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Rapito da Hamas e riconsegnato a Israele 6 anni dopo: ecco la storia del soldato Gilad Shalit

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Gilad Shalit

Gilad Shalit è un ex soldato delle forze di difesa israeliane (IDF) che è stato rapito da Hamas nel 2006, per essere restituito a Israele cinque anni più tardi, nel 2011. Nato il 28 agosto 1986, Shalit è il figlio di Aviva e Noam, fratello di Yoel e Hadas, ed è cittadino israeliano e francese. Originario della città costiera settentrionale di Nahariya, è cresciuto, dall’età di due anni, a Mitzpe Hila, una piccola città della Galilea occidentale.

A fine luglio del 2005, dopo essersi diplomato con lode nella classea indirizzo scientifico della Kabri High School, Shalit inizia il suo servizio militare. Nonostante avesse un basso profilo sanitario, che gli avrebbe precluso l’ingresso in un corpo della fanteria, Shalit volle ugualmente prestare servizio in una unità di combattimento e seguire suo fratello più anziano, Yoel, in un corpo corazzato.

La cattura

Il 25 giugno 2006, Shalit – che all’epoca aveva il grado di caporale – venne catturato dai terroristi di Hamas in un raid messo a segno al confine con Israele, vicino all’attraversamento di Kerem Shalom, a ridosso della Striscia di Gaza. I terroristi scavarono sotto il confine da Gaza, emergendo dalla parte israeliana. Successivamente aprirono il fuoco , lanciando anche granate, contro il carro armato di Shalit che si trovava di pattuglia. Due soldati dell’IDF (Pavel Slutsker e Chanan Barak) vennero uccisi nell’attacco, altri tre furono feriti e Shalit, anch’egli ferito, venne rapito e costretto a entrare a Gaza.

Il comunicato dell’Idf

Immediatamente dopo l’attacco, l’IDF ha rilasciò la seguente dichiarazione: “Oggi, domenica 25 giugno 2006, il 29 di Sivan, durante un’incursione e un attacco terroristico nell’area attorno l’attraversamento di Kerem Shalom [da Israele a Gaza], un ufficiale dell’Idf e un soldato sono stati uccisi, un altro soldato è stato rapito e quattro altri sono rimasti feriti.

Alle 5:40, un gruppo di terroristi delle organizzazioni di Hamas e del Comitato di resistenza popolare, si è infiltrato nel territorio dei valichi di frontiera di Kerem Shalom e Sufa, attraverso un tunnel scavato nell’area di Rafah. I terroristi, coperti da colpi di mortaio e dal fuoco di missili anticarro, hanno attaccato numerosi obiettivi militari, tra cui un carro armato. Le forze dell’IDF hanno immediatamente risposto con vigore e almeno due dei terroristi sono stati uccisi.

Questo attacco terroristico è stato perpetrato con l’aiuto di Hamas e della leadership di Hamas. L’IDF alla fine considera l’Autorità Palestinese e Hamas responsabili di questo sgradevole attacco e del destino del soldato rapito”.

L’IDF, lancia così l’operazione “Summer Rains” (pioggia d’estate), durante la quale le unità di fanteria avanzano verso la Striscia di Gaza, nel tentativo di garantire il rilascio di Shalit. L’operazione, tuttavia, non ebbe successo. Nel giro di poche settimane, il rapimento da parte di Hezbollah dei soldati Ehud Goldwasser ed Eldad Regev spostò l’attenzione di Israele: da Gaza, al suo fianco settentrionale.

La negoziazione

Il governo israeliano dichiara che non avrebbe negoziato per il rilascio di Shalit, ma l’intervento internazionale di Egitto, Germania ed Unione Europea vale il tentativo di elaborare un accordo di scambio. Nell’ottobre 2009, Hamas pubblica un breve video in cui si vede Shalit che tiene in mano un quotidiano e legge un messaggio scritto che invita il premier Netanyahu a fare tutto ciò che è nel suo potere per liberarlo. Nel giugno 2011, la Croce Rossa Internazionale si rivolge ad Hamas chiedendo di fornire ulteriori prove del fatto che Shalit è ancora vivo e vegeto.

L’appello dei genitori

Il 28 agosto 2011 – nel venticinquesimo compleanno di Gilad e nel sesto anni di prigionia – i genitori di Shalit divulgano una lettera, nella speranza che possa raggiungere il figlio. Nella missiva i genitori scrivono: “Devi credere che non ti dimentichiamo, non dimentichiamo il fatto che domenica prossima avrai 25 anni, che questo è il tuo sesto compleanno in prigionia, che più di un quinto della tua giovane vita è stata trascorsa in prigione”.

La lettera di Susan Rice

Il 7 settembre 2011, l’ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite Susan Rice rilascia una dichiarazione chiedendo ad Hamas di liberare Shalit: “Come ho detto più volte nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, Hamas deve rilasciare immediatamente e incondizionatamente Gilad Shalit”.

L’accordo di scambio

L’11 ottobre 2011, il primo ministro Netanyahu annuncia la firma di un accordo di scambio per il rilascio di Shalit. Assemblato da mediatori tedeschi e dal governo egiziano, l’accordo prevedeva il rilascio da parte di Israele di 1.027 prigionieri palestinesi in una mossa scaglionata nei mesi successivi. Durante la discussione del governo sull’accordo, i capi dei servizi di sicurezza di Israele – il direttore dello Shin Bet, Yoram Cohen; il Capo di Stato Maggiore, Benny Gantz; il direttore del Mossad Tamir Pardo e l’inviato speciale del Primo Ministro alle negoziazioni, David Meidan – presentano l’accordo nei suoi vari aspetti ed esprimono il proprio sostegno a tale proposito. Il governo approva l’accordo a larga maggioranza con 26 ministri che votano a favore e 3 contrari.

Il rilascio

Il premier Netanyahu dichiarò: “Questa è una decisione difficile da prendere, ma una leadership viene esaminata in momenti come questi, nella sua abilità di adottare decisioni difficili. Sto per portare Gilad a casa, dai suoi genitori, Noam e Aviva; da suo fratello Yoel; sua sorella Hadas; suo nonno Zvi e il popolo di Israele”.

Nel primo pomeriggio del 18 ottobre 2011, Shalit viene liberato e torna in Israele, dopo 1.940 giorni di prigionia sotto il regime di Hamas. Gli esami preliminari medici e psicologici vengono condotti in una base dell’Idf nel sud del Paese. Il giovane viene considerato sufficientemente forte e in salute per tornare a casa e incontrare i genitori. Successivamente, viene promosso al grado di sergente maggiore capo.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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