strade sono paragonabili alla famosa storia talmudica della “Strada corta-lunga e di quella lunga-corta”, che vede protagonisti un bambino e Rabbi Yehoshù’a ben Khanìna. Il grade Rav di fronte ad un bivio, non sapendo quale delle due strade prendere, chiede aiuto ad un bambino che si trovava lì, il quale gli dice che se la prima strada è più facile (corta-lunga), tuttavia non ti porta a destinazione; mentre la seconda (lunga-corta) è più faticosa, ma ti conduce dove desideri arrivare.

Da una parte l’ebraismo, a differenza di altre religioni, permette il divorzio, come leggiamo nella parashà di questa settimana. Dall’altra, è però molto severo in proposito, perché vaglia attentamente le motivazioni dei coniugi, che devono essere molto forti.

Quindi, ognuno ha il dovere di “incamminarsi” nella strada “lunga-corta”, cercando sempre di mantenere il proprio matrimonio vitale e di eliminare tutti gli ostacoli che potrebbero sorgere durante il cammino. Questo fondamentale argomento è stato ampiamente sviluppato nella seguente lezione on line di virtualyeshiva.it che invito vivamente ad ascoltare, cliccando sul link sottostante. 

Al seguente link troverai la pagina web della lezione in formato mp3: 
http://www.virtualyeshiva.it/2011/09/07/ki-tetze-5771-la-versione-talmudica-del-romanticismo/

Al seguente link puoi scaricare direttamente sul tuo portatile la lezione:
http://www.virtualyeshiva.it/files/11_09_06_kitetze5771_divorzio_3opinioni_matrimonio.mp3

Al seguente link puoi vedere la lezione: https://vimeo.com/28719323

La versione talmudica del romanticismo

Tre opinioni Talmudiche riguardo a quando è lecito divorziare, in realtà esistono tre tipi di matrimonio. Qual è il matrimonio ideale?

Qual è il vero amore?

Nella parashà di questa settimana la Torà ci dice, che se un Israelita aveva fatto prigioniera una donna nel corso di una guerra, non la poteva sposare immediatamente. Al contrario, ella doveva inizialmente rendersi non attraente agli occhi di lui, fornendo così un’opportunità al desiderio appassionato dell’uomo di dissiparsi.

In tal modo veniamo messi in guardia dall’agire accecati dalla passione. Nessuno dovrebbe diventare prigioniero dei propri desideri e perdere ogni auto-controllo.

Invece bisognerebbe cercare di attendere finché le proprie forti bramosie di piacere fisico si siano spente. Solo allora si può agire con cautela e buon senso, senza rischiare di cadere nella trappola dei propri istinti. 

Ciò è particolarmente vero nel processo di scelta del giusto partner per il matrimonio. Se una persona compie la scelta di sposarsi unicamente sulla base di un’attrazione fisica, il matrimonio poggia su basi molto instabili. Appena l’attrattiva esteriore del partner si affievolisce, allo stesso modo accade per il matrimonio. 

La discendenza di una simile coppia rischia di essere testimone di un’unione tempestosa, e potrà essa stessa risultarne segnata. È per questa ragione che la Torà giustappone il verso riguardante il matrimonio con una donna prigioniera a quello della nascita di un figlio ribelle (Ben Sorer Umorè).

Infatti l’atto di sposarsi semplicemente per la bellezza invece che per vero amore può sfociare nello sviluppo di un figlio irrispettoso. D’altro canto, una persona che sia attenta nella scelta dell’anima gemella basandosi sui tratti caratteriali fini può ricever la benedizione di una prole virtuosa.

Per questo motivo troviamo Aharon il Cohen Gadol Sommo Sacerdote che sposa Elisheva, la figlia dello tzaddìk Aminadav (padre di Nakhshon che fu un grande leader ed il primo ad attraversare il Mar Rosso). Tra i loro discendenti si annoverano Eliezer, il successivo Cohen Gadol e Pinkhas, dei cui grandi meriti abbiamo già parlato alcune settimane fa.

Le indubbie qualità di Pinkhas erano senza dubbio eredità di genitori e nonni, le cui virtù personali costituirono senza dubbio un alto esempio per il ragazzo negli anni della sua crescita. “Una buona moglie è un bel dono da parte di Ha-Shém” (Ben Sira). “Una donna è meravigliosa quando è virtuosa” (Talmud Shabbat 25). “È solo per merito di sua moglie che la casa di un uomo è benedetta” (Talmud Baba Metzià 59). 

