La parashah della settimana: Devarim, דְּבָרִים Parole, a cura di rav Shlomo Bekhor

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Parashah della settimana

Shabbat Shalom carissimi amici e lettori di Vivi Israele. Eccoci a un nuovo appuntamento con la Parashah della Settimana – Devarim, דְּבָרִים Parole – a cura di rav Shlomo Bekhor, che ringraziamo; così come ringraziamo Torah.it per darci la possibilità di scaricare alla settimanale porzione di torah al seguente indirizzo.

9  Av 5779 – 10 Agosto 2019
Parashah di: Devarim – Shabbat Khazon – Domenica digiuno di 9 AV
Accensioni lumi Milano: venerdì ore 10, alla memoria di Yaakov Ben Rachel
Shabbat finisce alle 21.35

Ci troviamo nella settimana del lutto per la distruzione del primo e secondo Santuario di Yerushalayim, per la quale effettuiamo questa domenica il digiuno del 9 di Av. 

Questa settimana

io sono in lutto perché l’anima di mio padre è ritornata al Creatore il 5 di Menachem Av – 6 Agosto, all’età di 92 anni, ed è stato sepolto a Yerushalàyim, nella città santa dove ha tanto chiesto e voluto che il suo corpo riposi. Il lutto ha tanti significati e non è solo un’usanza simbolica.

Approfondiamo uno dei principali significati sia a livello micro (il mio lutto) che a livello macro (il Santuario). Durante un lutto dobbiamo colmare il “vuoto” che si è creato a causa di un’anima che si è allontanata temporaneamente dal suo corpo dove viveva.

Questo vuole dire che dobbiamo riempire gradualmente questo vuoto riflettendo sui valori che rappresentava la persona che adesso non vediamo più, le sue qualità che ci ha insegnato le dobbiamo amplificare e attuarle molto di più prima.

Facendo questo non solo si inizia a colmare il vuoto che si è creato ma molto di più, perché così la persona rimane viva sempre.Infatti la vera vita di una persona è la sua missione che svolge in questo mondo per migliorarlo.

Perciò quando i famigliari e gli amici migliorano le loro vite grazie agli insegnamenti che hanno ricevuto dalla vita e dal percorso di una persona, questo fa sì che si mantenga in vita l’essenza della persona, che è la sua missione, e così si inizia a colmare quel vuoto di una perdita importante. 

Il mio maestro

e mentore il Rebbe di Lubavitch aveva molto parlato nel 1988 dell’importanza di attuare le virtù di sua moglie Chaya Mushka quando era mancata.

Mi ricordo come ripeteva in ogni discorso il verso nell’Ecclesiaste (cap 7, 2): E il vivo prenderà a cuore [gli insegnamenti ricevuti dalla persona che non vediamo temporaneamente] – וְהַחַי יִתֵּן אֶל לִבּוֹ 

Sugli insegnamenti da “prendere a cuore” da mio padre potrei scrivere un libro, questi sono i principali: uomo di infinita bontà; viveva solo per aiutare il prossimo; uomo di fede esemplare; molto spirituale e mistico; sempre sorridente e positivo; il mondo materiale e i soldi non hanno mai condizionato la sua vita ed è sempre rimasto cosciente delle vere priorità del significato dell’esistenza.

Egli era dedito alla famiglia in maniera totale; aveva una grande gioia di vivere; amava la Torà e la parola di Hashèm che erano la cosa più importante della sua vita: infatti anche davanti a un affare molto lucroso non si faceva dominare e veri valori rimanevano in ogni circostanza la sua priorità.

Sempre riconoscente di tutto e di tutti diceva grazie a D*o per quello che aveva; grande pioniere e coraggioso in ogni nuova iniziativa di bontà e di studio della Torà. Molto umile. 

Ho tante storie

per ognuno di questi insegnamenti di vita, ma condivido solo un racconto straordinario. Siamo composti da 7 emozioni nella nostra anima e il primo è la bontà che ho imparato forse più di ogni altro attributo da mio padre Yakov ben Rachel Bekhor (vedi foto).חסד – benevolenza.

