Me’ah She’arim, il quartiere di Gerusalemme capitale dell’ebraismo ortodosso

Me’ah She’arim, il quartiere di Gerusalemme capitale dell’ebraismo ortodosso

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Me’ah She’arim

Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Oggi parliamo di un quartiere tra i più caratteristici di Gerusalemme: Me’ah She’arim (מאה שערים) che tradotto in italiano significa: “Cento porte“. Nel 1873, gli ebrei ortodossi fondarono un insediamento a breve distanza dalla Città Vecchia, appena a nord di Jaffa Road. Era solo il secondo quartiere costruito fuori dalle mura della città e inizialmente ospitava 100 famiglie. Il nome Mea She’arim deriva dal passaggio biblico, “Isacco seminò in quella terra e raccolse nello stesso anno il centuplo” (Bereshit/Genesi 26:12).

Oggi, Mea She’arim è un quartiere unico in cui dominano rigide interpretazioni della tradizione ebraica e le persone si vestono come negli shtetl ebraici dell’Europa del XVIII e XIX secolo. Le donne indossano camicie a maniche lunghe e gonne e coloro che sono sposate, di solito, hanno la testa rasata coperta da parrucche (sheitels) o sciarpe. Gli uomini indossano lunghi cappotti neri e cappelli di feltro (fedora) o cappelli rotondi ricoperti di pelliccia chiamati shtreimels. Alcuni hanno lunghe calze bianche e pantaloni alla zuava. La maggior parte indossa degli tzitzit appesi sotto le camicie. I giovani hanno spesso i capelli molto lunghi (di solito il primo taglio di capelli avviene, non prima dei tre anni) e quelli più grandi si fanno crescere i peyot.

Mea She’arim è particolarmente affascinante di Shabbat, quando le vie si affollano di persone che vanno e vengono dalla sinagoga. Dozzine di piccole sinagoghe sono sparse in tutto il quartiere. Uomini e donne si siedono separatamente, di solito su piani diversi. Si tratta di un mondo a se stante. Entrando ci si potrebbe trovare in un mondo sconosciuto, con preghiere, canzoni e rituali anche molto diversi da quelli delle altre sinagoghe ortodosse sparse in giro per il mondo.

Me’ah She’arim è anche la casa di alcuni dei più ardenti guardiani dell’ebraismo, che hanno costruito barricate per impedire alle auto di guidare di Shabbat, protestando contro la costruzione di strade o scavi archeologici in aree che ritengono possano essere state oggetto di sepoltura.

Qualunque sia la propria religione o il proprio punto di vista sull’Ortodossia, chi entra in questo quartiere deve comportarsi in maniera rispettosa, così come in altri quartieri religiosi. Alcuni cartelli apposti sugli edifici, all’ingresso, indicano che la Torah obbliga le donne, ma per certi versi anche gli uomini, a vestirsi in modo appropriato.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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