Riassunto porzione Ki Tetze

Nella parashà di Ki Tetzè sono presenti settantaquattro delle 613 mitzvòt della Torà. Tra esse sono incluse le norme sulla prigioniera di bell’aspetto; sui diritti ereditari del primogenito; sul figlio ostinato e ribelle; la sepoltura e dignità dei morti; la restituzione degli animali e delle cose perse dal prossimo; la regola che impone di mandar via dal nido la madre, prima di prendere i piccoli; il dovere di costruire una barriera di sicurezza intorno al tetto di ogni casa; i divieti relativi ai diversi tipi di piante o animali ibridi proibiti (kilàyim) e alla mescolanza di fili di materiali diversi, tessuti insieme (sha’atnèz).

Illustra, inoltre, le procedure giudiziarie e le sanzioni per l’adulterio, per lo stupro o la seduzione di una fanciulla non sposata e per un marito che accusa, falsamente, la propria moglie di infedeltà. Specifica coloro che non possono sposare una persona di discendenza ebraica: un mamzèr, un maschio di origine moabita o ammonita; un edomita o un egiziano di prima o di seconda generazione.

La parashà include anche le norme che disciplinano la purezza di un accampamento militare; il divieto di riconsegnare uno schiavo fuggitivo; il dovere di pagare un lavoratore puntualmente e di consentire a chiunque lavori per te – uomo o animale – di mangiare sul lavoro; il trattamento corretto di un debitore e il divieto di ricaricare interessi su un prestito; le norme riguardanti il divorzio (dalle quali derivano anche molte delle leggi sul matrimonio): a questo proposito si veda l’interessante approfondimento nella lezione on-line.

La pena per la trasgressione di un divieto della Torà; e le procedure riguardanti yibbùm (matrimonio per levirato), di una vedova senza figli con il fratello del defunto; o khalitzà (rimozione della scarpa), nel caso in cui il cognato non voglia sposarla.

Storia: Off limits

A proposito di non essere superficiali ti riporto una storia. Nelle comunità degli shtetl dell’Europa dell’Est, c’erano spesso maestri che si rinchiudevano in case di studio e trascorrevano l’intera vita in preghiera e contemplazione del Talmud e dei suoi commentari.

Una volta il Baal Shem Tov entrò in una stanza dove sedeva uno di questi pseudo “santi”. “Come ti senti?” gli chiese il Baal Shem Tov. “Hai fatto una buona colazione questa mattina?”

Lo studioso guardò il Baal Shem Tov confuso. Cosa voleva da lui? Non aveva visto che stava studiando? Il Baal Shem Tov tuttavia continuò: possiedi degli abiti confortevoli? Hai una dimora confortevole?”. Infine lo scolaro si accese di collera. “Perché mi disturbi?”, chiese al Baal Shem Tov.

“Tu stai commettendo un errore”, replicò il Baal Shem Tov. “Qualunque semplice ebreo risponderebbe a tali domande dicendo “Barukh ha-Shém” o “Grazie a D-o“. Non rispondendo in questo modo, stai allontanando la presenza di Ha-Shém. Nei Salmi infatti il Padre Eterno viene descritto come “seduto sulle lodi di Israele”.

Affinché Ha-Sèm dimori nel nostro mondo dobbiamo riconoscerlo attraverso le lodi.” Il Baal Shem Tov avrebbe potuto chiedergli se i suoi studi procedessero bene. Sarebbe stato molto più probabile che questi gli avrebbe risposto.Invece gli ha fatto domande relative a cose materiali!!! Questo in modo che Ha-Shém sia lodato anche nel regno fisico. Non dobbiamo pensare che il Creatore sia un’entità spirituale e basta poiché Lo limitiamo.

Perciò è importante riconoscere la sua presenza anche nelle cose che sono apparentemente staccate dal divino o profane e dimostrare che anche in esse ci sia la presenza di Ha-Shem. Ecco il motivo di quelle specifiche domande poste dal Baal Shem Tov. Ricordiamoci sempre di dire grazie a D-o e così santifichiamo il creato, realizzando così lo scopo principale della nostra esistenza.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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