Negli anni ottanta, quando mio padre viveva in Italia a Milano, veniva da Parigi una signora anziana e devota a delle istituzioni di educazione del Sinai a Parigi il cui nome inizia con la K e mio padre la aiutava con un offerta generosa, come faceva con tutti.

Un giorno è piombata la signora K nell’ufficio di mio padre, isterica perché aveva perso la sacca con tutti i soldi che aveva raccolto, un importo assai importante, che lei aveva impiegato diversi giorni per raccogliere (circa il valore di 5.000 € di oggi) ed era molto rattristita di questa perdita così rilevante.

Mio padre con molta freddezza capì subito la gravità della pena e perciò le chiese: «Prima di ridarti la sacca che hai perso e che credo di aver trovato devo identificare se i soldi sono i tuoi, per cui mi devi dire la somma, all’incirca quanto si trovava dentro, come segno identificativo».

La signora K disse l’importo e mio padre le diede la somma che aveva perso e così la signora K se ne andò felice come se avesse vinto alla lotteria.

Il giorno dopo la signora K torna con la sua borsa originale e disse a mio padre che aveva trovato la sua borsa con i suoi soldi, per cui aveva capito che mio padre glieli aveva dati solo per sollevarla moralmente e disse: «Ho appena trovato la mia borsa dove l’avevo lasciata e perciò ecco i tuoi soldi che mi hai dato facendomi pensare che avevo lasciato qui la borsa.

Ti sono molto grata per questa generosità ma rieccoti indietro i tuoi soldi che sono una grande somma!!». Mio padre rifiutò di riprenderli e gli disse: «Quando si danno dei soldi per fare un’opera di bene questi non tornano indietro. Visto che D*o ha voluto che io ti aiutassi nella tua agonia quando eri disperata e non li trovavi vuole dire che D*o vuole che questi li dovevo dare a te perché le opere di bontà quando vengono fatte, non devono tornano indietro, perciò ti prego di tenere questi soldi!».

Questo era l’esempio di vita

che ho imparato da mio padre Yakov ben Rachel Bekhor: è importante imparare che noi siamo nel mondo per fare del bene, per aiutarci l’uno l’altro.

A mio padre non piaceva quando lo si elogiava per questo non ho mai raccontato storie di lui, ma quando bisogna imparare insegnamenti di vita dopo che l’anima ci lascia, abbiamo il dovere di farlo per il l’elevazione dell’anima e imparare quanto di più dal suo esempio di vita.

Tutto questo si può farlo con gioia e non come se avessimo perso del denaro, bensì come se avessimo fatto il migliore investimento della nostra vita. Diceva sempre: «Quando dai ricevi molto di più dal Padre Eterno, come è scritto nella Torà». 

Il Santuario di Gerusalemme che piangiamo questa domenica e per il quale digiuniamo è pronto in cielo a scendere al suo posto, dobbiamo colmare questo “vuoto” per il quale il mondo può esistere senza il Santuario, senza che il monoteismo sia rivelato. Non appena maturiamo la consapevolezza che il mondo non può continuare a nascondere la verità e che Hashèm deve rivelarsi nel mondo e in particolare nel Santuario, noi potremo così riempire il vuoto della mancanza del Santuario.

Come il Rebbe ci ha spiegato che solo vivendo la redenzione e desiderando fortemente che la verità si sveli a tutti, allora potremo meritare di costruire il Santuario spirituale dentro le nostre vite e da lì potremo costruire il terzo e ultimo Santuario. 

La causa principale della distruzione del santuario era l’odio ingiustificato, per cui la medicina è l’amore gratuito. Invito ogni amico e lettore a prendere un’iniziativa di amore e benevolenza in memoria di mio padre, per tenere vivi i suoi insegnamenti per ricostruire il Santuario presto nei nostri giorni.

