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Le imprese del Mossad: il rapimento del piccolo Yossele e la sua liberazione

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Si chiama Yossele Scuchmacher (יוסל’ה שוחמכר). Lui è un bambino di 8 anni originario di Holon, un piccolo centro vicino a Tel Aviv. Da un paio d’anni, però, il suo nome è sulla bocca tutti. La gente si chiede che fine abbia fatto. E’ il 1960, quando Yossele viene rapito. Stavolta, però, i dissidi arabo-israeliani non c’entrano. A sottrarlo alla famiglia è una setta di ebrei ultraortodossi che fa capo a suo nonno.

Il vecchio chassid vuole educare il piccolo alla fede ortodossa e per questo motivo lo toglie ai genitori. Un caso che, in quattro e quattr’otto, diventa di portata nazionale, con uno scontro sempre più acceso tra ebrei laici e ultraortodossi, che portò l’allora Primo Ministro David Ben Gurion a rivolgersi all’allora direttore generale del Mossad Isser Harel, per chiedergli se fosse in grado di trovare quel bambino. “Posso provarci, se è questo che vuole”, fu la sua risposta. Parte così l’operazione (nome in codice) “Tigrotto”.

L’antefatto

Yossele nasce nel 1952 in Unione Sovietica da genitori ebrei laici: Alter e Ida Schumacher. I suoi nonni materni, Nachman e Miriam Shtarkes, sono ebrei conservatori Haredi della setta chassidica di Breslov (o Breslau). Nel 1958, la famiglia emigra in Israele.

I genitori di Schumacher si stabiliscono prima in un kibbutz, poi ad Holon, nei pressi di Tel Aviv. Laggiù Alter trova lavoro in una fabbrica di tessuti; mentre Ida viene assunta da un fotografo. Dopo aver incontrato difficoltà finanziarie, tuttavia, decidono di affidare la figlia Zina a un’istituzione religiosa di K’far Habad e chiedono ai nonni materni di prendersi cura del bambino.

Gli Shtarkes si stabiliscono a Gerusalemme, unendosi alla comunità di Breslov, nel quartiere di Me’ah Shearim, e accettano di occuparsi del bambino, iscrivendolo a una scuola. Sul finire del 1959, la situazione finanziaria dei genitori di Schumacher migliora.

Mamma e papà, dunque, chiedono che il figlio possa tornare a casa, ma i nonni, determinati ad allevarlo come ebreo chassidico, rifiutano.  Ida si reca a Gerusalemme per prendere il bambino e riaccompagnarlo a casa, ma nonno e nipote non ci sono. La nonna rassicura che lo avrebbe riaccompagnato il giorno dopo, il fratello Shalom: “Adesso è in sinagoga col nonno”, dice. E invece, la mattina seguente Shalom si presenta dalla sorella ad Holon, facendo presente che il padre si rifiutava di far partire Yossele.

Il rapimento

Gli Shtarkes accusano gli Schumacher di aver pianificato di tornare in Unione Sovietica per allevare il ragazzo come comunista, un’accusa che venne più volte espressa dagli ebrei Haredi. I nonni decidono così di nascondere il bambino all’interno della comunità Haredi in Israele, e Nachman Shtarkes, insieme a suo figlio Shalom, fece in modo di nascondere il piccolo Yossele in varie enclavi Haredi, tra cui: Bnei Brak, Safed, Rishon LeZion e Komemiyut

E’ il gennaio del 1960, quando la famiglia Schumacher sporge denuncia a carico di Nahman Shtarkes, presso il tribunale rabbinico di Tel Aviv. La polizia israeliana avvia un’operazione di ricerca e, il 15 gennaio, la Corte Suprema ordina agli Shtrakes di restituire il bambino ai genitori. I nonni rifiutano, temendo che quest’ultimi volessero tornare in Unione Sovietica.

Il 17 febbraio, i genitori di Yossele sporgono denuncia alla polizia. Nachman Shtarkes venne successivamente incarcerato, ma nonostante tutto si rifiuta ancora di divulgare qualsiasi informazione sul bambino.

A scatenare un caso nazionale è il fatto che la comunità Haredi criticò il governo israeliano e l’invito della polizia di restituire Schumacher ai suoi genitori, credendo che facesse parte di un complotto governativo per secolarizzare il maggior numero possibile di bambini ebrei ortodossi. Il governo israeliano, d’altra parte, vide il rifiuto di restituire Schumacher come una sfida diretta di una enclave religiosa alla sua autorità. Shin Bet, il servizio di sicurezza interno israeliano, insieme ai soldati e alla polizia delle forze di difesa israeliane, cercò Yossele in quartieri religiosi, villaggi e kibbutzim.

