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Selichah e mechilah ovvero il concetto di perdono nell’ebraismo (2)

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Perdono

Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. C’è un parola in italiano, che racchiude un grande concetto, molto difficile da realizzare: si tratta del “perdono”. Nulla di più fastidioso. Perdonare una persona che ci ha fatto del male, può essere un atto di troppa levatura spirituale, spirituale per persone come noi, dominate dall’orgoglio e dal desiderio di vendetta.

Perdono e pentimento sono due concetti strettamente legati tra loro, sui quali vi invito a meditare, essendo i principi cardine sui quali si fondano le festività di Rosh Hashana, più comunemente conosciuto come il Capodanno ebraico e Yom Kippur, il giorno dell’espiazione.

Selichah (סְלִיחָה) o mechilah: (מחילה) sono le parole chiave, due sinonimo di “perdono”, in ebraico. Il messaggio di pentimento per i peccati e di perdono attraversa un po’ tutta la letteratura biblica ed anche quella rabbinica. Basti pensare al seguente passo.

Isaia 55,7

L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro D*o che largamente perdona.

Un altro esempio di perdono lo troviamo nel Vitello d’Oro, con D*o, nel quale l’intercessione di Mosé condusse D*o a perdonare gli ebrei e a rivelarsi misericordioso, clemente e paziente. Fu così che Mosé apprese che il perdono divino era cinquecento volte più potente della sua collera.

Secondo la tradizione

il pentimento conduce sempre al perdono divino e non importa quanto siano gravi i reati commessi o se il pentimento avvenga in punto di morte. L’importante, però, è che il pentimento avvenga col cuore. Non deve, infatti trattarsi di un baratto, un do ut des finalizzato a ottenere la grazia divina.

D*o vuole perdonare e rivolge preghiere persino a Sé stesso, affinché perdoni. Pertanto anche l’uomo deve imitare D*o ed essere pronto a perdonare i propri simili. Talmente è importante il concetto di perdono nell’ebraismo, che perdonare viene considerata una caratteristiche dei Figli di Abramo, mentre una persona crudele e non disposta al perdono, dimostra di non essere ebrea.

Ma attenzione, non solo chiedere perdono, ma anche concederlo è un dovere. Non ci si può rifiutare o tirare indietro. Prima del digiuno di Yom Kippur si usa chiedere perdono a coloro che si sono offesi ed è loro dovere perdonare.

Torniamo a Slikhah e a Melikhah (stavolta uso questa traslitterazione che è più corretta, anche se meno utilizzata): il primo termine, forse, è più formale e pratico. Ad esempio, urtate una persona per strada e per chiederle scusa, dite: סליחה; idem se fermate una persona per chiedere un’informazione. Fatta questa piccola premessa, va detto che il perdono, quello più spirituale, ha un valore categorico nell’ebraismo.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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