Vivere il creato come sarà nella redenzione, quando non ci sanno più i poveri perché ci sarà abbondanza nel mondo, non ci sarà più odio e gelosia, non ci saranno guerre e le armi saranno trasformate in strumenti per coltivare la terra, gli animali feroci diventeranno erbivori e non ci saranno più rapaci e tutti i morti si rialzeranno presto nei nostri giorni, amen.
che potremo meritare di vedere la consolazione di Gerusalemme e del mondo, quando questi giorni si trasformeranno nei giorno più felici dell’anno: veyehafhu yamim elu…

Rav Shlomo Bekhor Devarim Consiglio vivamente di vedere questo corto video che spiega in breve il significato della redenzione, in questi giorni del periodo che dobbiamo riflettere sulla mancanza del santuario:

Nuova lezione video Devarim 5778:

Ogni moneta ha le sue due facce

Come si critica in maniera costruttiva?Come mai Devarìm si legge sempre prima del 9 di Av il giorno della distruzione del Santuario.Come mai i primi due Santuari sono stati distrutti e il terzo sarà eterno.

Un’antologia basata sulle prime 3 sefirot ci aiuterà a capire il valore di Tiferet:  la sefirà della luce dell’equilibrio e della perfezione che rappresenta la luce del terzo Santuario, la costruzione eterna.

Anche nel nome del Shabbat Khazon che è lo Shabbàt prima del 9 di av troviamo questa doppia identità:da una parte khazon è la visione del profeta Esaia dei peccati di Israèl e della distruzione del Santuario.Dall’altra khazòn si riferisce alla visione che ogni ebreo potrà avere del terzo Santuario in questo Shabbàt come spiegato nella lezione video.

Come è possibile che la stessa parola racchiude due concetti opposti? Perché in ogni cosa, anche la peggiore, esiste l’altra faccia della moneta. Tutto dipende a cosa vogliamo dare risalto: chi cerca il negativo troverà quello; chi cerca il positivo troverà quello e sarà felice.Avere una vita felice è come una miniera d’oro che dobbiamo custodire da tutti gli estranei (ladri) che vogliono sottrarcela, infatti le difficoltà e le sfide non sono altro che prove: dei trampolini per elevarci più in alto, in ebraico prova ed elevazione sono le stesse lettere, Nisayon.

Ognuno ha il libero arbitrio di scegliere la faccia della moneta giusta poiché: nessuno al mondo ha il diritto di toglierci la felicità della vita.

Al seguente link troverai la lezione sulla nostra parashà in formato mp3:

http://www.virtualyeshiva.it/2006/07/27/devarim-5766-il-corretto-rimprovero-nel-momento-giusto/

dal seguente link si può scaricare il file audio immediatamente, senza aprire la pagina web:

http://www.virtualyeshiva.it/files/06_07_27_devarim5766_rimproveromosheprimadimorire_nonumiliare_storiamogliehaninabentardion.mp3

Il corretto rimprovero, al momento giusto

I grandi insegnamenti di Moshè nella gestione delle relazioni con gli altri!

Regole del digiuno del 9 di AV

Ci troviamo nei giorni di lutto perché ci avviciniamo al giorno più sfortunato per Israél. Il Talmud elenca le principali 5 disgrazie. Le peggiori sono la distruzione dei due Santuari di Yerushalayim che noi piangiamo ogni anno.

In realtà gli eventi negativi sono tantissimi. Ogni anno si aggiunge un altro mattone in questo palazzo negativo. Così come questi giorni si trasformeranno in giorni di grande gioia anche questa guerra si trasformerà in una grande e immediata vittoria.

Il nove di Av è stato spostato a domenica. Perciò il digiuno inizia dal tramonto di Shabbat pomeriggio. Questo Shabbat pur essendo il nove di Av non si manifesta nessun lutto perché è Shabbat se non alcuni dettagli come rapporti coniugali e lo studio della Torà da metà del giorno di Shabbat.

Perciò le scarpe di gomma non si possono mettere, finché non è finito Shabbat. Perciò si usa andare a casa a fare il terzo pasto con pane (senza alcun segno di lutto come l’uovo etc) e solo quando è finito Shabbat si dice la frase che chiude lo Shabbat (barukh hamavdil ben kodesh lekhol) e solo dopo si possono mettere queste scarpe.

Ti riporto qui di seguito un commento sulla parashà e una storia sul 9 di Av.