Entra in gioco il Mossad

Il direttore generale del Mossad, Harel, riunisce una squadra di quaranta agenti, ma a causa della loro scarsa familiarità la vita degli Haredi, vengono rapidamente smascherati nei loro tentativi di infiltrarsi in quel mondo. Dato che la ricerca di Schumacher si rivela infruttuosa, Harel si convince che il bambino era stato portato all’estero e probabilmente era da qualche parte in Europa.

Successivamente, il Mossad inizia a cercare Schumacher a livello internazionale e Harel trasferisce il quartier generale in una sede del Mossad a Parigi, invitando gli agenti a infiltrarsi nelle comunità Haredi in Francia, Italia, Austria e Regno Unito. Quindi, espande le ricerche in Sud America e negli Stati Uniti, ma gli sforzi per infiltrarsi in queste comunità si rivelano difficili.

Durante la loro indagine, gli agenti del Mossad rapiscono, in viaggio da Parigi a Ginevra, il rabbino Shai Freyer, un insegnante della yeshiva nella quale aveva studiato il piccolo Schumacher. Durante l’intenso interrogatorio, si rifiuta di divulgare qualsiasi informazione e Harel ordina di tenerlo prigioniero in un immobile del Mossad, in Svizzera, fino alla fine delle indagini per impedirgli di allertare la comunità Haredi.

L’espatrio clandestino all’estero

Con la polizia che aveva diramato le ricerche ovunque, la comunità Haredi decide di portare il piccolo Yossele fuori da Israele, e c’era bisogno di trovare qualcuno che potesse assicurarne l’espatrio clandestino. Il rabbino Abraham Elie Maizes della setta antisionista Neturei Karta chiede a uno dei suoi discepoli, Ruth Blau, nota anche come Ruth Ben David, di aiutarlo.

Blau, al secolo Madeleine Feraille, era un’ebrea francese convertita all’ebraismo che aveva prestato servizio nella resistenza francese durante la seconda guerra mondiale, gestiva una ditta di import-export e frequentò una scuola di specializzazione in Francia e Svizzera prima di convertirsi al giudaismo nel 1950. Sebbene inizialmente sionista, successivamente adottò le opinioni antisioniste degli Haredi e, nel 1965, sposò Amram Blau, fondatore dei Neturei Karta. Suo figlio Uriel la assistette e lo stesso Yossele, convinto che i suoi genitori non volessero crescerlo come un vero ebreo, collaborarono.

Il 21 giugno 1960, il giovane Schumacher viene portato fuori da Israele da Blau, che lo camuffa da ragazzina, gli falsifica il passaporto e lo fa salire su un volo per l’Europa. Schumacher avrebbe trascorso due anni, in Europa, sotto la sua cura, vivendo tra Svizzera, Francia e Belgio. Inizialmente, Blau lo porta in Svizzera, dove lo iscrive a una yeshiva. Nel frattempo, le autorità israeliane intensificano le ricerche.

La fuga negli Stati Uniti

Dopo aver saputo che il Mossad stava cercando Schumacher, Blau lo porta prima a Bruxelles e poi a Parigi, presentando la bambina come sua figlia ogni volta che viaggiava. Da Parigi, riesce a farlo espatriare clandestinamente negli Stati Uniti, nel marzo del 1962, su un volo per New York, dove riuscirà a tenerlo nascosto nell’appartamento di una donna Haredi, la signora Gertner, abitante al civico 126 di Penn Street, Williamsburg, Brooklyn.

La famiglia dà a Schumacher il nome Yankele Frenkel e lo tiene chiuso, dal momento in cui arriva, il mese di marzo, fino all’agosto del 1962. Mentre passano al setaccio diversi potenziali sospetti nel mondo Haredi, gli investigatori del Mossad riconoscono in Ruth Blau, una potenziale persona informata. Gli agenti scoprono che era una normale visitatrice di Israele, dove trascorreva del tempo con i membri di Neturei Karta, aveva incontrato il nonno di Yossele in diverse occasioni e la sua ultima visita in Israele risaliva, più o meno, al periodo del rapimento. Concentrando le loro indagini su di lei, gli agenti rintracciano Blau, in Francia, alla periferia di Parigi.

Il ritrovamento

In quel periodo, Ruth decide di vendere la propria casa e nell’agosto del 1962 incontra un potenziale agente immobiliare chiamato “Mr. Faber” nell’ufficio di un avvocato. L’agente immobiliare era in effetti Harel, che la interroga sul rapimento. Sebbene inizialmente non collaborativa, Blau inizia a parlare, solo quando gli agenti le dicono che Schumacher stava collaborando con loro.

Con l’identificazione della posizione di Schumacher, due funzionari dello Shin Bet si recano a casa dei Gertner, a Brooklyn, chiedendo di mostrare i documenti sull’immigrazione di Yankele Frenkel. Naturalmente, la signora non presenta alcun documento e gli agenti prelevano Yossele. Pochi giorno dopo arriva anche la mamma del piccolo che può finalmente riabbracciarlo.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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