Storia Napoleone bet hamikdash

Sappiamo che Napoleone era quasi come un messia per gli ebrei dell’epoca. Ovunque arrivava portava pace e democrazia agli ebrei. Un anno vinse una battaglia l’ 8 di av ed entrò vittorioso in città la sera che era il 9; ma si stupì della non presenza degli ebrei. Si informò e gli dissero che gli ebrei erano al tempio in lutto. Rimase molto sorpreso di questa mancanza e chiese ma perché sono in lutto?

Per la distruzione del grande Santuario, gli risposero. Allora Bonaparte si chiese: ma quanti anni fa è stato distrutto? 10-20 anni? Convinto che le persone che piangevano avessero visto il Santuario prima della distruzione. Gli dissero che era stato distrutto 1.700 anni prima. Egli non riuscì a digerire il fatto che, dopo così tanti anni ancora, tutto il popolo ogni anno il 9 di av soffrisse per questa tragedia.

Allora disse che, se dopo così tanti anni ancora lo piangevano, sicuramente prima o poi sarebbe stato ricostruito. Perfino Bonaparte aveva capito che, se dopo quasi 2000 anni ancora non si dimentica questa disgrazia, vuol dire che presto ritornerà il Santuario.

Sappiamo che Napoleone era quasi come un messia per gli ebrei dell’epoca. Ovunque arrivava portava pace e democrazia agli ebrei. Un anno vinse una battaglia l’ 8 di av ed entrò vittorioso in città la sera che era il 9; ma si stupì della non presenza degli ebrei. Si informò e gli dissero che gli ebrei erano al tempio in lutto. Rimase molto sorpreso di questa mancanza e chiese ma perché sono in lutto?

Per la distruzione del grande Santuario, gli risposero. Allora Bonaparte si chiese: ma quanti anni fa è stato distrutto? 10-20 anni? Convinto che le persone che piangevano avessero visto il Santuario prima della distruzione. Gli dissero che era stato distrutto 1.700 anni prima. Egli non riuscì a digerire il fatto che, dopo così tanti anni ancora, tutto il popolo ogni anno il 9 di Av soffrisse per questa tragedia.

Allora disse che, se dopo così tanti anni ancora lo piangevano, sicuramente prima o poi sarebbe stato ricostruito. Perfino Bonaparte aveva capito che, se dopo quasi 2000 anni ancora non si dimentica questa disgrazia, vuol dire che presto ritornerà il Santuario.

Se l’ha capito Bonaparte cerchiamo di capirlo anche noi! Attendiamo con fervore la redenzione e speriamo che quest’anno non dovremo digiunare, poiché il 9 di Av verrà trasformato in bene, diventando il giorno più felice dell’anno, bimhera beyamenu, amen.

Cinque divieti

Come di Kippur anche per il 9 di Av ci sono i 5 divieti: mangiare, lavarsi, profumarsi, calzare scarpe di cuoio e avere rapporti coniugali.

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Mi chiamo Fabrizio Tenerelli, sono un foto-giornalista iscritto all’Albo Professionisti della Liguria. Sono redattore del Settimanale La Riviera e del relativo quotidiano online; sono anche corrispondente dell’Agenzia Ansa dalla provincia di Imperia e corrispondente de Il Giornale (di Milano). Ho diretto per sette anni un quotidiano online locale. Durante la mia ultraventennale esperienza in campo giornalistico ho avuto modo di collaborare per quotidiani nazionali, tra cui: Il Giornale di Milano, Repubblica, Il Giorno, il Messaggero, Il Mattino e via dicendo. Ho anche collaborato, a livello fotografico, con diverse testate nazionali, tra cui: Corriere della Sera, settimanale “Oggi” e via dicendo e per televisioni, tra cui Rai e Mediaset. Ho anche collaborato con radio del panorama locale (Radio 103, per la quale ho svolto per anni i notiziario, curando la redazione) e nazionale, tra cui Radio24, per la quale ho svolto alcuni collegamenti per fatti di cronaca. Nel 2014, inoltre, sono stato in Israele, come free lance in territorio di guerra, durante l’operazione “Tzuk Eitan”. Negli ultimi tempi, mi interesso anche di web marketing, web design e sviluppo di siti in Wordpress, Seo e Sem.

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